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Disegno Criminoso — Anno 2026

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380 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: negato lo sconto di pena dopo dieci anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra il delitto di associazione a delinquere, iniziato nel 2003, e le violazioni della sorveglianza speciale commesse nel 2013. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che non vi è prova di una programmazione unitaria iniziale (disegno criminoso) che includesse, già dieci anni prima, le future violazioni della misura di prevenzione. Tali condotte successive sono state ritenute frutto di autonome decisioni e di una generica propensione a delinquere, escludendo così i benefici del reato continuato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se manca il disegno unitario.
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati per unificare diverse condanne definitive accumulate negli anni, tra cui ricettazione, detenzione illegale di armi e partecipazione a un'associazione mafiosa. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un disegno criminoso unitario originario, data l'enorme distanza temporale tra i fatti e l'eterogeneità dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che spetta a quest'ultimo l'onere di dimostrare gli elementi specifici che provano la programmazione preventiva di tutti i reati. Il Condannato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto tra evasione e droga
Il Condannato ha richiesto l'unificazione delle pene applicando l'istituto del reato continuato per reati di evasione commessi nel 2011 e reati di droga commessi nel 2012. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'ampio intervallo temporale di oltre un anno tra i fatti e la diversa natura dei beni giuridici protetti escludono un unico disegno criminoso. Inoltre, la semplice produzione di analisi cliniche non dimostra lo stato di tossicodipendenza ne il collegamento causale tra la dipendenza e la pianificazione unitaria dei reati. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in sede esecutiva: la svolta della Cassazione
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del Reato continuato in sede esecutiva tra due sentenze irrevocabili: una per estorsione commessa nel 2014 e l'altra per associazione mafiosa (reato permanente dal 2000 al 2017) già unificata ad altre estorsioni coeve. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta valorizzando unicamente il lungo lasso di tempo tra l'inizio dell'associazione e l'estorsione della prima sentenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando che il giudice ha omesso di considerare la natura permanente del reato associativo (protrattosi fino al 2017) e la stretta contiguità temporale tra le estorsioni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza di rigetto, disponendo il rinvio al Tribunale per una nuova valutazione sull'unicità del disegno criminoso.
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Reato continuato negato tra pianificazione e vizio di delinquere
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare due condanne definitive per riciclaggio di autovetture. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando l'assenza di un disegno criminoso unitario. I due episodi presentavano modalità diverse: il primo era un caso isolato, mentre il secondo faceva parte di un'attività sistematica di nazionalizzazione e vendita di auto rubate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che la semplice somiglianza dei reati non dimostra una programmazione iniziale comune, ma indica piuttosto un'abitualità criminosa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione in executivis: no allo sconto per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in executivis per sei sentenze di condanna relative a reati gravi, tra cui associazione mafiosa e omicidio. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza evidenziando la notevole distanza temporale tra i fatti e la diversità dei beni giuridici lesi. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione in executivis richiede un programma criminoso specifico e preventivo. Non basta una generica propensione a delinquere o uno stile di vita improntato al crimine per ottenere lo sconto di pena, specialmente quando i reati sono distanziati nel tempo e colpiscono interessi differenti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato continuato negato: lo spaccio ripetuto è scelta di vita
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unificare due condanne per spaccio di stupefacenti. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, rilevando che i reati erano stati commessi in luoghi diversi, in un ampio arco temporale (dal 2018 al 2020) e con modalità differenti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili non dimostra un unico disegno criminoso originario, ma rappresenta piuttosto una scelta di vita orientata al guadagno facile. Di conseguenza, il reato continuato non può essere applicato e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena tra truffa e bancarotta
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un professionista che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra una truffa aggravata e una bancarotta fraudolenta. Il ricorrente sosteneva che la vicinanza temporale e il comune scopo di lucro dimostrassero un unico progetto criminoso. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione del Tribunale di Pordenone: i due reati presentavano modalità esecutive, contesti e complici totalmente differenti. La truffa era stata compiuta ai danni di un cliente, mentre la bancarotta consisteva nella sottrazione di un immobile in danno dei creditori di un'altra società. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice intenzione di arricchirsi o una generica inclinazione a delinquere non bastano a dimostrare una pianificazione unitaria originaria. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Continuazione nei reati: niente sconti per gli omicidi del boss
Il Condannato, esponente di spicco di un sodalizio criminale, ha chiesto il riconoscimento della continuazione nei reati per unificare le pene di otto sentenze di condanna relative ad associazione mafiosa e diversi omicidi commessi tra il 2009 e il 2013. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo un disegno criminoso unico. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la continuazione nei reati tra la partecipazione a un'associazione mafiosa e i singoli delitti di sangue richiede la prova rigorosa che questi ultimi fossero già programmati, almeno nelle linee generali, al momento dell'ingresso nel clan. La semplice finalità di controllo del territorio o l'analogia dei moventi non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale, trattandosi spesso di reazioni estemporanee a dinamiche interne o conflitti con clan rivali.
