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Espulsione Dello Straniero

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113 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Espulsione dello straniero: no automatismi dopo la pena
La vicenda nasce dalla condanna di due soggetti per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il primo imputato ha pattuito la sanzione tramite concordato in appello, mentre il secondo ha contestato la responsabilità penale e la misura di sicurezza applicata a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del primo imputato, ribadendo che l'accordo sulla pena non permette ripensamenti unilaterali. Al contrario, i giudici hanno accolto il ricorso del secondo imputato limitatamente all'espulsione dello straniero. La Suprema Corte ha chiarito che l'allontanamento dal territorio non può scattare in modo automatico. Il giudice deve accertare la pericolosità sociale concreta, bilanciando la sicurezza pubblica con i legami familiari e la situazione lavorativa del condannato.
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Condanna senza espulsione dello straniero: la Cassazione annulla
L'Imputato è stato condannato a tre anni di reclusione per tentato furto in abitazione e danneggiamento. Il giudice di primo grado ha accertato la sua elevata pericolosità sociale a causa dei recenti precedenti penali e della mancanza di ravvedimento, ma ha omesso ogni decisione relativa all'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la violazione dell'articolo 235 del codice penale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può ignorare la decisione sulla misura allontanatrice quando motiva chiaramente sulla pericolosità del condannato. La sentenza è stata annullata limitatamente alla mancata valutazione dell'espulsione, con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
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Espulsione dello straniero: no alla tutela con violenze in casa
Un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che confermava l'espulsione dello straniero come misura sostitutiva della pena detentiva. L'uomo sosteneva che l'allontanamento avrebbe violato il suo diritto alla vita familiare, separandolo dalla moglie e dalle figlie minori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso evidenziando che l'uomo aveva subito la revoca dell'affidamento in prova proprio a causa di condotte violente commesse contro la moglie e le figlie. Di conseguenza, l'esistenza di violenze domestiche esclude la tutela del nucleo familiare contro l'allontanamento coattivo.
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Patteggiamento e reati di droga: espulsione dello straniero
Un cittadino straniero ha concordato con la Procura una pena di un anno e otto mesi di reclusione per detenzione di stupefacenti e porto abusivo di armi. Il giudice ha ratificato il patteggiamento ma ha omesso di valutare e disporre l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale a pena espiata. Il Procuratore Generale ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, denunciando la mancata motivazione sulla pericolosità sociale dell'imputato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la misura di sicurezza obbligatoria estranea al patto deve essere obbligatoriamente esaminata dal giudice della cognizione. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata limitatamente a questo profilo, con rinvio al Tribunale per una nuova valutazione.
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Espulsione dello straniero: serve la prova di pericolo
Un cittadino straniero ha concordato con il pubblico ministero una pena per reati di resistenza, danneggiamento e stupefacenti. Il Tribunale ha applicato la pena patteggiata e ha disposto anche l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale. Il difensore ha impugnato la decisione denunciando la totale mancanza di motivazione sulla pericolosità sociale concreta dell'imputato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente all'espulsione dello straniero. I giudici di legittimità hanno ribadito che la misura di sicurezza non scatta automaticamente con la sentenza di patteggiamento. Il tribunale deve sempre compiere un accertamento espresso, attuale e circostanziato sulla reale pericolosità della persona prima di allontanarla dal Paese.
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Espulsione dello straniero: reato contro legami familiari stabili
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due individui condannati per traffico di sostanze stupefacenti. Uno dei condannati, custode del denaro impiegato per l'acquisto della droga, contestava la confisca del denaro trovato nella sua abitazione e l'ordine di espulsione dal territorio nazionale. La Suprema Corte ha confermato la penale responsabilità di entrambi i soggetti. I giudici di legittimità hanno però annullato con rinvio la sentenza limitatamente alla confisca e alla misura di sicurezza. Per disporre la misura patrimoniale serve una puntuale smentita dei redditi leciti da lavoro. Inoltre, il provvedimento di espulsione dello straniero richiede un concreto bilanciamento tra la pericolosità sociale e il diritto alla vita familiare del reo radicato sul territorio.
