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Detenzione Stupefacenti

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86 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione stupefacenti: Cassazione e uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno ritenuto decisivi l'ingente quantitativo (oltre 850 grammi) e un test antidroga negativo effettuato due mesi prima del fatto, elementi considerati indicativi della finalizzazione allo spaccio e non al consumo personale.
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Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione stupefacenti (70 grammi di marijuana). La Corte ha stabilito che il ricorso mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione stupefacenti: quando non è reato? Cassazione
Un individuo condannato per detenzione stupefacenti (13g di marijuana) viene assolto dalla Corte di Cassazione. La sentenza stabilisce che il possesso di una modica quantità di droga, un bilancino di precisione e una piccola somma di denaro non sono prove sufficienti a dimostrare lo spaccio. L'onere della prova della destinazione alla vendita spetta all'accusa, non all'imputato.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti. La detenzione di 444,2 grammi di hashish e di un bilancino è stata ritenuta incompatibile con l'uso personale e non qualificabile come 'fatto lieve', confermando la finalità di spaccio.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che il possesso di una quantità elevata di droga (circa 800 dosi) e di materiale per il confezionamento esclude la tesi dell'uso personale, configurando il reato di spaccio. La decisione sottolinea l'importanza degli indici oggettivi per qualificare la condotta.
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Detenzione stupefacenti: la prova dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha ribadito che, per provare l'intento di spaccio, non è sufficiente il solo dato quantitativo della sostanza, ma occorre valutare un complesso di elementi indiziari come il frazionamento in dosi, il luogo del ritrovamento, il tentativo di fuga e il possesso di strumenti per il confezionamento. È stata inoltre negata l'attenuante del lucro di speciale tenuità, poiché la quantità di droga era tale da generare un profitto non minimo.
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Detenzione stupefacenti: quando si esclude l’uso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha stabilito che, per distinguere tra uso personale e spaccio, non è sufficiente il solo dato ponderale, ma è necessaria una valutazione complessiva che includa le condizioni economiche e il comportamento dell'imputato. È stata inoltre confermata la legittimità del diniego delle pene sostitutive basato sulla personalità negativa del soggetto, desunta anche da precedenti penali.
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Detenzione stupefacenti: quando non è uso personale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ristoratore condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha ritenuto che il considerevole quantitativo di cocaina purissima, unito ad altri elementi come dosi già confezionate, somme di denaro ingiustificate e appunti sospetti, rendesse del tutto inverosimile la tesi difensiva dell'uso personale. La decisione ribadisce che, ai fini della qualificazione della detenzione stupefacenti, è necessaria una valutazione globale di tutti gli indizi, non solo del dato quantitativo.
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Detenzione stupefacenti: anonima e prove di spaccio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per detenzione stupefacenti a fini di spaccio (9,9 grammi di marijuana). Il ricorso si basava sulla presunta inutilizzabilità delle prove, ottenute a seguito di una segnalazione anonima, e sulla mancanza di prove concrete della finalità di spaccio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che una soffiata anonima può legittimamente innescare indagini di iniziativa della polizia giudiziaria. Inoltre, ha ribadito che la suddivisione della sostanza in dosi, la presenza di bilancini di precisione e i precedenti specifici dell'imputato costituiscono un quadro probatorio sufficiente a dimostrare l'intento di cedere la droga a terzi.
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Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti in concorso. Il ricorso mirava a una rivalutazione delle prove, come il rumore di uno scarico del bagno e il ritrovamento di dosi di cocaina, ma la Corte ha ribadito che tale riesame non è consentito in sede di legittimità, confermando la condanna.
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Detenzione stupefacenti: quando la condotta è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna condannata per detenzione stupefacenti. La Corte ha stabilito che il tentativo di occultare la droga durante un controllo di polizia è una prova chiara della sua consapevolezza e del suo coinvolgimento, rendendo irrilevante la tesi difensiva della sua presunta ignoranza riguardo alle attività del coniuge.
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Detenzione stupefacenti: quando è uso personale?
La Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare per detenzione stupefacenti, stabilendo che la quantità di sostanza e lo stato di tossicodipendenza non sono sufficienti a provare l'intento di spaccio se mancano altri elementi indiziari. La Corte ha ritenuto la quantità rinvenuta compatibile con una scorta per uso personale, annullando senza rinvio il provvedimento restrittivo.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza conferma che la destinazione allo spaccio può essere provata non solo dalla quantità (300 grammi di hashish), ma anche da altri indizi come il costo elevato per un disoccupato, le modalità di occultamento e la deperibilità della sostanza. La richiesta di non punibilità per tenuità del fatto è stata respinta perché presentata per la prima volta in Cassazione senza i presupposti di legge.
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Detenzione stupefacenti: Cassazione e uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la detenzione di 12,5 grammi di cocaina. La Corte ha stabilito che la detenzione stupefacenti non può essere considerata per uso personale quando la quantità non è trascurabile e si combina con altri indizi, come lo stato di disoccupazione dell'imputato (incompatibile con l'acquisto) e le anomale modalità di occultamento. Questi elementi, valutati insieme, costituiscono prova sufficiente della finalità di spaccio.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
Un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sostanza fosse per uso personale e priva di effetto drogante. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le argomentazioni erano una mera ripetizione di motivi già respinti in appello e chiedevano una inammissibile rivalutazione delle prove. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Detenzione stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di un individuo trovato in possesso di hashish. Decisiva è stata la modalità di occultamento della sostanza (ingestione di ovuli), ritenuta un chiaro indice della destinazione alla vendita, a prescindere dalla modesta quantità. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e di altre attenuanti, a causa della sistematicità della condotta e dei precedenti penali dell'imputato. La sentenza ribadisce che per la qualificazione della detenzione stupefacenti contano tutti gli elementi del caso, non solo il quantitativo.
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Detenzione stupefacenti: quantità e spaccio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un giovane trovato con una notevole quantità di hashish. La Corte ha stabilito che l'ingente quantitativo (oltre 1700 dosi) è un forte indizio di spaccio, escludendo l'uso personale e la non punibilità per particolare tenuità del fatto, nonostante la detenzione stupefacenti fosse stata qualificata come 'fatto di lieve entità'.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a ripetere le stesse argomentazioni sull'uso personale, già esaminate e rigettate dalla Corte d'Appello, senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza impugnata.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante un caso di detenzione stupefacenti. L'imputato sosteneva che i 731 grammi di marijuana fossero per uso personale. La Corte ha confermato la decisione precedente, sottolineando come la quantità significativa della sostanza (sufficiente per 2.200 dosi), insieme ad altre prove, fosse un indicatore decisivo per escludere l'uso personale e configurare l'ipotesi di spaccio.
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Detenzione stupefacenti: annullata la condanna
Un giovane, condannato in appello per la detenzione di 13 grammi di sostanze stupefacenti diverse, è stato assolto dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la sentenza per l'illogicità delle motivazioni, sottolineando come la modica quantità, il possesso di più sostanze e il silenzio dell'imputato non siano elementi sufficienti a provare la finalità di spaccio. La sentenza ribadisce che la detenzione stupefacenti per uso personale è un'ipotesi plausibile che l'accusa deve escludere oltre ogni ragionevole dubbio.
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