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Estinzione Del Giudizio — Anno 2022

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776 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Fisco contro azienda: definizione agevolata delle controversie
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebita deduzione di costi infragruppo e la detrazione IVA. Sia i giudici di primo grado sia quelli di appello hanno dato ragione all'impresa, riconoscendo la piena inerenza delle spese. Il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione per annullare la decisione favorevole alla contribuente. Durante il giudizio di legittimità, la società ha depositato istanza di definizione agevolata delle controversie ai sensi dell'art. 6 del D.L. 119/2018. Poiché l'imposta accertata era già stata regolata in una precedente procedura, la chiusura della lite non ha richiesto ulteriori pagamenti. La Corte di Cassazione ha verificato la documentazione, dichiarando l'estinzione definitiva del processo.
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Mancata comparizione all’udienza: assenza non cancella il debito
Un debitore ha impugnato un decreto ingiuntivo relativo a canoni non pagati per una locazione finanziaria. Durante la causa, le parti principali hanno saltato alcune udienze, mentre una terza società coinvolta è comparsa regolarmente. Il debitore sosteneva che l'assenza reciproca comportasse l'estinzione del processo per venir meno dell'interesse. La Corte d'Appello ha condannato comunque il debitore al pagamento del debito originario. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata comparizione all'udienza di precisazione delle conclusioni non chiude il processo, ma fa presumere che le parti vogliano confermare le domande precedenti.
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Decadenza per non uso del marchio tra contestazione e rinuncia
Una società commerciale ha avviato una causa legale per ottenere la decadenza per non uso del marchio registrato da un'azienda concorrente. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, poiché la richiedente non ha fornito la prova del mancato utilizzo del segno distintivo e la controparte ha invece dimostrato l'uso effettivo sul mercato. La società attrice ha presentato ricorso in Cassazione per contestare tale verdetto. Tuttavia, durante il procedimento di legittimità, la stessa società ha depositato formale atto di rinuncia all'impugnazione, prontamente accettato dalla controparte con accordo sulla compensazione delle spese legali. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia regolare e ha dichiarato la formale estinzione del processo, confermando in via definitiva la validità e la tutela del marchio registrato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione senza raddoppio del contributo
Un cittadino ha impugnato una sentenza d'appello davanti alla Corte di Cassazione, notificando l'atto alla controparte. Successivamente, il medesimo soggetto ha depositato formale atto telematico per formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione. Le controparti intimate non hanno depositato memorie difensive né svolto alcuna attività nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha verificato la piena regolarità formale dell'atto di rinuncia e ha dichiarato l'estinzione della causa. I giudici hanno inoltre stabilito che non sussistono le condizioni per addebitare le spese processuali e hanno escluso il raddoppio del contributo unificato a carico del rinunciante, trattandosi di misura sanzionatoria riservata solo al rigetto, all'inammissibilità o all'improcedibilità dell'impugnazione.
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Definizione agevolata delle sanzioni: stop alle pretese del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale il mancato versamento di ritenute fiscali su interessi e irregolarità IVA. Dopo le decisioni favorevoli alla contribuente nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, la società ha richiesto la definizione agevolata delle sanzioni e del debito tributario ai sensi della legge sulle liti pendenti. L'Ufficio ha respinto l'istanza per le sole penalità sulle ritenute, considerandole autonome e non condonabili. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, sancendo che le sanzioni per omessa ritenuta sono strettamente collegate al tributo. La presentazione tempestiva della domanda estingue l'intera pretesa fiscale.
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Lite sulla servitù: la rinuncia al ricorso per cassazione chiude la causa
Una disputa immobiliare in materia di servitù era approdata davanti alla Corte di Cassazione a seguito dell'impugnazione proposta dal ricorrente e del conseguente controricorso con impugnazione incidentale della controparte. Poco prima della discussione in udienza pubblica, entrambe le parti hanno depositato un atto di reciproca rinuncia alle rispettive impugnazioni, debitamente sottoscritto dai litiganti e dai rispettivi avvocati, chiedendo la compensazione integrale delle spese. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso per cassazione ha efficacia immediata ed estingue il processo senza bisogno di accettazione altrui. La Suprema Corte ha quindi dichiarato estinto il procedimento senza addebitare spese legali aggiuntive.
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Definizione agevolata delle controversie: lite chiusa e no spese
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società per maggiori imposte dirette e indirette. Il contenzioso è giunto davanti alla Corte di Cassazione dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito. Durante il processo di legittimità, la società contribuente ha richiesto l'applicazione della definizione agevolata delle controversie prevista dalla legge e ha versato le somme dovute. L'amministrazione finanziaria ha confermato la correttezza dei pagamenti e la regolarità della procedura di sanatoria. I giudici supremi hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta cessazione della materia del contendere. Le spese legali sono rimaste a carico delle parti che le hanno anticipate. La Corte ha inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato a carico della contribuente.
