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Esimente — Anno 2026

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107 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Diritto di cronaca e fonti anonime: i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello che aveva assolto una giornalista dall'accusa di diffamazione. Il caso riguardava un articolo che riportava accuse infamanti tratte da una lettera anonima su un evento culturale organizzato da un'associazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'esercizio del **diritto di cronaca** non permette di pubblicare contenuti anonimi senza averne verificato la veridicità intrinseca. Non basta provare l'esistenza materiale della fonte; il giornalista deve dimostrare di aver controllato l'attendibilità delle accuse per non trasformarsi in una cassa di risonanza di calunnie non verificate.
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Calcolo della pena: errore materiale e rettifica
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso di un imputato condannato per resistenza, lesioni e danneggiamento, rilevando un errore materiale nel calcolo della pena. Sebbene i motivi relativi all'esimente della reazione ad atti arbitrari siano stati rigettati, la Corte ha riscontrato un'errata somma aritmetica degli aumenti per la continuazione. La sentenza è stata annullata senza rinvio limitatamente alla determinazione sanzionatoria, rettificando la condanna finale applicando correttamente la riduzione per il rito abbreviato sulla base corretta.
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Particolare tenuità del fatto: limiti in appello
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per danneggiamento aggravato a carico di un soggetto che aveva rotto il finestrino di un'auto di servizio delle forze dell'ordine. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego del lavoro di pubblica utilità. Gli Ermellini hanno stabilito che la causa di non punibilità non può essere rilevata d'ufficio in appello se non espressamente dedotta nei motivi di gravame e che i numerosi precedenti penali dell'imputato giustificano il rigetto delle pene sostitutive.
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Reddito di cittadinanza: condanna per false quote
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di indebita percezione del reddito di cittadinanza. Il soggetto aveva omesso di dichiarare il possesso di quote societarie e fornito informazioni parziali su contratti di locazione. La difesa ha tentato di invocare la particolare tenuità del fatto e la buona fede, attribuendo l'errore a un operatore del CAF. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la natura dolosa della selezione mirata dei dati dichiarati e l'impossibilità di applicare benefici di legge a causa dei precedenti penali del ricorrente.
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Diffamazione su Facebook e particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un utente condannato per diffamazione su Facebook ai danni di un'associazione. Sebbene la natura offensiva dei commenti sia stata confermata, i giudici hanno annullato la sentenza nella parte relativa al diniego della particolare tenuità del fatto, ravvisando una motivazione carente sulla distinzione tra gravità dell'offesa e comportamento abituale.
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Stato di necessità: limiti e applicazione legale
L'ordinanza n. 9087/2026 della Corte di Cassazione analizza l'istituto dello stato di necessità. I giudici chiariscono che questa causa di giustificazione si applica esclusivamente in presenza di un pericolo attuale di un danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, evidenziando il dovere di salvare sé o altri da minacce imminenti alla vita o all'integrità fisica.
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Inammissibilità ricorso cassazione: art 384 cp
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso cassazione presentato da un soggetto condannato per favoreggiamento. I motivi addotti, riguardanti l'applicabilità dell'esimente ex art. 384 c.p. e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sono stati giudicati generici, privi di adeguata argomentazione e meramente riproduttivi di questioni già risolte dai giudici di merito.
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Diritto di cronaca giudiziaria e diffamazione
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza che dichiarava la prescrizione per alcuni giornalisti accusati di diffamazione. La Corte ha stabilito che il diritto di cronaca giudiziaria era evidente, poiché gli articoli pubblicati erano fedeli agli atti d'indagine dell'epoca, nonostante lievi imprecisioni marginali dovute a omonimia.
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Stato di necessità: limiti nell’occupazione abusiva
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una cittadina condannata per l'occupazione abusiva di un immobile. La difesa aveva invocato lo stato di necessità, sostenendo la condizione di bisogno abitativo. Tuttavia, i giudici hanno ribadito che tale esimente richiede un pericolo imminente e inevitabile, requisiti incompatibili con un'occupazione che si protrae nel tempo e che non presenta i caratteri dell'eccezionalità e dell'urgenza.
