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Diritto Soggettivo — Anno 2023

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168 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Diritto Soggettivo

Provvedimenti

TV in cella al 41-bis: il diritto all’informazione ha dei limiti
Un detenuto in regime 41-bis si lamenta della limitata scelta di canali televisivi, sostenendo una violazione del suo diritto all'informazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione Penitenziaria. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: una cosa è il nucleo essenziale del diritto, un'altra sono le modalità con cui viene esercitato. La scelta specifica dei canali TV rientra nella discrezionalità organizzativa dell'amministrazione e non lede il nucleo intangibile del diritto all'informazione del detenuto. Di conseguenza, la questione non può essere decisa da un giudice, ma resta una scelta gestionale del carcere. La decisione del tribunale inferiore, favorevole al detenuto, è stata annullata.
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Detenuto 41-bis e TV: Sicurezza vince su scelta dei canali
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ha contestato la decisione dell'Amministrazione Penitenziaria di non consentirgli la visione di canali televisivi diversi da quelli nazionali preselezionati. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione, stabilendo un principio fondamentale: la limitazione dei canali TV per un detenuto al 41-bis non lede un suo diritto fondamentale all'informazione. Questa scelta rientra nel potere organizzativo e discrezionale del carcere, finalizzato a garantire la sicurezza e a controllare i flussi informativi dall'esterno. La decisione non nega il diritto, ma ne regola semplicemente le modalità di esercizio, una materia su cui il giudice non può intervenire se la scelta non è palesemente irragionevole.
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Diritti del Detenuto: TV limitata in carcere non è violazione
La Corte di Cassazione affronta il tema dei diritti del detenuto in regime di 41-bis, stabilendo un principio fondamentale. Un detenuto si era lamentato per la limitazione dei canali televisivi visibili, ottenendo ragione in un primo momento. La Cassazione, però, ha ribaltato la decisione. Ha chiarito che la scelta dei canali TV non lede il nucleo essenziale del diritto all'informazione, ma ne rappresenta solo una modalità di esercizio. Tale regolamentazione rientra nel potere organizzativo e discrezionale dell'Amministrazione Penitenziaria, finalizzato a garantire la sicurezza. Pertanto, la limitazione non è una violazione dei diritti del detenuto e non può essere contestata con lo specifico reclamo previsto dalla legge, che tutela solo la lesione di un diritto e non le sue modalità di fruizione.
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Invio pacchi detenuto 41-bis: Diritto negato o semplice interesse?
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis si è visto negare dall'amministrazione carceraria il permesso di spedire un pacco postale. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio importante: l'invio pacchi detenuto 41-bis non costituisce un 'diritto soggettivo' pienamente tutelabile. A differenza del diritto alla corrispondenza (lettere), la spedizione di pacchi è considerata un semplice interesse. Pertanto, l'amministrazione ha la facoltà di limitarla per ragioni di sicurezza, senza che il detenuto possa contestare il diniego tramite lo specifico reclamo previsto per la violazione dei diritti fondamentali. La normativa, infatti, tutela la ricezione di pacchi dai familiari, non l'invio verso l'esterno.
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Fondo Salva Opere: azioni al posto dei soldi? Decide il Giudice Ordinario
Due società subappaltatrici, inizialmente ammesse al 'Fondo Salva Opere', vengono escluse dal Ministero perché ritenute già soddisfatte tramite l'assegnazione di azioni dell'appaltatore principale in crisi. Le società contestano la decisione, sostenendo che spetti al giudice amministrativo valutarla. La Corte di Cassazione, invece, stabilisce la giurisdizione del giudice ordinario. Il principio sancito è chiaro: quando la Pubblica Amministrazione non esercita un potere di scelta, ma si limita a verificare l'esistenza di requisiti oggettivi previsti dalla legge (come un credito non pagato), la posizione del privato è un diritto soggettivo. Di conseguenza, la competenza a decidere la controversia appartiene al giudice ordinario.
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Fondo Salva Opere: il Ministero revoca, ma la giurisdizione è civile
Una società subappaltatrice, esclusa dal 'Fondo Salva Opere' dal Ministero, ha dato il via a una causa sul corretto giudice competente. Il Ministero aveva revocato l'ammissione ritenendo il credito della società già soddisfatto. La Corte di Cassazione ha risolto la questione sul riparto di giurisdizione del Fondo Salva Opere, stabilendo che la competenza è del giudice ordinario. La decisione del Ministero, infatti, non deriva da un potere discrezionale, ma da una mera verifica dei requisiti di legge. Di conseguenza, la posizione della società è un diritto soggettivo (il diritto al pagamento) e non un interesse legittimo, radicando la controversia nella giurisdizione civile.
