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Dies A Quo — Anno 2023

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587 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Detenzione illegale di armi: ereditare un fucile costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per truffa e detenzione illegale di armi. L'imputato aveva raggirato una donna fingendosi un professionista e trattenendo somme di denaro. Inoltre, deteneva un fucile da caccia ereditato dallo zio senza averlo denunciato. La difesa sosteneva la tardività della querela e chiedeva di riqualificare il possesso del fucile come semplice omessa denuncia. I giudici hanno respinto i motivi: il termine per la querela decorre solo dalla piena consapevolezza del raggiro, mentre l'erede ha l'obbligo assoluto di denunciare le armi ricevute in successione, anche se già denunciate dal defunto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sospensione dei termini processuali: salvo l’appello
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile il suo gravame per tardività. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nel calcolo dei tempi per impugnare la sentenza, si deve applicare la sospensione dei termini processuali introdotta durante l'emergenza sanitaria da Covid-19. Nel caso specifico, il termine di sessanta giorni per il deposito della motivazione della sentenza di primo grado è rimasto congelato dal 9 marzo all'11 maggio 2020. Di conseguenza, il termine di quarantacinque giorni per presentare l'appello ha iniziato a decorrere solo dal 27 maggio 2020, rendendo tempestivo l'atto depositato dall'Imputato l'8 luglio 2020. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo giudizio di merito.
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Regolarizzazione contributiva: il Comune perde contro l’INPS
Un'amministrazione pubblica ha simulato contratti di lavoro autonomo con quattro dipendenti, successivamente riconosciuti come subordinati dal TAR. L'ente previdenziale ha quindi richiesto la regolarizzazione contributiva ottenendo un decreto ingiuntivo basato sulle sentenze amministrative. L'amministrazione ha contestato il provvedimento eccependo la prescrizione dei crediti e l'inopponibilità del giudicato all'ente previdenziale, rimasto estraneo al primo giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che le sentenze del TAR, pur non costituendo giudicato diretto per l'ente previdenziale, rappresentano una valida prova scritta per emettere il decreto ingiuntivo. Inoltre, l'eccezione di prescrizione è stata respinta poiché l'amministrazione aveva precedentemente interrotto i termini richiedendo la rateizzazione del debito.
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Iscrizione gestione separata avvocati: contributi sì, sanzioni no
Una Libera Professionista ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi previdenziali e le relative sanzioni per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva confermato l'obbligo di iscrizione gestione separata avvocati, ma aveva ridotto le sanzioni qualificando la condotta come semplice omissione e non come evasione. La Corte di Cassazione, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che per gli avvocati non iscritti alla Cassa Forense prima del 2011 non sono dovute sanzioni civili per l'omessa iscrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della professionista, confermando l'obbligo di versare i contributi ma annullando interamente le sanzioni civili richieste dall'ente previdenziale.
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Iscrizione alla Gestione separata: l’avvocato perde contro l’INPS
Un avvocato ha contestato la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010, eccependo la prescrizione del credito e contestando l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'Iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria per tutti i professionisti che non versano alla propria cassa previdenziale contributi utili a creare una pensione. Inoltre, la prescrizione dei contributi decorre solo dalla scadenza effettiva del termine di pagamento, che può essere prorogato da decreti governativi, spostando in avanti il tempo utile per l'INPS per richiedere le somme. Infine, la mancata riproposizione in appello della questione sulle sanzioni ha creato un giudicato definitivo, impedendo l'applicazione di successive sentenze favorevoli della Corte Costituzionale.
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Decadenza rimborso IRAP: il Fisco vince sul professionista
Un professionista ha chiesto la restituzione dell'IRAP versata per gli anni 2012 e 2013, ritenendo di non avere un'autonoma organizzazione. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso perché la richiesta è stata presentata oltre il termine di quarantotto mesi dai versamenti in acconto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che la decadenza rimborso IRAP si compie rigorosamente dopo quarantotto mesi dal giorno del pagamento. I giudici hanno chiarito che questo termine non può essere sostituito dalla prescrizione ordinaria di dieci anni, né può essere interrotto da un presunto riconoscimento del debito da parte del Fisco, trattandosi di diritti indisponibili dello Stato. Il professionista perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Rimborso imposte sisma: la Cassazione respinge le domande tardive
Il caso riguarda la richiesta di un contribuente per ottenere il rimborso imposte sisma (IRPEF anni 2002-2005) a seguito degli eventi sismici del 2002 a Catania. La legge finanziaria del 2007 aveva previsto una riduzione del 50% delle imposte per i residenti colpiti. Il contribuente ha presentato la domanda di rimborso il 20 aprile 2009. L'Amministrazione Finanziaria ha eccepito la tardività della richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per i rimborsi derivanti da leggi successive al pagamento si applica il termine di decadenza biennale (art. 21 d.lgs. 546/1992) e non quello di quarantotto mesi. Poiché la legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2007, il termine scadeva il 1° gennaio 2009. La richiesta del contribuente è stata quindi respinta perché tardiva.