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Diffamazione social e limiti alla critica politica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione social nei confronti di un utente che aveva pesantemente insultato un assessore comunale tramite Facebook e un blog. I giudici hanno stabilito che l'uso di epiteti volgari e umilianti supera il limite della continenza, rendendo inapplicabile l'esimente del diritto di critica politica poiché l'attacco era diretto alla sfera personale e non all'operato amministrativo.
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Diffamazione tramite esposto: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione tramite esposto contro un soggetto che aveva mosso gravi accuse infondate a un legale presso il Consiglio dell'Ordine. La Corte ha stabilito che l'immunità prevista per gli atti giudiziari non si estende alle denunce disciplinari e che il dolo generico è sufficiente per la configurabilità del delitto.
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Giornalismo d’inchiesta: i limiti del diritto di critica
Un gruppo editoriale è stato condannato per diffamazione ai danni di un ex Ministro per un articolo su un presunto viaggio personale a spese dello Stato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il giornalismo d'inchiesta non può basarsi su notizie prive di prove e verosimiglianza, delineando così i limiti tra legittima informazione e diffamazione.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso contro una condanna per violenza a pubblico ufficiale. I motivi sono la genericità e la natura ripetitiva delle censure, che miravano a una nuova valutazione dei fatti anziché a contestare errori di diritto. L'ordinanza sottolinea l'importanza di confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata, anche in temi complessi come il principio del 'ne bis in idem', evidenziando i rigorosi requisiti per l'ammissibilità del ricorso.
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Verità putativa: non basta copiare da atti ufficiali
La Corte di Cassazione ha stabilito che un giornalista non può invocare l'esimente della verità putativa se si limita a copiare informazioni da un atto amministrativo senza verificarle. Nel caso specifico, un quotidiano aveva diffamato un cittadino pubblicando notizie false su suoi presunti precedenti penali, tratte da una relazione amministrativa. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento, sottolineando che il dovere di controllo della fonte è un obbligo professionale ineludibile, a meno che la fonte non sia di natura giudiziaria o investigativa.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui condannati per resistenza a pubblico ufficiale. I ricorrenti sostenevano che la loro condotta fosse solo ingiuriosa e una reazione a un atto percepito come arbitrario. La Corte ha respinto tali argomenti, qualificando il ricorso come generico e meramente reiterativo dei motivi d'appello, senza un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata, che aveva accertato una chiara opposizione fisica all'operato dei militari.
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Rifiuto cure e resistenza: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva afferrato un poliziotto mentre si opponeva a ricevere assistenza sanitaria. La Corte ha stabilito che il diritto al rifiuto cure non autorizza a compiere atti aggressivi contro gli operatori, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Rifiuto cure mediche: quando è reato aggredire?
Un uomo, condannato per aver aggredito un medico dopo aver richiesto cure, ricorre in Cassazione sostenendo il suo diritto al rifiuto cure mediche. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che tale diritto non legittima mai la violenza contro il personale sanitario, specialmente quando le cure erano state richieste dallo stesso paziente.
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Responsabilità del vettore: l’esimente CMR prevale
Una compagnia assicuratrice ha citato in giudizio un'azienda di trasporti per la perdita di alcune auto di lusso a seguito di un incendio. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della responsabilità del vettore. Nonostante la riconosciuta colpa grave dell'autista per aver parcheggiato in un'area non protetta, è stata applicata un'esimente prevista dalla Convenzione CMR. La Corte ha ritenuto che l'uso concordato di un veicolo aperto e senza telone costituisse un 'fondato dubbio' sulla causa del danno, invertendo l'onere della prova a carico della parte danneggiata, che non è riuscita a dimostrare il contrario.
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Illiquidità forza maggiore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che una semplice crisi di liquidità non è sufficiente a costituire causa di forza maggiore per giustificare il mancato versamento dei tributi. Nell'accogliere il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha chiarito che l'illiquidità forza maggiore richiede la prova di un evento imprevedibile e inevitabile, che annulla la volontà del contribuente, non essendo sufficiente la mera non imputabilità della crisi. La causa è stata rinviata al giudice di merito per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono nuovi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per resistenza a pubblico ufficiale. La decisione si fonda su tre pilastri: la presentazione di un motivo nuovo non sollevato in appello, la mera riproduzione di censure già respinte e l'infondatezza della questione sulla prescrizione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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