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Fondo pubblico negato: decide il Giudice Ordinario, non il TAR
Un'impresa subappaltatrice, inizialmente ammessa al 'Fondo Salva Opere' per recuperare un credito, viene poi esclusa dal Ministero. La motivazione è che il credito sarebbe stato soddisfatto tramite l'assegnazione di titoli nella procedura concorsuale dell'appaltatore principale. La Corte di Cassazione, decidendo sul riparto di giurisdizione per i contributi pubblici, stabilisce che la competenza non è del Giudice Amministrativo, ma del Giudice Ordinario. La Pubblica Amministrazione, infatti, non esercitava un potere discrezionale, ma si limitava a una verifica oggettiva dei requisiti di legge (l'esistenza di un credito insoddisfatto). Tale verifica riguarda un diritto soggettivo dell'impresa, non un interesse legittimo.
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Fondi Pubblici: esclusione non discrezionale e riparto di giurisdizione
Un'azienda subappaltatrice, esclusa dal 'Fondo Salva Opere' perché il suo credito era stato soddisfatto con strumenti finanziari, contesta la decisione. Sostiene che il Ministero abbia esercitato un potere discrezionale, rendendo competente il giudice amministrativo. La Cassazione, invece, chiarisce il riparto di giurisdizione: il Ministero ha svolto una mera verifica dei requisiti di legge, un'attività vincolata senza discrezionalità. La posizione dell'azienda è quindi un diritto soggettivo, la cui tutela spetta al giudice ordinario. L'azienda perde il ricorso sulla giurisdizione.
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Appalto Truccato: Risarcimento tra Privati dal Giudice Ordinario
Un'impresa, classificatasi seconda in un appalto pubblico, ha citato in giudizio l'azienda vincitrice per ottenere un risarcimento, sostenendo che l'aggiudicazione fosse frutto di illeciti. La convenuta ha eccepito la competenza del giudice amministrativo, data la natura pubblica della gara. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario. Il principio sancito è che una domanda di risarcimento danni proposta da un privato contro un altro privato, anche se legata a una procedura di appalto, rientra nella competenza del tribunale civile, poiché non contesta un atto della Pubblica Amministrazione ma un illecito tra privati. Vince la causa sulla giurisdizione l'impresa danneggiata.
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Permesso Illegittimo: Comune Paga i Danni al Giudice Civile
Un cittadino acquista un sottotetto trasformato in abitazione grazie a un permesso del Comune, ma scopre che l'immobile non ha le altezze legali. Fa causa al Comune per i danni subiti. L'ente pubblico sostiene che la competenza sia del giudice amministrativo, trattandosi di un atto pubblico. La Corte di Cassazione, invece, stabilisce che la richiesta di risarcimento danni da permesso di costruire illegittimo, basata sulla negligenza del Comune che ha indotto in errore l'acquirente, rientra nella giurisdizione del giudice civile. La causa non mira ad annullare l'atto, ma a compensare un danno patrimoniale derivante dalla lesione del legittimo affidamento del cittadino.
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Graduatorie ATA e punteggio errato: la giurisdizione è civile
Una lavoratrice del personale ATA si è vista decurtare il punteggio relativo a anni di servizio nelle graduatorie di istituto. Ne è nato un conflitto su quale giudice dovesse decidere: quello Ordinario o quello Amministrativo (TAR). La Corte di Cassazione ha risolto la questione sulla giurisdizione delle graduatorie ATA, stabilendo che la competenza spetta al Giudice Ordinario. La formazione di tali elenchi, infatti, non è una procedura concorsuale basata su valutazioni discrezionali, ma un'attività vincolata di calcolo del punteggio. Il lavoratore fa quindi valere un proprio diritto soggettivo al corretto posizionamento, che deve essere tutelato in sede civile.
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Graduatorie Scolastiche: Esclusione? Decide il Giudice Civile
Un'aspirante supplente del personale ATA viene esclusa dalla graduatoria di terza fascia. La questione arriva alla Corte di Cassazione per decidere a chi spetti la competenza: al Giudice Amministrativo (TAR) o al Giudice Ordinario (Tribunale del Lavoro)? La Corte stabilisce che la controversia sulla giurisdizione delle graduatorie scolastiche di istituto va risolta a favore del Giudice Ordinario. La formazione di tali elenchi non è una procedura concorsuale con valutazioni discrezionali, ma un'attività vincolata di gestione basata su punteggi tabellari. L'aspirante vanta quindi un diritto soggettivo al corretto inserimento, la cui tutela spetta al giudice civile.
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Graduatorie ATA: Punteggio tagliato? Decide il Giudice Ordinario
Un membro del personale ATA si è visto decurtare il punteggio nelle graduatorie di istituto. Ne è nato un conflitto tra Tribunale ordinario e TAR su chi dovesse decidere il caso. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha risolto la questione, affermando la giurisdizione del giudice ordinario. La motivazione è che la formazione delle graduatorie non è una procedura concorsuale con valutazioni discrezionali, ma un'attività automatica di calcolo del punteggio. La controversia riguarda quindi un diritto soggettivo del lavoratore al corretto inserimento, materia di competenza del Tribunale del Lavoro. La decisione chiarisce la corretta via legale per le contestazioni sul punteggio nelle graduatorie del personale ATA.