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Reato continuato: perché l’arma per l’usura non basta
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per usura e una per detenzione illecita di una pistola, sostenendo che l'arma servisse per l'attività di usura. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice nesso di strumentalità non dimostra l'esistenza di un unico disegno criminoso preventivo, necessario per applicare il reato continuato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto, da parte del Tribunale di Taranto, della richiesta di applicare il reato continuato per sei diverse sentenze di condanna relative a truffe seriali. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti già esaminati dal giudice di merito. Inoltre, la Corte ha chiarito che una precedente decisione negativa del giudice dell'esecuzione preclude la riproposizione della stessa istanza, a meno che non emergano elementi di novità significativi. Il Condannato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato continuato: perché i furti ripetuti non riducono la pena
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del Tribunale di riconoscere il reato continuato tra diverse condanne per furti sui bus, rapina e reati di droga. La difesa sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso dovuto alle modalità identiche dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già esaminati nel merito, ma deve solo verificare la logicità della motivazione. Il Tribunale aveva già ampiamente spiegato l'assenza di elementi comuni ai vari reati. Il Condannato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato e mafia: stop all’aumento di pena illegittimo
Il Condannato chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra tre diverse sentenze di condanna per estorsione e associazione mafiosa. Il Tribunale di Foggia accoglieva la richiesta solo per le prime due sentenze, escludendo la terza poiché l'estorsione contestata derivava da un recupero crediti occasionale per terzi, non programmato all'atto dell'ingresso nel clan. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della terza condanna dal reato continuato, ribadendo che i reati-fine non si considerano automaticamente programmati dall'inizio dell'associazione mafiosa. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena: il giudice dell'esecuzione ha applicato un aumento sanzionatorio eccessivo, violando il divieto di peggioramento della pena (reformatio in peius). La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente al calcolo della pena.
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Reato continuato: la distanza nel tempo nega lo sconto di pena
Il caso riguarda la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da un condannato in fase di esecuzione per diverse sentenze di condanna relative a rapine, estorsioni e spaccio di droga. La Corte d'appello aveva accolto la richiesta solo parzialmente, escludendo i reati commessi a distanza di molti mesi o anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato, confermando che la semplice somiglianza dei reati non basta a dimostrare un unico disegno criminoso. Per l'applicazione del reato continuato è necessaria una pianificazione preventiva unitaria, resa altamente improbabile da ampi intervalli temporali (come gli undici mesi o l'anno rilevati nel caso specifico). Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se i fatti sono distanti
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che ha negato la continuazione dei reati tra due diverse sentenze di condanna per narcotraffico e riciclaggio. La difesa sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso basato sulla medesima attività illecita. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la continuazione dei reati richiede prove concrete di una programmazione iniziale unitaria. La distanza temporale di anni tra i fatti, la diversità dei luoghi e la disomogeneità delle condotte escludono il vincolo della continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se manca il piano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di due condanne per droga: una per spaccio nel 2012 e l'altra per associazione a delinquere conclusasi nel 2010. La Corte d'appello ha respinto la richiesta a causa del divario temporale di due anni e della mancanza di prove di un piano unitario iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la somiglianza dei reati e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso, ma serve la prova che ogni reato fosse già stato programmato fin dall'inizio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per reati diversi
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'unificazione delle pene tramite l'istituto del reato continuato per reati giudicati separatamente: fatti estorsivi (2020/2021) legati a un'attività di scommesse e un'illecita concorrenza (2012) connessa a dinamiche di criminalità organizzata. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso a causa dell'eterogeneità dei reati e dell'imprevedibilità degli eventi futuri al momento del primo illecito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che, per applicare il reato continuato in fase esecutiva, occorre dimostrare che tutti i reati fossero stati programmati fin dall'inizio nelle loro linee essenziali, non bastando la sola vicinanza temporale o l'omogeneità dei comportamenti. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e tossicodipendenza: no allo sconto automatico
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare tre diverse condanne: una per detenzione illegale di arma del 2017 e due per lesioni e tentato omicidio. Il richiedente sosteneva che tutti i reati derivassero da un unico disegno criminoso legato al suo stato di tossicodipendenza. La Corte d'appello ha escluso la detenzione dell'arma dall'unificazione, decisione ora confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che la tossicodipendenza non unifica automaticamente i reati se manca un legame concreto tra la dipendenza e le singole condotte. Inoltre, la notevole distanza di tempo tra il possesso dell'arma e le successive aggressioni (dovute a gelosia e liti immobiliari) esclude una pianificazione unitaria originaria. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena dopo dieci anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi reati commessi in un arco temporale di dieci anni, sostenendo che fossero unificati dal proprio stato di tossicodipendenza. La Corte d'appello ha rigettato l'istanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice tossicodipendenza o la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso originario. Per applicare il reato continuato, occorre dimostrare che tutti i reati fossero stati programmati fin dall'inizio nelle loro linee essenziali. Mancando tale prova e una specifica contestazione per singoli gruppi di reati, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o stile di vita? Il no della Cassazione
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del Giudice dell'esecuzione di riconoscere il reato continuato per plurime violazioni delle prescrizioni della misura di prevenzione, commesse a distanza di un solo giorno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la vicinanza temporale e l'omogeneità dei reati non bastano a dimostrare un'unica programmazione iniziale. Al contrario, i numerosi precedenti penali del soggetto (ben ventotto violazioni) indicano un'abitualità criminosa e uno stile di vita illegale, escludendo l'esistenza di un disegno unitario preventivo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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