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Estinzione Del Giudizio — Anno 2023

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647 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Rottamazione quater: come estinguere la causa con l’INPS
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi. Dopo il ricorso in Cassazione, il ricorrente ha aderito alla Rottamazione quater per definire il debito in via agevolata. Avendo presentato la domanda di sanatoria, il lavoratore ha rinunciato formalmente al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, senza applicare il raddoppio del contributo unificato e senza condanna alle spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente tasse doppie
Un'azienda elettrica ha proposto ricorso in Cassazione contro un privato per ottenere la costituzione coattiva di un elettrodotto sul suo terreno. Successivamente, l'azienda ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione economica si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Fisco contro assicurazione: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione di secondo grado favorevole a una compagnia assicurativa in merito a contestazioni su IRES, IRAP e IVA per l'anno 2011. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la società contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al versamento degli importi previsti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate. La definizione agevolata ha così risolto definitivamente la controversia fiscale tra le parti.
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Notifica della sentenza tributaria: il Fisco perde se ritarda
I Contribuenti impugnano alcuni avvisi di accertamento Irpef. La Commissione Tributaria Regionale dà loro ragione per vizio di sottoscrizione degli atti. Successivamente, I Contribuenti notificano la sentenza d'appello all'Agenzia delle Entrate tramite posta raccomandata, allegando un'istanza di sgravio. L'Agenzia delle Entrate propone ricorso in Cassazione oltre il termine di sessanta giorni dalla ricezione. Nel frattempo, alcune annualità vengono sanate tramite definizione agevolata. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione parziale del giudizio per le liti definite. Per la parte restante, dichiara il ricorso inammissibile per tardività. La Corte stabilisce che la notifica della sentenza tributaria effettuata direttamente dal contribuente tramite servizio postale è pienamente valida e idonea a far decorrere il termine breve per il ricorso in Cassazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo vince sulla lite
Il Ricorrente aveva impugnato la decisione d'appello relativa allo scioglimento della comunione ereditaria e alla divisione dei beni con le Controricorrenti. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale per risolvere pacificamente la controversia familiare. Di conseguenza, il Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalle Controricorrenti. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della rinuncia e dell'accettazione sottoscritte dalle parti e dai rispettivi difensori, ha dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo batte la sentenza
Nel corso di un giudizio di legittimità, gli eredi di una parte e la controparte hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole per risolvere definitivamente la loro controversia. Di conseguenza, i rispettivi legali hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso per cassazione, chiedendo l'estinzione del processo senza alcuna pronuncia sulle spese di lite. La Suprema Corte, verificata la regolarità della documentazione e la concorde volontà delle parti, ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia, lasciando le spese compensate come da accordi.
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Definizione agevolata: la rinuncia estingue la lite col fisco
Il Contribuente ha presentato ricorso contro l'Agenzia delle Entrate. Successivamente, ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per aderire alla definizione agevolata prevista dal Decreto Legge numero 193 del 2016. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Per quanto riguarda le spese processuali, i giudici hanno stabilito che queste restano a carico della parte che le ha anticipate, applicando le regole del processo tributario. Questa decisione conferma come la pace fiscale ponga fine alle liti pendenti.
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Definizione agevolata: il medico chiude la lite contro il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un medico un avviso di accertamento per omessa dichiarazione di maggiori ricavi, basato su indagini finanziarie. Dopo che i giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo, l'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al regolare pagamento di quanto dovuto. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Indagini bancarie su conti dei soci: il fisco perde senza prove
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società, presumendo maggiori ricavi sulla base di indagini bancarie su conti dei soci. In particolare, i conti erano intestati al socio di maggioranza. Quest'ultimo ha estinto la propria posizione tramite definizione agevolata. Per la società, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che i conti correnti del socio non potevano essere riferiti alla società, poiché nell'anno d'imposta contestato il socio non ricopriva la carica di legale rappresentante. Inoltre, il fisco non ha fornito prove adeguate a dimostrare l'intestazione fittizia dei conti. Di conseguenza, la società vince la causa e l'Agenzia delle Entrate viene condannata al pagamento delle spese legali.
