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Estinzione Del Giudizio — Anno 2023

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647 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Definizione agevolata: il fisco si ferma e la lite si estingue
Una società e le sue due socie hanno impugnato alcuni avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di imposte relative all'anno 2003. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la società e una delle socie hanno presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento delle somme dovute. La seconda socia non ha presentato domanda poiché il suo reddito personale non era stato effettivamente rideterminato. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria fiscale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico delle parti che le hanno anticipate, senza applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Cessione di ramo d’azienda: scontro sulle retribuzioni e rinuncia
Un lavoratore ha contestato la cessione di ramo d'azienda ritenendola illegittima. Il Tribunale ha ordinato il ripristino del rapporto di lavoro con l'azienda cedente. Il lavoratore ha poi ottenuto un decreto ingiuntivo per le retribuzioni maturate dopo la sentenza, nonostante avesse continuato a lavorare in via provvisoria per la società cessionaria. La Corte d'Appello ha confermato il diritto del lavoratore a ricevere le retribuzioni dall'azienda cedente costituita in mora. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo con compensazione delle spese.
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Definizione agevolata: come chiudere la lite fiscale in Cassazione
Un contribuente impugnava una cartella esattoriale per sanzioni tributarie, lamentando che l'atto originario fosse stato notificato al suo vecchio indirizzo anziché a quello nuovo. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente decideva di avvalersi della definizione agevolata prevista dalla legge, estinguendo il debito tramite il pagamento rateale di quanto dovuto. Di conseguenza, sia il contribuente sia l'Agenzia delle Entrate hanno richiesto l'estinzione del processo. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate e confermando che l'adesione alla definizione agevolata esclude l'obbligo di versare il doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite se l’atto è nullo
Una società contribuente ha proposto ricorso per revocazione contro una precedente ordinanza della Cassazione favorevole al Fisco. Nelle more del giudizio, gli avvisi di accertamento originari sono stati definitivamente annullati in sede di rinvio. Venuto meno l'interesse a proseguire la causa, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, applicando le semplificazioni introdotte dalla riforma Cartabia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza necessità di accettazione della controparte e senza alcuna condanna alle spese, poiché l'Agenzia delle Entrate non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle liti inutili
Una Società ha proposto ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione. Nel frattempo, gli avvisi di accertamento originari sono stati annullati nel giudizio di rinvio, eliminando l'interesse a proseguire la causa. La Società ha quindi presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, applicando le nuove regole introdotte dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. n. 149/2022), ha stabilito che per l'efficacia della rinuncia non è più necessario il visto della controparte, qualora l'udienza non fosse ancora fissata al 28 febbraio 2023. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, poiché l'Agenzia delle Entrate non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop senza raddoppio tasse
Una complessa controversia sull'affitto di un ramo d'azienda tra l'Affittuaria e l'Affittante giunge davanti alla Corte di Cassazione. Prima della decisione di merito, l'Affittuaria deposita telematicamente una formale dichiarazione di rinuncia. La Suprema Corte accoglie la richiesta e dichiara l'estinzione del processo. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia al ricorso in Cassazione non comporta il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Non essendoci stata attività difensiva da parte dell'Affittante, la Corte non provvede sulle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: fisco battuto e lite estinta
Una società contribuente ha proposto ricorso per revocazione contro una decisione della Cassazione favorevole all'Agenzia delle Entrate. Successivamente, nel parallelo giudizio di rinvio, i giudici di merito hanno annullato definitivamente gli avvisi di accertamento originari. Di conseguenza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte, applicando le nuove norme del codice di procedura civile sul processo tributario, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, poiché l'amministrazione finanziaria non si era costituita in questa fase.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite col Fisco
Una contribuente, titolare di una ditta individuale, ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non pagate. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi due gradi di giudizio, l'imprenditrice ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, avendo estinto interamente il debito tributario tramite un piano di rateizzazione, la contribuente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, notificandola direttamente all'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa senza sanzioni
Un dipendente pubblico impugna la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di trasferimento per mobilità. Successivamente, prima dell'udienza di discussione, il lavoratore presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente firmata e notificata all'amministrazione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. I giudici chiariscono che la rinuncia è un atto unilaterale non accettizio, che non richiede l'approvazione della controparte per essere efficace. Di conseguenza, le spese di giudizio vengono compensate tra le parti. Inoltre, la Corte esclude l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, e non quando il processo si estingue per rinuncia.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la causa si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un contribuente per imposte non pagate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nel corso del processo, il contribuente ha chiesto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Entrambe le parti hanno quindi richiesto la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che l'amministrazione pubblica non deve versare il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinta la lite tra fisco e contribuente