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Prescrizione Revisione Prezzi: Diritto perso per attesa eccessiva
La Cassazione affronta il tema della prescrizione revisione prezzi in un appalto pubblico. Gli eredi di un appaltatore chiedevano un compenso aggiuntivo, ma la Stazione Appaltante ha eccepito la prescrizione. Il problema era stabilire da quando partisse il termine per far valere il diritto. Secondo i giudici, il termine di prescrizione inizia a decorrere da quando il diritto può essere esercitato, ovvero dalla fine dei lavori, e non dalla conclusione di un eventuale procedimento amministrativo per la determinazione dell'importo. Attendere l'esito del ricorso amministrativo non sospende la prescrizione. Di conseguenza, il diritto degli eredi è stato dichiarato estinto per il decorso del tempo e la loro richiesta è stata respinta.
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TV limitata in carcere: non viola il diritto all’informazione
Un detenuto in regime di 41-bis si lamentava della limitazione dei canali televisivi, ritenendola una violazione del suo diritto all'informazione. Il Tribunale di Sorveglianza gli aveva dato ragione. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Ministero della Giustizia. La Corte ha stabilito un principio chiave: la scelta dei canali TV rientra nelle modalità di esercizio del diritto, lasciate alla discrezionalità organizzativa del carcere. Il diritto all'informazione del detenuto non è negato, ma solo regolamentato. Un giudice può intervenire solo se il diritto è completamente soppresso, non se ne vengono semplicemente disciplinate le modalità di fruizione.
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Limitazione canali TV detenuto 41-bis: Diritto o Discrezione?
Un detenuto in regime di 41-bis si opponeva alla restrizione dei canali televisivi visibili, ottenendo ragione dal Tribunale di Sorveglianza. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Ministero della Giustizia, ha ribaltato la decisione. La sentenza stabilisce un principio chiave: la limitazione dei canali TV per un detenuto al 41-bis non è una violazione del diritto all'informazione, ma una semplice modalità di esercizio di tale diritto. Questa scelta rientra nel potere organizzativo dell'Amministrazione Penitenziaria e non può essere contestata con un reclamo giurisdizionale, ma solo con un reclamo generico. La Corte ha quindi annullato la decisione favorevole al detenuto, affermando la legittimità dell'operato del carcere.
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Scorrimento Graduatoria: Diritto del candidato o scelta dell’Ente?
Una dipendente pubblica, risultata idonea ma non vincitrice in un concorso interno, ha citato in giudizio l'Ente per ottenere l'assunzione. Sosteneva che, essendo rimasti posti vacanti, l'Amministrazione avesse l'obbligo di assumerla tramite scorrimento della graduatoria. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: lo scorrimento della graduatoria non è un diritto del candidato, ma una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione. L'ente non è obbligato ad assumere gli idonei, a meno che tale obbligo non sia espressamente previsto dalla legge, dal contratto collettivo o dal bando di concorso. La semplice esistenza di posti vacanti nella dotazione organica non crea un diritto all'assunzione.
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Subentro contratto di locazione: casa popolare, vince il giudice civile
La Corte di Cassazione ha chiarito la competenza del giudice in caso di diniego di subentro nel contratto di locazione di un alloggio popolare. Un cittadino si era visto negare dall'Ente gestore la possibilità di succedere nel contratto del padre defunto. La vicenda ha generato un conflitto tra giudice civile e amministrativo. Le Sezioni Unite hanno stabilito un principio fondamentale: la fase di assegnazione dell'alloggio è di competenza amministrativa, ma una volta stipulato il contratto, ogni controversia successiva, incluso il subentro, riguarda un diritto soggettivo e rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. L'Ente, in questa fase, non esercita più un potere autoritativo ma agisce come un qualsiasi locatore.
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Sospensione aiuto comunitario: il sospetto batte il diritto
Un agricoltore chiede il pagamento di aiuti comunitari per la produzione di olio, ma l'ente erogatore li nega. Il motivo è un precedente provvedimento di sospensione aiuto comunitario, emesso per sospette irregolarità su annualità passate. L'agricoltore sostiene di avere ancora diritto ai fondi, non essendo mai stato dichiarato decaduto dal beneficio. La Corte di Cassazione dà torto all'agricoltore. Stabilisce che la sospensione, anche se basata su un semplice sospetto, è un atto legittimo che blocca l'erogazione. L'agricoltore avrebbe dovuto impugnare l'atto di sospensione stesso, non chiedere direttamente il pagamento. Il suo diritto, quindi, non era pienamente esigibile.
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Clinica non pagata: il riparto di giurisdizione alle Sezioni Unite
Una clinica privata chiede il pagamento di ricoveri sanitari, ma l'Azienda Sanitaria li contesta giudicandoli 'inappropriati' tramite una commissione di esperti. I giudici di merito negano la propria competenza, ritenendo la valutazione un atto di potere pubblico da impugnare davanti al giudice amministrativo. La Cassazione, rilevando che la questione sul riparto di giurisdizione in sanità accreditata non è mai stata risolta in modo definitivo, non decide il caso. Invece, lo rimette alle Sezioni Unite, l'organo supremo, affinché stabiliscano una volta per tutte quale giudice sia competente a decidere queste controversie: quello ordinario, che si occupa di diritti di credito, o quello amministrativo, che giudica l'operato della Pubblica Amministrazione.
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