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Detenzione Stupefacenti

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86 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione Stupefacenti: Più Droghe, Più Reati?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1495/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di cocaina, hashish e marijuana. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la detenzione stupefacenti di diverse tipologie, appartenenti a tabelle ministeriali differenti, non costituisce un unico reato, ma una pluralità di illeciti. Questi possono essere unificati ai fini della pena attraverso l'istituto della continuazione, come correttamente avvenuto nel caso di specie tramite patteggiamento.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La decisione si fonda su elementi oggettivi quali la quantità non minima della sostanza (7,2 dosi), la sua suddivisione in dosi e le circostanze del trasporto (in auto di notte), considerati indici chiari della destinazione alla vendita e non all'uso personale, confermando la solidità della motivazione della Corte d'Appello.
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Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una condanna per detenzione stupefacenti. L'appello è stato ritenuto generico e ripetitivo. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano correttamente escluso l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di droga (254 dosi) e confermato la pena sulla base della persistenza criminale e dei precedenti specifici dell'imputato.
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Detenzione stupefacenti: Cassazione chiarisce reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti destinate a essere introdotte in un carcere. La Corte ha ribadito che, ai fini della consumazione del reato, non è necessaria l'effettiva consegna della sostanza, rendendo il motivo del ricorso manifestamente infondato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione stupefacenti: reato permanente e ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa sosteneva che l'abbandono di uno zaino contenente la droga fosse un atto successivo al reato. La Corte ha ribadito che la detenzione stupefacenti è un reato permanente, che si protrae finché dura la disponibilità della sostanza, respingendo inoltre il tentativo di ottenere una nuova valutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 45535/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di 180 grammi di hashish. La Corte ha confermato che la detenzione stupefacenti è finalizzata allo spaccio e non all'uso personale, basandosi su indizi cruciali come la suddivisione della sostanza in 18 dosi, il possesso di 300 euro in contanti non giustificati e i precedenti penali dell'imputato. La decisione ribadisce che la valutazione del giudice di merito su questi elementi, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. L'appello si basava sulla tesi dell'uso personale e su una richiesta di riduzione della pena, ma è stato respinto perché considerato una mera contestazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che le prove, come la sostanza già divisa in dosi e il ritrovamento in strada, indicavano una destinazione allo spaccio e non all'uso personale. I motivi del ricorso sono stati considerati mere critiche sui fatti, non ammissibili in sede di legittimità.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio?
Un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio e porto abusivo di oggetto atto ad offendere ricorre in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La condanna viene confermata sulla base di una serie di indizi convergenti: la somma spesa per l'acquisto della sostanza, fotografie di panetti di droga e ingenti somme di denaro sul cellulare, e il ritrovamento di banconote di piccolo taglio, ritenute provento di precedenti vendite. La Corte ribadisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione della sentenza impugnata.
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Detenzione stupefacenti: quando è reato di spaccio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di oltre 1 kg di cocaina. La Corte ribadisce che, sebbene la grande quantità non sia da sola prova decisiva, costituisce un grave indizio della finalità di spaccio, non superabile in sede di legittimità con una mera rilettura alternativa dei fatti. La detenzione stupefacenti in ingente quantità è quindi un fattore cruciale per la qualificazione del reato.
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Detenzione stupefacenti: spaccio o uso personale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La decisione si fonda su una serie di indizi univoci: il notevole quantitativo di cocaina ad alta purezza (15 grammi, pari a 63 dosi), il confezionamento in involucri separati, il possesso di denaro in assenza di un lavoro e il tentativo di disfarsi di altra sostanza durante il controllo. Secondo la Corte, questi elementi nel loro complesso escludono in modo puntuale la destinazione all'uso personale e confermano l'ipotesi di spaccio.
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Detenzione stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio nei confronti di un individuo trovato in possesso di marijuana, hashish, due piantine, un bilancino di precisione e un coltello intriso di sostanza. La Corte ha stabilito che la compresenza di droghe diverse e di strumenti per il confezionamento sono indizi sufficienti per escludere sia l'uso personale che la non punibilità per particolare tenuità del fatto, rendendo irrilevante la tesi difensiva sulla coltivazione domestica.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La decisione si basa su una serie di elementi probatori, tra cui il quantitativo della sostanza (11 grammi di hashish, equivalenti a 121 dosi), la suddivisione in dosi, il rinvenimento di un taglierino e denaro. Secondo la Corte, questi fattori nel loro complesso sono incompatibili con un uso puramente personale e giustificano la condanna per spaccio, rendendo il ricorso una mera richiesta di riesame dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che la detenzione stupefacenti si qualifica come spaccio quando il quantitativo (in questo caso 230 grammi), le modalità di confezionamento (due involucri separati) e la rapida deperibilità della sostanza sono incompatibili con un uso puramente personale. La decisione ribadisce che il dato ponderale, pur non essendo decisivo da solo, concorre con altri elementi a formare la prova della destinazione alla vendita.
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Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23479/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma deve limitarsi a denunciare vizi specifici come la manifesta illogicità della motivazione, che in questo caso non è stata riscontrata.
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Detenzione stupefacenti: reato anche con basso THC
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio, nonostante il basso contenuto di THC della sostanza. La sentenza chiarisce che il reato sussiste se è provata la finalità di vendita e la sostanza possiede una minima efficacia drogante, rendendo irrilevante il superamento delle soglie di legge per la cannabis light.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione stupefacenti. La detenzione di 105,2 grammi di cocaina, sufficienti per 588 dosi, e il suo occultamento in un vano apposito dell'auto sono stati considerati indici certi dell'inserimento nel mercato criminale, escludendo l'ipotesi di uso personale.
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Detenzione stupefacenti: quando è inammissibile ricorso
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per detenzione stupefacenti. L'imputato, trovato con hashish per 1600 dosi in un centro sociale, contestava l'attribuzione della droga e il diniego delle attenuanti. La Corte ha ritenuto le censure una mera rivalutazione del merito, confermando la condanna per spaccio.
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Detenzione stupefacenti: più droghe, un solo reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per detenzione di stupefacenti (cocaina), dopo una precedente condanna per possesso di hashish. Gli imputati sostenevano si trattasse di un unico reato. La Corte ha ribadito che la detenzione di sostanze appartenenti a tabelle diverse configura reati distinti. Il ricorso è stato respinto per genericità, non avendo contestato la diversa collocazione spazio-temporale dei due sequestri accertata dalla corte di merito.
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Detenzione stupefacenti: spaccio o uso personale?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i criteri per distinguere la detenzione di stupefacenti per uso personale dallo spaccio. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la condanna per spaccio. La decisione si basa su una serie di indizi, tra cui il numero di dosi, la somma di denaro trovata e la condizione lavorativa precaria dell'individuo, ritenuti incompatibili con un mero consumo personale.
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