LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Dies A Quo — Anno 2023

Pagina 2 di 30

587 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Risarcimento medici specializzandi: prescrizione batte rimborsi
Un gruppo di medici ha chiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la tardiva attuazione delle direttive europee sui compensi durante i corsi di specializzazione. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendo il diritto ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibili i ricorsi dei medici. I giudici hanno ribadito che il termine decennale per richiedere il risarcimento medici specializzandi inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Poiché i medici hanno agito troppo tardi senza validi atti interruttivi, il loro diritto si è estinto. Uno dei ricorrenti è stato inoltre condannato per lite temeraria a causa dell'insistenza in tesi palesemente infondate.
Continua »
Notifica deposito sentenza: quando l’avviso non è dovuto
Il Condannato ha proposto un incidente di esecuzione lamentando la mancata notifica deposito sentenza da parte della cancelleria, avvenuto comunque nei termini indicati nel dispositivo letto in udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'avviso di deposito deve essere notificato solo se il giudice non rispetta il termine fissato per il deposito delle motivazioni. Se il termine viene rispettato, le parti conoscono già il momento da cui decorre il tempo per impugnare, rendendo superflua ogni ulteriore comunicazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Iscrizione alla Gestione separata: contributi sì, sanzioni no
Un avvocato impugna la decisione che conferma la sua iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per l'anno 2009. Il professionista, non avendo raggiunto le soglie di reddito per l'iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense, versava solo il contributo integrativo. La Corte di Cassazione conferma che l'iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria per garantire la tutela previdenziale universale. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso del professionista, la Corte stabilisce che non sono dovute le sanzioni civili per il periodo precedente al 2011. Questo esonero deriva da una recente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma nella parte in cui non escludeva tali sanzioni per gli avvocati sotto soglia di reddito. Il ricorrente vince parzialmente, ottenendo l'annullamento delle sanzioni civili.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: l’INPS vince la causa
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009, iscrivendolo d'ufficio alla Gestione separata. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, modificata al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale per i soggetti sottoposti agli studi di settore. Di conseguenza, l'atto interruttivo dell'INPS del 30 giugno 2015 è tempestivo, poiché intervenuto entro i cinque anni previsti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Rimborso IVA e risarcimenti: quando il ritardo cancella il credito
Una società riceve un risarcimento da un ente pubblico per l'occupazione di un terreno e versa l'IVA sulle somme ricevute tra il 2004 e il 2009. Successivamente, l'amministrazione finanziaria chiarisce tramite un interpello che l'imposta non era dovuta. Nel 2014 la società presenta domanda di Rimborso IVA, ma il fisco la rifiuta per decorrenza dei termini. La Cassazione accoglie il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che il termine di decadenza di due anni per richiedere il rimborso decorre dal momento del pagamento dell'imposta e non dalla data di risposta all'interpello. La risposta del fisco non crea infatti un nuovo diritto al rimborso, ma ha solo valore chiarificatore. Di conseguenza, la richiesta della società è considerata tardiva e viene definitivamente respinta.
Continua »
Rimborso IVA: gli interessi si fermano prima dell’accredito
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro la decisione che ricalcolava gli interessi dovuti a una Società per un ritardato rimborso IVA. La sentenza di secondo grado aveva stabilito che gli interessi dovessero decorrere dal ventunesimo giorno successivo all'ordine di pagamento e terminare solo con l'effettivo accredito sul conto corrente del contribuente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario, chiarendo che, in tema di rimborso IVA tramite conto fiscale, gli interessi moratori cessano di maturare non appena l'ordine di pagamento viene comunicato all'agente della riscossione. Solo un eventuale ritardo colpevole dovuto a mancanza di fondi può far scattare la mora dell'ente pubblico. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Iscrizione d’ufficio alla Gestione Separata: INPS perde la causa
L'INPS ha disposto l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata di un professionista per recuperare i contributi previdenziali del 2010. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo che il termine decorra dalla scadenza del pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omessa compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse dolo, sospendendo la prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile sia perché introduceva una questione nuova, sia perché notificato oltre il termine di sessanta giorni dalla notifica della sentenza d'appello. Di conseguenza, il professionista ha vinto la causa e l'INPS è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince in Cassazione
