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Disegno Criminoso — Anno 2026

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380 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: no allo sconto se manca il piano unitario
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire le pene di due condanne definitive: una per rapina tramite somministrazione di droghe alle vittime e l'altra per il tentato furto di un furgone. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo i due episodi del tutto autonomi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per ottenere il riconoscimento del reato continuato, non basta la vicinanza temporale o la somiglianza dei reati. Il Condannato deve dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: niente sconti senza un disegno unitario
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del vincolo del reato continuato tra due condanne definitive per reati di droga commessi a distanza di quattro anni (nel 2020 e nel 2024). Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, evidenziando la diversità delle sostanze e delle condotte (detenzione e trasporto). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per applicare il reato continuato non basta la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. Spetta infatti al condannato dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e mafia: no allo sconto di pena dopo venti anni
Il caso riguarda la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da un soggetto condannato per associazione mafiosa in due diversi periodi storici (1982-1987 e 2009-2015). La Corte d'Appello, come giudice dell'esecuzione, ha respinto l'istanza evidenziando un'interruzione temporale di circa vent'anni tra le due condotte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che per il riconoscimento del reato continuato non basta l'identità del titolo di reato. È necessaria una prova rigorosa del medesimo disegno criminoso originario, il cui onere grava sul richiedente. La presenza di un lungo intervallo temporale esclude l'unicità del programma criminoso, configurando piuttosto una scelta di vita o un'abitualità criminosa. Il ricorrente perde la causa ed è condannato alle spese.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo 20 anni di stop
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra un omicidio commesso nel 1999 e il reato di associazione mafiosa contestato per il periodo tra il 2018 e il 2020. La difesa sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso, interrotto solo da una lunga carcerazione. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa della distanza temporale di vent'anni tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il reato continuato richiede la deliberazione contemporanea dei reati, non potendo un semplice movente comune superare una frattura temporale così netta e una lunga carcerazione intermedia. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la tossicodipendenza non basta per lo sconto
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale di Milano che aveva respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato per cinque reati contro il patrimonio commessi tra il 2014 e il 2018. Il ricorrente sosteneva che lo stato di tossicodipendenza dimostrasse l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la tossicodipendenza non comporta automaticamente il riconoscimento del reato continuato. I reati erano infatti eterogenei, commessi in luoghi diversi e distanziati nel tempo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Clan e reati singoli: no all’unicità del disegno criminoso
Il Ricorrente, condannato per associazione mafiosa ed estorsione, ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione tra diverse condanne. Il Tribunale ha respinto l'istanza, escludendo che l'estorsione fosse programmata fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che la semplice partecipazione a un'associazione mafiosa non dimostra l'unicità del disegno criminoso per tutti i reati commessi dal gruppo. I singoli reati-fine devono essere stati programmati al momento dell'ingresso nel sodalizio criminale. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato e mafia: perché un nuovo ruolo non basta
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne definitive per associazione mafiosa e narcotraffico. Il Giudice dell'esecuzione ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché identiche istanze erano già state respinte tre volte. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, indicando come fatto nuovo un provvedimento del Tribunale di sorveglianza che descriveva il suo ruolo di collegamento tra clan. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Un provvedimento di sorveglianza su un permesso premio contiene valutazioni estranee alla preordinazione dei reati e non costituisce un accertamento penale idoneo a dimostrare il medesimo disegno criminoso.
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Reato continuato: sconti di pena ma con calcoli da motivare
Il Condannato, con diverse sentenze definitive per violenza sessuale e rapina, ha chiesto l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto parzialmente la richiesta, unendo solo alcuni reati commessi a breve distanza temporale e rideterminando la pena. Ha escluso gli altri episodi a causa dei lunghi periodi di carcerazione intermedi e dell'assenza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questo rigetto parziale, specificando che lo stato di ubriachezza non dimostra un programma unitario. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Condannato sulla quantificazione della pena: il giudice ha l'obbligo di motivare specificamente l'entità dell'aumento stabilito per i singoli reati satellite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per una nuova e corretta motivazione sul calcolo della pena.
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Continuazione dei reati: perché il contesto societario non basta
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati tra una ricettazione di un assegno e alcuni illeciti fiscali, sostenendo che facessero parte di un'unica strategia di gestione societaria. La Corte d'appello ha respinto la richiesta per mancanza di un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la concomitanza temporale e il contesto societario sono solo indici sussidiari. Per applicare la continuazione dei reati è indispensabile dimostrare che, al momento del primo illecito, il soggetto avesse già programmato anche il secondo nei suoi tratti essenziali. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
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Reato continuato e tossicodipendenza: no allo sconto automatico
Il Tribunale di Latina, in veste di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato per reati commessi in quattro diverse sentenze, tra cui maltrattamenti, lesioni, rapina ed evasione. Il ricorrente sosteneva che la tossicodipendenza e la vicinanza temporale dimostrassero un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tossicodipendenza non comporta in automatico il reato continuato. Per l'unificazione delle pene serve la prova di una pianificazione preventiva e dettagliata di tutti i reati fin dal primo momento. Nel caso specifico, la distanza temporale di tre anni tra i maltrattamenti e la natura estemporanea di evasioni e rapine escludono un progetto unitario. Il condannato perde il ricorso e deve pagare le spese.
