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Domanda Riconvenzionale — Anno 2025

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353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Domanda Riconvenzionale

Provvedimenti

Clausola penale leasing: quando il giudice decide?
Una società utilizzatrice di un immobile in leasing, risultata inadempiente, si opponeva a un decreto ingiuntivo. In giudizio, chiedeva la riduzione della clausola penale prevista dal contratto. La Cassazione ha stabilito che, avendo la stessa società sollevato la questione della penale, il giudice era legittimato a deciderne l'applicabilità, anche senza una richiesta esplicita della società concedente. L'appello sulla presunta iniquità della clausola penale è stato respinto.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
Un lavoratore si è visto dichiarare inammissibile il ricorso in Cassazione volto a far riconoscere un rapporto di lavoro subordinato. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme", secondo cui se Tribunale e Corte d'Appello giungono alla stessa conclusione sui fatti, non è possibile contestare la motivazione in Cassazione. La Corte ha inoltre ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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Distanze costruzioni: quando si applica il nuovo PRG?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta una lite tra vicini riguardo un diritto di passaggio e la legittimità di un muro di confine. Il caso è cruciale per definire il momento esatto in cui le norme sulle distanze costruzioni, introdotte da un nuovo Piano Regolatore Generale (PRG), diventano vincolanti. La Corte ha stabilito che la costruzione, avvenuta prima dell'approvazione definitiva e della pubblicazione del nuovo PRG, non era soggetta alle nuove e più restrittive regole sulle distanze, confermando così la legittimità del muro.
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Danno a immobile abusivo: risarcimento negato
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di richiesta di risarcimento per danni a un edificio, causati da scavi su un terreno confinante. Il proprietario del terreno su cui sono stati eseguiti gli scavi si era difeso sostenendo che l'immobile danneggiato fosse abusivo. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso il risarcimento, stabilendo due principi chiave: in primo luogo, la motivazione di una sentenza d'appello che si limita a confermare la precedente senza un'analisi critica è solo "apparente" e quindi nulla; in secondo luogo, ha ribadito che il danno a immobile abusivo non è risarcibile, poiché un bene illegale non possiede un valore di mercato tutelabile dall'ordinamento giuridico e il danno non può essere considerato "ingiusto".
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Distanze tra costruzioni: muro e terrapieno
La Corte di Cassazione ha stabilito che un muro di sostegno per un terrapieno deve essere considerato a tutti gli effetti una 'costruzione' e, come tale, è tenuto al rispetto delle distanze legali previste dai regolamenti locali. Nel caso esaminato, i proprietari di un fondo avevano edificato un muro in violazione delle norme sulle distanze tra costruzioni, sostenendo che queste si applicassero solo agli 'edifici'. La Corte ha respinto questa interpretazione, affermando che la nozione di costruzione è ampia e include qualsiasi manufatto stabile. È stata inoltre respinta la domanda riconvenzionale per una servitù di passaggio, poiché mirava a legalizzare un'opera illegittima e il fondo non risultava comunque intercluso.
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Annullabilità delibera condominiale: termini e vizi
Un nudo proprietario ha impugnato un decreto ingiuntivo per spese condominiali, lamentando vizi nelle delibere. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la mancata convocazione dell'usufruttuario e l'errata ripartizione delle spese causano l'annullabilità della delibera condominiale, non la nullità. Tali vizi devono essere contestati entro il termine di decadenza di 30 giorni, anche tramite domanda riconvenzionale in sede di opposizione al decreto.
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Conversione del rito: salvi i termini per la domanda
In una controversia su un contratto preliminare immobiliare, una società venditrice avvia un procedimento sommario per l'esecuzione del contratto. Successivamente, cambia domanda chiedendo il recesso. I promissari acquirenti propongono una domanda riconvenzionale per ottenere il trasferimento dell'immobile. La società eccepisce la tardività di tale domanda. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la conversione del rito da sommario a ordinario "resetta" i termini processuali. Le preclusioni maturate nella fase sommaria non si estendono alla fase ordinaria, garantendo così il diritto di difesa del convenuto, che può validamente proporre la propria domanda riconvenzionale nei nuovi termini fissati dal giudice.
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Custode giudiziario: legittimazione e limiti in giudizio
Una società agricola, conduttrice di un fondo, si opponeva alla risoluzione per morosità del contratto di affitto, eccependo un difetto di contraddittorio e la nullità di alcune clausole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo il ruolo del custode giudiziario nel processo. È stato stabilito che il custode agisce come sostituto processuale dell'esecutato, detenendo la piena legittimazione a stare in giudizio (ad processum) per le azioni relative ai beni in custodia, rendendo non necessaria una separata citazione del soggetto pignorato. Inoltre, la Corte ha ribadito che la sottoscrizione del contratto da parte dei rappresentanti sindacali è prova sufficiente dell'effettiva assistenza richiesta dalla legge per i patti in deroga.
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Giurisdizione accordi P.A.: chi decide sulle liti?
Una società energetica e un ente locale disputavano sul pagamento di somme previste da una convenzione per un impianto eolico. Dopo un conflitto tra tribunale civile e amministrativo, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la giurisdizione sugli accordi con la P.A. spetta al giudice ordinario quando la controversia ha natura puramente patrimoniale e non riguarda l'esercizio di poteri pubblici.
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Servitù coattiva: intervento e fondo intercluso
La Corte di Cassazione affronta un caso di servitù coattiva per un fondo intercluso. La questione centrale riguarda la validità di un intervento volontario in giudizio da parte di terzi proprietari, inizialmente non citati. La Corte stabilisce che tale intervento è idoneo a sanare il difetto di contraddittorio (litisconsorzio necessario), permettendo la decisione nel merito. Il ricorso, che mirava a contestare la causa dell'interclusione e la decisione sulla servitù coattiva, viene rigettato in quanto considerato un tentativo di riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Specificità appello: Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile un ricorso per difetto di specificità. Il caso riguardava una controversia condominiale sulla proprietà di un'area sotterranea. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel valutare i requisiti di specificità dell'atto di appello, applicando criteri troppo restrittivi non conformi alla normativa vigente all'epoca della notifica dell'atto. È stato chiarito che la riproposizione di argomenti già discussi in primo grado può essere sufficiente se costituisce una critica puntuale alla sentenza impugnata.
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Eccezione di prescrizione: quando e come sollevarla
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che l'eccezione di prescrizione su una domanda riconvenzionale deve essere sollevata entro la prima udienza di trattazione e non nelle memorie successive. La Suprema Corte ha ribadito il rigore dei termini processuali, dichiarando inammissibili gli altri motivi di ricorso per difetti di specificità e procedurali. La decisione sottolinea l'importanza di formulare tempestivamente tutte le difese per non incorrere in decadenze insanabili.
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Qualificazione giuridica: il potere correttivo del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato che il giudice ha il potere-dovere di effettuare la corretta qualificazione giuridica della domanda. In un caso di appalto, anche se un condominio aveva richiesto un risarcimento per vizi gravi (ex art. 1669 c.c.), il giudice ha legittimamente riqualificato la domanda applicando la norma per vizi generici (ex art. 1667 c.c.), senza incorrere nel vizio di ultrapetizione. La decisione si basa sulla prevalenza dei fatti allegati e del bene richiesto rispetto all'inquadramento normativo proposto dalla parte.
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