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Rinuncia al ricorso tributario: lite chiusa e niente sanzioni
Una società impugna gli avvisi di accertamento ICI emessi da un Comune per due annualità fiscali. Dopo i gradi di merito favorevoli all'amministrazione comunale, la società propone ricorso per Cassazione. Nelle more del procedimento, le parti raggiungono un accordo transattivo per definire la vertenza. La società deposita quindi formale rinuncia agli atti del giudizio e il Comune manifesta la propria adesione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso tributario, compensando integralmente le spese legali tra le parti. I giudici escludono inoltre il raddoppio del contributo unificato a carico del contribuente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta per l’Ente
L'Ente di Riscossione ha promosso impugnazione contro la decisione favorevole ottenuta dalla Procedura Fallimentare e dall'Ente Previdenziale. Durante il procedimento dinanzi alla Suprema Corte, l'Ente impositore ha depositato formale atto di rinuncia, regolarmente notificato a tutte le parti costituite. La Suprema Corte ha preso atto della volontà dismissiva del ricorrente. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato formalmente estinto il processo per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione, rendendo definitiva la sentenza emessa nei gradi precedenti senza necessità di esaminare i motivi dell'impugnazione.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite estinta
L'Agenzia delle Entrate contestava a un cittadino un maggior reddito ai fini IRPEF per omessa dichiarazione fiscale. Dopo una parziale vittoria del contribuente in secondo grado, l'ente pubblico proponeva ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il contribuente richiedeva la definizione agevolata delle controversie tributarie, versando la prima rata tramite modello F24. Poiché l'amministrazione non ha notificato alcun diniego formale e nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro i termini di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Il contribuente chiude la vertenza senza subire condanne alle spese ulteriori o al raddoppio del contributo unificato.
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Accordo fiscale non pagato: la socia perde il beneficio
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una socia per maggiori imposte Irpef, imputandole a cascata il maggior reddito accertato a carico della società a ristretta base azionaria. La società aveva avviato una conciliazione giudiziale con il Fisco senza mai versare gli importi pattuiti. A seguito della mancata riassunzione della lite societaria, l'accertamento originario sulla società è divenuto definitivo. La Commissione Tributaria Regionale ha ridotto le imposte della socia applicando l'importo della proposta di conciliazione mai perfezionata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, sancendo che un accordo conciliativo non perfezionato non produce effetti e non riduce la pretesa fiscale del socio.
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Fondo patrimoniale e azione revocatoria: il creditore vince
Due coniugi hanno costituito un fondo patrimoniale conferendo beni immobili di proprietà esclusiva. L'ente creditore ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per tutelare i propri crediti e sottrarre i beni al vincolo di destinazione. I giudici di merito hanno accolto la domanda del creditore, dichiarando l'inefficacia del fondo. I debitori hanno quindi proposto ricorso per cassazione per contestare la decisione. Nelle more del procedimento, i coniugi hanno depositato formale atto di rinuncia al ricorso e l'ente creditore ha accettato tale rinuncia concordando la compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia. La pronuncia consolida il principio per cui il tema 'fondo patrimoniale e azione revocatoria' richiede rigore nella tutela dei crediti, rendendo definitiva l'inefficacia dell'atto di segregazione.
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Lite sul compenso professionale dell’avvocato: stop al ricorso
Un professionista legale ha chiesto il pagamento del compenso professionale dell'avvocato per l'assistenza fornita a una società cliente in precedenti gradi di giudizio. Il Tribunale ha accolto la domanda del legale e la Corte d'Appello ha respinto il gravame della società. L'azienda ha proposto ricorso per cassazione, lamentando vizi di rito, questioni sull'accordo tariffario e l'applicazione dei parametri forensi. Poco prima dell'adunanza decisoria, la società ricorrente ha depositato formale rinuncia all'impugnazione, munita del visto di accettazione del difensore opposto. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, escludendo la condanna alle spese giudiziarie e l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico della parte rinunciante.
