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Detenzione Stupefacenti

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86 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione stupefacenti: i limiti dell’uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di detenzione stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici di merito avevano correttamente escluso l'uso personale basandosi sul possesso di oltre 15 grammi di eroina e sul ritrovamento di quattro bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. La sentenza ribadisce che la presenza di strumenti per la pesatura e la suddivisione in dosi è incompatibile con il solo consumo privato, negando inoltre l'attenuante della speciale tenuità del danno.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per **detenzione stupefacenti**. L'uomo era stato sorpreso dalle forze dell'ordine durante uno scambio sospetto e, a seguito di perquisizione personale, era stato trovato in possesso di 90 grammi di marijuana occultati negli indumenti intimi. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e non si confrontavano con le prove dirette raccolte, confermando la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria.
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Detenzione stupefacenti: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per il reato di detenzione stupefacenti ai fini di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. Il caso riguardava il possesso di oltre 90 grammi di hashish, equivalenti a più di 250 dosi medie singole. I giudici hanno ritenuto che il dato quantitativo, unito alle modalità del fatto come la detenzione in ora notturna, costituisca prova certa della destinazione alla vendita e non al consumo personale.
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Detenzione stupefacenti: prova dello spaccio e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso con circa 50 grammi di marijuana. La sostanza era stata occultata all'interno di un contatore elettrico condominiale. I giudici hanno ritenuto provata la destinazione allo spaccio grazie al rinvenimento di bilancini e materiale per il confezionamento, oltre all'incompatibilità economica dell'acquisto rispetto al reddito dell'imputato. È stata esclusa l'ipotesi della lieve entità poiché il fatto è avvenuto mentre il soggetto era già sottoposto a misure restrittive per reati analoghi.
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Detenzione stupefacenti: la prova della colpa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti e armi a carico di un imputato trovato in possesso delle chiavi di un magazzino contenente hashish e marijuana. Nonostante il tentativo del figlio di assumersi la colpa, i giudici hanno ritenuto determinante il rinvenimento di una grossa somma di denaro contante addosso all'uomo e le sue contraddizioni durante l'accertamento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva questioni di merito già risolte e non offriva elementi positivi per la concessione delle attenuanti generiche.
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Detenzione stupefacenti: rigore della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione stupefacenti. La difesa contestava l'eccessività della pena, ma i giudici di legittimità hanno confermato la correttezza della sentenza di merito. La decisione si fonda sulla presenza di una recidiva specifica infraquinquennale e sulla gravità della condotta, caratterizzata dal possesso di diverse tipologie di sostanze illecite. Oltre alla conferma della condanna, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione stupefacenti: condanna per droga nel cerchione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti nei confronti di un uomo trovato in possesso di cocaina occultata nel cerchione di una minicar. La difesa sosteneva che la droga fosse stata nascosta da ignoti, ma la Corte ha ritenuto tale versione una mera congettura di merito non proponibile in sede di legittimità. È stata inoltre confermata la recidiva specifica e reiterata, data la pericolosità sociale del soggetto e i suoi numerosi precedenti penali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione stupefacenti: quando scatta lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio, rigettando il ricorso dell'imputato. La decisione chiarisce che il solo dato ponderale non basta a presumere lo spaccio, ma la suddivisione in dosi e il contesto del ritrovamento sono prove sufficienti. Inoltre, la Corte ha stabilito che eventuali vizi nella notifica del decreto di citazione devono essere eccepiti tempestivamente nel giudizio di merito, altrimenti il vizio si considera sanato.
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Detenzione stupefacenti: prova dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per detenzione stupefacenti. La decisione si fonda sulla prova della finalità di spaccio, desunta dal possesso di dosi già confezionate, un bilancino di precisione e un taccuino con nomi di acquirenti. È stata invece dichiarata la prescrizione per il reato di violazione della sorveglianza speciale.