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Definizione agevolata: stop alla causa tributaria in Cassazione
Una società operante nel settore calzaturiero impugnava un avviso di accertamento parziale relativo a contestazioni Ires e Irap. Dopo l'esito sfavorevole nei primi due gradi di giudizio, la contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società decideva di aderire alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022, effettuando il relativo pagamento e depositando le ricevute. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso in cassazione: l’accordo azzera le tasse
Due comproprietari, condannati in appello alla demolizione di alcune porzioni di un fabbricato e al risarcimento dei danni per violazione delle distanze legali, hanno proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, i ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso in cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che la rinuncia esclude l'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di raddoppio del contributo unificato. Non si è provveduto sulle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Definizione agevolata: il condono negato si chiude in Cassazione
Un contribuente aderiva alla definizione agevolata per alcuni debiti esattoriali, pagando le somme richieste sulla base di una comunicazione del concessionario della riscossione. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate negava il condono, sostenendo che i ruoli erano stati trasmessi oltre i termini di legge, pur riconoscendo la buona fede del cittadino. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il contribuente presentava istanza per una nuova definizione agevolata ai sensi della Legge n. 130/2022, pagando il dovuto tramite modello F24. La Corte di Cassazione, preso atto del regolare versamento e dell'assenza di opposizioni, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, compensando le spese tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite col fisco
Un contribuente riceveva un avviso di accertamento sintetico IRPEF per l'anno 2007. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata della controversia e formulava formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia al ricorso per cassazione produce l'estinzione del processo anche senza l'accettazione dell'Amministrazione Finanziaria. Di conseguenza, le spese di lite sono state compensate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, mancando una decisione sul merito.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite fiscale
Il Contribuente ha impugnato una cartella esattoriale notificata dall'Amministrazione Finanziaria. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, il Contribuente ha presentato istanza di estinzione del processo per cessata materia del contendere. Questa richiesta è derivata dall'adesione alla definizione agevolata delle controversie tributarie, con il pagamento integrale di quanto dovuto all'agente della riscossione. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciare condanna alle spese poiché l'Amministrazione Finanziaria non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa senza spese
Una lavoratrice pubblica ha presentato ricorso in Cassazione contro il Comune per una controversia di lavoro. Successivamente, la stessa lavoratrice ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dal Comune. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché l'accordo tra le parti ha chiuso anticipatamente la causa, non è stato applicato alcun addebito per le spese processuali né il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: stop alla lite e nessun raddoppio tasse
In una controversia locatizia, l'Inquilino ha proposto ricorso per ottenere la restituzione del deposito cauzionale versato al Proprietario. Prima della decisione della Corte, le parti hanno depositato una dichiarazione congiunta di rinuncia al ricorso e di accettazione della stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso. Inoltre, non si provvede sulle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite col Fisco
I Contribuenti, eredi di un professionista associato a uno studio legale, hanno impugnato una sentenza tributaria davanti alla Corte di Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate. Successivamente, i Contribuenti hanno depositato un formale atto di rinuncia, sottoscritto personalmente. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, il giudizio si è concluso senza una decisione sul merito della controversia tributaria. La Corte ha stabilito la compensazione delle spese di giudizio tra le parti, stabilendo che ognuna sosterrà i propri costi legali. La rinuncia al ricorso per cassazione ha così determinato la fine definitiva della lite.
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Accertamento sintetico e sanatoria: come bloccare il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso due avvisi di accertamento nei confronti di un contribuente, rideterminando il reddito per gli anni 2006 e 2007 tramite lo strumento del redditometro. Il contribuente si è difeso dimostrando che le spese contestate erano sostenute grazie a un incremento di liquidità derivante dalla vendita di un immobile nel 2004. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il caso è giunto in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia. La Suprema Corte, rilevando la pendenza della sanatoria fiscale, ha sospeso la decisione di merito. Con l'ordinanza in esame, i giudici hanno assegnato al contribuente un termine di sessanta giorni per notificare la documentazione della sanatoria all'ente impositore, rinviando la causa per la successiva dichiarazione di estinzione del processo.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza sanzioni
Una lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione contro un'azienda di spedizioni e una società fallita. Successivamente, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'azienda. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio principale e l'inammissibilità del ricorso incidentale dell'azienda per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che la rinuncia è un atto unilaterale ricettizio che non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace. Inoltre, la Corte ha stabilito che in caso di estinzione per rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria non riguarda l'estinzione del processo. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Una lavoratrice ha ottenuto dal giudice d'appello il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con un'azienda di spedizioni, con condanna al pagamento delle differenze retributive. L'azienda ha impugnato la decisione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per chiudere la controversia in via amichevole. Di conseguenza, l'azienda ha depositato la formale rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta anche dai difensori della lavoratrice. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese di lite. I giudici hanno chiarito che la rinuncia è un atto unilaterale che non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace, ma deve solo esserle comunicato. Inoltre, non si applica il raddoppio del contributo unificato in caso di estinzione per rinuncia.
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