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Estinzione Del Giudizio — Anno 2022

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776 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Pace fiscale: la definizione agevolata estingue la lite
Una società contribuente ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale riguardante l'imposta di registro. Successivamente, la causa è stata sospesa poiché la società ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, rinunciando formalmente al giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alla lite IVA
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una società immobiliare per contestare l'annullamento di una cartella di pagamento relativa a controlli automatizzati IVA, sanzioni e interessi. Nel corso del giudizio di legittimità, la causa è stata sospesa per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle controversie pendenti. Tuttavia, la parte interessata non ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro il termine perentorio stabilito dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Tassa rifiuti e pace fiscale: l’estinzione del giudizio tributario
Il Comune ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale favorevole a una Società in merito al pagamento della tassa sui rifiuti (TARSU) per un'area industriale. Il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle liti pendenti. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, e le spese di giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco perde per inattività
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro la decisione favorevole ottenuta dai Contribuenti in merito ad agevolazioni fiscali per beni strumentali. Successivamente, il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle liti pendenti. Poiché nessuna delle parti ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro il termine perentorio stabilito dalla legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, consolidando la vittoria dei Contribuenti ottenuta nei gradi precedenti.
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Definizione agevolata: il fisco perde se omette la notifica
Una contribuente, ex socia accomandataria di una società di persone cancellata dal registro delle imprese, ha impugnato un'intimazione di pagamento ritenendo invalida la notifica della cartella esattoriale originaria. Durante il giudizio di cassazione, la contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia tributaria. L'Agenzia delle Entrate ha negato l'istanza, ma non ha fornito la prova di aver notificato tempestivamente il provvedimento di diniego entro i termini di legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato invalido il diniego dell'ufficio e ha ritenuto perfezionata la definizione agevolata, dichiarando l'estinzione del giudizio con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: il diniego tardivo salva il contribuente
Una ex socia accomandataria impugna un'intimazione di pagamento basata su una cartella esattoriale notificata a una società già cancellata dal registro delle imprese. Dopo le sentenze favorevoli dei giudici di merito, l'Agenzia delle Entrate propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente presenta domanda di definizione agevolata. L'Agenzia delle Entrate nega la sanatoria, ma non fornisce la prova di aver notificato tempestivamente il diniego entro i termini di legge. La Corte di Cassazione dichiara quindi inefficace il diniego dell'Amministrazione finanziaria, ritenendo perfezionata la definizione agevolata. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop alla lite
Un'associazione sportiva dilettantistica riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate, che contestava la perdita delle agevolazioni fiscali a causa dello svolgimento di attività commerciale di fatto. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, l'associazione proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, l'ente si avvaleva della definizione agevolata delle liti tributarie pagando integralmente quanto dovuto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Fisco in silenzio: la definizione agevolata estingue la lite
Una società e i suoi soci hanno impugnato gli avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per scostamenti dagli studi di settore. Durante il processo in Cassazione, i contribuenti hanno chiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge 119 del 2018. L'Amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego entro il termine di legge, né le parti hanno chiesto la prosecuzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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ICI e piattaforme: la cessazione della materia del contendere
Un Comune ha emesso avvisi di accertamento ICI nei confronti di una Società Energetica per quattro piattaforme petrolifere situate in mare aperto. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, che ha portato all'annullamento in autotutela degli atti impositivi da parte del Comune. Di conseguenza, le parti hanno richiesto congiuntamente la dichiarazione di estinzione del processo. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, dichiarando la cessazione della materia del contendere e compensando le spese di giudizio, poiché è venuto meno l'interesse a una decisione giudiziale.
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Definizione agevolata: la Cassazione annulla il diniego del fisco
Un contribuente riceveva una cartella di pagamento per Irpef e Irap a seguito del disconoscimento di crediti d'imposta per omessa dichiarazione dei redditi. Durante il processo, il contribuente richiedeva la definizione agevolata della controversia. L'Agenzia delle Entrate rifiutava l'istanza, sostenendo che la cartella da controllo automatizzato non fosse definibile e che mancassero i pagamenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente contro il diniego. La Corte ha stabilito che anche la cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato può essere oggetto di definizione agevolata se costituisce il primo atto impositivo notificato. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio principale per avvenuta definizione della lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la resa chiude il fallimento
La Società Creditrice ha proposto opposizione contro l'esclusione del proprio credito dal fallimento di un'impresa debitrice. Dopo il rigetto da parte del Tribunale, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la stessa ricorrente ha depositato un atto ufficiale di rinuncia al ricorso per cassazione. La Procedura Fallimentare non ha svolto attività difensiva in questa fase. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha preso atto della volontà della parte e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Con questa decisione, il processo si chiude definitivamente senza una pronuncia sul merito della questione.
