LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Detenzione Stupefacenti

86 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il possesso, anche temporaneo e per conto di altri, di sostanze stupefacenti senza la dovuta autorizzazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. L'imputato contestava la responsabilità, ma la Corte ha ribadito che la quantità di droga, le modalità di occultamento, la suddivisione in dosi e le osservazioni della polizia giudiziaria sono elementi sufficienti a provare la destinazione allo spaccio. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché basato su questioni di fatto già valutate nei gradi precedenti, e non su violazioni di legge. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un individuo è stato condannato per **detenzione stupefacenti** ai sensi dell'Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della finalità di uso personale della sostanza e il diniego della causa di non punibilità (Art. 131-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le doglianze meramente riproduttive di censure già esaminate e disattese dai giudici precedenti. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso Penale Inammissibile: Custodia Droga non è Favoreggiamento
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la sua condanna per detenzione di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il Lavoratore custodiva droga per conto di terzi, ricevendo in cambio una piccola quantità per uso personale. Questo comportamento, secondo la Cassazione, configura il reato di detenzione di stupefacenti e non di favoreggiamento. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché tentava di rimettere in discussione la valutazione delle prove (travisamento del fatto), un'operazione non consentita in sede di legittimità. Inoltre, alcune questioni procedurali non erano state sollevate nei gradi precedenti. La Corte ha così confermato l'inammissibilità ricorso penale e la condanna.
Continua »
Detenzione stupefacenti: concorso o favoreggiamento?
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza riguardante la detenzione stupefacenti a carico di due giovani. Il primo imputato, pur assolto per il possesso di MDMA, non aveva ottenuto una riduzione proporzionale della pena per la residua detenzione di hashish, violando il divieto di reformatio in peius. Inoltre, la Corte ha chiarito che salire sul tetto condominiale durante gli arresti domiciliari integra il reato di evasione. Per la seconda imputata, condannata per concorso nel reato per aver gettato la droga dalla finestra, la Suprema Corte ha stabilito che tale gesto potrebbe configurare il meno grave reato di favoreggiamento se manca la prova di una partecipazione stabile all'attività illecita.
Continua »
Detenzione stupefacenti: rito cartolare e attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di hashish e marijuana. Il ricorrente lamentava l'illegittima adozione del rito cartolare durante il periodo di transizione post-emergenziale, ma la Suprema Corte ha ritenuto l'eccezione tardiva poiché non sollevata tempestivamente in appello. Sono stati inoltre negati il riconoscimento della lieve entità e delle attenuanti generiche, evidenziando la gravità delle condotte reiterate e la presenza di precedenti penali specifici, rendendo il ricorso inammissibile.
Continua »
Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di crack. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati dalla difesa erano generici e non contestavano in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. La Corte ha ribadito che la destinazione allo spaccio era stata correttamente accertata nei gradi di merito. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende per la manifesta infondatezza dell'impugnazione.
Continua »
Detenzione stupefacenti: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso con hashish destinato alla vendita. Il ricorrente lamentava il mancato proscioglimento immediato, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione sottolinea che l'impugnazione non conteneva critiche specifiche alla sentenza d'appello, la quale aveva già ridotto la pena e correttamente inquadrato il fatto come spaccio di lieve entità. Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione stupefacenti e furto di energia elettrica. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento dell'uso di gruppo della sostanza e la negazione del nesso di continuazione tra i due reati. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano meramente riproduttivi di questioni già risolte nei gradi di merito e privi di fondamento logico, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali.
Continua »
Detenzione stupefacenti: i criteri per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto che sosteneva l'uso personale della sostanza. I giudici hanno ritenuto che la quantità rinvenuta, le modalità di occultamento fuori dall'abitazione e il possesso di un bilancino di precisione fossero prove inequivocabili della destinazione a terzi. La sentenza ha inoltre confermato la recidiva specifica e negato le attenuanti generiche, evidenziando l'irrilevanza di una collaborazione meramente confermativa di fatti già accertati.
Continua »
Detenzione stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un giovane trovato in possesso di circa 70 grammi tra hashish e marijuana. La difesa sosteneva l'uso personale basandosi sulla capacità reddituale dell'imputato e sull'assenza di strumenti per il confezionamento. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che il numero di dosi ricavabili (608) e la rapida deperibilità della sostanza rendessero inverosimile l'ipotesi di una scorta per uso personale. È stata inoltre negata la qualifica di fatto di lieve entità a causa dell'elevato quantitativo e della varietà delle sostanze, che suggerivano una platea di destinatari potenzialmente ampia.
