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Doppia Punibilità

64 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio secondo cui la consegna di una persona può avvenire solo se il fatto per cui è richiesta costituisce reato sia secondo la legge dello Stato che emette il mandato, sia secondo quella dello Stato che lo esegue.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Mandato d’arresto europeo: Consegna per truffa, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un cittadino serbo alla Germania, richiesta tramite Mandato d'arresto europeo per il reato di truffa. Il ricorrente contestava la violazione del diritto di difesa, sostenendo di essere sotto programma di protezione testimoni, e l'assenza di doppia punibilità, ritenendo i fatti meri inadempimenti civili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che un programma di protezione non impedisce la consegna e che la valutazione del merito delle accuse spetta al giudice richiedente, senza che sia consentita una verifica del quadro indiziario da parte dello Stato richiesto.
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Mandato di Arresto Europeo: Residenza non Basta a Bloccare la Consegna
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un Mandato di Arresto Europeo emesso dalla Romania nei confronti di un cittadino condannato per omicidio colposo. Il Ricorrente contestava la consegna, sostenendo che il reato di guida senza patente, che aveva causato la revoca della sospensione condizionale della pena, non fosse reato in Italia (doppia punibilità) e che la sua residenza in Italia dovesse bloccare l'esecuzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, precisando che la doppia punibilità si valuta sul reato principale (omicidio colposo) e che la prova di una stabile residenza quinquennale, necessaria per il rifiuto della consegna, non era stata fornita.
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Mandato di Arresto Europeo: Truffa o Inadempimento? La Cassazione Decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo contro la decisione di consegnarlo alle autorità olandesi tramite un Mandato di Arresto Europeo per il reato di truffa. L'individuo contestava l'assenza di un reato (sostenendo fosse un inadempimento contrattuale) e la mancanza di informazioni nel MAE, come la pena minima o il luogo del reato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la "doppia punibilità" si valuta in astratto e che il MAE descriveva fatti integranti la truffa. Ha anche chiarito che per il Mandato di Arresto Europeo rileva la pena massima, non quella minima.
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Mandato di arresto europeo e doping equino: ricorso respinto
L'Autorità giudiziaria straniera ha emesso un Mandato di arresto europeo contro L'Indagato per i reati di truffa, associazione a delinquere e traffico di sostanze dopanti destinate a cavalli da corsa. La Corte di Appello ha autorizzato la consegna del soggetto. L'Indagato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e il difetto della doppia punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le recenti riforme non richiedono più la verifica dei gravi indizi per eseguire un Mandato di arresto europeo. Inoltre, le condotte contestate costituiscono reato anche in Italia ai sensi delle norme sul maltrattamento di animali. La decisione di consegna è diventata così definitiva.
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Riconoscimento sentenze penali estere: no a ricorsi tardivi
Un cittadino condannato all'estero per reati fiscali ottiene il rifiuto della consegna all'autorità straniera per via del proprio radicamento in Italia. La Corte territoriale dispone quindi l'espiazione della pena in territorio nazionale. La pronuncia diventa definitiva senza impugnazioni. In seguito, il condannato promuove un incidente di esecuzione per ottenere l'estinzione della condanna, contestando l'assenza di un reato equivalente nella legge italiana. I giudici respingono l'istanza. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: il principio di doppia punibilità e la validità del riconoscimento sentenze penali estere andavano contestati impugnando la decisione originaria e non in fase esecutiva. Il condannato deve scontare la pena e versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Mandato di Arresto Europeo: La Cassazione ribalta la libertà negata
Un cittadino rumeno è stato arrestato in Italia con un Mandato di Arresto Europeo (MAE) per reati di guida senza patente e in stato di ebbrezza commessi in Romania. Il Presidente della Corte d'Appello lo aveva rimesso in libertà, negando la convalida dell'arresto, ritenendo i fatti mere contravvenzioni in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Ha stabilito che per la validità del Mandato di Arresto Europeo contano la 'doppia punibilità' (il fatto deve essere reato in entrambi i Paesi) e la pena minima di quattro mesi. Poiché il reato di guida in stato di ebbrezza soddisfaceva questi requisiti, l'arresto era legittimo. La Suprema Corte ha così confermato la legittimità dell'arresto.
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Persona Ricercata: Mandato di Arresto Europeo Confermato dalla Cassazione
La Corte d'Appello di Genova aveva accolto la richiesta di consegna di una Persona Ricercata alla Slovenia, basata su un Mandato di Arresto Europeo (MAE) per furto aggravato. La consegna era stata rinviata alla fine di una pena già in corso in Italia. La Persona Ricercata ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'assenza di atti essenziali nel fascicolo, la violazione del principio di habeas corpus e l'errata applicazione delle norme sulla consegna obbligatoria. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del MAE e la correttezza della decisione della Corte d'Appello, ribadendo che il reato rientrava nelle condizioni per la consegna e che non vi erano vizi deducibili in Cassazione sulla motivazione.
