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Diritto Soggettivo — Anno 2023

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168 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Diritto Soggettivo

Provvedimenti

Fondo salva opere: spetta al giudice civile decidere sulla revoca
Un'impresa subappaltatrice viene ammessa al Fondo salva opere per recuperare i crediti vantati verso un appaltatore principale in concordato preventivo. Successivamente, l'appaltatore assegna all'impresa azioni e strumenti finanziari in esecuzione del concordato. Il Ministero delle Infrastrutture, ritenendo il credito interamente soddisfatto, esclude l'impresa dal Fondo salva opere e chiede la restituzione degli acconti erogati. L'impresa impugna il provvedimento, ma le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Trattandosi di un beneficio riconosciuto direttamente dalla legge, l'amministrazione deve solo verificare i requisiti oggettivi senza alcuna valutazione discrezionale. La posizione dell'impresa è di diritto soggettivo, determinando il rigetto del ricorso e la competenza del tribunale civile.
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Revoca del finanziamento pubblico: i rischi dell’inadempimento
Il Beneficiario ha impugnato la revoca del finanziamento pubblico di circa 12.000 euro, concesso dall'Amministrazione Regionale per l'avvio di un Bed & Breakfast. La revoca era stata disposta a causa del mancato rispetto di alcuni obblighi successivi, tra cui la residenza nella struttura e la comunicazione delle presenze annue. Il Beneficiario contestava la competenza del dirigente semplice che aveva firmato l'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la revoca per inadempimento degli obblighi successivi rientra nei poteri di gestione vincolata del dirigente di servizio e non costituisce un atto di autotutela riservato al dirigente generale. Il Beneficiario perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
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Promozione Negata: Ente condannato per danno da perdita di chance
Una dirigente pubblica si è vista negare per anni la promozione a un ruolo superiore. L'Ente datore di lavoro non ha mai attivato procedure di selezione trasparenti e comparative, violando i doveri di correttezza. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, stabilendo un principio fondamentale: il lavoratore ha diritto a una valutazione comparativa. Se l'amministrazione non la effettua, commette un illecito e deve risarcire il **danno da perdita di chance**. La dirigente ha quindi vinto la causa, ottenendo il diritto a un nuovo giudizio per la quantificazione del danno subito per non aver potuto concorrere equamente alla posizione.
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Rimborso spese legali: dipendente assolto ma l’Ente non paga
La Cassazione nega il rimborso spese legali a un dipendente pubblico, anche se il procedimento penale a suo carico è stato archiviato. Il caso riguardava alcuni dipendenti di un Comune indagati per reati come peculato e falso, commessi nell'esercizio delle loro funzioni. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il diritto al rimborso è escluso se esiste un conflitto di interessi tra l'Ente e il lavoratore. Tale conflitto deve essere valutato 'ex ante', cioè all'inizio del procedimento. Poiché i reati ipotizzati vedevano l'Ente come parte offesa, il conflitto era palese fin da subito, rendendo illegittima la richiesta di pagamento delle spese legali a carico delle casse pubbliche.
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Limitazione Mansioni Dirigente Avvocato: Non è Demansionamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta di un Ente pubblico di assegnare a un proprio dirigente avvocato solo compiti di consulenza, escludendo l'attività di patrocinio in tribunale, non costituisce automaticamente dequalificazione professionale. Questa decisione rientra nel potere organizzativo dell'Amministrazione. La sentenza chiarisce che la qualifica dirigenziale non dà diritto a svolgere tutte le funzioni astrattamente possibili, ma a mansioni equivalenti per professionalità. La legittima limitazione mansioni dirigente avvocato è quindi possibile, a patto che non si svuoti di contenuto la sua professionalità. Il ricorso del legale è stato respinto.