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Reato continuato in executivis: sì anche al delinquente abituale
Il Tribunale di Vasto, come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto l'applicazione del reato continuato in executivis a favore del Condannato, rideterminando la pena complessiva per diversi reati contro il patrimonio. Il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'incompatibilità tra la dichiarazione di delinquenza abituale del soggetto e il vincolo della continuazione, ritenendo i reati espressione di un semplice stile di vita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste alcuna incompatibilità di legge tra la qualifica di delinquente abituale e il reato continuato in executivis. I giudici hanno confermato la sussistenza di un unico disegno criminoso, poiché i reati erano omogenei, commessi nello stesso contesto geografico e inseriti in un arco temporale già valutato positivamente in precedenti provvedimenti di unificazione.
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Guida in stato di ebbrezza: la Cassazione nega sconti sulla patente
Il Guidatore ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per guida in stato di ebbrezza e altri delitti, contestando la severità della pena, la durata della sospensione della patente e il mancato riconoscimento della continuazione tra i reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la quantificazione della pena e della sanzione accessoria spetta esclusivamente al giudice di merito, purché motivata logicamente. Inoltre, la guida in stato di ebbrezza è stata ritenuta un atto estemporaneo e non parte di un unico disegno criminoso programmato. Il Guidatore perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo otto anni
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due condanne per spaccio di stupefacenti, emesse a distanza di oltre dieci anni l'una dall'altra (fatti del 2014 e del 2022). Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando che il lungo intervallo temporale di otto anni e i periodi di detenzione escludevano un progetto criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Condannato. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare l'esistenza di un disegno criminoso unico, non essendo sufficiente la somiglianza dei reati o il fatto che siano avvenuti nello stesso luogo. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato in sede esecutiva: regole chiare per la pena
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un condannato per truffa contro il diniego del riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso l'unicità del disegno criminoso basandosi sul fatto che i reati erano stati commessi in contesti lavorativi diversi e ritenendo non assolto l'onere probatorio. La Suprema Corte ha chiarito che il condannato ha solo un onere di allegazione degli elementi sintomatici del piano unitario, spettando poi al giudice l'accertamento. Inoltre, il giudice deve valutare e motivare l'eventuale disallineamento rispetto a precedenti sentenze che avevano già riconosciuto la continuazione per reati commessi in periodi limitrofi. L'ordinanza è stata annullata con rinvio.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per gli omicidi di mafia
Il Condannato, esponente di un clan mafioso, ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra una condanna all'ergastolo per due omicidi e precedenti condanne per associazione mafiosa ed estorsione. La Corte d'assise d'appello ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che non esiste un automatismo tra il reato associativo e i singoli reati fine. I due omicidi, infatti, erano stati determinati da motivi contingenti ed estemporanei (il sospetto che una vittima avesse informazioni su una sparizione e il comportamento irrispettoso dell'altra), non programmabili fin dall'inizio dell'associazione. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna al pagamento delle spese.
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Reato continuato: perché la stessa arma non unifica le condanne
Il Condannato ha chiesto l'applicazione del reato continuato per unificare le pene di due diverse condanne definitive: un sequestro di persona commesso a febbraio 2020 insieme ad altre otto persone, e la detenzione di un'arma e droga avvenuta quattro mesi dopo. Il ricorrente sosteneva che la pistola sequestrata a giugno fosse la stessa usata per il sequestro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'uso della stessa arma non basta a dimostrare un unico disegno criminoso originario, data la distanza di tempo (quattro mesi) e le modalità del tutto differenti dei due reati. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la somiglianza dei fatti non basta
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per due condanne relative alla violazione delle misure di prevenzione della sorveglianza speciale. Le condotte illecite, distanziate di quattro mesi, consistevano nella mancata firma quotidiana e in uno spostamento non autorizzato in un altro Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice violazione della medesima norma non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso. Mancando la prova di una pianificazione preventiva unitaria, i fatti devono essere considerati come decisioni autonome e successive. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per spacci differenti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione dei reati per due diverse condanne legate allo spaccio di sostanze stupefacenti, sostenendo che fossero parte di un unico piano. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale non basta a dimostrare il medesimo disegno criminoso. Nel primo caso, il soggetto trasportava eroina a Mazara del Vallo con un complice; nel secondo, vendeva hashish e marijuana a Palermo insieme al fratello minorenne. Trattandosi di droghe diverse, complici differenti e contesti territoriali distanti, le condotte rivelano una scelta di vita delinquenziale e non un unico progetto iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per furti occasionali
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del Tribunale di applicare il reato continuato per unificare le pene di due diverse condanne per furto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato continuato non basta la generica finalità di lucro. Nel caso specifico, i furti sono stati commessi a distanza di oltre un anno e in province diverse (Vicenza e Verona). Inoltre, le modalità d'azione erano rudimentali ed estemporanee, escludendo una pianificazione preventiva (medesimo disegno criminoso). Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: l’arresto interrompe il disegno criminoso
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare cinque diverse condanne per spaccio di stupefacenti. La Corte di Appello ha accolto la richiesta solo per le ultime due sentenze, escludendo le prime tre a causa di ampi intervalli temporali (circa cinque anni complessivi) e di precedenti arresti in flagranza con conseguente carcerazione. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la carcerazione interrompe normalmente l'unicità del disegno criminoso e che la distanza temporale rende inverosimile una programmazione unitaria iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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