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Domanda Riconvenzionale — Anno 2023

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382 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Domanda Riconvenzionale

Provvedimenti

Polizza fideiussoria e collaudo: la Cassazione frena il Comune
Un Comune stipula una convenzione per opere pubbliche con un'associazione di imprese, garantita da una polizza fideiussoria. A causa di inadempimenti, il Comune avvia una causa per ottenere il risarcimento. La compagnia assicurativa eccepisce la liberazione dal debito per il mancato collaudo entro i termini di legge. La Corte d'Appello condanna la garante, che ricorre in Cassazione lamentando l'omessa pronuncia su tale eccezione. La Terza Sezione Civile della Cassazione, rilevando che la questione riguarda il collaudo di opere pubbliche, non decide nel merito ma rimette la causa alla Prima Sezione Civile, competente per questa materia.
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Vizi della cosa locata: se l’immobile è abusivo niente affitto
Il Locatore ha intimato lo sfratto per morosità al Conduttore per il mancato pagamento dei canoni. Il Conduttore si è opposto eccependo la presenza di gravi difformità edilizie che impedivano il rilascio delle autorizzazioni commerciali per l'attività di parrucchiere, chiedendo la risoluzione per inadempimento e il risarcimento dei danni per vizi della cosa locata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Locatore, confermando la risoluzione del contratto a suo carico. La Corte ha stabilito che la mancata corrispondenza dell'immobile alla planimetria catastale costituisce un grave inadempimento del locatore, in quanto impedisce l'uso pattuito del bene. Inoltre, la domanda riconvenzionale del conduttore, formulata nella fase sommaria e precisata nella memoria integrativa, è pienamente ammissibile senza necessità di chiedere un nuovo rinvio d'udienza.
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Regolamento di competenza: la Cassazione frena per un vizio
Il Lavoratore propone un ricorso per regolamento di competenza contro la decisione del Tribunale di Alessandria, che aveva cancellato la sua domanda di pagamento di quarantamila euro per litispendenza con un'altra causa avviata a Torino. La Corte di Cassazione rileva tuttavia un vizio procedurale: mancano le conclusioni scritte del Pubblico Ministero. Applicando le norme transitorie della Riforma Cartabia, la Corte stabilisce che, per i ricorsi notificati prima del 2023 con udienza già fissata, è ancora necessario il parere del Procuratore Generale. Di conseguenza, la Cassazione rinvia la causa a nuovo ruolo per consentire l'acquisizione di tale parere, bloccando temporaneamente la decisione finale.
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Onorari dell’avvocato e domanda riconvenzionale di risarcimento
Un avvocato ha chiesto la liquidazione delle proprie competenze professionali per l'attività svolta a favore di una cliente. La cliente si è difesa eccependo la negligenza del professionista e proponendo una domanda riconvenzionale per il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha accolto la domanda dell'avvocato e rigettato quella della cliente applicando il rito sommario, ritenendo impossibile il passaggio al rito ordinario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cliente, stabilendo che, a fronte di una domanda riconvenzionale che richiede un'istruttoria complessa, il giudice deve separare le cause e trattare la richiesta di risarcimento con il rito ordinario. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Compensazione impropria: perché il condominio perde la causa
Un'impresa edile ha richiesto il pagamento per lavori di ristrutturazione eseguiti in un condominio. Il Condominio ha eccepito la compensazione del debito con i danni derivanti da presunti vizi delle opere, senza tuttavia formulare una formale domanda di risarcimento. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile tale eccezione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condomino, confermando che non si può applicare la compensazione impropria se non viene formalmente azionata la pretesa risarcitoria per i vizi. Trattandosi di titoli diversi (corrispettivo dell'appalto e risarcimento danni), il giudice non può procedere d'ufficio a un semplice accertamento contabile senza incorrere in un vizio di ultra-petizione. Il condomino è stato quindi condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Diritto al compenso del professionista: sì ad affari parziali
Un Professionista ha assistito un'Azienda per la vendita di quote societarie. Il contratto prevedeva una clausola di successo (success fee) anche per vendite concluse entro dodici mesi dalla fine del rapporto. L'Azienda ha poi ceduto solo una società controllata entro il termine, rifiutando di pagare il compenso perché l'operazione era parziale e senza l'intervento diretto del consulente. La Cassazione ha accolto il ricorso del Professionista, stabilendo che il diritto al compenso del professionista spetta anche per vendite parziali se previste dall'accordo e se concluse entro i termini, senza necessità di partecipazione diretta alle trattative finali.
