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Disegno Criminoso — Anno 2026

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380 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: negato il cumulo tra furti e soggiorno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne definitive. La prima condanna riguardava il reato di associazione per delinquere finalizzata ai furti in gioielleria, mentre la seconda riguardava la violazione dell'obbligo di soggiorno. I giudici hanno evidenziato che i reati presentano una natura giuridica differente e sono stati commessi a distanza di ben tre anni l'uno dall'altro. Mancando la prova di un unico e preventivo disegno criminoso che collegasse le due condotte, la richiesta di unificazione delle pene è stata respinta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: sei anni di distanza negano lo sconto
Il Condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione la riduzione della pena e il riconoscimento del vincolo del reato continuato tra una truffa del 2012 e otto truffe del 2018. La Corte di appello ha rigettato l'istanza, evidenziando che il passaggio in giudicato della sentenza impediva la rideterminazione della pena e che il divario temporale di sei anni escludeva un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'intangibilità del giudicato cede solo di fronte a una pena illegale. Inoltre, per applicare il reato continuato, non bastano l'omogeneità dei reati o le stesse modalità esecutive, ma serve la prova di un programma iniziale unitario, escluso in questo caso dal lungo tempo trascorso tra i fatti.
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Reato continuato: la povertà non basta a unire le condanne
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha respinto la richiesta di un venditore ambulante volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato per tre condanne definitive per ricettazione commesse nel 2010. Il condannato sosteneva che i reati fossero legati da un unico disegno criminoso, dettato da difficoltà economiche e vicinanza temporale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la vicinanza nel tempo e l'identità del movente economico non bastano a dimostrare una pianificazione preventiva unitaria. Grava infatti sul condannato l'onere di allegare elementi specifici e concreti che dimostrino una reale programmazione iniziale dei reati, e non una semplice scelta di vita delinquenziale o una risposta a bisogni contingenti. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Continuazione tra reati: negato lo sconto di pena al latitante
Il Ricorrente ha richiesto il riconoscimento della continuazione tra reati per unificare la pena relativa a estorsioni e associazione mafiosa (iniziate nel 2012) con quella per il possesso di documenti falsi (avvenuto nel 2018 durante la sua latitanza). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non può esistere un unico disegno criminoso tra la partecipazione iniziale all'associazione e un reato commesso anni dopo per sottrarsi alla cattura. Al momento della nascita del sodalizio, infatti, il soggetto non poteva prevedere la futura latitanza. Di conseguenza, la richiesta di continuazione tra reati è stata respinta, confermando la separazione delle pene e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lavoro di pubblica utilità sostitutivo: quando scatta il no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento del lavoro di pubblica utilità sostitutivo e della continuazione con un precedente reato. I giudici hanno confermato il diniego della pena sostitutiva a causa della gravità dei fatti, dei precedenti penali e di un arresto in flagranza avvenuto durante il processo. Inoltre, la Cassazione ha escluso il vincolo della continuazione tra la coltivazione di marijuana del 2017 e la detenzione di stupefacenti del 2018, evidenziando la distanza temporale di un anno e mezzo e l'assenza di un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto se i delitti sono distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che aveva negato l'applicazione della disciplina del reato continuato per reati commessi a distanza di oltre venti anni. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Nel caso specifico, l'enorme distanza temporale tra i reati (tra cui un tentato omicidio del 1996 e un'associazione mafiosa recente), la diversa natura dei reati e i lunghi periodi di detenzione escludono una programmazione unitaria. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: il Covid spezza il disegno criminoso
Il giudice dell'esecuzione ha parzialmente respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da un condannato per tre reati di spaccio. Mentre i primi due episodi, commessi a distanza di cinque mesi, sono stati unificati, il terzo reato, compiuto dopo oltre sette mesi e durante il lockdown per la pandemia da Covid-19, è stato escluso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato, confermando che la semplice inclinazione a delinquere o uno stile di vita criminale non equivalgono all'unicità del disegno criminoso. Inoltre, le restrizioni del periodo pandemico hanno rappresentato un fattore di interruzione oggettiva della programmazione criminosa originaria. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: no allo sconto se la polizia interrompe la lite
Il Tribunale di Termini Imerese ha respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per due condanne inflitte a una donna. I reati riguardavano una minaccia aggravata con coltello contro il fratello e la successiva resistenza a un pubblico ufficiale intervenuto per sedare la lite. La Cassazione ha rigettato il ricorso della condannata, confermando che non può esservi reato continuato senza la prova di un unico disegno criminoso preventivo. La resistenza alle forze dell'ordine, nata dall'improvviso intervento della polizia, rappresenta una reazione estemporanea e non programmata. La semplice tendenza a delinquere o la contiguità temporale dei fatti non bastano a dimostrare una pianificazione unitaria. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: la Cassazione smentisce il rifiuto in blocco
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi gruppi di reati commessi tra il 1991 e il 2021. La Corte d'appello ha respinto la richiesta ritenendo l'elevato numero di reati indice di una scelta di vita criminale complessiva. La Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, annullando la decisione con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a valutare l'intero arco temporale complessivo, ma deve verificare l'esistenza del disegno criminoso per singoli gruppi di reati cronologicamente vicini. Inoltre, la Corte d'appello ha omesso di considerare che per alcuni di questi reati era già stato precedentemente riconosciuto il vincolo della continuazione da un altro giudice.
