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Estinzione Del Giudizio — Anno 2022

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776 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Definizione agevolata: sanzioni cancellate anche se autonome
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento e un atto di contestazione per sanzioni nei confronti di una Società, contestando l'omesso versamento di ritenute alla fonte e irregolarità IVA. La Società ha richiesto la definizione agevolata per entrambi gli atti. L'ufficio tributario ha accolto la richiesta per l'accertamento ma ha negato la definizione agevolata per le sanzioni collegate all'omesso versamento, ritenendole autonome dal tributo. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Società, stabilendo che le sanzioni per omesso versamento delle ritenute sono strettamente collegate al tributo. Di conseguenza, i giudici hanno annullato il diniego del Fisco e dichiarato estinto il processo per intervenuta definizione agevolata.
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Definizione agevolata: la società cancella il debito con il fisco
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non pagate. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha chiesto la definizione agevolata della lite pendente, pagando la prima rata prevista dalla legge. Anche l'Amministrazione Finanziaria ha confermato il regolare perfezionamento della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, chiudendo definitivamente la controversia fiscale.
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Procura speciale per cassazione: la rinuncia estingue il giudizio
Un cittadino straniero ha impugnato il rifiuto della protezione internazionale. Tuttavia, la procura speciale per cassazione rilasciata al difensore non conteneva la specifica certificazione della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, come richiesto dalla legge. Successivamente, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che, nonostante il difetto della procura speciale per cassazione che avrebbe reso il ricorso inammissibile, la rinuncia sopravvenuta comporta l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il processo si è concluso senza alcuna decisione sul merito e senza condanna alle spese, poiché l'amministrazione pubblica intimata non ha svolto attività difensiva.
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Termine per la riassunzione: la PEC non basta, decide il giudice
Una società committente si opponeva a un decreto ingiuntivo ottenuto da un appaltatore, poi fallito. Il processo veniva interrotto formalmente dal giudice solo all'udienza del 29 aprile 2015, ma il curatore fallimentare eccepiva l'estinzione del giudizio, sostenendo che il termine per la riassunzione fosse già decorso a partire da una precedente comunicazione via PEC del fallimento. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della società committente, ha stabilito che, nonostante il fallimento determini l'interruzione automatica del processo, il termine per la riassunzione decorre esclusivamente dalla formale dichiarazione giudiziale di interruzione o dalla sua notificazione. Di conseguenza, il ricorso depositato il 9 giugno 2015 è tempestivo e la causa deve essere riassunta davanti al Tribunale.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e il processo si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società agricola, esclusa dalla disciplina delle società di comodo per l'impossibilità oggettiva di modificare i canoni di locazione dei terreni. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando l'intero importo dovuto in un'unica soluzione. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, le spese del processo estinto restano a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato per il ricorso incidentale.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’accordo spegne la lite
Un consorzio sportivo e un'impresa edile si sono scontrati in tribunale per il pagamento del corrispettivo di un contratto di appalto. Durante il giudizio davanti alla Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole per porre fine alla controversia. Di conseguenza, il consorzio ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione e l'impresa ha accettato l'accordo, concordando la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, confermando la compensazione delle spese e stabilendo che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Il Contribuente ha proposto ricorso per revocazione contro una precedente sentenza tributaria. Successivamente, ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritto personalmente. L'Amministrazione Finanziaria ha accettato la rinuncia, concordando sulla compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità formale dell'atto e del consenso della controparte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata: il silenzio del fisco cancella il debito
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli avvisi di accertamento per IVA e IRPEF emessi nei confronti di un professionista. La contestazione riguardava i compensi per obblighi di fare e non fare legati alla cessione del suo studio professionale. Durante il giudizio di cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119 del 2018. Poiché l'ufficio tributario non ha presentato obiezioni entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la procedura si è conclusa positivamente. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha sostenute.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla barca dei soci
La Società ha impugnato gli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'uso personale di un'imbarcazione da parte dei soci e l'assenza di una reale attività commerciale. Dopo la decisione sfavorevole in appello, la Società ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la Società ha presentato istanza di rinuncia al ricorso per cassazione, dichiarando di volersi avvalere della definizione agevolata dei debiti esattoriali. La Corte di Cassazione ha preso atto della formale rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello che annullava un avviso di accertamento Ires e Irap emesso contro una società immobiliare, considerata società di comodo. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119 del 2018, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto per sanare la lite. Sia la contribuente sia l'amministrazione finanziaria hanno quindi richiesto l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese e confermando che non si applica il raddoppio del contributo unificato a carico della parte ricorrente.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese e alle tasse