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Espulsione dello straniero: la Cassazione conferma il decreto
La Prefettura ha emesso un decreto prefettizio per l'espulsione dello straniero privo di valido permesso di soggiorno. L'interessato ha impugnato il provvedimento davanti al Giudice di Pace, contestando la mancata valutazione del suo radicamento sul territorio nazionale e la pendenza del contenzioso amministrativo. Il magistrato ordinario ha rigettato l'opposizione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito la natura vincolata dell'atto espulsivo. Il giudice ordinario accerta soltanto l'assenza del titolo di soggiorno al momento dell'emissione. La legittimità del rifiuto del permesso spetta unicamente al Tribunale Amministrativo Regionale. Il giudizio amministrativo non sospende l'efficacia del provvedimento prefettizio per assenza di pregiudizialità diretta.
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Espulsione dello straniero: ricorso errato ma atto salvato
Il Magistrato di sorveglianza ha emesso un decreto in materia di espulsione dello straniero come sanzione alternativa alla detenzione nei confronti di un cittadino extracomunitario. Il detenuto ha impugnato il provvedimento presentando direttamente ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato l'errore processuale commesso dalla difesa. La legge prevede infatti che le decisioni del magistrato sull'allontanamento dal territorio nazionale debbano essere contestate tramite opposizione dinanzi al Tribunale di sorveglianza. In virtù del principio di conservazione degli atti, la Corte di Cassazione ha riqualificato il ricorso in opposizione e ha disposto la trasmissione immediata del fascicolo al Tribunale di sorveglianza competente per la prosecuzione del giudizio.
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Espulsione dello straniero: riabilitazione contro pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di espulsione dello straniero disposto nei confronti di un cittadino straniero condannato per traffico di ingenti quantitativi di droga. Il ricorrente contestava la misura, evidenziando il positivo percorso di disintossicazione e la presenza di legami familiari in Italia. I giudici hanno però ritenuto legittima la decisione del Tribunale di Sorveglianza, basata sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, già al vertice di un'organizzazione criminale e incline a delinquere nuovamente nonostante i precedenti tentativi di riabilitazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Espulsione dello straniero: nozze fittizie non fermano l’addio
Un cittadino straniero detenuto ha impugnato il provvedimento di espulsione dello straniero ordinato dalla magistratura. L'uomo sosteneva di avere legami familiari stabili in Italia, citando un matrimonio con una cittadina italiana e la presenza di un cugino. I giudici hanno accertato che le nozze erano simulate al solo scopo di far ottenere lo spessore amministrativo necessario al soggiorno, senza alcuna convivenza reale. La presenza del parente indiretto non mitigava la spiccata pericolosità sociale dell'uomo, condannato per vari reati di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché la difesa non ha contestato le motivazioni del Tribunale sulla falsità del matrimonio. Di conseguenza, la misura d'allontanamento rimane del tutto confermata e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Espulsione dello straniero: illegittima senza pericolo attuale
Un cittadino straniero ha impugnato il provvedimento di accompagnamento alla frontiera convalidato dal Giudice di Pace. Il provvedimento amministrativo derivava da una vecchia condanna penale, ma l'interessato aveva già scontato la pena con percorsi riabilitativi positivi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha chiarito un principio fondamentale riguardante la misura dell'espulsione dello straniero. Il giudice di pace deve sempre verificare la reale e attuale pericolosità sociale dell'individuo, esaminando l'intera condotta recente. Poiché l'amministrazione non ha dimostrato l'attualità del pericolo, la Suprema Corte ha annullato la convalida senza rinvio e ha condannato il Ministero al pagamento di tutte le spese legali.
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Espulsione dello straniero: la notifica errata non cancella il ricorso
Lo Straniero ha proposto ricorso contro il provvedimento di espulsione dello straniero emesso dal Prefetto, impugnando la decisione del Giudice di Pace che aveva confermato l'allontanamento. Tuttavia, lo Straniero ha notificato il ricorso presso l'Avvocatura dello Stato anziché direttamente all'ufficio del Prefetto, nonostante l'Avvocatura non avesse difeso l'amministrazione nel primo grado di giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale notifica è nulla ma rinnovabile. Di conseguenza, i giudici hanno ordinato la rinnovazione della notifica presso l'ufficio del Prefetto entro novanta giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire la corretta prosecuzione del giudizio.
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Espulsione dello straniero: legami veri contro ospitalità formale
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l'ordine di espulsione dello straniero come misura alternativa alla detenzione per un cittadino straniero che scontava una pena per rapina. Il condannato ha fatto ricorso sostenendo di avere legami familiari in Italia, in particolare una sorella disposta a ospitarlo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la semplice disponibilità della sorella a ospitarlo non dimostra un legame affettivo reale o un effettivo inserimento sociale. Prima dell'arresto, infatti, l'uomo era senza fissa dimora e non aveva contatti stabili con la famiglia. L'espulsione dello straniero è stata quindi ritenuta legittima.
