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Esimente — Anno 2026

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107 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Esimente

Provvedimenti

Farmaci spostati tra magazzini: è distribuzione illecita di farmaci
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni contro una farmacia, titolare anche di un'autorizzazione alla distribuzione all'ingrosso, per aver trasferito medicinali dal proprio magazzino retail a quello per l'ingrosso. I farmaci erano stati acquistati usando il codice univoco della farmacia, destinato esclusivamente alla vendita al pubblico. La Corte ha stabilito che le due attività, anche se appartenenti allo stesso soggetto, devono rimanere nettamente separate per garantire la tracciabilità e prevenire una distribuzione illecita di farmaci. Il trasferimento interno è stato quindi considerato una violazione delle norme del Codice del Farmaco, rendendo legittime le multe imposte dall'Azienda Sanitaria Locale.
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Farmaci: no a trasferimenti interni per la distribuzione all’ingrosso
Una farmacia, titolare anche di un'autorizzazione per la vendita all'ingrosso, ha trasferito dei medicinali acquistati con il suo codice 'retail' al proprio magazzino 'wholesale'. La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni amministrative ricevute, stabilendo un principio fondamentale: la **distribuzione all'ingrosso di medicinali** deve seguire canali rigorosamente separati dalla vendita al dettaglio. Questo vale anche se le due attività appartengono allo stesso soggetto. Lo scopo è garantire la tracciabilità dei farmaci e la tutela della salute pubblica. Il trasferimento interno è stato quindi considerato un'attività di distribuzione non autorizzata e sanzionata di conseguenza.
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Stato di Necessità: Truffa per Pagare Criminali? Cassazione Nega
Un uomo, per saldare un debito con dei malviventi, organizza una truffa ai danni di un'altra persona. In tribunale si difende invocando lo stato di necessità, sostenendo di aver agito sotto minaccia. La Corte di Cassazione, però, respinge questa tesi. I giudici stabiliscono che lo stato di necessità non si applica se il pericolo è stato volontariamente causato frequentando ambienti criminali. Inoltre, le modalità organizzate della truffa non erano compatibili con una situazione di panico e pericolo imminente. La condanna viene quindi confermata e il ricorso dichiarato inammissibile.
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Diritto di critica politica: blogger condannato per false accuse
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione aggravata a carico del responsabile di un blog. L'imputato aveva pubblicato articoli accusando un Commissario Straordinario di gravi reati, tra cui l'essere indagato per la morte di un operaio. I giudici hanno stabilito che tali affermazioni non rientrano nel legittimo esercizio del diritto di critica politica. Questo diritto, infatti, non può basarsi sulla manipolazione dei fatti o su accuse completamente infondate. La critica, anche la più aspra, deve sempre partire da un nucleo di verità. Attribuire a qualcuno specifici atti criminosi senza alcun riscontro oggettivo trasforma la critica in un attacco personale e diffamatorio, superando i limiti della libertà di espressione.
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Incertezza Normativa: Tassa Sì, Sanzioni No al Bookmaker Estero
Una società di scommesse estera ha ricevuto un avviso di accertamento per l'imposta unica non versata in Italia per l'anno 2009, comprensivo di sanzioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'imposta è dovuta, poiché l'attività di raccolta scommesse si svolgeva sul territorio italiano. Tuttavia, ha annullato completamente le multe. La decisione si fonda sul principio dell'incertezza normativa sulle sanzioni tributarie: prima di una legge chiarificatrice del 2010, non era chiaro se gli operatori esteri senza concessione fossero tenuti al pagamento. Questa ambiguità ha reso le sanzioni illegittime per il periodo contestato. L'azienda paga la tassa, ma non le sanzioni.
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Azione revocatoria: accordo su pagamenti tardivi non salva il fornitore
Un'azienda fornitrice aveva ricevuto pagamenti con grave ritardo da un suo cliente, poi fallito. Il Fallimento ha agito con un'azione revocatoria fallimentare per riavere indietro le somme. Il Fornitore si è difeso sostenendo che la dilazione di pagamento era stata concordata, creando una nuova prassi commerciale. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. Un accordo per ritardare i pagamenti, concluso quando l'azienda è già in crisi, non costituisce una normale prassi commerciale. Anzi, dimostra che il fornitore era a conoscenza delle difficoltà economiche del cliente. Di conseguenza, i pagamenti sono stati revocati e il Fornitore ha dovuto restituire il denaro.
