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Detenzione Di Sostanze Stupefacenti

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192 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna e ricorso respinto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva la tesi della destinazione della droga a un uso esclusivamente personale e chiedeva la concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi presentati riproducevano semplicemente le contestazioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Corte territoriale aveva ampiamente motivato l'esclusione dell'uso personale e il diniego delle attenuanti generiche, evidenziando la totale assenza di resipiscenza dell'imputato. L'Imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: poca droga, ma è spaccio
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti destinata allo spaccio, nonostante le forze dell'ordine abbiano sequestrato soltanto due dosi di cocaina. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'uso personale e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la destinazione allo spaccio si ricava da un insieme di indizi: il ritardo nell'aprire la porta ai Carabinieri, l'impianto di videosorveglianza sulla strada, i bagni allagati per disfarsi della sostanza e il possesso di denaro non giustificato durante gli arresti domiciliari. La scarsa quantità trovata rappresentava solo il residuo della droga distrutta. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti e recidiva: verdetto rigido
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato custodiva in auto e a casa ingenti quantitativi di cocaina e marijuana. La difesa contestava la pluralità di reati addebitata per le diverse tipologie di droga, la mancata prevalenza delle attenuanti sulla recidiva e il diniego della continuazione con una precedente condanna. I giudici di legittimità hanno ribadito che detenere droghe iscritte in tabelle differenti configura reati distinti. Inoltre, la vicinanza temporale con la condanna precedente dimostra una spiccata capacità a delinquere. L'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: escluso il fatto lieve
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per la detenzione di sostanze stupefacenti. L'uomo deteneva materiale organizzato idoneo al confezionamento di oltre mille dosi di marijuana. Egli ha richiesto la riapertura dell'istruttoria e la riqualificazione del fatto in un reato di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità del reato. L'organizzazione delle attività e il numero elevato di dosi escludono il fatto di lieve entità. Inoltre, la scelta del giudizio abbreviato in primo grado impedisce la riapertura automatica delle prove in appello. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna e uso personale
L'Imputato è stato fermato dalla polizia all'interno di un locale notturno e trovato in possesso di undici grammi e mezzo di cocaina, suddivisi in dieci involucri dei quali nove occultati nella biancheria intima. La sostanza corrispondeva a circa sedici dosi medie singole. L'Imputato ha sostenuto che la droga fosse destinata a un uso esclusivamente personale, chiedendo l'applicazione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la quantità, la suddivisione e le modalità di occultamento dimostrano la destinazione allo spaccio e integrano il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna e ricorso respinto
Le forze dell'ordine hanno fermato un'autovettura con a bordo L'Imputato e un altro passeggero. Durante il controllo, gli agenti hanno notato l'atteggiamento nervoso degli occupanti e hanno trovato circa 295 grammi di hashish nascosti sotto il sedile occupato dall'Imputato. L'uomo aveva con sé anche 860 euro in contanti, una somma sproporzionata rispetto alle sue condizioni economiche. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la detenzione di sostanze stupefacenti in concorso. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, evidenziando che la richiesta di riesaminare le prove non è ammessa in sede di legittimità. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: mille dosi e assoluzione
La Procura ha impugnato l'assoluzione di un passeggero trovato a bordo di un treno con oltre 76 grammi di hashish, pari a circa 1033 dosi singole. Il giudice di primo grado aveva ritenuto la sostanza destinata a uso personale per l'assenza di strumenti di spaccio. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la detenzione di sostanze stupefacenti in quantitativi così elevati richiede una rigorosa verifica delle capacità economiche del possessore e delle ragioni dell'ingente scorta.
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Carico sequestrato e detenzione di sostanze stupefacenti: i limiti
Le forze dell'ordine hanno sequestrato un carico di droga nascosto in un container portuale, lasciando solo poche tracce controllate da GPS. Successivamente, L'Imputato è intervenuto per prelevare il carico ed è stato arrestato in flagranza. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato consumato di detenzione di sostanze stupefacenti e ricezione dell'intero carico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha chiarito che non si può configurare un concorso nella ricezione o nella detenzione di un carico già interamente sequestrato e sottratto alla disponibilità dei trafficanti prima dell'intervento del soggetto, a meno che non si dimostri la sua partecipazione all'accordo iniziale. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio a una nuova sezione della Corte di Appello.
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Detenzione di sostanze stupefacenti e ricorso: scatta la condanna
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, avendo in casa piccoli quantitativi di marijuana e hashish. Le forze dell'ordine hanno trovato la sostanza nascosta in un armadio e in una stampante, insieme a un coltello sporco di droga, grinder e cellophane per il confezionamento. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la destinazione allo spaccio e l'entità della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che non può valutare nuovamente le prove di fatto. L'Imputato ha presentato motivi generici senza contestare la logica della sentenza impugnata. L'Imputato deve pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: confermati i domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per un uomo accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione, le forze dell'ordine hanno sequestrato 230 grammi di hashish, un bilancino di precisione, strumenti per il confezionamento e fogli contenenti annotazioni contabili. L'imputato ha sostenuto che la droga fosse destinata al solo uso personale. La Suprema Corte ha ritenuto la tesi difensiva inverosimile alla luce del quantitativo, degli strumenti rinvenuti e delle precarie condizioni economiche dell'uomo. I giudici hanno inoltre precisato che l'applicazione del dispositivo elettronico rappresenta la regola ordinaria per gli arresti domiciliari e non richiede una motivazione speciale.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna per 17 kg di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione e novemila euro di multa inflitta a un imputato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto diciassette chilogrammi di marijuana in un terreno abbandonato adiacente alla sua casa. I giudici hanno ritenuto pienamente provata la colpevolezza dell'uomo sulla base di dichiarazioni spontanee, confessioni del coimputato e materiale per il confezionamento trovato nell'abitazione insieme a una grossa somma di denaro. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che la mancata applicazione della recidiva a causa del tempo trascorso dai vecchi reati non obbliga a concedere le attenuanti generiche, la cui esclusione resta legittima in presenza di precedenti penali.
