Il caso dell’iscrizione d’ufficio alla Gestione Separ
L’Ente Previdenziale ha avviato un’azione per recuperare i contributi previdenziali non versati da un avvocato per l’anno 2009. L’ente ha iscritto d’ufficio il professionista alla Gestione Separata. Il nodo centrale della vicenda riguarda la prescrizione contributi previdenziali e l’applicazione di una proroga fiscale. Il professionista sosteneva che il diritto dell’ente fosse ormai estinto per il decorso del tempo. Al contrario, l’ente previdenziale riteneva che i termini fossero ancora aperti grazie a un rinvio dei pagamenti stabilito dal Governo. La questione è giunta fino alla Corte di Cassazione, che ha chiarito una regola fondamentale per tutti i lavoratori autonomi.
Come funziona la prescrizione contributi previdenziali per i professionisti
La legge stabilisce che i contributi previdenziali devono essere richiesti entro un termine massimo di cinque anni. Se l’ente previdenziale non agisce entro questo periodo, perde il diritto di riscuotere le somme. Il momento di inizio di questo termine, chiamato in gergo tecnico dies a quo (giorno di inizio), coincide normalmente con la data in cui il saldo delle imposte deve essere versato. Tuttavia, lo Stato approva spesso delle proroghe che spostano in avanti la scadenza dei pagamenti fiscali. Nel caso specifico, un decreto ministeriale del 2010 aveva posticipato la scadenza per il versamento delle imposte dal 16 giugno al 6 luglio 2010. L’ente previdenziale ha inviato la richiesta di pagamento il 3 luglio 2015. Se si calcola il termine dalla scadenza originaria, il diritto è prescritto. Se invece si considera la data prorogata, la richiesta è tempestiva. Il professionista sosteneva che la proroga non si applicasse a lui. Egli beneficiava infatti del regime dei contribuenti minimi ed era escluso dagli studi di settore (strumenti di valutazione del reddito).
Le motivazioni della decisione sulla prescrizione contributi previdenziali
I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto le ragioni dell’Ente Previdenziale. La Corte ha spiegato che la proroga dei termini di versamento ha una portata generale. Questa agevolazione non si limita solo ai soggetti che applicano concretamente gli studi di settore per calcolare le proprie tasse. Al contrario, il rinvio spetta a tutti i contribuenti che esercitano un’attività economica per la quale tali studi risultano semplicemente elaborati. Non rileva la scelta del regime fiscale concreto del singolo professionista, come il regime dei minimi o quello forfettario. Ciò che conta è il dato oggettivo del tipo di attività svolta. Poiché per l’attività di avvocato esistono gli studi di settore, la proroga si applica anche a chi ha scelto un regime fiscale semplificato. Di conseguenza, il termine iniziale per calcolare la prescrizione si sposta al 6 luglio 2010. L’atto di interruzione inviato dall’ente il 3 luglio 2015 è quindi pienamente valido perché giunto prima della scadenza dei cinque anni.
Le conclusioni della Cassazione sulla prescrizione contributi previdenziali
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza precedente che dava ragione al professionista. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte d’Appello ha commesso un errore di diritto escludendo il professionista dalla proroga solo a causa del suo regime fiscale. La causa dovrà ora essere discussa nuovamente davanti alla Corte d’Appello di Salerno in una diversa composizione di giudici. Il nuovo processo dovrà applicare il principio stabilito dalla Cassazione e verificare gli aspetti pratici del caso. Questa decisione rappresenta un importante precedente. Essa chiarisce che le proroghe fiscali generali influenzano direttamente anche i termini previdenziali di chi gode di regimi agevolati. I professionisti devono quindi prestare massima attenzione nel calcolare i tempi di estinzione dei propri debiti con il fisco e con l’ente di previdenza.
La proroga dei termini fiscali si applica anche a chi è nel regime dei minimi?
Sì, la proroga si applica a tutti i contribuenti che svolgono un’attività per la quale esistono gli studi di settore, a prescindere dal regime fiscale concreto adottato dal professionista.
Come influisce la proroga fiscale sulla prescrizione dei contributi INPS?
La proroga sposta in avanti la data di scadenza del pagamento e, di conseguenza, ritarda il giorno da cui inizia a decorrere il termine di prescrizione di cinque anni.
Cosa succede se l’INPS invia una richiesta di pagamento dopo i cinque anni?
Se sono trascorsi più di cinque anni dalla scadenza del pagamento senza atti interruttivi, il debito contributivo si estingue per prescrizione e non è più dovuto.