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Detenzione Di Sostanze Stupefacenti

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192 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: no a sconti per 54g di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due persone condannate per reati legati alla droga. La vicenda trae origine dal sequestro di cinquantaquattro grammi di cocaina e dalla conseguente contestazione del reato ordinario previsto dall'art. 73 del Testo Unico Stupefacenti. Uno dei ricorrenti ha sollevato censure generiche sul reato associativo, mentre la seconda imputata ha contestato la qualificazione giuridica dei fatti chiedendo l'ipotesi di lieve entità. I giudici supremi hanno confermato la decisione dei gradi di merito. Il quantitativo di droga e le concrete modalità della condotta escludono la fattispecie attenuata e integrano la piena detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte ha condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a un versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ricorso respinto
L'Imputato subisce una condanna a un anno di reclusione e quattromila euro di multa per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa propone ricorso per cassazione lamentando violazioni di legge e difetti di motivazione. L'Imputato contesta la sussistenza materiale della condotta e la presenza dell'elemento psicologico del reato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché richiede un nuovo esame delle prove, attività preclusa ai giudici di legittimità. La decisione di secondo grado possiede una motivazione coerente e immune da vizi logici. L'Imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: droga sequestrata e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per la detenzione di sostanze stupefacenti a due anni e sei mesi di reclusione. Le forze dell'ordine avevano monitorato l'uomo mentre raggiungeva un nascondiglio vicino a un campo sportivo. I militari avevano rimosso la droga prima che il soggetto vi tornasse con altre persone per indicare il luogo. La difesa sosteneva la tesi del reato tentato o impossibile per l'assenza materiale della sostanza al momento del prelievo. I giudici hanno chiarito che il reato è consumato se il soggetto ha la disponibilità di fatto della droga prima dell'intervento operativo. L'Imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ricorso inammissibile
Due imputati hanno proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la propria responsabilità penale e la classificazione dei fatti per detenzione di sostanze stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili perché i motivi riproponevano censure di merito già respinte dai giudici territoriali con adeguata motivazione. I giudici di legittimità hanno ricordato che il ricorso non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti. L'impugnazione ha determinato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale contro spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per la detenzione di sostanze stupefacenti destinate alla vendita. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto oltre 150 grammi di hashish nascosti nel caminetto, un bilancino e denaro contante. L'imputato sosteneva l'uso personale e contestava la validità probatoria del narcotest e delle testimonianze degli agenti. I giudici hanno respinto le doglianze, ribadendo che il narcotest e le successive analisi provano la natura della droga. Il quantitativo rilevante, il frazionamento e gli strumenti di pesatura escludono il consumo individuale. Inoltre, i precedenti penali impediscono la concessione della sospensione condizionale della pena e delle attenuanti generiche. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra scorta e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato sorpreso a disfarsi di circa 65 grammi di hashish, già suddivisi in otto stecche, alla vista delle forze dell'ordine. La difesa sosteneva che la droga costituisse una semplice scorta per uso personale. I giudici hanno invece ribadito che il quantitativo e il frazionamento in dosi integrano il reato penale di detenzione di sostanze stupefacenti destinata allo spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Uso personale o spaccio: la Cassazione conferma la condanna
Un imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la condanna per spaccio, sostenendo l'uso personale della droga e chiedendo la riqualificazione del reato nell'ipotesi di lieve entità. I giudici di merito avevano accertato la penale responsabilità dell'uomo valorizzando i dati qualitativi e quantitativi del materiale sequestrato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché mirava a contestare le valutazioni di fatto già risolte in modo logico nei gradi precedenti. La contestata detenzione di sostanze stupefacenti rimane punita secondo l'ipotesi ordinaria, con condanna dell'imputato alle spese del procedimento e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no alla lieve entità
Un uomo ha impugnato la sentenza della Corte di Appello che lo condannava a quattro anni di reclusione e oltre tremila euro di multa per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico oltre 72 grammi di eroina. La difesa ha sostenuto che il fatto dovesse rientrare nella fattispecie della lieve entità, chiedendo un'attenuazione della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile, ritenendo la quantità di droga incompatibile con la nozione di lieve entità. I giudici hanno confermato integralmente la condanna inflitta nei gradi precedenti, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti tra uso e reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e duemila euro di multa inflitta a un individuo per la detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'imputato possedeva venticinque grammi di hashish caratterizzati da un principio attivo particolarmente elevato, pari al trenta per cento. L'uomo sosteneva che lo stupefacente fosse destinato a un esclusivo consumo individuale, chiedendo l'applicazione della sola sanzione amministrativa. I giudici hanno invece ritenuto provata la destinazione allo spaccio a causa della quantità e della concentrazione della sostanza. Il ricorso della difesa è stato dichiarato inammissibile perché riproduceva argomentazioni generiche e già ampiamente superate nei gradi precedenti, con conseguente condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'uomo era stato trovato in possesso di oltre trentacinque grammi di hashish e marijuana. La difesa sosteneva la destinazione all'uso personale e richiedeva l'attenuante speciale del danno di speciale tenuità. I giudici di merito hanno respinto tali tesi valorizzando la quantità e la diversa tipologia di sostanze. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di argomentazioni nuove e fondato sulla semplice riproposizione di censure di fatto già risolte. L'imputato è stato condannato alla pena di cinque mesi di reclusione, diecimila euro di multa, oltre al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o reato?