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dal fisco per IVA e altre imposte relative all'anno 1995, calcolate tramite ricostruzione induttiva dei ricavi. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento della prima rata. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine di legge del 31 dicembre 2020, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: l’artigiano chiude la lite con il Fisco
Un artigiano edile riceveva un avviso di accertamento per il mancato pagamento di IRPEF e IRAP relative all'anno 2007. Dopo aver impugnato l'atto nei primi due gradi di giudizio con esito sfavorevole, il contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il ricorrente presentava istanza di definizione agevolata dei carichi esattoriali, impegnandosi a rinunciare alla causa pendente. Avendo dimostrato il regolare pagamento delle cinque rate previste per un totale di oltre duecentomila euro, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia tributaria si è conclusa definitivamente grazie alla definizione agevolata, con la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: si estingue il processo contro il fisco
Un contribuente, titolare di una gelateria e pasticceria, impugnava un avviso di accertamento basato sugli studi di settore per l'anno d'imposta 2004. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il caso giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente aderiva alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali emesse dall'agente della riscossione per lo stesso debito tributario. Avendo documentato l'avvenuto pagamento di tutte le rate previste dal piano di rateizzazione e non avendo l'Amministrazione Finanziaria sollevato alcuna obiezione, la Suprema Corte ha accolto l'istanza del contribuente. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese anticipate a carico di chi le ha sostenute.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sui debiti
Un creditore ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Biella che aveva confermato l'omologazione del piano del consumatore proposto da una debitrice. Successivamente, il creditore ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile. Considerata la complessità e la novità delle questioni giuridiche sollevate, i giudici hanno deciso di compensare interamente le spese di lite tra le parti, che dovranno quindi farsi carico dei propri costi di difesa senza ulteriori pendenze reciproche.
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Danno alla professionalità: dal risarcimento alla rinuncia
Il Lavoratore ha agito in giudizio contro l'Azienda per ottenere il risarcimento del danno alla professionalità derivante da demansionamento. La Corte d'Appello ha accertato la dequalificazione e ha condannato l'Azienda a risarcire il dipendente con una somma pari al 50% delle retribuzioni. Il Lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, ma successivamente ha presentato formale rinuncia al ricorso ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile. L'Azienda ha aderito alla rinuncia e l'ente assicuratore ha ricevuto regolare notifica. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito dei motivi di ricorso.
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Rinuncia al ricorso: l’Ente pubblico si arrende e i cittadini vincono
Una Pubblica Amministrazione ha proposto ricorso per cassazione contro alcuni Cittadini e una Società Cooperativa in merito a una controversia di pagamento. Successivamente, l'ente pubblico ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. I controricorrenti hanno accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso, stabilendo che non vi è luogo a provvedere sulle spese di lite, come previsto dalla legge in caso di accettazione della controparte. Di conseguenza, il processo si conclude senza una decisione sul merito della vicenda e senza condanna alle spese.
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Sanzioni doganali e definizione agevolata: la causa si estingue
L'Agenzia delle Dogane ha sanzionato un Consorzio per un'errata indicazione dell'origine e della classificazione doganale di lampade a risparmio energetico importate. Dopo che i giudici di merito hanno escluso la colpa del contribuente, l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il Consorzio ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 119/2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto per estinguere la cartella di pagamento collegata all'atto sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sull’usucapione
Due privati hanno proposto ricorso in Cassazione contro il fallimento di un imprenditore per ottenere l'usucapione di un terreno, dopo il rigetto della domanda nei precedenti gradi di giudizio. A seguito della proposta di definizione agevolata per manifesta infondatezza, le parti hanno deciso di trovare un accordo transattivo. Entrambe le parti hanno depositato formale atto di rinuncia ai rispettivi atti difensivi con compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. La rinuncia al ricorso per cassazione ha evitato l'applicazione della sanzione del raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non ha natura sanzionatoria.
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Estinzione del giudizio tributario: stop al doppio contributo
Una società riceveva un avviso di accertamento per omessa fatturazione IVA. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la società proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungevano un accordo amichevole per risolvere la lite. La società presentava quindi una formale rinuncia al ricorso, accettata dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario per rinuncia. I giudici hanno compensato le spese di lite tra le parti e hanno escluso l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, in quanto la chiusura anticipata del processo per accordo non equivale a una sconfitta giudiziaria.
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Rinuncia al ricorso tributario: accordo tra Comune e Società
Il Comune impugnava la decisione di appello che aveva ridotto il valore di un'area ai fini dell'imposta comunale sugli immobili a favore della Società. Prima dell'udienza in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, il Comune ha presentato formale rinuncia al ricorso tributario, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti. La Corte ha inoltre chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura eccezionale non estendibile a questa ipotesi.
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