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Detenzione Di Sostanze Stupefacenti

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192 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: la borsa costa cara
Una donna è stata condannata per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, dopo essere stata sorpresa a Porto Recanati con la droga nascosta nella propria borsetta. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la competenza territoriale del tribunale e richiedendo l'applicazione di una circostanza attenuante per la presunta marginalità del ruolo della donna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'eccezione sulla competenza territoriale è stata sollevata tardivamente, oltre i termini previsti dalla legge. Inoltre, i giudici hanno escluso l'attenuante del ruolo marginale, definendo determinante l'azione di trasportare la droga nella borsetta. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: cocaina pura, condanna dura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sorpreso con 40,75 grammi di cocaina purissima a Napoli. La difesa lamentava la mancata verifica di cause di non punibilità, ma i giudici hanno ritenuto il ricorso del tutto generico. L'elevata purezza della sostanza, pari al 97,88% di principio attivo, e il numero di dosi ricavabili escludono l'ipotesi di lieve entità per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato, che aveva ammesso la destinazione allo spaccio, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna per il vano motore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e porto ingiustificato di armi. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto circa 387 grammi di hashish nascosti nel vano motore della sua auto e un coltello. La difesa sosteneva che la mancanza di analisi sul principio attivo escludesse la prova dello spaccio. I giudici hanno invece stabilito che la quantità elevata e l'occultamento nel motore dimostrano chiaramente l'intenzione di spacciare. L'assenza di analisi sul principio attivo giustifica solo la qualificazione del fatto come fatto di lieve entità, ma non cancella il reato. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio pesante e sanzioni
Il caso riguarda un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato aveva fatto ricorso in Cassazione chiedendo che il reato venisse riqualificato come fatto di lieve entità, data la natura delle droghe. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ingente quantitativo di droga e l'elevato principio attivo dimostrano un commercio su larga scala, incompatibile con la lieve entità. Inoltre, la detenzione contemporanea di droghe di tabelle diverse (come droghe leggere e pesanti) configura più reati in concorso tra loro. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una multa alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di sostanze stupefacenti (ventisette involucri di cocaina). Gli imputati contestavano l'applicazione della recidiva e l'entità della pena. I giudici hanno confermato la sanzione, ritenendola proporzionata alla gravità dei fatti e giustificata dai precedenti penali specifici dei ricorrenti, che dimostrano una persistente capacità a delinquere. La condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria è definitiva.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: il cane smentisce la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Il primo imputato contestava la disponibilità dell'appartamento in cui erano stati rinvenuti oltre 9 kg di hashish e quasi un chilo di cocaina; tuttavia, il possesso delle chiavi e la capacità di gestire un cane di grossa taglia presente nell'immobile hanno confermato il suo legame con il luogo. Il secondo imputato contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la correttezza delle decisioni dei giudici di merito, rilevando la gravità dei fatti e la vicinanza temporale con i precedenti penali dei ricorrenti, condannandoli anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso o spaccio in cantina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che il crack rinvenuto nella sua cantina fosse destinato all'uso personale. I giudici hanno escluso questa ipotesi a causa della suddivisione della sostanza in dosi, del tentativo dell'uomo di disfarsi della droga all'arrivo della polizia e dell'assenza nella cantina di strumenti idonei al consumo. La Suprema Corte ha confermato la condanna, negando le attenuanti generiche per via della personalità negativa del soggetto, e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: un chilo toglie ogni sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per detenzione di sostanze stupefacenti. Gli imputati erano stati trovati in possesso di oltre un chilogrammo di hashish, pari a circa 15.226 dosi singole. I giudici hanno confermato la gravità del fatto, escludendo l'ipotesi di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo sequestrato. La Suprema Corte ha ritenuto legittimo il diniego delle circostanze attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena, basato sulla prognosi negativa circa la futura condotta dei condannati. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra spaccio ed espulsione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di 14,6 grammi di hashish, pari a oltre 200 dosi singole, confezionate per lo spaccio. La difesa contestava la destinazione alla cessione, l'eccessività della pena e il provvedimento di espulsione. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Infine, l'espulsione è stata confermata poiché l'imputato non ha dimostrato legami familiari o personali idonei a evitare il rimpatrio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: 900 dosi e l’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di un quantitativo di hashish quaranta volte superiore al limite di legge, pari a circa 900 dosi singole. La difesa sosteneva la tesi dell'uso personale, ma non ha fornito alcuna prova a supporto. I giudici di legittimità hanno confermato che un quantitativo così elevato esclude logicamente il consumo esclusivamente personale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna penale e infliggendo al ricorrente anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: le chiavi fuori non salvano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti (hashish). L'imputato sosteneva che l'appartamento in cui era stata trovata la droga fosse accessibile a terzi, poiché era solito lasciare le chiavi vicino alla porta d'ingresso. Inoltre, contestava l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Riguardo alla recidiva, la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali hanno legittimamente valorizzato la pericolosità sociale del soggetto e il suo curriculum criminale, escludendo qualsiasi automatismo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ospite o spacciatore?