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Detenzione Di Sostanze Stupefacenti

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192 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: no al ricorso
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti, contestando la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle attenuanti. Le forze dell'ordine avevano accertato il confezionamento in dosi e l'occultamento di cento dosi di droga pesante, elementi incompatibili con l'uso personale e rivelatori di un notevole profitto economico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché basato su questioni di fatto estranee al giudizio di legittimità. I giudici hanno confermato la decisione di merito, ritenendo preclusi gli sconti di pena a causa dei precedenti specifici del soggetto e dell'elevato quantitativo di stupefacente detenuto.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no al ricorso generico
L'imputato è stato fermato dopo che le forze dell'ordine lo avevano visto muoversi con sospetto all'interno di un androne. L'uomo frugava in un punto specifico dove gli agenti hanno poi trovato degli ovuli di droga. Al momento del controllo personale, la polizia ha rinvenuto addosso all'uomo un ulteriore ovulo del tutto identico a quelli nascosti. La Corte d'Appello lo ha condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione sia sulla responsabilità sia sulla pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su motivi generici e sulla richiesta di riesaminare i fatti, attività preclusa ai giudici di legittimità. Di conseguenza, l'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile per Genericità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico hashish, suddiviso in 266 dosi per un peso di oltre 490 grammi, destinato alla cessione a terzi. L'imputato aveva impugnato la sentenza di appello che aveva confermato la condanna, chiedendo la riqualificazione del fatto come "lieve entità" e la concessione delle attenuanti generiche. La Cassazione ha respinto il ricorso perché formulato in modo generico e mirato a una rivalutazione dei fatti, non consentita in questa sede, confermando la gravità della detenzione di sostanze stupefacenti.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
Tre giovani vengono fermati in auto con oltre 250 grammi di marijuana suddivisi in tre involucri nascosti nel bagagliaio, nel cruscotto e nella portiera. L'imputato sostiene che si trattasse di uso personale e contesta l'assenza di una perizia chimica sul principio attivo. La Corte di Cassazione conferma la condanna per la detenzione di sostanze stupefacenti, stabilendo che il narcotest, unitamente al forte odore avvertito dagli agenti e alle modalità di occultamento, costituisce prova sufficiente. Il quantitativo elevato e la rapida deteriorabilità della sostanza escludono sia l'uso personale sia la particolare tenuità del fatto. Il ricorso viene dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ricorso generico bocciato
L'Imputata è stata condannata nei gradi di merito per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, essendo stata trovata in possesso di oltre 100 grammi di cocaina e più di un chilogrammo di marijuana. Il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo in modo generico la violazione del principio del ragionevole dubbio e la mancanza di offensività del fatto, senza articolare alcuna critica specifica alla sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle contestazioni. Di conseguenza, L'Imputata ha perso il giudizio ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: custode condannato
Un uomo custodiva nel proprio garage un ingente quantitativo di droga appartenente a un complice e ne prelevava porzioni non destinate all'uso personale. I giudici di merito lo hanno condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, escludendo l'attenuante della lieve entità. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo di essere un semplice custode e invocando una minore gravità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il quantitativo rilevante e il ruolo attivo di custodia superano la soglia della minima offensività. La Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti e calcolo della pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di appello che lo aveva condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa sosteneva che i giudici avessero superato i minimi edittali della pena senza una motivazione adeguata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il possesso contemporaneo di sostanze di diversa tipologia giustifica l'applicazione di una pena superiore al minimo edittale, indipendentemente dalla quantità massima detenibile. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Uso personale o spaccio: no al ricorso per la droga
La Corte d'Appello ha condannato un imputato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la droga servisse esclusivamente al consumo personale e denunciando un vizio logico nella sentenza. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna precedente. I giudici hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione perché richiedeva una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e un versamento pecuniario alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no al ricorso per i fatti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano monitorato l'imputato mentre usciva da un'abitazione, all'interno della quale avevano rinvenuto oltre 48 grammi di eroina e materiale per il confezionamento delle dosi. Il ricorrente ha contestato la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la Cassazione non può riesaminare le prove di merito già correttamente valutate dai gradi precedenti. Inoltre, il giudice di merito può negare le attenuanti basandosi su elementi decisivi come i precedenti penali e la mancanza di collaborazione. L'imputato perde il ricorso e subisce la condanna alle spese e alla sanzione per la Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la consegna non scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per la detenzione di sostanze stupefacenti. L'uomo trasportava a piedi quattrocento grammi di eroina in una busta scura. Le forze dell'ordine lo hanno fermato in strada dopo un tentativo di fuga. La difesa ha sostenuto l'assenza di consapevolezza sul reale contenuto del pacco, asserendo un semplice incarico di consegna dietro compenso di duecento euro. I giudici hanno respinto la tesi. La reazione violenta al controllo, l'onerosità del compenso e l'ingente quantitativo provano la piena consapevolezza dell'attività illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: l’auto e i soldi non bastano
