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Patteggiamento e reati: quando scatta l’espulsione dello straniero

Un cittadino straniero ha concordato una pena di due anni e dieci mesi di reclusione per reati di estorsione e spaccio di stupefacenti. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando l’omessa valutazione sulla misura di sicurezza dell’espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che anche in caso di patteggiamento il giudice ha l’obbligo di valutare espressamente la pericolosità sociale del condannato per decidere sull’espulsione dello straniero. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio al Giudice per le indagini preliminari per una nuova valutazione.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 9760 Anno 2022
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il patteggiamento e il nodo dell’espulsione dello straniero

Il patteggiamento rappresenta un accordo sulla pena tra l’imputato e il pubblico ministero, ma questo strumento non cancella i doveri di valutazione del giudice sulle misure di sicurezza. Nel caso in esame, un cittadino straniero ha concordato una condanna per i reati di estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti. Il giudice di merito ha applicato la pena concordata, ma ha omesso di pronunciarsi su un aspetto fondamentale: l’espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. Questa misura di sicurezza, prevista dalla legge per i reati legati alla droga, richiede infatti un’analisi attenta della condotta del reo. La Procura Generale ha quindi deciso di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando proprio il silenzio del giudice su questo punto cruciale.

Il ricorso della Procura e la questione delle pene

Il Procuratore Generale ha presentato ricorso basandosi su due motivi principali. Il primo motivo riguardava la presunta illegalità della pena applicata dal giudice. Secondo l’accusa, la pena base per il reato di spaccio doveva essere calcolata partendo da un minimo di otto anni di reclusione, anziché di sei anni. Il secondo motivo censurava invece la mancata applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione. La Corte di Cassazione ha esaminato con attenzione il primo punto e lo ha ritenuto infondato. I giudici di legittimità hanno chiarito che il calcolo della pena era corretto. Le condotte contestate risalivano a un periodo in cui la legge applicabile prevedeva un minimo edittale (la sanzione minima stabilita dalla legge) di sei anni. Le successive modifiche normative e le decisioni della Corte Costituzionale hanno confermato la validità di questo parametro per il caso specifico. Di conseguenza, la pena principale applicata al condannato è rimasta valida e non ha subito modifiche.

Le motivazioni: l’obbligo di valutare la pericolosità per l’espulsione dello straniero

La Suprema Corte ha invece accolto il secondo motivo di ricorso, concentrandosi sull’omessa valutazione della misura di sicurezza. L’articolo 86 del Testo Unico sugli stupefacenti stabilisce che il giudice deve disporre l’espulsione dello straniero ogni volta che riconosce la pericolosità sociale del condannato. Questo obbligo non viene meno con il patteggiamento. La Corte Costituzionale ha chiarito da tempo che il giudice non può ignorare questa misura. Egli deve effettuare un accertamento concreto e motivato sulla pericolosità del soggetto. Anche se il giudice ritiene che lo straniero non sia pericoloso, e quindi decide di non espellerlo, deve comunque spiegare le sue ragioni nella sentenza. Nel caso specifico, la sentenza del Tribunale era totalmente silenziosa sul punto. Il giudice non aveva svolto alcuna indagine sulla pericolosità sociale dell’imputato, nonostante la gravità dei reati commessi, che includevano anche ripetuti episodi di estorsione. Questo silenzio rappresenta un grave errore di diritto che invalida parzialmente la decisione.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione e il rinvio al Tribunale

La Corte di Cassazione ha concluso il giudizio accogliendo parzialmente il ricorso della Procura Generale. I giudici hanno annullato la sentenza impugnata limitatamente alla mancata decisione sulla misura di sicurezza. Il resto della sentenza, compresa la pena detentiva e la multa concordate, rimane pienamente valido ed efficace. La Cassazione ha quindi rinviato gli atti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cremona. Questo giudice dovrà ora effettuare un nuovo esame concentrandosi esclusivamente sulla pericolosità sociale del condannato. Il magistrato dovrà valutare se il soggetto rappresenta ancora un pericolo per la sicurezza pubblica e se, di conseguenza, deve essere disposta l’espulsione dello straniero una volta espiata la pena detentiva. Questa pronuncia riafferma un principio fondamentale: le misure di sicurezza richiedono sempre una valutazione personalizzata e motivata, che non può essere elusa o dimenticata, nemmeno nell’ambito di un accordo di patteggiamento.

Il patteggiamento esclude l’applicazione delle misure di sicurezza?
No, il patteggiamento non impedisce al giudice di applicare le misure di sicurezza previste dalla legge, come l’espulsione dello straniero.

Il giudice può evitare di decidere sull’espulsione dello straniero?
No, il giudice ha l’obbligo di valutare espressamente la pericolosità sociale del condannato e motivare la scelta di applicare o meno l’espulsione.

Cosa succede se il giudice omette la valutazione sull’espulsione?
La sentenza può essere impugnata davanti alla Corte di Cassazione, che annullerà la decisione limitatamente a questo punto e rinvierà il caso per un nuovo esame.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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