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Mandato di arresto europeo e radicamento: estradizione confermata
La Corte di Cassazione ha confermato l'estradizione di un cittadino verso il suo Paese d'origine in esecuzione di un mandato di arresto europeo per scontare una condanna definitiva di un anno e dieci mesi di reclusione per reati contro il patrimonio e guida in stato di ebbrezza. La difesa invocava il radicamento in Italia, la mancanza di querela e la prescrizione secondo le leggi italiane. I giudici supremi hanno respinto il ricorso: la presenza in Italia era documentata da meno di cinque anni, la perseguibilità a querela non incide sulla doppia punibilità e la presunta prescrizione non opera per delitti commessi all'estero. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Mandato d’arresto europeo: sì alla consegna senza prove piene
Il caso riguarda un cittadino italiano destinatario di un mandato d'arresto europeo emesso dalla Francia per tentata rapina di un orologio di lusso a Cannes. L'indagato, che avrebbe guidato lo scooter usato per la fuga, ha contestato la decisione della Corte di appello di consegnarlo alle autorità francesi. Il ricorrente lamentava la mancata specificazione del proprio grado di partecipazione al reato e l'assenza di prove sufficienti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la consegna. I giudici hanno chiarito che il mandato d'arresto europeo richiede solo informazioni minime per consentire il controllo dei requisiti formali, senza richiedere una valutazione approfondita delle prove, compito che spetta esclusivamente al giudice dello Stato estero che celebrerà il processo.
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Mandato d’arresto europeo: la sostanza vince sul vizio di forma
Un cittadino straniero, destinatario di un Mandato d'arresto europeo emesso dalla Germania per furto e truffa, ha impugnato la decisione della Corte d'appello di Brescia che ne disponeva la consegna. La difesa lamentava la mancata indicazione delle pene edittali minime e massime nel mandato, ritenendola una violazione insanabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale omissione non costituisce un motivo automatico di rifiuto della consegna. Poiché le pene erano facilmente ricavabili dalle norme tedesche indicate e non vi era alcun pregiudizio per i diritti di difesa, la Suprema Corte ha confermato la legittimità della consegna allo Stato estero.
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Mandato di arresto europeo: stop alla consegna automatica
Un cittadino straniero, dopo aver scontato una pena in Germania, viola l'obbligo di sorveglianza della condotta impostogli dai giudici tedeschi. La Germania emette quindi un mandato di arresto europeo per processarlo. La Corte di appello italiana dispone la consegna dell'uomo, ma la Cassazione annulla la decisione. I giudici supremi stabiliscono che, per concedere l'estradizione, è necessario verificare il principio della doppia punibilità. Bisogna cioè accertare se la violazione commessa all'estero sia considerata reato anche in Italia. Poiché la Corte di appello non ha verificato se la misura tedesca sia assimilabile alla libertà vigilata (la cui violazione in Italia non è reato) o a una pena accessoria, il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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Mandato d’arresto europeo: sì alla consegna per truffa online
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione di consegnarlo alle autorità del suo Paese d'origine. La consegna era stata disposta in esecuzione di un mandato d'arresto europeo per il reato di truffa, commesso vendendo beni online senza poi consegnarli. Il ricorrente contestava la durata della misura cautelare, l'assenza della doppia punibilità e la sproporzione della pena prevista all'estero (fino a otto anni di reclusione). I giudici hanno chiarito che i limiti temporali minimi non si applicano alle misure cautelari e che la truffa è reato in entrambi i Paesi. Inoltre, la differenza di pena non ostacola l'estradizione se non è palesemente irragionevole. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento di tremila euro.
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Mandato di arresto europeo: truffa all’estero ma pena in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino italiano contro la decisione di consegnarlo alle autorità tedesche in esecuzione di un mandato di arresto europeo per truffa contrattuale. L'uomo, in qualità di amministratore societario, aveva indotto la vittima a versare 70.700 euro per l'acquisto di due auto senza mai consegnarle. La difesa contestava la mancanza di querela in Italia, ma i giudici hanno chiarito che, ai fini della doppia punibilità, rileva solo la qualificazione del fatto come reato in entrambi gli Stati, non la procedibilità concreta. Essendo il soggetto cittadino italiano, la Cassazione ha subordinato la consegna alla condizione che, dopo il processo in Germania, egli venga restituito all'Italia per scontare l'eventuale pena.