L'Ente Previdenziale ha iscritto d'ufficio alla Gestione Separata un avvocato per recuperare i contributi del 2009. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo inapplicabile la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. 10 giugno 2010, poiché il professionista aderiva al regime dei contribuenti minimi ed era escluso dagli studi di settore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che la proroga dei termini di pagamento si applica a tutti i contribuenti che esercitano un'attività per la quale sono stati elaborati gli studi di settore, a prescindere dal loro regime fiscale concreto. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali non era maturata al momento della notifica dell'atto interruttivo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Rimborso delle imposte: interessi dal versamento e non dalla domanda
Una società di trasporti ha ottenuto il rimborso delle imposte Irpef versate erroneamente due volte nel 1982. L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella per recuperare gli interessi corrisposti, sostenendo che dovessero decorrere dalla domanda di rimborso (art. 2033 c.c.) e non dal versamento (art. 44 d.P.R. 602/1973). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che in tema di rimborso delle imposte si applica la disciplina speciale tributaria. Gli interessi maturano quindi dal momento del versamento indebito e non dalla domanda. Accolto invece il ricorso della società sulle spese di secondo grado, compensate senza adeguata motivazione.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione Separata: stop alle pretese INPS
Un professionista si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagare i contributi omessi per l'anno 2011, eccependo la prescrizione. L'ente previdenziale sosteneva che il termine di cinque anni iniziasse a decorrere solo dalla presentazione della dichiarazione dei redditi e che la mancata compilazione del quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che la Prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza legale del pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, ha chiarito che non compilare il quadro RR non equivale automaticamente a dolo. La sentenza è stata annullata con rinvio.
Continua »
Rimborso IVA: il contribuente vince contro il fermo del fisco
Una societ" ha richiesto il rimborso di un credito d'imposta risalente al 1985. L'Agenzia delle Entrate ha eccepito la prescrizione del diritto solo in sede di appello e ha negato gli interessi sul rimborso a causa di un fermo amministrativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della societ", stabilendo che l'eccezione di prescrizione sollevata tardivamente dall'Ufficio " inammissibile. Inoltre, i giudici hanno chiarito che, se i motivi del fermo si rivelano infondati, gli interessi sul rimborso IVA decorrono comunque dal novantesimo giorno successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi originaria, e non dalla fine del fermo. La societ" ottiene cos" il pagamento integrale degli interessi maturati fin dall'origine.
Continua »
Sanzione annullata per prescrizione dell’azione disciplinare
Un avvocato è stato sanzionato con la censura per aver difeso un collega in una causa di responsabilità professionale promossa da un suo ex cliente, violando il divieto biennale di assumere incarichi contro ex assistiti. L'avvocato ha impugnato la sanzione davanti alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso, dichiarando l'estinzione del procedimento. La Corte ha stabilito che per gli illeciti professionali si applica la prescrizione dell'azione disciplinare nel termine massimo e inderogabile di sette anni e mezzo dal fatto. Poiché l'illecito risaliva al 2014 e il giudizio non si era concluso con decisione definitiva entro tale termine, l'azione si è estinta. Di conseguenza, la sanzione è stata annullata senza rinvio.
Continua »
Dimissioni per giusta causa: l’attesa non cancella l’indennità
Un lavoratore ha rassegnato le dimissioni per giusta causa a causa del mancato pagamento regolare degli stipendi da parte dell'azienda, successivamente fallita. Il Tribunale ha respinto la richiesta di ammissione al passivo per l'indennità di preavviso, ritenendo le dimissioni tardive rispetto al primo mese di ritardo nei pagamenti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la valutazione dell'immediatezza delle dimissioni deve essere flessibile. Il dipendente ha il diritto di attendere un tempo ragionevole per verificare se la crisi aziendale sia temporanea, senza perdere il diritto all'indennità. La Suprema Corte ha cassato il decreto e ha rinviato la causa al Tribunale.
Continua »
Acqua all’arsenico: il termine per impugnare blocca il gestore
Tre utenti hanno citato in giudizio il gestore del servizio idrico per ottenere il risarcimento dei danni causati dalla presenza di arsenico e fluoruri oltre i limiti di legge nell'acqua potabile. Il Giudice di pace ha accolto la domanda risarcitoria. Il gestore ha proposto appello, ma il Tribunale lo ha dichiarato inammissibile perché depositato oltre il termine semestrale di legge. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del gestore. La Corte ha chiarito che, in presenza di un'unica data di deposito apposta dal cancelliere sulla sentenza, questa coincide con la pubblicazione e fa fede fino a querela di falso. Di conseguenza, il termine per impugnare decorre da tale data, rendendo tardivo l'appello proposto successivamente.
