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Disegno Criminoso — Anno 2026

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380 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Disegno Criminoso: No al nesso tra reati distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di unificare due pene per spaccio, commessi a tre anni di distanza. La Corte ha confermato che il solo lasso temporale è sufficiente per escludere un unico disegno criminoso, in assenza di prove concrete di un piano unitario preesistente.
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Continuazione del reato: la tossicodipendenza non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione del reato per una serie di delitti contro il patrimonio. La Corte ha stabilito che la sola condizione di tossicodipendenza, unita a un lungo arco temporale e alla diversità dei luoghi dei reati, non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale.
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Disegno criminoso: quando si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della continuazione tra due sentenze. La Corte ha ribadito che, per riconoscere un unico disegno criminoso, non sono sufficienti l'omogeneità dei reati e la loro vicinanza temporale. È necessario dimostrare una programmazione unitaria e originaria, concepita prima della commissione del primo reato, elemento che nel caso di specie non è emerso.
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Disegno criminoso: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ribadisce che per provare un unico disegno criminoso non basta invocare genericamente lo stato di tossicodipendenza o la somiglianza dei reati, ma è necessario fornire prove specifiche e concrete di un piano unitario preordinato.
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Reato continuato e tossicodipendenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di illeciti, adducendo come elemento unificante il proprio stato di tossicodipendenza. La Corte ha chiarito che tale condizione non costituisce una prova automatica di un unico disegno criminoso, ma solo un indizio da valutare. Spetta al condannato fornire prove concrete che colleghino i vari reati a un piano delinquenziale preordinato, distinguendolo da una mera abitualità a delinquere. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato continuato: la prova del disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha ribadito che spetta al condannato fornire prove concrete di un unico disegno criminoso, preordinato sin dall'inizio. Motivi generici come il bisogno economico o la somiglianza delle condotte non sono sufficienti e possono, al contrario, indicare un'abitualità a delinquere.
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Reato continuato: quando non basta la tossicodipendenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due furti. La Corte ha stabilito che la mera condizione di tossicodipendenza e la vicinanza temporale dei reati non sono sufficienti a provare un unico disegno criminoso, confermando che l'onere di fornire prove concrete di un piano predeterminato spetta al richiedente.
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Reato continuato: onere della prova e valutazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra delitti di estorsione e un successivo reato di associazione mafiosa. La Corte ha ribadito che l'onere di provare l'unicità del disegno criminoso grava sul richiedente e che la valutazione del giudice di merito è insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Reato continuato: quando si esclude il disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due sentenze definitive, una per sequestro di persona e l'altra per traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso l'esistenza di un disegno criminoso unitario, evidenziando la natura differente e autonoma dei due reati: il primo, un'azione estemporanea e punitiva; il secondo, un'attività organizzata e strutturata con un altro clan criminale. La vicinanza temporale o l'appartenenza a un contesto criminale non sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare un'unica programmazione.
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Disegno criminoso: no alla continuazione tra reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra reati eterogenei: una violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando come la diversità delle condotte, delle vittime e del movente (impulso sessuale estemporaneo da un lato, gelosia protratta dall'altro) impedisca di configurare un piano unitario. La tossicodipendenza dell'imputato è stata ritenuta irrilevante in assenza di una prova del suo nesso diretto con la pianificazione dei reati.
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Reato Continuato e Tossicodipendenza: La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne, adducendo come nesso unificante il suo stato di tossicodipendenza. La Corte ha ribadito che la tossicodipendenza, da sola, non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso, essendo necessario allegare prove concrete di una programmazione unitaria dei delitti fin dal primo episodio.
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Vincolo della continuazione: quando è escluso?
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati giudicati in due sentenze separate. La Corte ha sottolineato che un lungo lasso di tempo tra i fatti e un periodo di detenzione intermedio interrompono l'unicità del disegno criminoso, la cui prova spetta alla difesa.
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Reato continuato: la tossicodipendenza non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per il riconoscimento del reato continuato. L'imputato sosteneva che la sua tossicodipendenza unificasse vari reati (incendio, rapina, lesioni). La Corte ha ribadito che la tossicodipendenza da sola non è sufficiente a dimostrare un unico disegno criminoso, che deve essere un progetto specifico e preordinato, non una generica abitudine a delinquere per necessità.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diversi crimini. La Corte ha stabilito che la vicinanza temporale tra i reati e la loro generica somiglianza non sono sufficienti a dimostrare un disegno criminoso unitario, soprattutto in presenza di condotte eterogenee come spaccio e danneggiamento. L'onere di provare l'unicità del disegno criminoso spetta al condannato.
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Dichiarazioni spontanee: quando sono prova nel processo
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto aggravato di biciclette. Vengono confermate le condanne dei gradi precedenti, stabilendo la piena utilizzabilità delle dichiarazioni spontanee rese dall'indagato nell'immediatezza dei fatti, anche senza garanzie difensive, se verbalizzate e se il processo si svolge con rito abbreviato. La Corte ha inoltre ritenuto la pena congrua.
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Continuazione tra reati: omicidio e associazione mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il riconoscimento della continuazione tra reati a un soggetto condannato per omicidio premeditato e, in precedenza, per associazione di tipo mafioso e altri reati-fine. La Suprema Corte ha stabilito che l'omicidio, sebbene premeditato, non era parte del disegno criminoso iniziale dell'associazione, ma è sorto da circostanze contingenti e imprevedibili al momento dell'adesione al sodalizio. Viene così chiarito che la sussistenza dell'aggravante della premeditazione non implica automaticamente la ravvisabilità della continuazione.
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Disegno criminoso: vincolo di continuazione e giudice
Un soggetto, condannato con sentenze separate, chiede di unificare le pene in virtù di un unico disegno criminoso. Il giudice dell'esecuzione nega la richiesta, ma la Corte di Cassazione annulla la decisione. La Corte ha stabilito che il giudice non può ignorare una precedente sentenza che aveva già riconosciuto la continuazione tra alcuni dei reati, se non con motivazioni specifiche e rafforzate. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Continuazione tra reati: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per cinque diverse sentenze. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, specificando che per applicare l'istituto della continuazione è necessaria la prova di un unico e preordinato disegno criminoso, non essendo sufficiente una mera serialità di condotte illecite. Fattori come la distanza temporale, la diversità dei luoghi e dei concorrenti sono stati determinanti per escludere l'unicità del programma criminale.
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Continuazione tra reati: no se è stile di vita
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 834/2026, ha respinto il ricorso di un imputato condannato per una serie di truffe online. L'imputato chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati, sostenendo che le truffe facessero parte di un unico disegno criminoso. La Corte ha stabilito che la serialità dei crimini, commessi in un lungo arco temporale e con modalità diverse, non configura un'unica programmazione, ma piuttosto uno 'stile di vita' criminale, escludendo così l'applicazione del più favorevole istituto della continuazione.
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Ricorso inammissibile: motivi non dedotti in appello
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, confermando una condanna per reati legati a false dichiarazioni. Il ricorso è stato respinto perché i motivi, relativi alla valutazione delle prove e all'applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), non erano stati proposti nei gradi di merito, configurandosi come eccezioni nuove e generiche.
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