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Domanda Riconvenzionale — Anno 2025

353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Domanda Riconvenzionale

Provvedimenti

Sale and lease back: quando è nullo per patto commissorio?
Un'impresa contesta la validità di un'operazione di sale and lease back, sostenendo che mascheri un patto commissorio vietato dalla legge. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso, chiarendo che per dichiarare la nullità del contratto è necessario provare la presenza di specifici indici sintomatici, come un debito preesistente tra le parti e una sproporzione del prezzo. In assenza di tali prove, il contratto di sale and lease back è stato ritenuto valido e legittimo.
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Contratto di agenzia: quando prevale sull’informatore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda farmaceutica, confermando la qualificazione del rapporto con un suo collaboratore come contratto di agenzia. La decisione si basa sulla prevalenza dell'attività di promozione delle vendite rispetto a quella di informazione scientifica. La drastica riduzione della zona operativa è stata ritenuta giusta causa di recesso da parte dell'agente.
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Occupazione senza titolo: la prova del danno
Un'azienda condannata per occupazione senza titolo di un immobile ricorre in Cassazione, sostenendo la mancata prova del danno. La Corte suprema rigetta il ricorso, chiarendo che il danno, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato in via presuntiva. La perdita della concreta possibilità di godimento del bene è sufficiente per il risarcimento, liquidabile in via equitativa.
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Pensione avvocati: ricalcolo e contributi parziali
Un professionista ha ottenuto il ricalcolo della propria pensione basato su una più favorevole rivalutazione dei redditi. La Cassa di previdenza ha impugnato la decisione, sostenendo che tale ricalcolo generasse un debito contributivo non saldato. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla rivalutazione, ma ha stabilito un principio fondamentale per la pensione avvocati: l'importo della prestazione deve essere sempre commisurato ai contributi effettivamente versati. Pertanto, ha annullato la sentenza precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per ricalcolare la pensione in base a tale principio.
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Impugnazione onorari avvocato: quando fare appello
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi professionali all'erede del suo defunto cliente. L'erede ha risposto con una domanda riconvenzionale per responsabilità professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso diretto dell'avvocato, chiarendo che quando una controversia sugli onorari viene ampliata da una domanda riconvenzionale, il mezzo corretto di impugnazione è l'appello e non il ricorso immediato in Cassazione. Questa decisione sottolinea l'importanza di scegliere il corretto strumento processuale per l'impugnazione onorari avvocato.
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Rito locatizio: la lettura del dispositivo è cruciale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello in una causa di sfratto perché emessa senza la lettura del dispositivo in udienza. Secondo la Suprema Corte, nel rito locatizio, questa omissione costituisce una nullità insanabile che impone la cassazione della decisione con rinvio al giudice di secondo grado. Il caso riguardava un'opposizione tardiva a una convalida di sfratto, in cui la Corte d'Appello aveva riservato la decisione invece di pronunciarla immediatamente dopo la discussione, violando le norme procedurali specifiche per le controversie in materia di locazione.
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Dispensa dal rendiconto: limiti e onere della prova
Un mandatario, autorizzato a operare su un conto corrente con una clausola di 'dispensa dal rendiconto', viene citato in giudizio per la restituzione di ingenti somme prelevate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33822/2025, conferma la condanna alla restituzione, chiarendo che tale dispensa non elimina la responsabilità del mandatario. L'effetto principale è l'inversione dell'onere della prova: spetta al mandante contestare specifiche operazioni, ma il mandatario deve comunque poter dimostrare che i fondi sono stati usati nell'interesse del mandante, altrimenti è tenuto a restituirli.
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Pagamento canone con immobile sequestrato: la guida
Un conduttore, il cui locale era stato posto sotto sequestro penale, è stato comunque tenuto a versare i canoni di locazione fino alla restituzione effettiva dell'immobile al proprietario. La Corte di Cassazione ha confermato che l'obbligo pagamento canone non cessa automaticamente a causa del sequestro o della detenzione del conduttore, poiché questi eventi non costituiscono un'impossibilità sopravvenuta della prestazione se non viene provata la non imputabilità. L'obbligazione di pagamento si trasforma in un'indennità di occupazione fino al rilascio.
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Contratto di locazione nullo: la transazione non vale
Una locatrice e un conduttore avevano un contratto di locazione verbale. Durante un procedimento di sfratto, le parti si accordavano per stipulare un nuovo contratto scritto, ma l'accordo non veniva rispettato. La Corte d'Appello aveva qualificato tale accordo come una transazione novativa, rigettando la richiesta di rilascio dell'immobile. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che un contratto di locazione nullo per difetto di forma scritta non può essere oggetto di novazione. Di conseguenza, la transazione basata su un titolo nullo è inefficace e non impedisce di agire per l'inadempimento degli obblighi assunti.
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Riduzione canone affitto: non equivale a risarcimento
Una società agricola affittuaria ha sospeso il pagamento del canone, chiedendo il risarcimento dei danni per l'impossibilità di utilizzare l'intera superficie. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di risarcimento è distinta e non implica una richiesta di riduzione canone affitto. L'ordinanza sottolinea la necessità di formulare domande giudiziali precise, dichiarando inammissibili i motivi di ricorso non specifici e ribadendo la differenza tra le due azioni legali.