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Detenzione stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di droga, un bilancino e denaro contante. La decisione ribadisce che il materiale per il confezionamento e la suddivisione del denaro in piccoli tagli sono prove chiare della finalità di spaccio, portando all'inammissibilità del ricorso e al diniego delle attenuanti generiche.
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Detenzione stupefacenti: limiti e reato impossibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti relativa a oltre un chilogrammo di eroina. La sentenza chiarisce che la bassa percentuale di principio attivo non configura un reato impossibile, specialmente in presenza di sostanze altamente pericolose come la monoacetilmorfina.
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Detenzione stupefacenti: quando è reato e quando no?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per detenzione stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale, ma per la Corte l'ingente quantitativo, il basso reddito e le menzogne dell'imputata costituivano indizi sufficienti per configurare il reato di spaccio, escludendo l'illecito amministrativo. La pronuncia ribadisce che la valutazione complessiva degli indizi è cruciale per distinguere le due fattispecie.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47771/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. Nonostante la modesta quantità (9g di hashish e 0,6g di cocaina), la Corte ha confermato che elementi come la divisione in dosi, il possesso di denaro non giustificato e il trovarsi in una nota piazza di spaccio costituiscono indizi sufficienti a escludere l'uso personale e a configurare il reato di spaccio.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
Un individuo condannato per detenzione stupefacenti (hashish in panetti) ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sostanza fosse per uso personale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e non critico verso la sentenza impugnata. La decisione si basa sulle modalità di confezionamento e sull'enorme quantità di dosi ricavabili, elementi che escludono l'uso personale e confermano la finalità di spaccio.
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Detenzione stupefacenti: quando si configura spaccio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9698/2024, ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. Il caso riguardava un soggetto trovato in possesso di piante di marijuana in essiccazione. La Corte ha chiarito che la fase di essiccazione di piante già raccolte non rientra nella "coltivazione", ma configura il reato di detenzione. L'ingente quantitativo e l'allestimento di un apparato per l'essiccazione sono stati ritenuti elementi sufficienti a provare la finalità di spaccio, escludendo l'uso personale.
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Detenzione stupefacenti: quando è reato aggravato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15595/2024, ha respinto i ricorsi di due imputati condannati per detenzione di stupefacenti e armi. La Corte ha stabilito che la qualificazione di 'lieve entità' non può basarsi solo sulla quantità di principio attivo, ma richiede una valutazione complessiva del contesto, inclusa la presenza di armi. È stata confermata l'aggravante della detenzione di un'arma, per la quale è sufficiente la mera contestualità spaziale e temporale con lo stupefacente, senza necessità di un nesso causale. Infine, è stata ritenuta legittima la confisca di beni di lusso sproporzionati rispetto al reddito degli imputati.
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Detenzione stupefacenti: quando si configura lo spaccio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di detenzione stupefacenti, confermando che la finalità di spaccio non si desume solo dalla quantità, ma da un insieme di indizi. Tra questi, le modalità di confezionamento, il possesso di denaro in piccoli tagli e l'assenza di prove di uso personale sono decisivi per la condanna.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte conferma la decisione dei giudici di merito, basata su indizi quali l'ingente quantità di dosi (142), l'elevata purezza della cocaina e il possesso di denaro contante non compatibile con l'assenza di reddito. Questi elementi, nel loro complesso, escludono la tesi dell'uso personale.
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Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti. I giudici hanno stabilito che i motivi erano in parte manifestamente infondati, poiché il richiamo all'art. 73 TUS è sufficiente a definire la finalità illecita, e in parte ripetitivi di censure già vagliate nel merito, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio nei confronti di un soggetto trovato in possesso di marijuana suddivisa in dosi. Il ricorso, basato sulla tesi dell'uso personale, è stato dichiarato inammissibile. Per i giudici, la detenzione stupefacenti finalizzata alla cessione è provata da elementi come la divisione in confezioni, il possesso in luogo pubblico e il ritrovamento di materiale per il confezionamento, a prescindere dalla condizione di assuntore dell'imputato.
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