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Associazione professionale: debiti tra soci validi per 10 anni
Un ingegnere, escluso da un'associazione professionale, ha chiesto la liquidazione della propria quota. Gli altri soci hanno risposto chiedendo la restituzione di somme trattenute indebitamente dal collega. La Corte d'Appello ha condannato l'escluso a restituire oltre 32.000 euro. Il professionista ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il diritto dei colleghi fosse ormai scaduto per via della prescrizione breve di cinque anni prevista per le società. La Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che all'associazione professionale si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni e non quella breve di cinque anni, poiché tale realtà non è iscritta nella sezione ordinaria del registro delle imprese. Di conseguenza, il professionista escluso ha perso la causa e deve pagare le spese legali.
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Caparra confirmatoria: no al doppio ma sì alla restituzione
I comproprietari di un immobile promettono di vendere il bene a due acquirenti, ma una comproprietaria rimane estranea all'accordo e ne chiede la nullità. Gli acquirenti chiedono la risoluzione del contratto per inadempimento dei venditori e il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello nega loro la restituzione della caparra, ritenendola incompatibile con la domanda di risoluzione. La Cassazione chiarisce che, sebbene la scelta della risoluzione escluda il diritto a ricevere il doppio della caparra confirmatoria, essa non fa perdere il diritto alla restituzione della somma originariamente versata. Tale restituzione costituisce un effetto naturale dello scioglimento del contratto. La sentenza viene quindi cassata con rinvio.
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Strada Privata vs Comune: No alla Servitù di Uso Pubblico
Una società costruttrice si oppone alla decisione di un Comune di dichiarare di uso pubblico una strada di sua proprietà, realizzata a servizio di alcuni edifici. La Corte di Cassazione ha confermato che la strada è privata. Per riconoscere una servitù di uso pubblico non basta l'iscrizione della via negli elenchi comunali. È necessario dimostrare con fatti concreti che la strada sia destinata all'uso della collettività. In questo caso, elementi come il cartello 'strada privata', l'assenza di illuminazione pubblica e l'uso esclusivo da parte dei residenti hanno provato la natura privata della strada, escludendo la servitù.
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Recesso: l’indennità sostitutiva del preavviso spetta senza danno
Un promotore finanziario recede dal contratto con la sua banca, che quasi contemporaneamente fa lo stesso. Si accerta in via definitiva che il primo a recedere è stato il promotore. La banca chiede quindi il pagamento dell'indennità sostitutiva del preavviso. La Corte d'Appello nega tale diritto, ritenendo che la banca non avesse provato di aver subito un danno economico. La Cassazione ribalta questa decisione, stabilendo un principio chiaro: l'indennità sostitutiva del preavviso è dovuta automaticamente, a prescindere dalla prova di un danno concreto. Inoltre, il giudice non poteva rimettere in discussione quale dei due recessi fosse avvenuto per primo, poiché quel punto era già stato deciso in modo definitivo (giudicato interno).
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Cessione del Credito: Perde la Causa Chi Cede il Suo Diritto
Un professionista, inquilino di un immobile, viene citato in giudizio per sfratto per morosità dai proprietari. L'inquilino si oppone, chiedendo di compensare il debito degli affitti con un suo credito professionale verso i proprietari. Tuttavia, emerge che il professionista aveva già trasferito tale credito a una banca tramite una cessione del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a seguito della cessione, il professionista non era più il titolare del diritto e non poteva quindi più utilizzarlo in giudizio. La sua domanda è stata rigettata perché, cedendo il credito, aveva perso la proprietà del diritto stesso, che ora apparteneva esclusivamente alla banca.
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Imputazione del pagamento: Cliente vince se l’azienda non prova la consegna
Una società ottiene un decreto ingiuntivo per una fornitura non pagata. La cliente si oppone, sostenendo di aver già versato somme superiori al dovuto. Il problema diventa l'imputazione del pagamento: a quale debito si riferiscono i versamenti? La Cassazione dà ragione alla cliente. La società fornitrice non è riuscita a provare l'esistenza di altre forniture (ad esempio con bolle di consegna) a cui attribuire i pagamenti ricevuti. Di conseguenza, senza prove contrarie, i giudici hanno considerato i pagamenti come saldo della fattura contestata, revocando il decreto ingiuntivo. La sola causale di un bonifico non è stata ritenuta sufficiente a decidere la controversia.
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Elenco auto confuso? Contratto nullo per oggetto indeterminato
La Cassazione si pronuncia su una lite tra due fratelli sorta da un accordo per la cessione di alcune autovetture. Uno dei due fratelli citava in giudizio l'altro per inadempimento, chiedendo la consegna dei veicoli e il risarcimento dei danni. I giudici hanno respinto la domanda a causa della indeterminatezza dell'oggetto del contratto. L'elenco delle auto, allegato all'accordo, era talmente generico, confuso e incomprensibile da non permettere di individuare con certezza i beni da trasferire. La Corte ha quindi stabilito che, se l'oggetto non è chiaro, non si può né pretendere l'adempimento né provare un inadempimento, e di conseguenza non è dovuto alcun risarcimento.