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Finanziamento pubblico: dimissioni e obblighi azienda
La Corte di Cassazione chiarisce che un'azienda beneficiaria di un finanziamento pubblico per l'assunzione non è inadempiente se i lavoratori si dimettono. La cessazione del rapporto per volontà del dipendente, fatto non controllabile dall'impresa, non comporta la revoca del contributo, ma al massimo una sua riduzione proporzionale come previsto dall'accordo.
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Domanda riconvenzionale: la competenza del Tribunale
La Corte di Cassazione stabilisce che, in una causa per la liquidazione di compensi professionali di un avvocato, la competenza è della Corte d'Appello. Tuttavia, se il cliente presenta una domanda riconvenzionale per altre questioni, questa deve essere trattata separatamente dal Tribunale. La Corte ha quindi affermato la necessità di separare i procedimenti, rimettendo la causa riconvenzionale al giudice di primo grado.
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Soccombenza reciproca: la guida alla ripartizione
Una promissaria acquirente ha citato in giudizio i promittenti venditori per inadempimento di un contratto preliminare. I venditori hanno risposto con una domanda riconvenzionale. Dopo due gradi di giudizio, la Corte d'Appello ha confermato la risoluzione del contratto per colpa dell'acquirente ma, riducendo il risarcimento ai venditori, li ha condannati a restituire parte della caparra. I venditori hanno impugnato in Cassazione la sola ripartizione delle spese basata sulla soccombenza reciproca. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito nel ripartire le spese processuali quando entrambe le parti risultano parzialmente sconfitte.
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Contratto preliminare immobile abusivo: è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30935/2025, ha stabilito che un contratto preliminare immobile abusivo è pienamente valido ed efficace tra le parti, anche se l'immobile presenta irregolarità edilizie. La Corte ha chiarito che la mancata concessione della sanatoria non rende il contratto inefficace, a meno che non sia stata esplicitamente pattuita come condizione sospensiva. La normativa sull'urbanistica, che impone la menzione dei titoli edilizi, si applica solo agli atti di trasferimento definitivi e non ai contratti preliminari, che hanno solo effetti obbligatori. Di conseguenza, la richiesta dei venditori di dichiarare l'inefficacia del contratto è stata respinta.
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Scritture contabili: la prova in giudizio tra imprese
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo, ma la sua domanda riconvenzionale viene respinta per compensazione con un controcredito della fornitrice. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che le scritture contabili, unite ad altri elementi, possono costituire prova valida del credito. Inoltre, ha chiarito che il disconoscimento di una fattura in copia deve essere specifico e non generico.
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Usucapione del coerede: quando è possibile?
La Corte di Cassazione conferma che l'usucapione del coerede è possibile se il possesso sul bene comune è esclusivo e incompatibile con i diritti degli altri eredi. Nel caso di specie, aver concesso a un familiare di avviare un'attività commerciale sull'immobile è stato ritenuto un atto idoneo a dimostrare tale possesso esclusivo. La Corte ha anche chiarito che una precedente sentenza che negava l'usucapione a un'altra persona non impedisce al coerede di far valere il proprio diritto.
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Ricorso inammissibile: i requisiti secondo la Cassazione
Una società del settore benessere ha presentato ricorso contro una decisione che confermava la sussistenza di lavoro subordinato non dichiarato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, poiché la parte ricorrente non aveva adeguatamente riportato negli atti i documenti e le domande processuali su cui si basavano le sue censure. La Corte ha ribadito che l'interpretazione delle domande processuali da parte dei giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità.
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Domanda riconvenzionale: l’interesse dell’ente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente impositore ha sempre interesse a proporre una domanda riconvenzionale per ottenere una sentenza di condanna, anche se è già in possesso di un'ingiunzione fiscale esecutiva. Il caso riguardava un istituto di credito che si opponeva a un'ingiunzione per penalità. La Corte ha chiarito che la sentenza giudiziale offre una tutela maggiore, trasformando la pretesa in un giudicato e consentendo l'iscrizione di un'ipoteca giudiziale, strumento distinto e ulteriore rispetto a quello derivante dal titolo amministrativo.
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Sospensione processo: quando è illegittima?
Un consorzio garante, surrogatosi nei diritti di una banca, otteneva un decreto ingiuntivo contro una società debitrice e i suoi fideiussori. Questi ultimi si opponevano, eccependo la nullità della fideiussione per violazione di norme antitrust. Il tribunale di primo grado, dichiarata la propria incompetenza sulla questione antitrust a favore del Tribunale delle Imprese, disponeva la sospensione del processo principale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la sospensione processo era illegittima nei confronti della società debitrice, poiché la validità della fideiussione non influisce sull'obbligazione principale, non sussistendo quindi un rapporto di pregiudizialità.
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Compenso architetto: quando è dovuto anche con errori?
Dei committenti si opponevano al pagamento del compenso a un architetto a causa di gravi inadempienze che avevano portato a un sequestro del cantiere. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante gli errori del professionista (per cui è stato condannato al risarcimento danni), il compenso architetto è dovuto per la parte di lavoro utilmente svolta. Il diritto al pagamento viene meno solo se l'inadempimento rende l'opera del tutto irrealizzabile.
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