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Tutela possessoria della servitù di passaggio: vince il fatto
I Vicini utilizzavano da anni una strada per accedere ai propri terreni. La Proprietaria confinante ha installato paletti e catene per bloccare il transito veicolare. I Vicini hanno quindi promosso un'azione di spoglio per ottenere la rimozione dei blocchi. La Proprietaria si è difesa sostenendo che l'azione fosse fuori tempo massimo e che una precedente sentenza avesse ridefinito i confini della sua proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Proprietaria. I giudici hanno chiarito che la tutela possessoria della servitù di passaggio protegge lo stato di fatto esistente al momento dello spoglio, indipendentemente dall'effettiva proprietà del suolo. Inoltre, il termine di un anno per agire decorre solo da quando l'ostacolo diventa effettivo e permanente. La Proprietaria è stata condannata a rimuovere i paletti e a pagare le spese legali.
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Notifica della sentenza tributaria: addio appello se l’ente tarda
Un contribuente ha impugnato l'iscrizione ipotecaria derivante da cinquantadue cartelle esattoriali. Dopo la vittoria in primo grado, il contribuente ha eseguito la notifica della sentenza tributaria direttamente presso la sede dell'Agente della Riscossione, anziché al suo avvocato costituito. L'ente ha proposto appello oltre il termine di sessanta giorni, ritenendo la notifica invalida a far decorrere il termine breve. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che nel rito tributario la consegna diretta della sentenza presso la sede dell'ente impositore o della riscossione è pienamente valida. Tale attività fa decorrere regolarmente il termine breve per l'impugnazione, rendendo tardivo e inammissibile l'appello tardivo dell'ente.
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Prescrizione del diritto al risarcimento: l’errore doganale resta
Un importatore ha affidato a uno spedizioniere l'importazione di lampadine dalla Cina. A causa di un errore nel codice doganale, l'importatore ha dovuto pagare dazi antidumping molto elevati anziché l'aliquota ordinaria. Ricevuta la cartella di pagamento, l'importatore ha avviato una causa tributaria e, solo successivamente, ha chiesto il risarcimento allo spedizioniere. I giudici hanno respinto la domanda per intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione: il termine di prescrizione (pari a 18 mesi per i trasporti fuori Europa) inizia a decorrere dal momento in cui il danno è oggettivamente conoscibile, ossia dalla notifica della cartella esattoriale, e non dalla fine del processo tributario. L'importatore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Prescrizione del reato di truffa: finto broker evita il carcere
Un finto promotore finanziario ha raggirato numerosi investitori per oltre sei milioni di euro, promettendo rendimenti elevati ma utilizzando in realtà uno schema Ponzi. La Corte d'Appello aveva fissato la decorrenza della prescrizione al momento della scoperta della frode. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della difesa, stabilendo che la truffa è un reato istantaneo e la prescrizione del reato di truffa inizia a decorrere dal momento dell'effettivo danno patrimoniale (avvenuto nel 2015) e non dalla scoperta del raggiro. Di conseguenza, i reati di truffa sono stati dichiarati estinti per prescrizione, con conseguente annullamento senza rinvio della condanna per tali capi e ricalcolo della pena per il solo reato di abusivo esercizio della professione finanziaria.
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Patrocinio a spese dello Stato: ricorso tardivo perde la causa
Il Pubblico Ministero ha proposto opposizione contro il decreto di liquidazione dei compensi spettanti a un avvocato per l'attività svolta con il patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha dichiarato l'opposizione tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che, in mancanza di una formale comunicazione o notificazione del provvedimento, si applica il termine lungo di impugnazione di sei mesi, che decorre dalla data di pubblicazione del decreto stesso. Poiché l'opposizione è stata depositata oltre due anni dopo l'emissione del decreto, il ricorso è stato dichiarato definitivamente inammissibile, confermando la perdita del diritto di contestare la liquidazione.
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Deposito incontrollato di rifiuti: il sequestro cancella il reato
L'Amministratore di un'azienda veniva condannato per i reati di emissioni tossiche non autorizzate e deposito incontrollato di rifiuti, accumulati nel piazzale aziendale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che il sequestro dell'area da parte della polizia giudiziaria ha interrotto la permanenza del reato. Di conseguenza, calcolando il tempo trascorso dal momento del sequestro e tenendo conto dei limitati periodi di sospensione, i reati si erano già estinti per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna, sancendo che il sequestro segna la fine della condotta illecita e fa decorrere i termini di prescrizione.
