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Estinzione Del Giudizio — Anno 2023

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647 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco cede sul rimborso
L'Azienda Agricola richiede il rimborso dell'IVA per l'anno 2012. L'Amministrazione Finanziaria nega tacitamente il rimborso a causa di un atto impositivo pendente. Successivamente, i giudici di secondo grado accolgono la richiesta dell'Azienda, poiché l'atto impositivo ostativo viene annullato. L'Amministrazione Finanziaria propone ricorso in Cassazione, ma in un secondo momento presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. La rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza favorevole all'Azienda, rendendo definitivo il suo diritto al rimborso dell'imposta. Le spese di giudizio vengono compensate tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulle polizze
Alcuni dipendenti di un ente pubblico di ricerca hanno chiesto l'attivazione di una polizza assicurativa aziendale. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, i lavoratori hanno proposto ricorso. Prima della decisione, i ricorrenti hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente pubblico con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che l'accordo tra le parti esclude la condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al debito senza raddoppio tasse
Il caso nasce da una controversia bancaria in cui gli eredi di una garante venivano condannati a pagare oltre seicentomila euro a un istituto di credito. Uno degli eredi proponeva ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza in camera di consiglio, il ricorrente presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla banca creditrice. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti e chiarendo che, trattandosi di estinzione e non di rigetto, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo cancella la revocatoria
Una società di leasing ha promosso un'azione revocatoria contro una società debitrice per rendere inefficace la vendita di alcuni immobili. La domanda è stata accolta nei primi due gradi di giudizio. La società debitrice ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo e presentato un'istanza congiunta. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia al ricorso per cassazione, ordinando la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale sui registri immobiliari e compensando le spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che estingue la lite
Nel caso in esame, Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello. Successivamente, lo stesso Ricorrente ha deciso di presentare formale rinuncia al ricorso per cassazione, notificandola ai Controricorrenti. Questi ultimi hanno accettato espressamente la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Poiché l'accordo tra le parti era totale e la rinuncia è stata accettata, la Corte non ha dovuto decidere sulle spese di giudizio, che sono rimaste compensate di fatto. La decisione segna la fine del contenzioso senza alcuna condanna economica per le parti coinvolte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sull’appalto
Una società committente impugna la sentenza d'appello che la condannava a pagare oltre 300.000 euro all'appaltatore per lavori aggiuntivi di costruzione di una pensilina. L'appaltatore propone a sua volta un ricorso incidentale. Successivamente, le parti raggiungono un accordo e presentano una formale rinuncia al ricorso per cassazione principale e incidentale. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio e compensa interamente le spese tra le parti. La Corte chiarisce inoltre che, in caso di rinuncia e conseguente estinzione, non è dovuto il pagamento del doppio contributo unificato, sanzione prevista solo per il rigetto, l'inammissibilità o l'improcedibilità del ricorso.
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Sanzioni collegate al tributo: la Cassazione azzera i costi
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Contribuente l'omesso versamento di ritenute fiscali per l'anno 2007. La società ha presentato domanda di definizione agevolata della lite pendente a costo zero, avendo già sanato il tributo principale tramite l'adesione a un verbale di constatazione. La Corte di Cassazione ha accolto la tesi della società, stabilendo che le sanzioni per omesso versamento rientrano tra le sanzioni collegate al tributo. Di conseguenza, se il debito d'imposta principale è già stato estinto, la controversia sulle sole sanzioni collegate può essere chiusa senza alcun ulteriore pagamento. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla lite fiscale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese per i lavori
Un appaltatore ha richiesto il pagamento del saldo per lavori di demolizione e ricostruzione di un edificio. Dopo il rigetto nei primi due gradi, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'appaltatore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla committente. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, stabilendo che non si applica il raddoppio del contributo unificato né vi è condanna alle spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al fisco senza spese
I Contribuenti proponevano istanza di revocazione contro una precedente ordinanza della Cassazione favorevole all'Agenzia delle Entrate, contestando evidenti errori di fatto nella valutazione delle prove relative a un accertamento fiscale. Nelle more del giudizio, la Corte di Giustizia Tributaria respingeva l'appello dell'ufficio finanziario in sede di rinvio. Di conseguenza, i Contribuenti depositavano formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che tale atto unilaterale non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace e non comporta la condanna alle spese in assenza di attività difensiva dell'Agenzia.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: pace fatta col fisco
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte IRES, IRAP e IVA relative all'anno 2004. Durante la pendenza del giudizio in Cassazione, la contribuente ha presentato domanda per la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge 130/2022, provvedendo al pagamento degli importi dovuti. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare versamento e ha aderito alla richiesta di chiusura del contenzioso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate. La decisione conferma l'efficacia della sanatoria fiscale per porre fine alle pendenze tributarie in corso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: causa chiusa e zero sanzioni
Due contribuenti hanno impugnato una richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti per gli anni dal 2010 al 2014. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, i contribuenti hanno presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, hanno deciso di depositare una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno inoltre chiarito un aspetto fondamentale sulle spese: in caso di rinuncia, il contribuente non deve pagare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione si applica infatti solo se il ricorso viene respinto o dichiarato inammissibile, e non può essere estesa per analogia a chi decide di abbandonare spontaneamente la causa.