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Azione revocatoria: agente sportivo deve restituire i compensi
Un procuratore sportivo ha ricevuto due pagamenti da una società calcistica per il trasferimento di un giocatore. Poco dopo, la società è fallita. Il curatore ha avviato un'azione revocatoria fallimentare per riavere indietro le somme, sostenendo che il procuratore fosse a conoscenza dello stato di crisi del club. La Corte di Cassazione ha dato ragione al fallimento. Ha stabilito che le azioni legali intraprese dal procuratore stesso per ottenere il pagamento e le notizie sulla crisi del club dimostravano la sua consapevolezza. Di conseguenza, il procuratore è stato condannato a restituire i soldi ricevuti.
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Fisco inflessibile e produzione documentale tardiva scusabile
Una società riceve un avviso di accertamento fiscale per non aver risposto tempestivamente a un questionario dell'Agenzia delle Entrate. L'ente impositore applica il severo metodo dell'accertamento induttivo puro, ignorando i documenti forniti in ritardo. L'azienda si difende invocando la produzione documentale tardiva come conseguenza di complesse riorganizzazioni interne, una causa di forza maggiore non imputabile alla sua volontà. Mentre i giudici di appello confermano la linea dura del Fisco basata sulla rigida preclusione formale, la Corte di Cassazione ribalta la prospettiva. I giudici supremi stabiliscono che il ritardo giustificato e la successiva collaborazione del contribuente impediscono l'uso di metodi accertativi estremi. La sentenza riafferma che la produzione documentale tardiva non comporta un'inutilizzabilità automatica se il ritardo è oggettivamente scusabile, tutelando il contribuente da formalismi eccessivi.
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Guida in stato di ebbrezza: etilometro e tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una conducente condannata per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico superiore a 2,40 g/l. La difesa contestava la regolarità dell'etilometro e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno chiarito che l'onere di provare il malfunzionamento dell'apparecchio spetta all'imputato se il verbale attesta la regolare revisione. Inoltre, l'elevato tasso alcolemico, l'orario notturno e la zona frequentata escludono la possibilità di considerare il fatto come tenue, confermando la pericolosità della condotta per la pubblica incolumità e la legittimità della pena sostituita con il lavoro di pubblica utilità.
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Diffamazione a mezzo stampa: il limite tra satira e fango
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di un giornalista che aveva definito un noto esponente politico e imprenditore con l'appellativo di mammasantissima. La difesa invocava l'esimente del diritto di critica e di satira, sostenendo che le espressioni fossero rivolte all'intero gruppo politico. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che l'uso di tale termine evoca legami con la criminalità organizzata in assenza di prove concrete. La decisione sottolinea che la critica politica non può sfociare in insinuazioni gratuite prive di riscontro fattuale. La sentenza ribadisce che il limite della continenza viene superato quando l'attacco non riguarda l'operato pubblico ma mira a distruggere la reputazione personale attraverso l'accostamento a contesti illeciti non dimostrati.
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Particolare tenuità del fatto: il bastone in auto non punibile
Un cittadino è stato condannato per il porto ingiustificato di un bastone di 94 cm occultato nella propria autovettura. Il Tribunale di merito, pur riconoscendo l'attenuante della lieve entità, ha omesso di pronunciarsi sulla richiesta della difesa di applicare la particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis c.p. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice non può ignorare tale istanza senza fornire una motivazione adeguata. Il riconoscimento della scarsa gravità dell'offesa rende infatti necessario un esame approfondito sulla punibilità del reo. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Falsa testimonianza: quando mentire per i parenti è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per falsa testimonianza. Il ricorrente sosteneva di aver mentito per proteggere la madre da possibili ripercussioni legali, invocando la causa di non punibilità prevista per chi agisce per salvare un prossimo congiunto. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che non sussisteva un pericolo grave e inevitabile per la libertà della madre e che l'imputato aveva scelto volontariamente di testimoniare nonostante fosse stato avvertito della facoltà di astenersi.
