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Estinzione Del Giudizio — Anno 2023

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647 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Definizione agevolata: si estingue la lite tra Comune e impresa
Una società contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi da un Comune per omessa dichiarazione e versamento dell'imposta sugli immobili (ICI) relativa ad alcuni terreni. Dopo che i giudici di merito hanno dato ragione alla contribuente, il Comune ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando la somma dovuta. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato, poiché la definizione agevolata non equivale a un rigetto del ricorso.
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Definizione agevolata: stop alle liti senza doppie tasse
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune per alcuni terreni destinati all'estrazione di travertino. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge n. 197 del 2022, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. I giudici hanno stabilito che le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate e che non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la definizione agevolata non equivale a un rigetto del ricorso.
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Definizione agevolata: stop alla lite IMU tra Comune e società
Una società contribuente impugna un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune per terreni estrattivi. Dopo i primi due gradi di giudizio, il concessionario della riscossione propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società contribuente presenta istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge n. 197 del 2022, pagando l'importo dovuto. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per intervenuta definizione agevolata. Le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, come previsto dalla legge sul condono. Inoltre, i giudici escludono il pagamento del doppio contributo unificato, poiché l'estinzione per sanatoria non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiude la lite sulla cava
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a una cava estrattiva. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto l'estinzione del processo avendo aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Avendo la contribuente pagato la prima rata e presentato regolare domanda, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Nel corso di un giudizio davanti alla Suprema Corte, i ricorrenti principali e i ricorrenti incidentali hanno depositato un atto di reciproca rinuncia al ricorso per cassazione. Le parti hanno dichiarato di aver raggiunto un accordo transattivo amichevole, risolvendo definitivamente la controversia che le vedeva contrapposte e accettando reciprocamente la rinuncia agli atti del giudizio, con l'accordo di compensare interamente le spese legali sostenute. La Suprema Corte, verificata la conformità dell'atto alle norme di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione senza assumere alcun provvedimento sulle spese, ponendo fine alla vicenda giudiziaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che spegne la lite
Un erede ha promosso un giudizio per ottenere il pagamento di somme spettanti al padre defunto a titolo di legato. Dopo che la Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il suo gravame, l'erede ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale per risolvere la controversia. Di conseguenza, il ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata e sottoscritta anche dalle controparti. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto firmato dalle parti e dai loro difensori muniti di idonei poteri, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciare condanne sulle spese di lite.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza raddoppio dei costi
Un venditore di un immobile impugna una cartella di pagamento emessa dopo la revoca delle agevolazioni prima casa. Durante il processo in Cassazione, il contribuente richiede la definizione agevolata della controversia ai sensi della legge n. 130/2022, pagando quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate conferma il perfezionamento della procedura. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese restano a carico di chi le ha anticipate e non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la definizione agevolata non equivale a un rigetto del ricorso.
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Rinuncia al ricorso: stop alla causa senza raddoppio delle tasse
I Ricorrenti hanno proposto un ricorso per revocazione contro gli Intimati. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia fuori dalle aule di tribunale. Di conseguenza, i Ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso. Questa decisione comporta che non si applichi il raddoppio del contributo unificato, normalmente previsto per l'impugnazione non accolta, e non vi sia alcuna condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco si arrende sul catasto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava la rideterminazione del classamento catastale di un immobile di proprietà di un cittadino. L'ufficio tributario aveva aumentato la rendita catastale basandosi solo sulla riqualificazione della microzona, senza specificare l'impatto sul singolo immobile. Successivamente, l'amministrazione finanziaria ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia non richiede l'accettazione della controparte non costituita e non comporta il pagamento del doppio contributo unificato, in quanto misura eccezionale non applicabile in caso di estinzione spontanea. Vince quindi il contribuente, la cui rendita originaria rimane invariata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
I Mutuatari avevano citato in giudizio La Banca contestando l'usurarietà degli interessi moratori e la nullità del tasso Euribor del loro mutuo. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, i clienti proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese per la banca rimasta inattiva e senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, confermando l'efficacia dell'accordo privato tra le parti.