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Cessazione della materia del contendere: accordo batte sanzioni
Un Comune e una nota Società energetica si scontravano in tribunale per avvisi di accertamento ICI relativi ad alcune piattaforme marine. Durante la causa, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo. Il Comune ha quindi annullato i vecchi atti in autotutela, emettendone di nuovi concordati. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo l'estinzione del giudizio. I giudici hanno stabilito la compensazione delle spese legali e hanno escluso l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione, infatti, non si applica in caso di estinzione concordata, ma solo quando il ricorso viene respinto o dichiarato inammissibile. Vince l'accordo tra le parti, che azzera la lite e le sanzioni processuali aggiuntive.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite tra soci
Una disputa tra diverse Aziende Agricole e una Cooperativa Agricola in liquidazione, nata dall'inadempimento degli obblighi di conferimento dei prodotti, è giunta davanti alla Corte di Cassazione dopo una decisione arbitrale sfavorevole ai soci. Tuttavia, prima che i giudici potessero esprimersi sul merito, le Aziende Agricole hanno presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza disporre alcuna condanna alle spese di lite.
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Definizione agevolata: il fisco perde il raddoppio del contributo
Il Contribuente ha impugnato un atto impositivo dell'Agenzia delle Entrate. Successivamente, ha aderito alla definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando gli importi dovuti. L'Agenzia delle Entrate ha confermato la regolarità della domanda. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno stabilito che le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, in quanto l'estinzione per definizione agevolata non equivale a un rigetto o a una pronuncia di inammissibilità del ricorso.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra Fisco e assicurazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che esentava dall'IVA un contratto di coassicurazione stipulato da una compagnia assicurativa. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 119/2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto per perfezionare la sanatoria. L'ufficio tributario ha quindi preso atto del pagamento e ha richiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Trasferimento di ramo d’azienda: quando la cessione è illegittima
Un gruppo di lavoratori ha contestato la cessione del proprio rapporto di lavoro da una grande società informatica a un'azienda neocostituita, sostenendo che l'operazione non configurasse un vero trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. I giudici di merito hanno accolto la domanda dei lavoratori per mancanza di autonomia funzionale del ramo ceduto. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso della società cessionaria. La Corte ha ribadito che, per un valido trasferimento di ramo d'azienda, la parte ceduta deve possedere autonomia funzionale e preesistenza rispetto alla cessione. Di conseguenza, i lavoratori hanno diritto a ripristinare il rapporto di lavoro con l'azienda originaria.
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Rinuncia al ricorso: addio a 200mila euro ma spese salvate
Il caso nasce dalla richiesta di una dipendente comunale che pretendeva oltre duecentomila euro per lo svolgimento di mansioni dirigenziali superiori rispetto al suo inquadramento formale. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole. La ricorrente ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso e il Comune ha accettato la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la compensazione delle spese e stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, chiudendo definitivamente la vicenda senza vincitori né vinti.
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Definizione agevolata: la Cassazione blocca il giudizio
Una società di trasporti impugnava il recupero di agevolazioni fiscali sulle accise del gasolio. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente chiedeva la sospensione del processo avendo aderito alla definizione agevolata con pagamento rateale ancora in corso. La Suprema Corte ha rilevato che, in pendenza del piano di rateizzazione non ancora concluso, non è possibile dichiarare l'estinzione del giudizio né decidere nel merito. Di conseguenza, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa per acquisire informazioni aggiornate dall'Agenzia delle Entrate sull'esito dei pagamenti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite da un milione
Una società proprietaria di un complesso immobiliare ha concesso in affitto la propria azienda a un'altra società, poi fallita. A causa dell'inadempimento della proprietaria, il contratto è stato risolto e la stessa è stata condannata a restituire la cauzione e rimborsare i lavori di manutenzione. La proprietaria ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica in caso di rinuncia spontanea.
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Rinuncia all’eredità: quando la casa di famiglia costa cara
La curatela fallimentare di una società avvia un'azione di responsabilità contro gli eredi di un ex sindaco per ottenere il risarcimento dei danni. Gli eredi eccepiscono l'avvenuta rinuncia all'eredità, ma i giudici di merito la dichiarano inefficace poiché i familiari, avendo il possesso dei beni ereditari, non hanno redatto l'inventario entro i tre mesi prescritti dall'art. 485 c.c. Gli eredi ricorrono in Cassazione. Prima della decisione, le parti depositano una rinuncia reciproca agli atti del giudizio. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo, escludendo l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico dei ricorrenti.
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