Continua »
Detenzione stupefacenti: spaccio o uso personale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per detenzione stupefacenti a fini di spaccio riguardante 53 grammi di marijuana. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale, giustificando il quantitativo come scorta necessaria durante le restrizioni del lockdown. I giudici hanno però confermato la decisione di merito, valorizzando le modalità di occultamento della droga e il luogo del ritrovamento. La sentenza chiarisce inoltre che i nuovi termini di citazione introdotti dalla Riforma Cartabia non si applicano retroattivamente alle impugnazioni proposte prima del luglio 2024.
Continua »
Detenzione stupefacenti: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di marijuana e hashish. Il ricorso, basato su presunti vizi di motivazione, è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità. I giudici hanno ritenuto logica la deduzione della finalità di spaccio basata sulla varietà delle sostanze, sul quantitativo e sul ritrovamento di strumenti per la pesatura e il confezionamento.
Continua »
Detenzione stupefacenti: distinzione tra droghe
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo a un caso di detenzione stupefacenti che coinvolgeva sia cocaina che hashish. Il ricorrente contestava la mancata unificazione delle condotte sotto l'ipotesi della lieve entità. La Corte ha chiarito che la detenzione di droghe pesanti e leggere integra fattispecie di reato distinte con regimi sanzionatori differenti, impedendo una valutazione unitaria basata solo sulla gravità di una delle due condotte.
Continua »
Detenzione stupefacenti: prove e packaging
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un uomo trovato in possesso di un ingente quantitativo di hashish. La droga era occultata in un sottoscala condominiale, ma la riconducibilità all'imputato è stata provata attraverso il rinvenimento di suoi indumenti nel locale e, soprattutto, dall'uso di un packaging identico (carta con disegni di occhi a cuore) per tutti i panetti. La Corte ha rigettato la richiesta di riqualificazione del fatto come lieve entità, sottolineando la natura non occasionale della condotta e il volume della sostanza detenuta.
Continua »
Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione stupefacenti. I giudici hanno confermato l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità basandosi su indici fattuali univoci: il possesso di oltre 250 dosi tra cocaina e crack, il rinvenimento di strumentazione per il confezionamento e la presenza di un sistema di videosorveglianza. È stata inoltre rigettata l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il calcolo deve riferirsi all'intero quantitativo di droga disponibile, che superava i limiti della modica quantità.
Continua »
Detenzione stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un uomo trovato in possesso di circa 0,7 grammi di cocaina e 380 euro in contanti. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale e la provenienza lecita del denaro da lavoro irregolare, i giudici hanno ritenuto decisivi il comportamento nervoso al controllo, la suddivisione del denaro in banconote di piccolo taglio e l'assenza di un'occupazione stabile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su motivi generici e ripetitivi, impedendo così anche la declaratoria di prescrizione maturata dopo la sentenza di appello.
Continua »
Detenzione stupefacenti: guida al ricorso penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. La difesa contestava il mancato riconoscimento dell'uso personale e il diniego della sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla destinazione della droga è una questione di merito non sindacabile se logicamente motivata, mentre la mancata sostituzione della pena è giustificata dai precedenti penali che annullano l'effetto deterrente della sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione stupefacenti: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di oltre 500 dosi di hashish e marijuana. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché l'elevato dato ponderale e la presenza di materiale per il confezionamento escludono la qualificazione del fatto come lieve entità. Inoltre, la Corte ha negato le attenuanti generiche in assenza di una confessione documentata e a fronte di un sequestro avvenuto tramite perquisizione.
Continua »
Detenzione stupefacenti: onere prova uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso in una zona di spaccio con diverse tipologie di droga suddivise in dosi. Il ricorrente sosteneva la finalità dell'uso personale, ma la Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta all'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché non offriva elementi concreti per confutare la tesi dello spaccio, oltre a presentare difetti procedurali legati all'autosufficienza del ricorso stesso.
Continua »
Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. Il ricorrente contestava la valutazione degli indizi relativi alla destinazione della sostanza, ma la Corte ha rilevato che tali doglianze riguardavano il merito dei fatti, precluso in sede di legittimità. Essendoci stata una doppia decisione conforme nei gradi precedenti, la motivazione è stata ritenuta logica e coerente, comportando la condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »