LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Espulsione Dello Straniero

Pagina 3 di 6

113 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Espulsione dello straniero: il Giudice di Pace non può fermarla
Il Ministero dell'Interno ha impugnato la decisione del Giudice di Pace che aveva annullato l'espulsione dello straniero. Il primo giudice aveva ritenuto illegittimo il diniego del permesso di soggiorno da parte del Questore poiché basato su una condanna per cui era intervenuta la riabilitazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che il giudice ordinario non può valutare la legittimità del diniego del permesso di soggiorno, spettando tale sindacato esclusivamente al giudice amministrativo. Di conseguenza, l'espulsione dello straniero è stata confermata e la cittadina straniera è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Espulsione dello straniero: no se la pena è di soli due anni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino straniero condannato a due anni di reclusione per rapina impropria aggravata. I giudici di merito avevano ordinato anche l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del condannato limitatamente alla misura di sicurezza. L'art. 235 del codice penale stabilisce infatti che l'espulsione dello straniero possa essere disposta solo se la pena detentiva inflitta supera i due anni. Essendo la condanna pari esattamente a due anni, la misura è illegittima. La Corte ha invece confermato la condanna per rapina, escludendo il concorso anomalo poiché l'imputato, agendo sotto gli occhi della vittima, aveva accettato il rischio di una sua reazione violenta. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordine di espulsione, confermando la pena detentiva.
Continua »
Pena concordata ma espulsione dello straniero da valutare
Il Tribunale di Cremona applicava a un cittadino straniero la pena concordata di tre anni di reclusione per reati di droga, omettendo però di decidere sulla misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione lamentando tale omissione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, anche in caso di patteggiamento, il giudice deve obbligatoriamente valutare la pericolosità sociale del condannato per decidere sull'applicazione o meno dell'espulsione dello straniero. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando la decisione al Tribunale di Cremona per una nuova valutazione.
Continua »
Espulsione dello straniero: i legami familiari battono il decreto
Un cittadino straniero, residente in Italia dal 1990 con moglie e figli, impugnava il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura. Il Giudice di Pace rigettava il ricorso con una motivazione estremamente sintetica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la decisione del Giudice di Pace era affetta da motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nei procedimenti di espulsione dello straniero, il giudice deve valutare attentamente non solo i vincoli familiari, ma anche il diritto alla vita privata e i legami sociali instaurati nel territorio dello Stato, come previsto dall'articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Espulsione dello straniero: ricorso nullo al Ministero
Il Giudice di Pace ha respinto l'opposizione di un cittadino straniero contro il provvedimento di espulsione emesso dal Prefetto, poiché l'uomo soggiornava in Italia senza permesso di soggiorno. Lo straniero ha proposto ricorso in Cassazione, indirizzandolo e notificandolo però al Ministero dell'Interno anziché al Prefetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nei giudizi di opposizione al decreto di espulsione dello straniero, la legittimazione passiva spetta esclusivamente e personalmente al Prefetto che ha emesso l'atto, e non al Ministero dell'Interno. Di conseguenza, l'errore nella notifica impedisce l'esame del ricorso nel merito, confermando l'efficacia del provvedimento di espulsione.