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Equa riparazione: lo Stato ritarda i pagamenti ma perde la causa
Un cittadino ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo. Dopo aver ottenuto il riconoscimento del diritto, ha dovuto avviare un giudizio di esecuzione e, successivamente, un giudizio di ottemperanza per ottenere il pagamento dal Ministero della Giustizia. Il Ministero ha impugnato la decisione sostenendo che la domanda di indennizzo fosse fuori tempo massimo (decaduta). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, stabilendo che il termine di sei mesi per chiedere l'equa riparazione inizia a correre solo quando si conclude definitivamente l'ultimo procedimento utile per ottenere il pagamento, in questo caso il giudizio di ottemperanza. Il Ministero perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Equa riparazione: lo Stato paga ma la colpa va divisa
Il caso riguarda la richiesta di equa riparazione presentata da una cittadina per l'irragionevole durata di un lungo iter giudiziario, comprensivo di cognizione, esecuzione e ottemperanza. Il Ministero della Giustizia ha contestato sia la tempestività del ricorso sia la propria legittimazione passiva esclusiva, poiché parte del ritardo era imputabile alla giustizia amministrativa. La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine semestrale decorre dalla fine dell'ultimo giudizio di ottemperanza. Tuttavia, ha accolto il ricorso del Ministero stabilendo che, se il ritardo riguarda sia giudici ordinari che amministrativi, occorre citare in giudizio sia il Ministero della Giustizia che il Ministero dell'Economia e delle Finanze. La sentenza è stata cassata con rinvio per integrare il contraddittorio e ripartire l'indennizzo.
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Asilo o discarica? Deposito incontrollato di rifiuti punito
Un imprenditore edile è stato condannato per il reato di deposito incontrollato di rifiuti per aver abbandonato scarti di demolizione nel cortile di un asilo comunale durante lavori di ristrutturazione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo la prescrizione del reato e contestando la natura imprenditoriale della condotta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il deposito sistematico e ripetuto di rifiuti da parte di un'impresa configura un reato permanente, il cui termine di prescrizione inizia a decorrere solo con la cessazione della condotta illecita. Inoltre, è stato accertato che i rifiuti derivavano direttamente dall'attività professionale dell'indagato.
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Confisca di prevenzione: valida anche se il sequestro scade
Il caso riguarda un ricorso presentato da un soggetto sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale, il quale contestava la legittimità della confisca di prevenzione di una somma di denaro e di un immobile. Il ricorrente sosteneva che fossero scaduti i termini perentori per la decisione d'appello e che l'inefficacia del precedente sequestro travolgesse la confisca stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la conversione del ricorso in appello sposta l'inizio del termine alla data di ricezione degli atti da parte del giudice d'appello. Inoltre, la sospensione dei termini per la ricusazione del giudice opera fino alla decisione definitiva e l'eventuale inefficacia del sequestro non invalida la successiva confisca di prevenzione. Il ricorrente è stato condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Prescrizione dei contributi: la proroga salva il credito INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 tramite un avviso di addebito notificato il 30 giugno 2015. Il professionista eccepiva la prescrizione, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione dei contributi non si era verificata. Infatti, a causa della proroga dei termini di versamento disposta dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010, il giorno di inizio del calcolo della prescrizione è slittato al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la notifica dell'atto interruttivo avvenuta il 30 giugno 2015 è tempestiva, poiché effettuata prima della scadenza del quinquennio. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Rivalutazione contributiva amianto: no a nuove domande tardive
Un lavoratore in pensione ha richiesto la rivalutazione contributiva amianto per l'esposizione professionale alla sostanza nociva. L'uomo ha presentato una prima domanda all'ente previdenziale nel 2008 e una seconda nel 2015, avviando la causa solo nel 2016. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ritenendo tempestivo il ricorso rispetto alla seconda richiesta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che il termine di decadenza di tre anni per avviare l'azione giudiziaria decorre tassativamente dalla presentazione della prima domanda amministrativa. Di conseguenza, la successiva ripresentazione della domanda non riapre i termini. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente la richiesta del lavoratore.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince solo a metà
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento di contributi omessi alla Gestione Separata per gli anni 2009 e 2010. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'anno 2010 la richiesta dell'INPS è tempestiva poiché la scadenza del versamento era stata prorogata da un decreto ministeriale, spostando in avanti l'inizio del termine. Per l'anno 2009, invece, la richiesta è tardiva. La Corte ha chiarito che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisce automaticamente un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere la prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'ente previdenziale, rinviando la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare la prescrizione contributi previdenziali del 2010.
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