La Corte di Cassazione ha assolto un automobilista accusato di concorso nella detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano fermato l'auto guidata dall'imputato in orario notturno. Il passeggero era fuggito gettando a terra mezzo chilo di hashish, mentre il conducente era rimasto a bordo con circa tremila euro in contanti. I giudici di merito avevano condannato l'uomo valorizzando il tentativo di nascondersi nell'abitacolo e il possesso del denaro. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice presenza sul posto e la disponibilità di contanti non dimostrano una partecipazione attiva all'attività illecita altrui. Mancando indizi gravi, precisi e concordanti, il fatto integra una mera connivenza passiva non punibile. I giudici hanno quindi annullato la condanna senza rinvio perché l'imputato non ha commesso il fatto.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: immobile ereditato e dolo
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti in quantitativi ingenti e per il possesso illegale di armi da fuoco. Le forze dell'ordine hanno trovato 374 chili di marijuana e fucili all'interno di una casa rurale ereditata. La difesa ha sostenuto che l'immobile appartenesse a tutti i coeredi e che l'Imputato avesse ceduto i locali in locazione a soggetti terzi. I giudici hanno invece accertato che l'uomo gestiva in via esclusiva il fondo e possedeva le chiavi di accesso ai cancelli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. L'Imputato perde definitivamente la causa, con obbligo di scontare la pena e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no al rito speciale tardivo
L'Imputato è stato condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti per uso non personale, avendo in possesso ingenti dosi di hashish e marijuana. Inizialmente, la sua richiesta di patteggiamento è stata rigettata per l'impossibilità di escludere un'aggravante. Successivamente, l'Imputato ha scelto il giudizio abbreviato. La perizia ha poi escluso l'aggravante. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'errore del giudice nel non riprendere il patteggiamento, l'eccessività della pena e l'errato diniego delle attenuanti generiche legate al suo silenzio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che i riti speciali sono alternativi e non convertibili. La pena resta confermata in ragione della notevole quantità di droga sequestrata e dei precedenti dell'imputato.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ricorso inammissibile
L'Imputato è stato fermato dalle forze dell'ordine con 15 grammi di cocaina nascosti negli slip. Le analisi hanno accertato una purezza del 56,9%, pari a circa 54 dosi personali ricavabili. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità a 8 mesi di reclusione e 1.200 euro di multa. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo una diversa valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando che il riesame dei fatti è precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e L'Imputato dovrà pagare le spese del procedimento oltre a 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no al riesame delle prove
L'Imputato è stato condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti dopo essere stato notato dalle forze dell'ordine mentre consegnava oltre 34 grammi di crack a un complice. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando presunte discrepanze nelle deposizioni degli agenti e una presunta sproporzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una rilettura dei fatti in sede di legittimità se la motivazione del giudice di merito è logica e priva di contraddizioni reali. Riguardo alla sanzione, il giudice ha piena facoltà di quantificare la pena nell'ambito dell'alveo edittale senza dover fornire una motivazione analitica se la misura è congrua rispetto ai fatti e al profilo del reo.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: l’accesso esclusivo condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro la condanna per la detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano trovato all'interno di un ufficio diverse dosi di droga già pronte per lo spaccio. L'imputato era l'unico ad avere la disponibilità del locale e le relative chiavi al momento del controllo. I giudici supremi hanno evidenziato che l'imputato si è limitato a riproporre i motivi già respinti in appello, chiedendo una nuova valutazione dei fatti non consentita nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due gestori di un locale per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto hashish, un bilancino di precisione, materiale da taglio e strumenti di confezionamento nel magazzino e nel garage dell'attività. Gli imputati hanno proposto ricorso sostenendo l'accessibilità dei locali a terzi, la destinazione per uso personale e la particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile riesaminare i fatti in sede di legittimità e che la presenza di 43 dosi con strumenti di confezionamento dimostra lo spaccio, escludendo l'uso personale e la particolare tenuità.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: rigettato l’uso personale
L'Imputato è stato condannato per spaccio di lieve entità a seguito del ritrovo, nella propria abitazione, di 13,9 grammi di hashish distribuiti in luoghi diversi, oltre a bilancini di precisione e strumenti per il confezionamento. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione invocando la detenzione di sostanze stupefacenti per uso esclusivamente personale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a ottenere un riesame dei fatti, precluso in sede di legittimità. I giudici hanno confermato la validità della sentenza impugnata, ritenendo ben motivata la finalità di spaccio anche alla luce della precedente cessione della sostanza a un terzo. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
L'Imputato impugna la sentenza di condanna per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, sostenendo che i sei grammi di cocaina trovati in suo possesso fossero destinati esclusivamente all'uso personale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la sostanza era suddivisa in ventitré dosi pronte per la vendita, elemento che dimostra la destinazione allo spaccio. La Suprema Corte ribadisce l'impossibilità di richiedere una nuova valutazione delle prove durante il giudizio di legittimità. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso ed subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no all’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale della droga e chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. I giudici hanno respinto le tesi difensive per due ragioni fondamentali. In primo luogo, la presenza di un bilancino di precisione e il quantitativo non modesto di droga escludono l'uso personale. In secondo luogo, i precedenti penali specifici dell'imputato dimostrano un inserimento stabile nello spaccio, escludendo l'occasionalità della condotta. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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