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Droga nel rudere e attrezzi in cortile: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto ventitré grammi di droga in un casolare abbandonato di fronte all'abitazione dell'uomo e gli strumenti per il confezionamento nel suo cortile privato. La difesa ha contestato la regolarità delle notifiche nel giudizio immediato e la sufficienza degli indizi. I giudici hanno respinto il ricorso. La notifica del decreto spetta all'imputato e non al difensore, al quale va inviato solo l'avviso di udienza. L'esclusiva accessibilità dell'area privata e la vicinanza del nascondiglio provano la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no alla terapia del dolore
Un imputato ha subito una condanna per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto diverse tipologie di droghe già suddivise in piccole dosi singole. La difesa ha sostenuto che l'uomo utilizzasse le sostanze per fini terapeutici legati alla terapia del dolore. I giudici di merito hanno respinto questa tesi per assenza di prove mediche adeguate. L'interessato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione dei fatti e la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La verifica delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e la motivazione adottata risulta priva di vizi logici. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: il peso del frazionamento
L'imputato è stato fermato con 2,9 grammi lordi di cocaina suddivisi in diversi involucri. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata al consumo individuale, invocando la sanzione amministrativa. I giudici hanno invece confermato la condanna penale, escludendo l'uso personale a causa del frazionamento in dosi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal soggetto: la detenzione di sostanze stupefacenti già suddivise costituisce reato di lieve entità. L'uomo deve scontare oltre un anno di reclusione, pagare la multa e versare una somma alla cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti dell'imputato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti in concorso con un'altra persona. I giudici infliggevano la pena di due anni, otto mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a dodicimila e seicento euro di multa. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e l'integrazione probatoria disposta d'ufficio dal collegio d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché le censure contestavano il merito dei fatti e ribadivano questioni già adeguatamente motivate dai giudici precedenti. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: dall’uso personale al reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un uomo per la detenzione di sostanze stupefacenti destinata allo spaccio. L'imputato sosteneva l'uso strettamente personale della droga, ma i magistrati hanno ritenuto provata la cessione a terzi. Gli elementi decisivi sono stati il frazionamento della sostanza in dosi, le modalità di occultamento, il possesso di schede telefoniche intestate a terzi e una rudimentale contabilità delle vendite. La Suprema Corte ha ribadito che la ricostruzione dei fatti appartiene esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, i numerosi precedenti penali dell'uomo hanno precluso l'accesso alle attenuanti generiche. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle Ammende oltre alle spese processuali.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: 4500 dosi e ricorso inammissibile
Un imputato ha proposto ricorso per contestare la qualificazione del reato di detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha sollevato dubbi sulle analisi tecniche e sul campionamento di 1,4 chilogrammi di droga, sostenendo una portata quantitativa minore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. Il quantitativo complessivo consentiva di confezionare circa 4.500 dosi ed era destinato a un ampio mercato di consumatori. I giudici hanno inoltre valorizzato le modalità di occultamento e la presenza di solidi canali di rifornimento. Ritenendo logica e ben motivata la sentenza impugnata, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna anche dal carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due conviventi accusati del reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano arrestato l'uomo in flagranza trovando marijuana nella sua automobile. Due giorni dopo, mentre l'uomo era in carcere, una perquisizione domiciliare ha consentito il ritrovamento di altra droga nascosta nel divano e sul balcone di casa. L'uomo sosteneva che i fatti costituissero un unico reato già punito. La donna professava la propria totale estraneità, affermando di aver solo riposto gli indumenti del compagno. I giudici hanno respinto le tesi difensive, chiarendo che la disponibilità della droga permane anche a distanza e che la custodia anomala dimostra la consapevolezza.
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Detenzione di sostanze stupefacenti ai domiciliari: pena confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti. La violazione è avvenuta mentre il soggetto si trovava già agli arresti domiciliari, con l'applicazione dell'aggravante e della recidiva specifica. La difesa contestava la quantificazione della pena e la mancata partecipazione dell'imputato all'udienza camerale. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Da un lato, l'eccezione processuale era generica e priva degli allegati necessari; dall'altro, la determinazione della pena risultava pienamente motivata alla luce della quantità considerevole di droga e della spiccata inclinazione a delinquere.
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Confisca allargata per stupefacenti: legittimo il sequestro
Un imputato ha concordato una pena tramite patteggiamento per il reato di detenzione di droga non di lieve entità. Il Tribunale ha disposto la confisca allargata per stupefacenti di 750 euro trovati in suo possesso. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la mera detenzione non permettesse di sottrarre il denaro, non essendovi prova di attività di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nelle ipotesi gravi di droga, il denaro può essere confiscato se l'imputato non dimostra la provenienza lecita delle somme e risulta privo di redditi o di un lavoro ufficiale. L'uomo ha perso definitivamente la somma e ha ricevuto una condanna al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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