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Isolamento Notturno Ergastolano: Richiesta respinta, non è un diritto
Un detenuto condannato all'ergastolo ha contestato la sua permanenza in cella da solo durante la notte, ritenendola un'illegittima forma di sanzione. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio chiaro: l'isolamento notturno ergastolano non è un diritto che il carcerato può pretendere o contestare in tribunale. I giudici hanno spiegato che le norme attuali permettono celle con più posti, superando di fatto le vecchie disposizioni. Anche le regole europee che suggeriscono celle singole non sono vincolanti. Di conseguenza, il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile e lo stesso è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Diritto di informazione del detenuto: no alla radio FM a scelta
Un detenuto si è visto negare la possibilità di sintonizzarsi su canali radio FM a sua scelta. Ha fatto ricorso sostenendo la violazione dei suoi diritti. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio fondamentale sul diritto di informazione del detenuto. La Corte ha chiarito che, sebbene il diritto all'informazione sia garantito, le sue modalità di esercizio, come la scelta di specifici canali, non costituiscono un diritto assoluto. Questa gestione rientra nel potere discrezionale dell'Amministrazione Penitenziaria, che deve bilanciare i diritti individuali con le esigenze di sicurezza. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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TV in carcere al 41-bis: il diritto all’informazione ha dei limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta dei canali televisivi accessibili in cella non è un diritto soggettivo del carcerato. Un detenuto in regime 41-bis aveva chiesto di vedere più canali, ma la sua richiesta è stata respinta. La Corte ha chiarito che, sebbene esista un generico diritto all'informazione del detenuto, le modalità con cui viene garantito (come la selezione dei canali) rientrano nella discrezionalità dell'Amministrazione Penitenziaria. Questa scelta deve bilanciare l'informazione con le fondamentali esigenze di sicurezza e ordine interno. Di conseguenza, la decisione del carcere non può essere contestata con lo strumento del reclamo giurisdizionale, che tutela solo i diritti pieni e non le scelte organizzative.
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TV in cella: il diritto all’informazione del detenuto non è assoluto
Un detenuto in regime speciale chiedeva di poter vedere alcuni canali televisivi nazionali aggiuntivi. L'Amministrazione Penitenziaria si opponeva. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione, stabilendo un principio fondamentale: la scelta dei canali TV non è un diritto soggettivo del singolo. Rientra invece nel potere organizzativo del carcere. Il **diritto all'informazione del detenuto** è garantito dall'accesso a una programmazione varia, ma le modalità pratiche, come la selezione dei canali, sono affidate alla discrezionalità dell'istituto per ragioni di sicurezza e gestione. Di conseguenza, il reclamo del detenuto è stato respinto e la decisione del tribunale precedente annullata.
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Contributo post-sisma dopo 40 anni: Sì al fondo, No al danno
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una richiesta di Contributo ricostruzione post-sisma presentata nel 1984. Dopo decenni di contenziosi, i giudici hanno riconosciuto il diritto dei proprietari al contributo, non sulla base della domanda originale, ma perché l'immobile era stato inserito in un 'piano di recupero' comunale. Tale inserimento ha creato un nuovo e autonomo diritto. Tuttavia, la Corte ha negato il risarcimento per il danno da ritardo. La motivazione è che il procedimento originario si era concluso con un diniego legittimo, annullando così la base per una richiesta di danni legata alla sua lentezza.
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Vince il concorso ma non lo assumono: la causa finisce con un accordo
Un lavoratore, vincitore di un concorso pubblico, si è visto negare l'impiego da parte di un'Agenzia regionale a causa di una sopravvenuta mancanza di fondi. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il caso è arrivato in Cassazione. Prima della decisione finale, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, il lavoratore ha ritirato il ricorso e la Corte ha dichiarato il processo estinto, senza pronunciarsi sul merito del conteso diritto all'assunzione. La vicenda si conclude quindi con una soluzione pratica per il lavoratore, ma senza creare un precedente legale sulla questione.
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Scorrimento Graduatoria: Amministrazione sceglie, Giudice Civile decide
Alcuni candidati, risultati idonei ma non vincitori in un concorso pubblico, hanno fatto causa a un'Amministrazione Pubblica. L'Ente aveva deciso di coprire nuovi posti vacanti utilizzando esclusivamente la graduatoria di una selezione interna, ignorando quella del concorso esterno. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale sullo scorrimento graduatoria concorso pubblico: nel momento in cui l'Amministrazione decide di assumere attingendo da una graduatoria, la pretesa del candidato idoneo si trasforma in un vero e proprio diritto all'assunzione. Di conseguenza, la competenza a decidere la controversia non è del giudice amministrativo, ma del giudice civile ordinario. I candidati hanno quindi vinto la battaglia sulla giurisdizione.
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Vince concorso ma non viene assunta: il Factum Principis salva l’Ente
Una candidata, idonea in un concorso pubblico per puericultrice, non viene assunta dal Comune. L'ente pubblico si difende sostenendo che la mancata assunzione è dovuta a cause esterne: un blocco normativo sulle assunzioni e le decisioni negative dell'organo di controllo (CO.RE.CO.). La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo che tali eventi costituiscono un 'factum principis'. Questo principio giuridico esclude la responsabilità dell'ente, in quanto l'inadempimento non deriva da una sua colpa ma da un impedimento imposto dall'autorità. Di conseguenza, la richiesta di assunzione e risarcimento della candidata è stata respinta.
