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Estinzione Del Giudizio — Anno 2023

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647 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Definizione agevolata: stop al fisco su auto e barche
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento sintetico nei confronti di una contribuente, presumendo un reddito superiore per l'anno 2007 basato su elementi indicativi di alta capacità contributiva, come il possesso di sei auto di grossa cilindrata, quattro case con mutuo, una barca a vela e collaboratori domestici. Dopo l'annullamento dell'atto nei primi due gradi di giudizio, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119/2018. Poiché l'ufficio non ha opposto diniego e non è stata presentata istanza di trattazione nei termini, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Cessazione della materia del contendere: accordo Fisco-impresa
L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione contro una società di gestione idrica per il recupero di maggiore IVA relativa a diverse annualità. Durante il giudizio, l'ufficio finanziario ha proceduto all'autotutela parziale degli avvisi di accertamento impugnati. Di conseguenza, la società contribuente ha provveduto alla definizione agevolata della pendenza tributaria, pagando integralmente e tempestivamente le somme residue dovute. L'Agenzia delle Entrate ha quindi richiesto la chiusura del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere e disponendo che le spese del processo rimanessero a carico di chi le ha anticipate.
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Tassa rifiuti: la definizione agevolata cancella la causa
Una società alberghiera ha impugnato una cartella di pagamento relativa alla tassa sui rifiuti (TARSU) emessa dal Comune. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo, presentando la relativa documentazione e pagando le rate previste. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. L'adesione alla definizione agevolata comporta infatti la rinuncia ai giudizi pendenti. Le spese del processo sono state compensate tra le parti, rimanendo a carico di chi le ha anticipate, e non è dovuto alcun versamento aggiuntivo a titolo di contributo unificato.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alla lite Fisco-banca
L'Agenzia delle Entrate aveva presentato ricorso contro la decisione che riconosceva a un Istituto di Credito il diritto al rimborso dell'IRAP. Successivamente, sia l'ente impositore sia la banca hanno depositato formale richiesta per dichiarare conclusa la lite. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha pronunciato l'estinzione del giudizio tributario per cessata materia del contendere. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la compensazione delle spese di lite, stabilendo che ciascuna parte pagherà i propri costi di difesa, senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio per rinuncia: pace tra Azienda e Comune
L'Azienda pubblicitaria ha impugnato il rifiuto del Comune di rimborsare oltre 134.000 euro versati in eccedenza per il canone di installazione di impianti pubblicitari tra il 2005 e il 2009. Dopo le decisioni dei giudici di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato per risolvere la lite. Di conseguenza, sia L'Azienda sia Il Comune hanno depositato una formale rinuncia ai rispettivi ricorsi, accettata da entrambe le parti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese legali. Grazie a questa pronuncia di estinzione, le parti non dovranno pagare il raddoppio del contributo unificato, previsto invece in caso di rigetto del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop definitivo al fermo
Il Contribuente ha impugnato il preavviso di fermo amministrativo della propria vettura per tasse automobilistiche non pagate, sostenendo di aver acquistato il veicolo solo successivamente. Dopo i rigetti nei primi gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo difensore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. In seguito, il Contribuente ha chiesto la sospensione del processo in attesa di una querela di falso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che la rinuncia al ricorso per cassazione produce effetti immediati e non può essere revocata, né richiede l'accettazione della controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a lite e doppie tasse
Una socia impugna l'esclusione da una società per morosità, chiedendo il risarcimento dei danni. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia giunge in Cassazione. Prima della decisione, le parti depositano un atto di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dalla controparte, con richiesta di compensazione delle spese. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio. Inoltre, chiarisce che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione, infatti, colpisce solo il rigetto o l'inammissibilità dell'impugnazione e non può essere estesa per analogia.
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Estinzione del giudizio tributario: l’accordo cancella le tasse
Una società di gestione aeroportuale ha impugnato un avviso di accertamento ICI emesso da un Comune. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la controversia. Di conseguenza, la società ha rinunciato formalmente al ricorso e il Comune ha accettato la richiesta di compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di rinuncia per accordo sopravvenuto, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione serve infatti a scoraggiare ricorsi pretestuosi, ipotesi esclusa quando la lite si risolve amichevolmente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a tasse e spese
Un dipendente pubblico ha contestato una trattenuta del 2,5% sulla propria busta paga, applicata dall'Amministrazione per garantire la parità di trattamento tra vecchi e nuovi assunti. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, tuttavia, il lavoratore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità. Nessuno ha vinto la causa di merito, ma il processo si è concluso senza ulteriori spese per il ricorrente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul debito
I Debitori avevano proposto opposizione contro un decreto ingiuntivo ottenuto dai Creditori. Dopo la sentenza della Corte d'Appello, i Debitori hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima che la Corte si riunisse in camera di consiglio, i Debitori hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, senza alcuna decisione sulle spese processuali poiché i Creditori non avevano svolto attività difensiva in questa fase.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Ministero si arrende
Il Ministero della Giustizia aveva proposto ricorso in Cassazione contro un provvedimento del Tribunale di Napoli favorevole a un cittadino. Successivamente, l'amministrazione pubblica ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La controparte è rimasta inattiva, decidendo di non costituirsi in giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, non è stata emessa alcuna condanna alle spese e non è dovuto alcun pagamento aggiuntivo per il contributo unificato. Il provvedimento del tribunale diventa così definitivo a favore del cittadino.