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Continuazione in sede esecutiva: tra omicidi e piano mafioso
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva tra una condanna per associazione mafiosa e una per due omicidi commessi nel 2003. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo che i delitti fossero occasionali e non programmati fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha annullato questo provvedimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che il magistrato non ha valutato correttamente gli indici della continuazione, come il ruolo di vertice del ricorrente e la vicinanza temporale dei fatti. La Cassazione ha quindi ordinato un nuovo esame del caso, imponendo una motivazione approfondita sul legame tra l'associazione e i singoli reati.
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Reato continuato: quando il clan unisce le pene ma esclude la rapina
Il Condannato, affiliato a un clan mafioso, ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze definitive. Il giudice dell'esecuzione ha escluso dal beneficio una rapina del 2010 e alcune estorsioni e danneggiamenti del 2011. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha confermato l'esclusione della rapina, considerata un atto predatorio autonomo ed estemporaneo. Ha invece annullato la decisione per le estorsioni e i danneggiamenti del 2011. Il giudice di merito non aveva valutato la presenza di complici comuni e la contemporanea programmazione dei reati al momento dell'ingresso nel clan. Il caso torna al giudice di primo grado per una nuova valutazione.
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Reato continuato: lo stile di vita non dà diritto allo sconto
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne relative a reati di contraffazione e ricettazione commessi a distanza di anni in località differenti. Il Tribunale ha respinto la richiesta, evidenziando che la ripetizione di reati simili nel tempo non dimostra un unico disegno criminoso originario, ma rappresenta piuttosto una scelta di stile di vita. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per applicare il reato continuato, non basta la somiglianza dei reati, ma serve la prova di una pianificazione iniziale unitaria. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: nessun cumulo per violazioni ripetute nel tempo
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per quattro condanne definitive legate alla violazione di misure di prevenzione, commesse tra il 2011 e il 2015. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il lungo tempo trascorso tra i fatti e la diversità dei decreti violati impediscono di ipotizzare una pianificazione unitaria originaria. Non basta la generica intenzione di violare le prescrizioni per ottenere lo sconto di pena. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per rapina, ricettazione, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, il quale richiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato. Il ricorrente sosteneva che la vicinanza temporale tra i fatti dimostrasse l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, evidenziando che la distanza temporale fino a un anno tra i singoli episodi, la diversità delle condotte e la commissione dei reati di resistenza in istituti penitenziari differenti escludono l'unicità della deliberazione originaria. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per mantenere i figli
La ricorrente ha chiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne per furto e spaccio. La donna sosteneva che i reati derivassero da un unico disegno criminoso, finalizzato a mantenere i propri figli. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la necessità economica non dimostra una programmazione unitaria iniziale. Al contrario, la pluralità di reati commessi in tempi e luoghi diversi evidenzia un semplice stile di vita delinquenziale, incompatibile con il reato continuato. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato: no allo sconto di pena per il falsario
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne per contraffazione di marchi, ricettazione e associazione a delinquere. Il Tribunale di Napoli ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che non basta la somiglianza dei reati per ottenere il reato continuato. È necessario dimostrare un unico disegno criminoso originario. Nel caso specifico, l'ampio intervallo temporale tra i fatti, la diversità dei marchi contraffatti e la partecipazione di complici differenti escludono un progetto unitario iniziale. Il Condannato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se manca il piano unico
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse sentenze di condanna emesse tra il 2020 e il 2024. Il Giudice ha rigettato la richiesta evidenziando la mancanza di un unico disegno criminoso originario, dato il lungo intervallo temporale di otto anni tra le condotte omogenee e l'autonomia degli altri reati commessi nel frattempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati o la vicinanza temporale non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo cinque anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due diverse condanne penali. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa di un intervallo temporale di ben cinque anni tra i fatti e per la mancanza di prove su un unico progetto iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che l'omogeneità dei reati o il contesto simile non bastano a dimostrare il reato continuato senza elementi concreti che provino una pianificazione originaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto per furti seriali
Il Tribunale di Verona ha respinto la richiesta di applicare la disciplina del reato continuato avanzata da un condannato per diverse sentenze di condanna, tra cui un furto con destrezza commesso nel 2016. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno chiarito che, per configurare il reato continuato, non bastano una generica somiglianza tra i reati o la vicinanza temporale. E invece indispensabile dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso, ossia una pianificazione unitaria ideata fin dal primo reato. Mancando le prove di questa programmazione iniziale, la richiesta e stata respinta e il ricorrente e stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché il carcere cancella lo sconto di pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per tentato furto in abitazione, lamentando il mancato riconoscimento del reato continuato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si può configurare un unico disegno criminoso in presenza di un ampio lasso temporale tra i reati e di frequenti periodi di detenzione. Il carcere interrompe infatti qualsiasi programma delittuoso, poiché non è logico ipotizzare che un piano criminale includa preventivamente l'arresto e la successiva ripresa delle attività illecite. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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