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Disegno Criminoso — Anno 2026

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380 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Continuazione dei reati: esclusa senza disegno unitario
Un condannato per spaccio di stupefacenti ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione dell'istituto della continuazione dei reati per due sentenze definitive. Gli episodi delittuosi si sono verificati a un anno di distanza temporale e a oltre trecento chilometri di distanza geografica, riguardando tipologie differenti di sostanze illecite. Il Tribunale ha respinto la richiesta per assenza di un piano criminoso unitario preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice commissione di reati simili nel tempo dimostra solo una scelta di vita deviante e non un disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Il condannato deve quindi scontare le pene in modo cumulativo ordinario.
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Continuazione tra reati in esecuzione: rigetto annullato
Un condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati in esecuzione per unificare le pene derivanti da sedici diverse sentenze definitive. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta senza compiere una valutazione approfondita del contesto criminale. Il richiedente ha quindi proposto ricorso per cassazione, lamentando che il giudice ha ignorato due fattori determinanti: la sua condizione di vittima di estorsione durante i fatti e una precedente decisione favorevole emessa da un altro tribunale su tredici dei sedici titoli. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve esaminare specificamente l'impatto delle pressioni estorsive e i precedenti provvedimenti favorevoli. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato l'ordinanza, rinviando gli atti al tribunale per una nuova valutazione.
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Reato continuato: piano unico o sola tendenza a delinquere?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una persona condannata per furti in abitazione a Bolzano e Verona tra il 2021 e il 2022. La difesa chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato, sostenendo l'esistenza di un programma criminale unitario nel Nord-Est. I giudici hanno escluso la continuazione: la distanza di nove mesi tra gli episodi, i luoghi differenti e la presenza di complici diversi dimostrano una mera propensione a delinquere e non un disegno criminoso unitario predeterminato sin dall'inizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato nello stalking: niente sconti per piu ex partner
Un uomo condannato con piu sentenze definitive per atti persecutori ai danni di diverse ex compagne ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato nello stalking per ottenere un ricalcolo della pena. Il ricorrente ha sostenuto che le condotte presentavano modalita identiche, derivavano da tossicodipendenza e condividevano lo stesso contesto territoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato continuato nello stalking richiede un programma preventivo e unitario ideato prima dell'inizio delle condotte. Aggredire persone diverse in occasioni temporali distinte dimostra una tendenza caratteriale alla devianza, non un unico disegno criminoso. Di conseguenza, le pene restano distinte e il condannato deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato negato: tre condanne non fanno un piano unico
Un imprenditore riceve tre distinte condanne penali per bancarotta, reati fiscali e indebita percezione di erogazioni pubbliche, commessi tra il 2018 e il 2022 attraverso diverse società. L'imprenditore chiede al giudice dell'esecuzione lo sconto di pena previsto per il reato continuato, sostenendo la presenza di un unico piano criminale legato alla gestione aziendale. Il giudice respinge la richiesta e la Corte di Cassazione conferma la decisione. I giudici evidenziano il notevole lasso di tempo tra gli illeciti, la diversa natura dei reati e l'assenza di un disegno unitario prefissato fin dall'origine. Di conseguenza, il ricorso dell'imprenditore viene dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in sede esecutiva: no allo sconto dopo anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per otto diverse sentenze di condanna relative a furti, spaccio e danneggiamento commessi nell'arco di sei anni. Il Giudice dell'Esecuzione ha respinto la richiesta a causa del vasto intervallo temporale tra le condotte e della natura eterogenea dei reati, escludendo la presenza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la continuazione richiede un'unica programmazione preventiva e che lo stato di tossicodipendenza non costituisce prova automatica di un piano unitario. Inoltre, per le sole sentenze di patteggiamento, l'assenza di un accordo tra le parti sulla pena ex art. 188 disp. att. c.p.p. impedisce il riconoscimento del beneficio. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
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Reato continuato: lo stile di vita criminale non da sconti di pena
Il Condannato ha richiesto l'unificazione delle pene per diversi reati, tra cui rapine e furti commessi tra il 2015 e il 2021, invocando l'applicazione del reato continuato. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, non ravvisando un disegno criminoso unitario ma solo una condotta di vita dedita al crimine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che spetta al richiedente dimostrare che i singoli reati fossero stati pianificati fin dall'inizio nelle loro linee essenziali. La semplice vicinanza temporale o la somiglianza dei reati non bastano, indicando piuttosto una abitualita criminosa. Il Condannato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la Cassazione cancella il no al cumulo di pene
Il Tribunale di Imperia, in qualità di giudice dell'esecuzione, aveva respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive: una per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e l'altra per possesso e uso di documenti falsi. Il condannato sosteneva che i documenti falsi servissero proprio per attivare carte prepagate destinate alle attività illecite del gruppo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, evidenziando che il giudice di merito ha liquidato la richiesta in modo sbrigativo senza valutare gli indici concreti dell'unicità del disegno criminoso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza e ha disposto il rinvio per un nuovo esame.