Continua »
Concordato in appello: pena ridotta ma l’espulsione resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per rapina aggravata. L'imputato aveva concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, rinunciando ai motivi di gravame. Successivamente, ha impugnato la sentenza lamentando la mancanza di motivazione sulla misura di sicurezza dell'espulsione dall'Italia, disposta già in primo grado. I giudici di legittimità hanno chiarito che, sebbene sia possibile impugnare le misure di sicurezza non incluse nell'accordo, l'imputato non aveva sollevato alcuna contestazione sul punto davanti alla Corte d'appello. Di conseguenza, non è possibile proporre per la prima volta in Cassazione questioni mai sottoposte al giudice di secondo grado. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Sospensione del diniego contro espulsione dello straniero
Il Giudice di Pace di Chieti confermava l'espulsione dello straniero, ritenendolo privo di titolo di soggiorno. Il Cittadino Straniero proponeva ricorso in Cassazione, eccependo che il Tribunale dell'Aquila aveva sospeso l'efficacia del diniego del permesso di soggiorno per protezione speciale. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione riguardante l'espulsione dello straniero in pendenza del giudizio di impugnazione del diniego di protezione speciale, ha rimesso la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
Continua »
Espulsione dello straniero: convivenza non provata e rimpatrio
Il Tribunale di sorveglianza ha confermato il decreto di espulsione dello straniero detenuto con pena residua inferiore a due anni. Il cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di convivere in Italia con il fratello e la cognata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il ricorrente si è limitato ad affermazioni generiche sulla convivenza, senza fornire prove concrete del rapporto che avrebbe potuto impedire l'allontanamento. Di conseguenza, l'espulsione dello straniero è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Espulsione dello straniero: lavoro e figli non evitano la multa
Un cittadino straniero è stato condannato a una multa di diecimila euro per non aver rispettato l'ordine di allontanamento dal territorio nazionale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione di documenti che avrebbero giustificato la sua permanenza in Italia, come contratti di lavoro e la presenza di figli, e contestando la regolarità del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che le eccezioni procedurali erano infondate. Di conseguenza, la condanna per inottemperanza all'espulsione dello straniero è stata confermata, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio e condanna: l’espulsione dello straniero va motivata
Il Tribunale aveva condannato un cittadino straniero per spaccio di sostanze stupefacenti, avendolo trovato in possesso di oltre quattro chili di cocaina e ingenti somme di denaro. Tuttavia, il giudice non aveva disposto l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale a pena espiata. Il Procuratore Generale ha fatto ricorso in Cassazione per questa omissione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito deve valutare concretamente la pericolosità sociale del condannato prima di escludere o applicare la misura di sicurezza. La sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Espulsione dello straniero: senza casa non significa pericoloso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che aveva confermato la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero. Il giudice di merito aveva desunto la pericolosità sociale del soggetto esclusivamente dal fatto che, una volta scarcerato, non avesse indicato un domicilio, risultando irreperibile. La Suprema Corte ha chiarito che la mancanza di un indirizzo non basta a dimostrare la pericolosità sociale attuale. È necessario indagare sulle ragioni dell'omissione (come la povertà o la reale mancanza di una casa) e valutare la condotta complessiva del soggetto dopo la scarcerazione, bilanciando l'interesse pubblico con il diritto alla vita familiare. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Espulsione dello straniero: spaccio in casa e rigetto del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato a nove anni di reclusione per la detenzione di oltre mezzo chilo di cocaina. L'imputato contestava il diniego delle circostanze attenuanti generiche e l'ordine di espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. I giudici di legittimità hanno confermato la legittimità della decisione. La mancata concessione delle attenuanti è giustificata dalla gravità della condotta, mentre l'espulsione dello straniero trova solido fondamento nella sua accertata pericolosità sociale. L'uomo aveva infatti trasformato la propria abitazione in una vera e propria centrale di spaccio, dimostrando di possedere stabili e consolidati legami con importanti fornitori di droga. Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Espulsione dello straniero: scontro tra condanna e ravvedimento
Un cittadino straniero, condannato tramite patteggiamento per detenzione di ingenti quantitativi di cocaina, ha fatto ricorso in Cassazione contro la confisca di sessantamila euro e la misura di sicurezza dell'espulsione. La Suprema Corte ha confermato la legittimità della confisca del denaro sproporzionato rispetto al reddito. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo all'espulsione dello straniero. I giudici hanno rilevato una contraddizione: il tribunale aveva concesso l'attenuante della collaborazione attiva (ritenuta prevalente sulla recidiva), ma poi aveva ordinato l'espulsione basandosi sulla pericolosità sociale del soggetto. La Cassazione ha stabilito che la collaborazione dimostra un ravvedimento incompatibile con una presunzione automatica di pericolosità, annullando la misura con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Espulsione dello straniero: asilo tardivo e perdita del ricorso
Un cittadino straniero ha impugnato il decreto di espulsione dello straniero emesso dalla Prefettura, sostenendo di aver presentato domanda di protezione internazionale lo stesso giorno della notifica del provvedimento. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso per la precarietà delle sue condizioni economiche e l'assenza di rischi di rimpatrio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Per bloccare l'espulsione, infatti, il ricorrente avrebbe dovuto dimostrare con precisione che la richiesta di asilo era stata depositata prima della notifica del decreto di espulsione. La mancanza di prove specifiche sul momento esatto della presentazione rende nullo il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento della Prefettura.