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Canoni alloggio di servizio: la vedova vince, decide il Giudice Civile
La vedova di un militare si oppone a un'ingiunzione di pagamento di oltre 21.000 euro per i canoni alloggio di servizio, maturati anche dopo il decesso del marito. Nasce un conflitto su quale giudice debba decidere: quello Ordinario o quello Amministrativo. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiaro: le controversie che riguardano il pagamento di somme di denaro, come i canoni alloggio di servizio, hanno natura puramente patrimoniale. Pertanto, la competenza spetta sempre al Giudice Ordinario, anche se l'alloggio è un bene pubblico e il titolo di concessione è venuto meno. Vince la giurisdizione ordinaria.
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Immobile comunale occupato: l’indennità è lite privata, non pubblica
Un'associazione culturale occupava un immobile di proprietà di un Comune senza un contratto formale. Il Comune ha richiesto il pagamento di una somma a titolo di indennità di occupazione sine titulo. La Corte di Cassazione, chiamata a decidere sulla giurisdizione, ha stabilito un principio fondamentale: quando la Pubblica Amministrazione non agisce con poteri autoritativi ma come un qualsiasi proprietario per difendere il suo bene e chiedere un compenso, la controversia ha natura privata. Di conseguenza, la competenza non è del giudice amministrativo (TAR), ma del giudice ordinario (Tribunale civile), che si occupa di tutelare i diritti soggettivi come la proprietà.
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Reclamo del detenuto: richiesta generica vs. danno concreto
La Corte di Cassazione interviene sul caso di un carcerato in regime 41-bis che aveva presentato una lamentela generica per ottenere l'autorizzazione all'acquisto di qualsiasi rivista. La Corte ha stabilito che il reclamo giurisdizionale del detenuto è ammissibile solo se contesta un provvedimento specifico dell'amministrazione che causa un danno concreto e attuale a un suo diritto. Una richiesta astratta, non legata al diniego di un acquisto specifico, è inammissibile. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva dato ragione al detenuto, accogliendo il ricorso del Ministero della Giustizia. Il principio è chiaro: nessuna tutela senza una lesione effettiva.
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Attività intra moenia non medica: Diritto negato alla Biologa
Una biologa dipendente di un'Azienda Sanitaria ha chiesto il risarcimento del danno per non aver potuto esercitare la libera professione all'interno della struttura pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio chiaro: il diritto all'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria, e il conseguente obbligo dell'ente di mettere a disposizione gli spazi, è riservato esclusivamente ai dirigenti medici. La legge non estende questo diritto ad altre figure professionali sanitarie. Di conseguenza, non sussiste un diritto all'attività intra moenia non medica e la lavoratrice ha perso la causa.
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Diritto all’assunzione da scorrimento graduatoria: vince il candidato
Una candidata, idonea in un concorso pubblico e appartenente a una categoria con riserva di posti (militari volontari), non viene assunta da un'Azienda Ospedaliera durante lo scorrimento della graduatoria. La candidata sostiene di avere un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce un principio fondamentale: quando la contestazione non riguarda le regole del concorso ma la mancata assunzione per scorrimento, si lede un diritto soggettivo. Di conseguenza, la competenza a decidere la causa spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo. La Corte ha quindi affermato il pieno diritto all'assunzione da scorrimento graduatoria della candidata, da far valere davanti al tribunale del lavoro.
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Giurisdizione Categorie Protette: Diritto al Lavoro, Vince il Giudice Ordinario
Un candidato, orfano di un deceduto per causa di lavoro, contesta la sua posizione in una graduatoria per un'assunzione pubblica. Egli rivendica un diritto di precedenza basato sulla legge. La Corte di Cassazione, risolvendo un conflitto tra giudici, stabilisce il principio sulla giurisdizione per le categorie protette. La competenza spetta al Giudice Ordinario (del Lavoro) e non a quello Amministrativo. Questo avviene perché la controversia riguarda un diritto soggettivo all'assunzione, dove l'Amministrazione deve solo verificare requisiti legali, senza esercitare alcun potere discrezionale di scelta o valutazione comparativa tra i candidati.
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Ente perde i documenti? Decide il giudice ordinario, non il TAR
Un gruppo di inquilini acquista la propria casa da un ente pubblico, ma paga un prezzo più alto del dovuto. La causa è la perdita, da parte dell'ente, dei documenti che avrebbero garantito uno sconto aggiuntivo. Gli acquirenti chiedono la restituzione della somma pagata in eccesso. La Corte di Cassazione stabilisce la giurisdizione del giudice ordinario, e non di quello amministrativo. La richiesta, infatti, non contesta un atto di potere dell'ente, ma un danno derivante da un suo comportamento materiale negligente, come la cattiva custodia di documenti. La competenza a decidere su questa forma di responsabilità civile spetta al tribunale ordinario.
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