I giudici hanno confermato la condanna a quattro mesi di reclusione e ottocento euro di multa nei confronti di un individuo accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'uomo custodiva settantacinque grammi di hashish e sosteneva la tesi del consumo personale per evitare le conseguenze penali. La Corte di Cassazione ha giudicato il ricorso del tutto generico e inammissibile perché riproduceva argomenti già esaminati e superati dalla Corte di Appello. La quantità detenuta ha impedito di riconoscere la destinazione all'uso personale. Di conseguenza, l'imputato ha subito la conferma definitiva della sanzione penale e la condanna al pagamento delle spese di giudizio con tremila euro aggiuntivi da versare alla cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: rigettato il ricorso
Le forze dell'ordine hanno sorpreso l'imputato mentre gettava una busta piena di droga e hanno poi rinvenuto lo stesso tipo di sostanza nell'alloggio vuoto adiacente alla sua casa, al quale egli poteva accedere senza ostacoli. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per detenzione di sostanze stupefacenti. L'indagato ha presentato ricorso per cassazione lamentando una scorretta valutazione degli indizi e contestando la ricostruzione probatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile, in quanto l'atto si limitava a riproporre censure di fatto già respinte nei precedenti gradi senza individuare reali violazioni di legge. L'imputato deve quindi scontare la condanna, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un uomo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. Durante una perquisizione, le forze dell'ordine hanno rinvenuto ottantasei grammi di cocaina mentre l'uomo era sottoposto a misura cautelare. L'Imputato ha sostenuto che la droga fosse destinata all'uso personale e ha richiesto la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che un quantitativo così elevato dimostra l'intento di spaccio e che la Cassazione non può riesaminare le prove di fatto già valutate nei gradi di merito. Il diniego dei benefici è stato confermato a causa dei precedenti penali, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna confermata
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che lo condannava per la detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che mancava la prova della destinazione della droga a terze persone, ipotizzando l'uso personale, e lamentava la violazione delle norme sulla valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi erano generici e riproducevano argomentazioni già respinte in appello. La violazione delle norme sulla valutazione delle prove non può essere dedotta direttamente in Cassazione se non genera una nullità prevista dalla legge. L'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: è concorso e non aiuto
Due uomini sono stati condannati per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti in concorso, dopo essere stati sorpresi dalle forze dell'ordine mentre dissotterravano, frazionavano e nascondevano nuovamente oltre ottocento grammi di eroina. Uno dei condannati ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver compiuto solo un favoreggiamento personale e non una vera e propria detenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che dissotterrare e dividere la droga dimostra la diretta disponibilità del materiale, configurando pienamente il reato di detenzione in concorso. Il favoreggiamento è stato escluso poiché presuppone un aiuto prestato solo dopo la consumazione del reato altrui. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: confessione e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine avevano rinvenuto cocaina, hashish e marijuana, oltre a strumenti per il confezionamento. L'Imputato aveva confessato la detenzione della marijuana ma negava la responsabilità per la cocaina. I giudici hanno ritenuto provata la colpevolezza anche per quest'ultima sostanza a causa delle identiche modalità di confezionamento: le dosi di entrambe le droghe erano infatti sigillate con le stesse fascette metalliche verdi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la ricostruzione alternativa della difesa non basta a smentire una motivazione logica e coerente fornita dai giudici di merito.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la custodia altrui non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva di custodire la droga solo temporaneamente per conto di terzi e chiedeva la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la tesi difensiva per mancanza di prove, confermando che il possesso materiale lo rendeva pienamente responsabile. Riguardo alle attenuanti, la Corte ha chiarito che la semplice assenza di precedenti penali non basta più a ottenerle in automatico, occorrendo elementi positivi meritevoli di valutazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condannato nonostante i familiari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti (hashish ed eroina) di lieve entità. Durante una perquisizione, le forze dell'ordine hanno rinvenuto la droga nella sua camera da letto, insieme a materiale per il confezionamento, bicarbonato nel garage (usato come sostanza da taglio) e una somma di denaro non giustificata. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice d'appello può sanare eventuali carenze motivazionali della sentenza di primo grado. Inoltre, ha confermato che il bicarbonato è un valido indizio di spaccio e che le questioni non sollevate in appello, come la confisca del denaro, non possono essere proposte per la prima volta in Cassazione.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: quando il refuso non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto cocaina suddivisa in involucri identici sia nella fognatura dell'Imputato sia nei cortili confinanti della Vicina e di una pizzeria. L'Imputato aveva inoltre ritardato l'ingresso degli agenti in casa. La Suprema Corte ha chiarito che un refuso nella motivazione della sentenza d'appello non ne causa la nullità se il ragionamento complessivo è coerente. Inoltre, ha escluso la qualificazione del fatto come di lieve entità, data la presenza di due bilancini di precisione e la quantità di droga, confermando la legittimità della pena inflitta.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la cura non evita la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, dopo essere stato sorpreso in strada con diverse dosi di cocaina. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione di un certificato medico di disintossicazione e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la suddivisione in dosi, il possesso di materiale da confezionamento identico a quello domestico e il tentativo di fuga dimostrano la finalità di spaccio, superando la tesi dell'uso personale. Inoltre, i numerosi precedenti penali giustificano il diniego delle attenuanti.
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