Continua »
Espulsione dello straniero: il matrimonio non evita la misura
Un cittadino straniero è stato condannato per spaccio continuato di cocaina. La Corte d'Appello ha inasprito la pena ed ordinato l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale a pena espiata. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancanza di prove e l'illegittimità dell'allontanamento, evidenziando il proprio matrimonio con una cittadina italiana. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il matrimonio con un'italiana non impedisce l'espulsione dello straniero se viene accertata la sua concreta pericolosità sociale e se la difesa non dimostra l'effettiva stabilità e convivenza del nucleo familiare. Di conseguenza, la condanna e la misura di sicurezza sono state confermate.
Continua »
Patteggiamento e reati: quando scatta l’espulsione dello straniero
Un cittadino straniero ha concordato una pena di due anni e dieci mesi di reclusione per reati di estorsione e spaccio di stupefacenti. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando l'omessa valutazione sulla misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che anche in caso di patteggiamento il giudice ha l'obbligo di valutare espressamente la pericolosità sociale del condannato per decidere sull'espulsione dello straniero. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio al Giudice per le indagini preliminari per una nuova valutazione.
Continua »
Espulsione del condannato straniero: stop negato senza prove
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto l'espulsione del condannato straniero dal territorio dello Stato come misura alternativa alla detenzione. Lo straniero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di aver presentato domanda di protezione internazionale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché l'espulsione rispetta tutti i requisiti di legge, tra cui l'attualità della pena detentiva in corso di espiazione e la mancanza del permesso di soggiorno. Inoltre, la presunta domanda di protezione internazionale non è stata in alcun modo documentata. Di conseguenza, lo straniero perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Espulsione dello straniero: patteggiare non evita la misura
Un cittadino straniero, condannato tramite patteggiamento a due anni e otto mesi di reclusione per spaccio di stupefacenti, non ha ricevuto alcuna statuizione dal giudice circa la sua eventuale espulsione. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando l'omessa valutazione di questa misura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'espulsione dello straniero prevista dalla legge sugli stupefacenti, pur richiedendo l'accertamento in concreto della pericolosità sociale del soggetto, costituisce una misura la cui valutazione è obbligatoria per il giudice, anche in caso di patteggiamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto, disponendo il rinvio al Tribunale affinché compia la necessaria valutazione sulla pericolosità sociale e decida sull'espulsione.
Continua »
Espulsione dello straniero: ricorso respinto per atti incompleti
Un cittadino straniero ha impugnato il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura a causa del mancato rinnovo del suo permesso di soggiorno. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso, evidenziando la gravità dei suoi precedenti penali e il doppio diniego di rinnovo del titolo di soggiorno. Lo straniero si è rivolto alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata valutazione della sua situazione lavorativa e dei suoi legami familiari. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che i motivi presentati non contestavano la reale motivazione della decisione precedente e violavano il principio di autosufficienza, non specificando il contenuto dei documenti richiamati. Pertanto, l'espulsione dello straniero è stata confermata.
Continua »
Espulsione dello straniero: scontro sulla competenza del giudice
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di condanna per reati di droga di un cittadino straniero, lamentando la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decisione sull'applicazione di tale misura comporta una valutazione di merito. Di conseguenza, il ricorso non può essere deciso direttamente dalla Cassazione, ma deve essere riqualificato come appello. La Suprema Corte ha quindi trasmesso gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente, che dovrà valutare l'effettiva pericolosità sociale del soggetto e decidere sull'eventuale allontanamento.
Continua »