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e due mesi di reclusione per un uomo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano trovato l'imputato all'interno di un appartamento con un borsone contenente oltre un chilo di marijuana, cento grammi di hashish e cocaina, oltre a tre bilancini di precisione. La difesa sosteneva la presenza occasionale dell'uomo nell'immobile, ma i giudici hanno ritenuto provata la sua stabile dimora grazie al ritrovamento di effetti personali e alle testimonianze. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo congrua e ampiamente motivata la pena applicata dai giudici di merito, compreso l'aumento per la continuazione tra i reati, giustificato dalla quantità di droga e dal comportamento processuale dell'imputato.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna anche senza avviso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato fermato a bordo di un caravan con diversi tipi di droga e denaro contante. La difesa contestava l'utilizzabilità delle analisi tossicologiche, ritenendole un accertamento irripetibile svolto senza preavviso al difensore. I giudici hanno chiarito che l'analisi chimica sui campioni di droga è un accertamento ripetibile e non richiede avvisi. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego della circostanza della lieve entità, evidenziando l'organizzazione della detenzione, la recidiva e l'incompatibilità con l'uso personale.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio e non uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato in detenzione per uso personale. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che gli elementi di prova raccolti escludevano l'uso personale. In particolare, le forze dell'ordine avevano rinvenuto sette grammi di marijuana (pari a ventidue dosi) nascosti in un'intercapedine sotto il forno, insieme a bilancini di precisione, bustine di plastica per il confezionamento e banconote di piccolo taglio per un totale di 120 euro. Il ricorso è stato ritenuto generico e privo di censure specifiche, determinando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ricorso ko sul maxi carico
Il Trasportatore è stato condannato a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa per la detenzione di sostanze stupefacenti, avendo trasportato quasi quattordici chili di cocaina suddivisi in quattordici panetti destinati al mercato illecito. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando esclusivamente l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il motivo di impugnazione era del tutto generico e si limitava a riproporre argomenti già esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per il carattere dilatorio del ricorso.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella sua camera da letto 13,60 grammi di marijuana, equivalenti a 47 dosi medie singole, insieme a strumenti per il confezionamento e il frazionamento della droga. La difesa sosteneva l'uso personale, invocando il proscioglimento. Tuttavia, i giudici hanno confermato che la presenza di strumenti di taglio e confezionamento esclude l'uso personale, provando l'attività di spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna con basso THC
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre tre anni di reclusione per un uomo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato custodiva oltre tre chilogrammi di marijuana tra la propria abitazione e un'auto parcheggiata in giardino. La difesa sosteneva l'assenza di efficacia drogante a causa del basso livello di principio attivo, pari allo 0,3% di THC. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che l'ingente quantitativo della sostanza sequestrata garantisce comunque l'offensività della condotta, a prescindere dalla percentuale di principio attivo, poiché la cannabis può essere consumata con modalità diverse dal fumo. Confermata anche l'applicazione della recidiva e la correttezza del calcolo della pena.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la fuga conferma la colpa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'uomo trasportava quasi un chilogrammo di hashish, suddiviso in panetti nascosti sotto il sedile e nel cruscotto. Alla vista dei Carabinieri, il conducente aveva tentato la fuga passando con il semaforo rosso. I giudici hanno confermato la sua piena consapevolezza del carico illecito, escludendo l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di droga (pari a circa 11.200 dosi) e delle modalità professionali del trasporto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la scusa del terzo non salva
Il caso riguarda L'Imputato, condannato nei gradi di merito per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto marijuana e cocaina in un capanno situato sul terreno in suo possesso. L'Imputato ammetteva la detenzione della marijuana ma negava quella della cocaina, sostenendo che un terzo sconosciuto l'avesse nascosta a sua insaputa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo del tutto logica e coerente la ricostruzione dei giudici di merito. La tesi difensiva è stata giudicata del tutto inverosimile, considerando che L'Imputato gestiva l'area e vi nascondeva già l'altra sostanza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: scatta l’arresto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame, confermando la misura degli arresti domiciliari. L'indagato era stato accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, avendo in casa e in cantina 107 grammi di marijuana (circa 460 dosi), oltre a un bilancino con tracce di cocaina e 3.450 euro in contanti. La difesa sosteneva l'uso personale, esibendo un vecchio certificato medico e contestando la riconducibilità della cantina. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può richiedere una nuova valutazione delle prove se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. Nel caso specifico, il collegamento tra l'indagato e la droga in cantina era provato da una foto sul suo cellulare.
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