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Estinzione del giudizio tributario: stop al raddoppio del contributo
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta comunale sugli immobili emesso da un Comune. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la pendenza. Di conseguenza, la società ha depositato formale rinuncia agli atti, accettata dal Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, disponendo la compensazione delle spese. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia dovuta a conciliazione, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione colpisce solo le impugnazioni dilatorie o pretestuose, e non l'accordo bonario sopravvenuto tra le parti.
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Estinzione del giudizio tributario: stop al doppio contributo
Una società sportiva ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del processo, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la lite. Di conseguenza, la società ha depositato formale rinuncia agli atti, accettata dal Comune. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, disponendo la compensazione delle spese di lite. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia concordata, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo le impugnazioni pretestuose o dilatorie, e non le ipotesi di inammissibilità sopravvenuta per accordo tra le parti.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma dopo il pagamento
Una società fallita e un'azienda collegata si opponevano a due avvisi di rettifica IVA. Dopo un lungo iter giudiziario, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento e ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della procedura, rilevando che non era stato notificato alcun diniego e che nessuna parte aveva chiesto la prosecuzione della causa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Conflitto d’interessi dell’amministratore: nullo l’atto a moglie
Una società immobiliare ha richiesto l'annullamento della vendita di un immobile operata dal proprio amministratore a favore della moglie, professionista della stessa società, tre giorni prima della sua revoca. La vendita era avvenuta in parte tramite compensazione di presunti crediti professionali. La Corte d'Appello ha annullato l'atto rilevando il conflitto d'interessi dell'amministratore, dato il legame familiare e il prezzo inferiore al valore di mercato. Entrambe le parti hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno depositato una rinuncia reciproca ai rispettivi ricorsi. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti e lasciando ferma la decisione di secondo grado.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese e sanzioni
Un professionista ha impugnato in Cassazione la decisione sfavorevole relativa a un avviso di addebito dell'INPS per contributi della Gestione Separata. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della dichiarazione e ha decretato l'estinzione del giudizio. Poiché l'estinzione non equivale a un rigetto, i giudici hanno escluso l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato. Inoltre, non essendoci stata attività difensiva da parte dell'ente previdenziale, non è stata disposta alcuna condanna al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite col fisco
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di somme rimborsate per errore. Dopo la decisione sfavorevole in secondo grado, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, lo stesso contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, chiedendo la compensazione delle spese legali. L'Agenzia delle Entrate ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: la Cassazione estingue la lite con il fisco
Una società di ricambi ha impugnato gli avvisi di accertamento IVA per gli anni 2007 e 2008. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 50 del 2017, pagando le somme dovute tramite modello F24 e chiedendo l'estinzione del processo. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha presentato alcuna istanza di trattazione entro il termine di legge del 31 dicembre 2018, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo estinto restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop alla lite IVA sui finanziamenti
Una società attiva nel settore delle energie rinnovabili riceveva un accertamento dall'Agenzia delle Entrate per un recupero IVA legato a finanziamenti infragruppo esenti. L'amministrazione riteneva applicabile il calcolo del pro rata a causa della sistematicità delle operazioni, mentre la società sosteneva la loro occasionalità. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della tregua fiscale (Legge di Bilancio 2023), pagando la prima rata. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che spegne la lite
Nel caso in esame, Il Ricorrente aveva presentato un ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro una sentenza d'appello favorevole a L'Istituto Finanziario. Tuttavia, prima dell'udienza, Il Ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata da L'Istituto Finanziario con contestuale accordo per la compensazione delle spese legali. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo sottoscritto dalle parti e dai rispettivi difensori, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione sul merito della controversia, e ciascuna parte sosterrà i propri costi di difesa.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: vince la Società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una Società riguardante il disconoscimento di un'agevolazione fiscale per un impianto fotovoltaico. Durante il giudizio in Cassazione, la Società ha richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della legge numero 130 del 2022. Avendo la Società dimostrato il pagamento del cinque per cento del valore della controversia e la doppia decisione conforme nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la Società ottiene la chiusura definitiva della vertenza senza dover pagare le somme originariamente pretese dal fisco, con spese di giudizio compensate.
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