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Carenza di interesse: l’accordo c’è ma la banca paga le spese
Un istituto di credito ha impugnato la sentenza che accoglieva la revocatoria fallimentare per alcune rimesse bancarie. Nelle more del giudizio di Cassazione, la banca e il fallimento hanno raggiunto un accordo transattivo per chiudere la lite. Tuttavia, la banca non ha notificato regolarmente la rinuncia al ricorso alla controparte. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in mancanza di regolare notifica della rinuncia, non si può dichiarare l'estinzione del processo. Di conseguenza, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. La banca è stata condannata al pagamento delle spese processuali, poiché non è stata provata l'adesione del fallimento alla compensazione delle spese.
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Specificità dei motivi di ricorso: rigetto e raddoppio dei costi
Il ricorrente ha impugnato la decisione del Tribunale che dichiarava l'estinzione del giudizio per mancata notifica dell'appello nei termini stabiliti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa del mancato rispetto del principio di specificità dei motivi di ricorso. Il ricorrente non ha infatti indicato chiaramente le norme violate né ha contestato adeguatamente la decisione del giudice di merito. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata della controversia: stop alla lite col Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole ottenuta dal Contribuente in merito a una cartella di pagamento per l'anno 2007. Durante il giudizio di legittimità, il Contribuente ha presentato domanda per la definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge numero 119 del 2018, pagando l'importo dovuto per perfezionare la sanatoria. L'Amministrazione Finanziaria ha quindi attestato l'avvenuto pagamento e ha chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere, disponendo l'estinzione del giudizio. Le spese del processo estinto sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate, come previsto dalla legge sulla sanatoria fiscale.
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Rinuncia al ricorso: stop alla lite fiscale senza tasse extra
Il Comune impugnava la decisione che escludeva l'assoggettabilità a ICI di due piattaforme petrolifere. Tuttavia, prima dell'udienza, il Comune ha presentato una formale rinuncia al ricorso, accettata dalla società contribuente. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo il rigetto, l'inammissibilità o l'improcedibilità dell'impugnazione.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: il fisco perde per silenzio
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso una cartella di pagamento per recuperare un credito d'imposta utilizzato da un contribuente nel 2004, sostenendo l'omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi per gli anni 2002 e 2003. Il contribuente ha dimostrato la regolare presentazione delle dichiarazioni e, successivamente, ha richiesto la definizione agevolata delle liti tributarie ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha presentato istanza di trattazione entro il termine stabilito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con la banca
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro un istituto bancario. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritta dai suoi difensori muniti di procura speciale. La banca ha accettato la rinuncia firmando l'atto. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
Una società riceveva un avviso di accertamento per tasse non pagate relative a IRES, IVA e IRAP. Dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, la società presentava domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge n. 119/2018, allegando la prova del pagamento della prima rata. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità della domanda e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Fisco contro coeredi: la definizione agevolata salva tutti
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento IRPEF contro i venditori di un terreno, ritenendo che il valore reale fosse superiore al prezzo dichiarato, basandosi su un precedente accertamento di registro. Le Contribuenti, in qualità di coeredi del padre defunto, hanno impugnato l'atto. Durante il giudizio di Cassazione, una delle Contribuenti ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, estinguendo il debito d'imposta. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, stabilendo che la definizione agevolata operata da una coerede estende i suoi effetti benefici anche all'altra coerede coobbligata.
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Definizione agevolata: stop all’accertamento sulle mance
L'Agenzia delle Entrate e un contribuente, impiegato come capo concierge d'hotel, hanno impugnato la decisione d'appello relativa a un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP. L'atto contestava mance non dichiarate, redditi da locazione e un'attività d'impresa. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, allegando i pagamenti delle prime rate. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità della documentazione e della mancata opposizione del fisco, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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