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Mandato di arresto europeo: negato il carcere in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino tunisino contro la decisione di consegnarlo alla Francia in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. Il ricorrente chiedeva di scontare la pena in Italia, sostenendo di essere stabilmente radicato sul territorio nazionale dal 2008. La Suprema Corte ha chiarito che la procedura di riconoscimento delle sentenze straniere per l'esecuzione della pena in Italia non può essere attivata su richiesta del condannato. È infatti indispensabile il consenso sia dello Stato estero che ha emesso la condanna, sia del Ministero della Giustizia italiano. Di conseguenza, l'estradizione verso la Francia è stata confermata.
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Mandato di arresto europeo: fuggire non cancella la truffa
Il caso riguarda la consegna di un cittadino all'autorità giudiziaria di Cipro in esecuzione di un mandato di arresto europeo per truffa contrattuale commessa nel 2011. Il Ricercato, arrestato in Italia, ha impugnato la decisione sostenendo l'applicabilità della vecchia normativa, che richiedeva la verifica dei gravi indizi di colpevolezza, e lamentando il rischio di trattamenti inumani nelle carceri cipriote. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che si applica la legge vigente al momento della ricezione del mandato (post-riforma del 2021), la quale esclude il controllo italiano sugli indizi di colpevolezza. Inoltre, le rassicurazioni individuali fornite da Cipro escludono violazioni dei diritti fondamentali. Di conseguenza, la consegna del Ricercato è stata confermata.
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Mandato di arresto europeo: difesa violata e rinvio
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione della Corte d'appello di consegnarlo alle autorità tedesche in esecuzione di un mandato di arresto europeo. La Suprema Corte ha rilevato che, durante l'udienza camerale, il giudice di merito non ha garantito un effettivo contraddittorio tra le parti. La difesa e l'interessato non sono stati messi in condizione di discutere pienamente su tutti i requisiti e le condizioni ostative alla consegna, come la doppia punibilità e il radicamento in Italia. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, disponendo il rinvio ad un'altra sezione della Corte d'appello affinché celebri una nuova udienza nel pieno rispetto dei diritti di difesa.
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Mandato di arresto europeo: no all’estradizione per pene brevi
Un cittadino straniero, stabilmente radicato in Italia, è stato destinatario di un Mandato di arresto europeo emesso dalla Romania per scontare quattro mesi di reclusione. La Corte di appello ha disposto la consegna all'estero, ritenendo che la pena residua inferiore a sei mesi impedisse l'esecuzione della condanna in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici hanno stabilito che il limite minimo dei sei mesi non si applica quando il riconoscimento della sentenza straniera serve a evitare l'estradizione di un soggetto integrato nel territorio italiano. La finalità rieducativa della pena impone infatti di favorire il reinserimento sociale del condannato nel Paese in cui ha i propri legami affettivi e lavorativi. Il caso torna alla Corte di appello per una nuova valutazione.
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Mandato di arresto europeo: negata la consegna per radicamento
La Corte d'appello di Roma ha riconosciuto la condanna a quattro anni e un mese di reclusione emessa in Romania contro un cittadino straniero per tentato omicidio. Tuttavia, i giudici hanno rifiutato la consegna dello stesso in esecuzione di un mandato di arresto europeo, disponendo che la pena venga espiata in Italia. Questa decisione si fonda sul forte radicamento del condannato, che risiede stabilmente in Italia da oltre cinque anni con la propria famiglia. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del reato, ma ha successivamente depositato una formale rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'espiazione della pena in Italia e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: estradato per falso ma non per guida
La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso di un cittadino straniero contro la consegna alle autorità romene in esecuzione di un mandato di arresto europeo per i reati di guida senza patente e uso di atto falso. I giudici hanno stabilito che la consegna non può essere concessa per la guida senza patente, poiché tale condotta è stata depenalizzata in Italia e manca quindi il requisito della doppia punibilità, non risultando una recidiva accertata nel biennio. Al contrario, la consegna è stata confermata per il reato di uso di atto falso. La Corte ha chiarito che, ai fini del limite minimo di pena di quattro mesi previsto per l'estradizione, rileva la sanzione originariamente inflitta dal giudice straniero e non la pena residua ancora da espiare in concreto.
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Mandato di arresto europeo: stop a pene senza doppia punibilità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione della Corte di appello di Roma. Quest'ultima aveva rifiutato la consegna richiesta tramite mandato di arresto europeo, disponendo però che la pena per reati tributari commessi in Romania venisse espiata in Italia. La Cassazione ha chiarito che, quando si rifiuta la consegna per far scontare la pena in Italia, il riconoscimento della sentenza straniera richiede sempre il rispetto del principio di doppia punibilità. Non si applica la deroga prevista per i reati fiscali in materia di estradizione. Poiché i giudici di merito non avevano verificato se il fatto costituisse reato anche in Italia superando le soglie di punibilità, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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