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Mediazione Obbligatoria: Inquilino perde causa contro Proprietaria
Una Proprietaria chiede il rilascio di un immobile e il pagamento di canoni arretrati. L'Inquilino si oppone e presenta una contro-domanda (riconvenzionale), avviando la mediazione solo per quest'ultima. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla mediazione obbligatoria e domanda riconvenzionale: quando le cause sono connesse, l'avvio della procedura da parte di un solo soggetto è sufficiente a rendere procedibile l'intero giudizio. Di conseguenza, la richiesta della Proprietaria era valida. L'Inquilino ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese legali, confermando la vittoria della Proprietaria.
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Contratto nullo senza spiegazioni: vince l’obbligo di motivazione
Un professionista si è visto risolvere un contratto da un Consorzio pubblico, che ne sosteneva la nullità. La Corte d'Appello ha dato ragione all'ente ma senza spiegare il perché, violando il fondamentale obbligo di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha quindi annullato questa decisione, stabilendo che un giudizio è invalido se il suo ragionamento è assente o incomprensibile. Il caso è stato perciò rinviato a un nuovo giudice d'appello per una valutazione che sia, questa volta, adeguatamente motivata. Il professionista vince sul piano procedurale, ottenendo una nuova chance.
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Errore di fatto revocatorio: no se il giudice ha valutato male
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'affittuaria di un fondo agricolo che chiedeva di annullare una precedente ordinanza della stessa Corte. L'affittuaria sosteneva che i giudici avessero commesso un errore di percezione nel valutare una domanda di risarcimento danni. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: non si può chiedere la revocazione di una sentenza per un presunto errore di valutazione o di interpretazione degli atti. L'errore di fatto revocatorio, infatti, è solo quello di pura percezione (una svista materiale), non un diverso apprezzamento giuridico. Poiché la ricorrente contestava il modo in cui la Corte aveva ragionato e non una svista, la sua richiesta è stata dichiarata inammissibile.
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Contratto falso? Perde la causa per disconoscimento tardivo
Una committente contesta il saldo di un appalto e chiede un risarcimento, ma l'azienda edile vince la causa grazie a un contratto che la cliente non ha contestato in tempo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata e immediata contestazione di un documento, una volta che questo entra nel processo (anche solo tramite la relazione di un perito), equivale a un'accettazione. Il **disconoscimento tardivo di scrittura privata** da parte della committente ha reso le sue successive proteste, inclusa la querela di falso, inefficaci. La sentenza conferma che le scadenze processuali per contestare le prove sono rigide e non possono essere ignorate.
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Canone di concessione in proroga: si paga anche dopo la scadenza
Una società di distribuzione del gas, dopo la scadenza del contratto con un Comune, era obbligata per legge a continuare il servizio in attesa di una nuova gara. La società si rifiutava di pagare il canone di concessione, ritenendolo ingiusto per un'attività ridotta alla sola gestione ordinaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento del **canone di concessione in proroga** è sempre dovuto, anche dopo la scadenza del contratto. La legge, infatti, lo impone. Tuttavia, l'azienda non è senza tutele: può chiedere una revisione delle condizioni economiche del contratto o un risarcimento danni al Comune per i ritardi nell'indire la nuova gara, ma non può semplicemente smettere di pagare il canone.
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Copertura condominiale: responsabilità per danni non prova proprietà
Un condomino ne cita in giudizio un altro per far dichiarare la natura di copertura condominiale del tetto e ottenerne il ripristino. Il convenuto si oppone, sostenendo che una precedente sentenza per infiltrazioni avesse già implicitamente stabilito la sua proprietà esclusiva. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando un principio chiave: essere responsabile per i danni come custode di un bene (in quel caso, il tetto) non significa esserne il proprietario esclusivo. La natura di copertura condominiale dipende dalla sua funzione oggettiva di proteggere l'edificio, un criterio che prevale sulla questione della custodia. Vince quindi il condomino che chiedeva il ripristino.
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Trattore difettoso: riparazione a pagamento senza prova del vizio
Un acquirente acquista un trattore usato che presenta subito gravi difetti. Lo consegna alla società venditrice per la riparazione, ma questa, dopo averlo trattenuto a lungo, gli chiede il pagamento dell'intervento. L'acquirente si oppone, sostenendo che la riparazione fosse dovuta in garanzia. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova vizi della cosa grava sul compratore. Poiché l'acquirente non è riuscito a dimostrare che i difetti fossero preesistenti alla vendita, la sua richiesta è stata respinta. Di conseguenza, è stato condannato a pagare le spese di riparazione e quelle legali.
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