La Società ha proposto ricorso contro L'Imprenditore Individuale. Successivamente, la Società ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dall'altra parte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato e che non vi è luogo a provvedere sulle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla TIA
Un'azienda di gestione dei servizi ambientali ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che esonerava un'impresa dal pagamento della quota variabile della Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) per le aree produttive di rifiuti speciali e dall'IVA. Prima dell'udienza di discussione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, il gestore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla società contribuente. La Corte di Cassazione, rilevata la regolarità della documentazione depositata, ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società, poi incorporata da una nota catena di supermercati. L'atto contestava il recupero di imposte dirette e IVA per costi indeducibili. Nel corso del giudizio di Cassazione, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge 119 del 2018, depositando la relativa documentazione. Poiché l'ente impositore non ha presentato alcuna istanza di trattazione entro i termini di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la lite fiscale si chiude definitivamente e le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti: scontro tra fisco e azienda
Una società contribuente ha impugnato alcuni avvisi di accertamento per imposte dirette e IVA. Durante il processo, l'azienda ha richiesto la definizione agevolata delle liti per chiudere la pendenza con il fisco. Tuttavia, sono nate divergenze tra la società e l'Amministrazione Finanziaria: la prima chiedeva l'estinzione totale dei giudizi, mentre la seconda si opponeva o chiedeva un'estinzione solo parziale. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha deciso di riunire le cause collegate e di rinviare la discussione a una pubblica udienza. Questo rinvio serve a garantire il pieno contraddittorio tra le parti e a chiarire se sussistano i presupposti per la chiusura agevolata delle controversie.
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Estinzione del giudizio tributario: il fisco perde per inattività
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava gli avvisi di accertamento emessi nei confronti dei soci di una società di persone per costi ritenuti non deducibili. Nel corso del giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. La Corte ha disposto la sospensione, ma nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo determina la chiusura definitiva della lite fiscale a favore dei contribuenti, che vedono così consolidarsi l'annullamento delle pretese del fisco.
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Fisco contro socio: l’estinzione del giudizio tributario
Un contribuente, socio al 50% di una società, ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF. Durante il processo in Cassazione, il contribuente ha chiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte ha sospeso il processo. Tuttavia, nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro la scadenza del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha applicato la legge speciale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Con questa decisione, il processo si chiude definitivamente a seguito della sanatoria fiscale intrapresa dal contribuente.
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Estinzione del giudizio tributario: la sanatoria chiude la lite
Una società di ristorazione ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non pagate. Durante la causa in Cassazione, la società ha chiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti, nota come pace fiscale. La Corte ha accolto la richiesta e ha sospeso il processo. Tuttavia, nessuna delle parti ha provveduto a riassumere la causa entro la scadenza di legge fissata al 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo provvedimento comporta la chiusura definitiva della lite senza una decisione sul merito, consolidando gli effetti della sanatoria fiscale intrapresa dal contribuente.
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Definizione agevolata: lite chiusa ma spese a carico proprio
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per imposte dirette. Durante il processo in Cassazione, ha richiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Successivamente, ha dimostrato il regolare pagamento di tutte le rate tramite i modelli F24, perfezionando così il condono. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio. Riguardo alle spese processuali, la Corte ha applicato la regola per cui le spese del processo estinto restano a carico di chi le ha anticipate, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Estinzione del giudizio tributario: la pace fiscale salva la ditta
Una società riceve un avviso di accertamento per operazioni inesistenti e impugna l'atto. Dopo i rifiuti dei giudici di merito, la società ricorre in Cassazione. Successivamente, chiede la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. La Corte di Cassazione sospende il giudizio. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro la scadenza del 31 dicembre 2020, la Corte dichiara l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la lite fiscale si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, consolidando gli effetti della sanatoria intrapresa dalla società contribuente.
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Estinzione del giudizio tributario: la sanatoria cancella la lite
Una contribuente, socia di una srl, impugnava un avviso di accertamento per redditi di capitale non dichiarati derivanti da operazioni inesistenti. Dopo i rigetti nei primi gradi, proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, la contribuente chiedeva la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie (pace fiscale). La Corte sospendeva il giudizio. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Suprema Corte ha pronunciato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, consolidando gli effetti della sanatoria fiscale intrapresa dalla contribuente.
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