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Espulsione dello straniero: il comportamento in carcere decide
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero disposta in sede esecutiva nei confronti di un cittadino straniero condannato per rapina. Il Tribunale di Sorveglianza aveva accertato la persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta non solo dalla gravità del reato commesso, ma anche dai numerosi comportamenti aggressivi e dalle sanzioni disciplinari ricevute durante la detenzione in carcere, uniti all'assenza di legami stabili in Italia. La difesa sosteneva che la condotta fosse solo frutto di difficoltà di adattamento al carcere. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della pericolosità deve essere globale e che la misura può essere applicata anche dopo la condanna definitiva se il detenuto è ancora in carcere. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Espulsione dello straniero: la gravità del reato batte la difesa
Il Tribunale di Sorveglianza applicava a un cittadino straniero la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, dopo una condanna a quattro anni di reclusione per lesioni personali aggravate contro la figlia. Il condannato ricorreva in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla sua effettiva pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimità del provvedimento, poiché la pericolosità sociale emergeva chiaramente dalla gravità del reato commesso e dal disprezzo mostrato verso la vittima, trattata come un oggetto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Espulsione dello straniero: la famiglia non blocca la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati con patteggiamento per detenzione di cocaina. Oltre alla pena concordata, il giudice di merito aveva disposto la confisca di denaro, la sospensione della patente e la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero a pena espiata. Uno dei ricorrenti contestava l'espulsione lamentando la mancata valutazione della propria situazione familiare in Italia (moglie, figli e impresa avviata). La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene il giudice debba bilanciare la sicurezza pubblica con il diritto alla vita familiare, spetta all'imputato l'onere di allegare e provare tempestivamente le circostanze familiari ostative all'allontanamento durante il procedimento di patteggiamento. Non avendolo fatto, il ricorso è generico. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Riforma Cartabia e patteggiamento: sì alla pena, no all’espulsione
Due imputati, condannati a tre anni di reclusione per traffico di cocaina tramite patteggiamento, hanno fatto ricorso in Cassazione. Gli imputati lamentavano la mancata informazione, da parte del giudice, sulle sanzioni sostitutive e sui programmi di giustizia riparativa introdotti dalla recente normativa. La Suprema Corte ha rigettato questi motivi, chiarendo l'impatto della Riforma Cartabia e patteggiamento: l'obbligo di avviso sulle pene sostitutive non si applica al patteggiamento, dove l'accordo è rimesso alla volontà delle parti. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso di uno dei condannati contro la misura di sicurezza dell'espulsione dall'Italia. Il giudice di merito aveva infatti disposto l'allontanamento senza motivare concretamente la reale pericolosità sociale del soggetto. La sentenza è stata annullata limitatamente all'espulsione, disponendo un nuovo giudizio sul punto.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: confermato il rigetto
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la misura di sicurezza dell'espulsione nei confronti di un cittadino straniero, ritenuto socialmente pericoloso. Lo straniero ha proposto ricorso per Cassazione contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché il ricorrente ha sollevato questioni di puro merito, già ampiamente e logicamente analizzate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la Corte ha confermato il provvedimento e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Espulsione dello straniero: reato lieve ma allontanamento valido
Lo Straniero, condannato per spaccio di lieve entità, ha impugnato il provvedimento di espulsione dello straniero dal territorio italiano. La difesa sosteneva che la scarsa gravità del fatto e lo stato di emarginazione escludessero la pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno chiarito che anche un reato di lieve entità può giustificare l'allontanamento se emerge una concreta pericolosità sociale. Nel caso specifico, Lo Straniero traeva il proprio sostentamento esclusivamente dall'attività illecita e aveva continuato a delinquere nonostante precedenti condanne e misure cautelari in corso.
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Patteggiamento in appello: l’accordo non si può contestare
Un cittadino straniero concorda in secondo grado una riduzione di pena e l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dall'Italia. Successivamente, propone ricorso in Cassazione contestando la misura di sicurezza per mancanza di pericolosità sociale attuale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Nel patteggiamento in appello, l'accordo liberamente stipulato tra le parti non può essere modificato unilateralmente, salvo il caso di pena illegale. Poiché la misura di sicurezza faceva parte dell'accordo e non è illegale, il ricorrente non può contestarla dopo averla accettata. Di conseguenza, viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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