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Aliud pro alio: se il terreno non è edificabile salta l’accordo
Un promissario acquirente ha richiesto la risoluzione del contratto preliminare di vendita di un terreno, scoprendo che una porzione non era edificabile perché destinata a rispetto ospedaliero. L'acquirente ha invocato l'ipotesi di aliud pro alio, poiché il bene promesso era radicalmente diverso da quello pattuito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda di risoluzione. Successivamente, i promittenti venditori hanno proposto ricorso in Cassazione ma hanno poi deciso di rinunciarvi formalmente. La controparte ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando in via definitiva la decisione d'appello favorevole all'acquirente, senza procedere alla condanna alle spese di lite.
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Definizione agevolata: come il silenzio del fisco estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la partecipazione a frodi carosello, disconoscendo la detrazione IVA. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio: la cartella pagata spegne la lite
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento emessa contro una Società Contribuente per omesso versamento IVA. Durante il giudizio di legittimità, la Società Contribuente ha richiesto la definizione agevolata del debito. Nonostante un iniziale diniego del condono, l'ufficio tributario ha attestato l'integrale soddisfacimento del debito e la conseguente cancellazione della cartella. Entrambe le parti hanno quindi manifestato la volontà di non proseguire la causa: l'Amministrazione Finanziaria ha dichiarato la perdita di interesse e la Società Contribuente ha rinunciato agli atti. La Corte di Cassazione ha pronunciato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza multe.
Una società consorziata ha impugnato una delibera davanti ai giudici di merito. Dopo una decisione sfavorevole in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal consorzio. Le parti hanno chiesto l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato poiché l'estinzione per rinuncia esclude tale sanzione fiscale.
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Definizione agevolata: come chiudere la lite fiscale e vincere
Un contribuente riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per maggiori imposte dovute a causa di una presunta gestione antieconomica. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata per estinguere il debito fiscale senza sanzioni e interessi. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha opposto alcun diniego e non è stata presentata istanza di trattazione nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo anche il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza spese extra
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per imposte IRES, IRAP e IVA. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 193 del 2016, rinunciando formalmente al giudizio. La Suprema Corte ha preso atto dell'adesione alla sanatoria e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiude la lite col fisco
Una società di capitali impugnava un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria contestava un comportamento antieconomico, legato a compensi sproporzionati per i soci a fronte di perdite dichiarate. Durante il processo in Cassazione, l'azienda chiedeva l'estinzione del giudizio avendo aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge. Nonostante l'opposizione del fisco, che lamentava il mancato pagamento integrale delle somme, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che la semplice adesione alla definizione agevolata, contenente l'impegno a rinunciare alla lite, determina la fine del processo per rinuncia o per legge, senza che si debba valutare il merito della pretesa fiscale originaria. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: revocato il fondo
Il caso nasce dall'impugnazione di un atto costitutivo di fondo patrimoniale da parte di una società creditrice, che ne aveva ottenuto la revoca in appello. Il debitore ha proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte per contestare la decisione. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. La rinuncia al ricorso in Cassazione ha comportato la fine del giudizio senza alcuna decisione sui motivi di merito e senza alcuna condanna alle spese legali per le parti, confermando l'efficacia della precedente sentenza di revoca del fondo patrimoniale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: datore cede, lei vince
Una lavoratrice ha ottenuto nei primi due gradi di giudizio il riconoscimento dell'inquadramento superiore e delle relative differenze retributive. Il datore di lavoro ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la decisione. Successivamente, lo stesso datore di lavoro ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, manifestando la mancanza di interesse a proseguire la causa. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la lavoratrice ha ottenuto la vittoria definitiva, confermando i diritti già riconosciuti nei precedenti gradi di giudizio, senza che si procedesse alla liquidazione delle spese di questa fase poiché la dipendente non si era costituita.
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