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Domanda Riconvenzionale — Anno 2025

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353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Domanda Riconvenzionale

Provvedimenti

Condizione risolutiva: contratto nullo se non si avvera
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare a causa del mancato avveramento di una condizione risolutiva. Il caso riguardava un accordo la cui efficacia era subordinata all'approvazione di un piano di lottizzazione entro un termine definito. Trascorsi quasi dieci anni senza che la condizione si verificasse, la società acquirente ha esercitato il suo diritto di recesso. La Suprema Corte ha stabilito che la clausola configurava una vera e propria condizione risolutiva, il cui mancato avveramento ha determinato la fine del vincolo contrattuale, senza che potesse essere addebitata alcuna colpa alla parte acquirente, poiché l'approvazione del piano dipendeva dall'ente comunale e non dalla sua volontà.
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Licenziamento per ammanco: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per ammanco causato dal furto di prodotti da parte di un dipendente di una farmacia. La sentenza ha respinto il ricorso del lavoratore, che contestava la tempestività dell'azione disciplinare e le prove utilizzate. La Corte ha ribadito che il principio di immediatezza della contestazione è relativo e che il datore di lavoro può prendersi il tempo necessario per accertare i fatti. Inoltre, ha confermato la condanna del lavoratore al risarcimento del danno, quantificato in oltre 40.000 euro.
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Migliorie su immobile altrui: spetta l’indennità?
Un uomo apporta migliorie sull'immobile di proprietà della compagna. La Cassazione nega l'indennità, chiarendo che il convivente non è possessore ma detentore qualificato e non ha quindi diritto al rimborso previsto dall'art. 1150 c.c. per le migliorie su immobile altrui. La sua posizione deriva da un rapporto di natura familiare e non da un potere di fatto sul bene assimilabile alla proprietà.
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Spese legali contumace: i limiti secondo la Cassazione
In una causa per regolamento di confini e distanze legali, la Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulle spese legali del contumace. La Corte ha annullato la parte della sentenza d'appello che condannava i ricorrenti al pagamento delle spese processuali a favore di parti rimaste contumaci nel secondo grado di giudizio, poiché non avevano sostenuto alcuna spesa difensiva. Gli altri motivi di ricorso, relativi alla mediazione obbligatoria e alla valutazione delle prove, sono stati respinti.
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Contratto preliminare nullo senza dati immobile
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello, dichiarando nullo un contratto preliminare di compravendita. La causa della nullità risiede nella mancata identificazione specifica dell'immobile, essendo stati indicati solo la via e il numero civico di un edificio con più appartamenti. La Corte ha chiarito che, per la validità del contratto, l'oggetto deve essere determinato o almeno determinabile in modo inequivocabile, cosa non avvenuta nel caso di specie, anche a causa della mancata produzione di una precedente scrittura privata a cui si faceva riferimento.
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Onere della prova nell’imputazione di pagamento
In una controversia commerciale tra due aziende agricole, la Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale sull'onere della prova. Se un debitore dimostra di aver effettuato pagamenti sufficienti a coprire un debito, spetta al creditore, e non al debitore, provare che tali somme dovevano essere imputate a debiti diversi e preesistenti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente invertito tale onere probatorio.
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Titolarità attiva: causa persa se non sei proprietario
Un cittadino ha citato in giudizio il vicino per violazione delle distanze legali, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. È emerso che l'attore aveva venduto l'immobile prima di avviare la causa, mancando quindi della cosiddetta 'titolarità attiva', ovvero della proprietà effettiva del diritto che intendeva tutelare. La Corte ha stabilito che tale carenza, riguardando il merito della causa, può essere rilevata in qualsiasi momento, portando al rigetto della domanda.
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Competenza per valore: la Cassazione chiarisce le regole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28196/2025, si è pronunciata sul tema della competenza per valore in un giudizio di opposizione all'esecuzione. Il caso riguardava una creditrice che, a fronte di un'opposizione basata su un'eccezione di compensazione, aveva a sua volta introdotto una domanda riconvenzionale di valore superiore ai limiti del Giudice di Pace. La Corte ha stabilito che la presenza di tale domanda riconvenzionale determina la competenza del Tribunale, in quanto il valore della causa si calcola sommando le domande proposte contro la stessa parte.
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Spese processuali: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i principi sulla ripartizione delle spese processuali. In un caso tra una società e una banca, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la statuizione sulle spese, ribadendo che la valutazione sulla soccombenza e l'eventuale compensazione rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito e non sono sindacabili in sede di legittimità, salvo casi eccezionali. L'accoglimento parziale di una domanda non trasforma la parte attrice in soccombente per la porzione rigettata, ma può giustificare una compensazione delle spese.
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Valutazione delle prove: limiti del ricorso in Cassazione
Una società ha impugnato una decisione bancaria sostenendo un'errata valutazione delle prove documentali da parte della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non ha il potere di riesaminare il merito dei fatti. L'ordinanza chiarisce che l'errata percezione di una prova (travisamento del fatto) deve essere contestata con rimedi specifici e non come una generica critica alla valutazione delle prove, confermando i rigorosi limiti del giudizio di legittimità.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: la guida pratica