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Conversione del contratto a termine: stop al lavoro precario
Un lavoratore ha impugnato i contratti a tempo determinato stipulati con un ente pubblico economico, lamentando l'assenza di motivazioni concrete per l'assunzione temporanea. La Corte di Appello ha accertato l'illegittimità del termine a causa di una causale generica riferita a semplici lavori ordinari. Di conseguenza, i giudici hanno ordinato la conversione del contratto a termine in un rapporto stabile a tempo indeterminato, disponendo il reintegro e un risarcimento economico. L'ente ha presentato ricorso in Cassazione ma ha poi depositato una formale rinuncia agli atti. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il procedimento, confermando in modo definitivo la piena vittoria del lavoratore.
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Conversione del contratto a termine: lavoratore stabilizzato
Un Lavoratore ha impugnato il contratto a tempo determinato stipulato con un Ente consortile per generici lavori di manutenzione ordinaria. La Corte di Appello ha accertato l'illegittimità del termine per mancanza di specifiche ragioni giustificatrici. I giudici hanno stabilito la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato, ordinando la riammissione in servizio del dipendente insieme al versamento di tre mensilità di indennità risarcitoria. Tale conversione è risultata legittima perché all'epoca dell'assunzione la normativa regionale non imponeva il concorso pubblico per gli enti pubblici economici. L'Ente ha inizialmente proposto ricorso per Cassazione, ma ha successivamente rinunciato agli atti. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la stabilizzazione del lavoratore.
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Accertamento fiscale per evasore totale: hobby o lavoro sommerso
La Guardia di Finanza ha contestato a un contribuente lo svolgimento abusivo della professione di falegname, qualificandolo come evasore totale per omessa dichiarazione dei redditi. L'amministrazione finanziaria ha quindi emesso un avviso di recupero a tassazione ai fini delle imposte dirette. Il contribuente ha impugnato l'atto sostenendo che la lavorazione del legno costituisse un semplice hobby personale privo di scopo di lucro, richiamando la propria assoluzione in sede penale ed eccezioni processuali relative alla durata del contenzioso e all'estinzione della causa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del privato, confermando la legittimità dell'accertamento fiscale per evasore totale. I giudici hanno stabilito l'irrilevanza dell'assoluzione penale di fronte alla disponibilità di locali e attrezzature professionali idonee alla produzione di reddito.
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Definizione agevolata della lite tributaria: lite estinta
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello favorevole a una Contribuente, relativa a quattro avvisi di accertamento Irpef. Durante il procedimento di legittimità, la Contribuente ha scelto la definizione agevolata della lite tributaria, presentando le relative istanze e versando gli importi previsti dalla normativa sul condono fiscale. L'Amministrazione finanziaria ha verificato l'avvenuto pagamento e ha chiesto la chiusura della lite. I giudici hanno accertato la regolarità della procedura, dichiarando l'estinzione del processo per cessata materia del contendere e stabilendo che le spese legali restino a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: Fisco e impresa chiudono la lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento per rettifiche IRES e IRAP a una società commerciale. La contribuente ha impugnato l'atto e ha ottenuto vittoria sia in primo che in secondo grado. L'amministrazione finanziaria ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento di legittimità, la società ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite fiscale e ha versato per intero la somma dovuta. Il Fisco ha confermato il pagamento senza opporre dinieghi e nessuna delle parti ha chiesto di proseguire il processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico di chi le ha sostenute in precedenza, senza raddoppio del contributo unificato.
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Lite fiscale contro il Fisco: vince la definizione agevolata
L'Amministrazione Finanziaria contestava a una società controllante e alla sua controllata un maggior reddito d'impresa per costi non ammessi a deduzione. La lite proseguiva fino alla Suprema Corte di Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, le società hanno aderito alla procedura di definizione agevolata prevista dalla normativa speciale, saldando l'intero importo dovuto e depositando la relativa quietanza formale. L'ente fiscale non ha sollevato obiezioni né notificato provvedimenti di diniego entro i termini di legge. I giudici di legittimità hanno quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese legali sono rimaste interamente a carico delle parti che le hanno anticipate, senza alcuna duplicazione delle tasse di giudizio.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione ed estinzione del processo
La Cittadina ha richiesto il riconoscimento dei benefici legati alla disabilità grave. Il Tribunale ha omologato la perizia medica favorevole ma ha compensato le spese legali a causa di una presunta duplicazione dei procedimenti. La Cittadina ha quindi impugnato il provvedimento davanti alla Suprema Corte per ottenere la rifusione dei costi sostenuti. Tuttavia, durante il procedimento di legittimità, la ricorrente ha formalizzato la rinuncia al ricorso notificando la decisione all'Ente Previdenziale. L'istituto pubblico non ha svolto attività difensiva nel giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto della scelta della parte e ha dichiarato l'estinzione del processo per sopravvenuta carenza di interesse, senza applicare alcuna condanna alle spese.
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