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Reato continuato in sede esecutiva: no a istanze ripetute
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per ridurre la pena complessiva derivante da diverse condanne. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché una precedente istanza analoga era già stata respinta. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la nuova richiesta riguardasse solo una parte dei reati precedentemente esaminati. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il rigetto originario preclude qualsiasi riproposizione, anche parziale, della domanda. Il vincolo del medesimo disegno criminoso, infatti, unisce simmetricamente tutti i reati e non può essere frazionato. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e droga: no allo sconto di pena per clan diversi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una condannata che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra diverse sentenze per traffico di stupefacenti. Il giudice dell'esecuzione aveva negato l'unificazione delle pene evidenziando la totale diversità delle modalità esecutive, dei complici e delle finalità dei reati. In particolare, uno dei delitti era stato commesso per agevolare un clan mafioso, mentre l'altro riguardava un'associazione dedita al narcotraffico senza legami mafiosi. La Suprema Corte ha confermato che per configurare il reato continuato occorre una programmazione unitaria iniziale dei singoli reati, non dimostrata nel caso di specie a causa della discontinuità soggettiva e oggettiva delle condotte.
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Reato continuato: la tossicodipendenza non basta per lo sconto
Il Tribunale di Savona ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne accumulate tra il 2016 e il 2023, tra cui rapina, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Il condannato sosteneva che i reati fossero uniti da un unico disegno criminoso, dettato dalla necessita di procurarsi denaro per la sua tossicodipendenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tossicodipendenza non basta da sola a unificare i reati. Per il reato continuato serve una programmazione iniziale specifica e non un generico stile di vita delinquenziale. Inoltre, i reati erano troppo distanti nel tempo e diversi tra loro. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato e tossicodipendenza: no allo sconto automatico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di illeciti commessi tra il 2008 e il 2021. Il ricorrente sosteneva che la sua tossicodipendenza e un disturbo di personalità dimostrassero l'esistenza di un unico disegno criminoso. I giudici hanno chiarito che il lungo lasso di tempo, la diversità dei reati e la mancanza di prove sul collegamento diretto tra la dipendenza e le singole condotte escludono l'applicazione del beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: niente sconti per la carriera criminale
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che ha negato il riconoscimento del reato continuato per diverse condotte di ricettazione, rapina e spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notevole distanza temporale tra i fatti (commessi in un arco di venti anni di vissuto criminale), la diversità delle condotte e la mancanza di prove circa una programmazione unitaria iniziale escludono l'applicazione del beneficio. Inoltre, lo stato di tossicodipendenza non era documentato e, in ogni caso, non comporta l'applicazione automatica della continuazione senza la prova di un unico disegno criminoso. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato: quando delinquere diventa stile di vita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una condannata contro la decisione del Giudice dell'esecuzione, che aveva negato il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi tra il 2006 e il 2007. La Suprema Corte ha confermato che la distanza temporale tra i fatti e l'assenza di prove su una programmazione unitaria iniziale escludono il vincolo della continuazione. I giudici hanno evidenziato che i reati non derivavano da un unico disegno criminoso, ma da una condotta di vita complessivamente orientata alla violazione della legge. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diverse violazioni commesse tra il 2004 e il 2017, tra cui reati in materia di armi e violazioni della sorveglianza speciale. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa dell'ampio lasso temporale, dell'eterogeneità dei reati e dell'assenza di un disegno criminoso unitario, riconducendo le condotte a una generale scelta di vita illecita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la distanza cronologica e la mancanza di prove specifiche su singoli gruppi di reati impediscono l'unificazione delle pene. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la lite improvvisa cancella lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due condanne relative al porto e alla detenzione illegale di armi. I fatti erano avvenuti a distanza di tre anni l'uno dall'altro. Il giudice dell'esecuzione ha escluso l'esistenza di un unico disegno criminoso originario, evidenziando che il secondo episodio era scaturito da un evento del tutto improvviso, ossia una lite per la compravendita di un'auto. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, sottolineando che il lungo lasso di tempo e l'estemporaneita del secondo reato impediscono l'unificazione delle pene. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per reati distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le condanne relative a reati di ricettazione ed evasione. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che l'eterogeneità dei reati, la notevole distanza temporale di diversi anni tra le condotte e la mancanza di una programmazione unitaria iniziale escludono il vincolo della continuazione. Inoltre, lo stato di tossicodipendenza non giustifica automaticamente l'unicità del disegno criminoso se i singoli reati sono frutto di impulsi estemporanei, come l'evasione finalizzata solo alla fuga. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto dopo 5 anni
Una condannata ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene relative a diversi episodi di detenzione di sostanze stupefacenti. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa del lungo intervallo temporale di ben cinque anni tra i fatti, della diversità delle droghe e dell'assenza di un disegno criminoso unitario pianificato fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il semplice decorso del tempo e la mancanza di prove su una programmazione iniziale escludono il reato continuato. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e tossicodipendenza: no allo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del vincolo del reato continuato per diversi furti commessi in tempi vicini, sostenendo che fossero tutti legati alla sua tossicodipendenza e alla necessità di procurarsi denaro per la droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la tossicodipendenza non basta a dimostrare un unico disegno criminoso. Nel caso specifico, i primi furti erano stati compiuti con la compagna ai danni di conoscenti, mentre i successivi riguardavano auto in sosta. Le modalità esecutive totalmente differenti e la mancanza di una pianificazione unitaria iniziale escludono l'applicazione del reato continuato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se manca il piano unico
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione dei reati per unificare una rapina occasionale del marzo 2024 con un successivo tentato omicidio e una rapina nati da contrasti legati allo spaccio di droga. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta per mancanza di un disegno criminoso unitario iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che spetta al richiedente dimostrare la programmazione preventiva di tutti i reati. I reati successivi derivavano da decisioni autonome e non da un piano preordinato. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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