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Resistenza a pubblico ufficiale: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava l'attendibilità delle dichiarazioni rese dalle forze dell'ordine e la mancata applicazione della causa di giustificazione per atti arbitrari del pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che l'esimente invocata era stata correttamente esclusa dai giudici di merito sulla base della condotta tenuta dall'imputato.
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Favoreggiamento personale: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per favoreggiamento personale a carico di un uomo che aveva mentito alla polizia per coprire uno spacciatore. L'imputato sosteneva di aver agito per proteggere la propria reputazione e il proprio lavoro, invocando l'esimente dell'articolo 384 del codice penale. I giudici hanno però stabilito che il rischio di un danno all'onore non sussiste se il soggetto possiede già numerosi precedenti penali specifici. La decisione ribadisce che il silenzio o la menzogna per favorire terzi costituiscono reato se non vi è un pericolo grave e inevitabile per la libertà o l'onore del dichiarante.
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Stato di necessità e furto: i limiti della povertà
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per furto aggravato, i quali invocavano lo **stato di necessità** derivante dalla loro condizione di indigenza. I giudici hanno ribadito che la povertà non costituisce di per sé un pericolo attuale e inevitabile di danno grave alla persona, poiché il sistema di assistenza sociale offre strumenti legali per sopperire ai bisogni primari senza ricorrere al crimine.
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Crisi di liquidità: sanzioni tributarie confermate
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che invocava la crisi di liquidità come causa di forza maggiore per evitare le sanzioni tributarie. La ricorrente lamentava che il mancato versamento di IVA, IRES e IRAP fosse dovuto ai gravi ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. I giudici hanno stabilito che la carenza di fondi, anche se derivante da inadempimenti altrui, rientra nel normale rischio d'impresa e non esonera il contribuente dalle sanzioni, in quanto evento prevedibile ed evitabile con una corretta gestione aziendale.
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Diffamazione e diritto di critica professionale
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un amministratore di una società condannato per diffamazione dopo aver inviato una mail ai dipendenti criticando le competenze tecniche di un consulente per la sicurezza. La Suprema Corte ha annullato la sentenza penale per intervenuta prescrizione, ma ha sottolineato la necessità di una migliore valutazione del diritto di critica. Secondo i giudici, la critica professionale, anche se aspra, può essere legittima se funzionale a spiegare scelte aziendali e se non scade in attacchi personali gratuiti.
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Particolare tenuità del fatto e guida senza patente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina condannata per guida senza patente, confermando l'impossibilità di applicare la particolare tenuità del fatto in presenza di recidiva nel biennio. La Suprema Corte ha chiarito che la reiterazione della condotta esclude il requisito della non abitualità, necessario per l'esimente ex art. 131-bis c.p. Inoltre, è stato ritenuto legittimo il diniego alla conversione della pena detentiva in pecuniaria, basato sulla prognosi negativa circa la capacità della condannata di conformarsi alle regole dell'ordinamento.
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Legittima difesa: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 5901/2026, ha chiarito i confini della Legittima difesa in un caso di intrusione domiciliare. La decisione sottolinea che la reazione deve cessare nel momento in cui l'aggressore interrompe l'azione o si dà alla fuga, poiché viene meno l'attualità del pericolo. La Corte ha confermato la condanna per eccesso colposo, ribadendo che la difesa non può trasformarsi in una ritorsione o in una punizione privata.
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Buona fede contribuente: non basta la denuncia.
La Corte di Cassazione ha stabilito che la buona fede contribuente non può essere presunta semplicemente a seguito della presentazione di una denuncia contro il proprio commercialista. Nel caso esaminato, un contribuente aveva utilizzato crediti d'imposta inesistenti, sostenendo che l'errore fosse imputabile esclusivamente alla frode del consulente. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di appello, chiarendo che l'onere della prova dell'assenza di colpa grava sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare non solo il fatto del terzo, ma anche di aver esercitato un'adeguata vigilanza sull'operato del professionista delegato, non essendo la querela un'esimente automatica.
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