Una società fornitrice di servizi idrici si opponeva a un decreto ingiuntivo di un Comune, avanzando una domanda riconvenzionale per compensare un controcredito. La Corte d'Appello ha riqualificato la domanda come azione di indebito arricchimento, dichiarandola tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della società, evidenziando come i motivi presentati fossero formalmente errati. In particolare, le censure relative all'interpretazione degli atti e alla violazione dell'onere della prova non rispettavano i rigorosi requisiti richiesti per il giudizio di legittimità, portando a una declaratoria di inammissibilità del ricorso cassazione.
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Interpretazione contratto: l’acquisto ‘a corpo’ vale
Un acquirente cita in giudizio i vicini per un corridoio, sostenendo che faccia parte del suo appartamento. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che l'acquisto 'nello stato di fatto' e la consapevolezza dell'acquirente di una precedente cessione del corridoio stesso sono decisivi. Il caso sottolinea l'importanza della corretta interpretazione del contratto di compravendita.
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Vizi sopravvenuti immobile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in un caso di locazione commerciale. La corte ha stabilito che la decisione di primo grado sui vizi sopravvenuti immobile, non appellata dal locatore, costituisce giudicato interno. Di conseguenza, la corte d'appello non poteva rigettare la richiesta di risoluzione del contratto basandosi sulla presunta preesistenza dei vizi. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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Vizi cessione d’azienda: quando non si ha diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che non tutti i difetti in una cessione d'azienda costituiscono un vizio che dà diritto alla riduzione del prezzo. Nel caso specifico, riguardante l'acquisto di un ramo d'azienda con case di riposo, la Corte ha rigettato le richieste dell'acquirente. È stato chiarito che la minor valutazione dell'avviamento, la mancanza di crediti promessi e i difetti strutturali facilmente riconoscibili non rientrano nella nozione di "vizio della cosa venduta" (art. 1490 c.c.), ma afferiscono ad altri rimedi legali, come la risoluzione per inadempimento o l'annullamento del contratto, che la parte non aveva richiesto. La sentenza sottolinea l'importanza di inquadrare correttamente l'azione legale in base alla natura dei vizi nella cessione d'azienda.
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Servitù coattiva: onere della prova su cortili
La richiesta di una proprietaria per una servitù coattiva di passaggio sul cortile di un vicino è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che spetta a chi richiede la servitù l'onere di dimostrare che il proprio fondo è completamente intercluso e che non esistono altre vie di accesso alternative, requisito fondamentale per superare l'esenzione legale prevista per i cortili. La Corte ha inoltre chiarito che un'azione possessoria precedente, poi estinta, non impedisce l'interruzione del termine utile per l'usucapione.
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Garanzia prodotto: onere della prova e C.T.U.
Un venditore di macchinari industriali, citato in giudizio per la ridotta produttività di un impianto, sosteneva che la colpa fosse dell'acquirente per l'uso di materie prime non standard. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il venditore non aveva fornito prove specifiche a sostegno della sua tesi. La richiesta di una nuova Consulenza Tecnica d'Ufficio (C.T.U.) è stata ritenuta meramente esplorativa e non può sopperire alla carenza probatoria della parte. La sentenza ribadisce i principi sulla garanzia prodotto e sull'onere della prova.
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Usucapione: la divisione ereditaria interrompe i termini
Una coppia rivendicava l'usucapione di un fondo agricolo posseduto per decenni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che un precedente giudizio di divisione ereditaria aveva interrotto i termini necessari per l'usucapione. Inoltre, è stato accertato che il possesso non era esclusivo, ma esercitato in 'compossesso' con altri familiari, elemento che osta all'acquisto della proprietà.
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Distanza dalle vedute: la Cassazione fa chiarezza
Un proprietario costruisce una tettoia violando la distanza dalle vedute del vicino. La Cassazione conferma la demolizione, ribadendo che la norma sulla distanza dalle vedute (art. 907 c.c.) prevale sui regolamenti edilizi locali e che la domanda di tutela non si considera 'nuova' in appello se il bene protetto è lo stesso.
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Distanza tra fabbricati: la Cassazione chiarisce
Una complessa disputa immobiliare sulla distanza tra fabbricati giunge in Cassazione. Al centro del caso, la violazione della distanza minima di dieci metri da parte di alcuni balconi. La Corte d'Appello aveva ordinato la demolizione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, applicando una norma di interpretazione autentica del 2019. Questa legge chiarisce che il limite dei dieci metri si applica solo alle zone C (di nuova espansione) e non alle zone B (tessuto urbano consolidato), dove si trovavano gli immobili. La sentenza è stata cassata con rinvio, stabilendo un principio fondamentale per l'edilizia in zone già urbanizzate.
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Compensazione impropria: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra compensatio lucri cum damno e compensazione impropria. In una controversia tra un gestore di stazioni di servizio e una compagnia petrolifera, la Corte ha stabilito che il giudice può procedere d'ufficio a un mero accertamento contabile dei reciproci rapporti di dare e avere sorti da un unico contratto, qualificando l'operazione come compensazione impropria, senza la necessità di un'eccezione di parte.
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