Continua »
Deposito telematico via PEC: valido anche dopo la chiusura
Il Tribunale di Messina dichiarava inammissibile per tardività l'appello cautelare proposto dal difensore dell'indagato contro il rigetto della revoca degli arresti domiciliari. L'atto era stato inviato tramite PEC l'ultimo giorno utile alle 19:02, oltre l'orario di chiusura al pubblico della cancelleria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, stabilendo che per il deposito telematico via PEC si applica la disciplina transitoria della riforma Cartabia. Secondo tale normativa, il deposito deve ritenersi tempestivo se la ricevuta di accettazione viene generata entro le ore 24:00 del giorno di scadenza, senza che rilevi l'orario di chiusura degli uffici giudiziari. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e dispone la trasmissione degli atti al Tribunale del Riesame per la decisione nel merito.
Continua »
Rescissione del giudicato: arresto all’estero e termini scaduti
Il Condannato, arrestato in Spagna in esecuzione di un mandato di arresto europeo, ha presentato istanza di rescissione del giudicato sostenendo di non aver avuto conoscenza del processo a suo carico in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il termine di trenta giorni per proporre la rescissione del giudicato decorre dal momento dell'arresto all'estero, giorno in cui l'interessato ha avuto effettiva conoscenza dell'esistenza del procedimento penale. Non rileva, a tal fine, la mancata consegna immediata dell'ordine di esecuzione nazionale o la mancanza di specifici avvisi sui diritti di difesa nel mandato di arresto. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Termine di tre giorni liberi violato: annullato il carcere
Il Tribunale di Catanzaro confermava la custodia in carcere per l'indagato. All'udienza di riesame, il difensore eccepiva la mancata notifica dell'avviso. Il Tribunale rinviava l'udienza a distanza di soli tre giorni, violando il termine di tre giorni liberi previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, stabilendo che il mancato rispetto di tale intervallo temporale determina una nullità generale a regime intermedio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato gli atti al Tribunale per un nuovo giudizio.
Continua »
Rimborso delle imposte: il ritardo di venti anni costa caro
Due contribuenti hanno richiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso delle imposte versate nel 1993 per un condono fiscale, sostenendo di aver pagato due volte la stessa somma a seguito di un secondo condono nel 2003. L'istanza è stata presentata solo nel 2013. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle contribuenti, confermando la tardività della richiesta. I giudici hanno chiarito che il termine per chiedere il rimborso delle imposte non segue la prescrizione decennale ordinaria, ma i termini di decadenza speciali previsti dalle leggi tributarie (due o quattro anni). Il termine decorre dal giorno del versamento ritenuto indebito e spetta al contribuente dimostrare l'effettiva duplicazione del pagamento. Di conseguenza, le contribuenti hanno perso la causa e non riceveranno alcun rimborso.
Continua »
Equo indennizzo: la Cassazione divide i risarcimenti
Un cittadino ha richiesto l'equo indennizzo per la durata irragionevole di un processo che ha interessato sia la giustizia ordinaria sia quella amministrativa, citando in giudizio solo il Ministero della Giustizia. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Ministero della Giustizia non è responsabile per i ritardi della giustizia amministrativa, competenza che spetta invece al Ministero dell'Economia e delle Finanze. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Ministero della Giustizia, annullando la decisione precedente. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello affinché venga integrato il contraddittorio con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, ripartendo correttamente l'indennizzo tra le due amministrazioni in base ai rispettivi ritardi.
Continua »
Notifica per compiuta giacenza: il Fisco vince, la società perde
Una società immobiliare ha impugnato il diniego di rimborso IVA ricevuto dal Fisco. L'Amministrazione Finanziaria ha eccepito l'intempestività del ricorso, poiché la notifica dell'atto era avvenuta tramite raccomandata con avviso di giacenza nella cassetta postale della sede societaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la notifica per compiuta giacenza si perfeziona decorsi dieci giorni dal deposito dell'avviso. Di conseguenza, il termine per impugnare l'atto decorre da tale momento, rendendo tardivo il ricorso presentato oltre i sessanta giorni successivi. La società perde definitivamente la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
Continua »