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Detenzione Di Sostanze Stupefacenti

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192 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: dai lavori utili alla multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'uomo era stato trovato in possesso di circa 90 grammi di hashish (pari a 601 dosi), due coltelli e un bilancino di precisione. La Corte d'Appello aveva sostituito la pena detentiva di 8 mesi con il lavoro di pubblica utilità. L'Imputato ha contestato la ricostruzione dei fatti e ha invocato tardivamente la messa alla prova, basandosi su una recente sentenza della Corte Costituzionale. I giudici di legittimità hanno respinto i motivi: la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e la richiesta di messa alla prova non può essere avanzata per la prima volta in Cassazione. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio e zero sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'uomo era stato trovato in possesso di oltre 7 chilogrammi di marijuana e circa 370 grammi di hashish, contenenti un elevato quantitativo di principio attivo (THC) idoneo a confezionare migliaia di dosi. La difesa contestava la severità della pena, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione precedente, sottolineando che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La presenza di un continuo viavai di acquirenti presso l'abitazione e i numerosi precedenti penali dell'imputato giustificano pienamente il rigetto delle attenuanti e la conferma della sanzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Detenzione di stupefacenti: eroina sul tetto, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. La droga, risultata essere eroina, era stata trovata nascosta sotto le tegole del tetto dell'abitazione dell'imputato, insieme a numerosi involucri vuoti. L'imputato ha presentato ricorso, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. I giudici hanno stabilito che il ricorso era un tentativo di far riesaminare le prove, un'attività non permessa nel giudizio di legittimità. La motivazione della condanna è stata ritenuta logica e ben fondata. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Detenzione di stupefacenti: ricorso generico, condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico un ingente quantitativo di cocaina suddiviso in oltre 200.000 dosi. L'imputato aveva presentato ricorso contro la condanna, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il motivo è che l'atto di appello era generico e non conteneva una critica specifica alle motivazioni della sentenza precedente. I giudici hanno ritenuto che la condanna fosse ben motivata, sia riguardo alla legittimità della perquisizione sia riguardo al rifiuto di concedere le attenuanti generiche. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Detenzione di stupefacenti: condanna per mix di cocaina e MDMA
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di un ingente quantitativo di droghe diverse: oltre 50 grammi di cocaina, quasi 60 di hashish e più di 100 di MDMA, suddivise in migliaia di dosi. I giudici hanno ritenuto che la grande quantità e la varietà delle sostanze fossero incompatibili con un uso personale, configurando il reato di detenzione ai fini di spaccio. Il rigetto del ricorso ha reso la condanna definitiva, stabilendo un principio chiaro sulla distinzione tra uso personale e attività illecita basata su prove oggettive.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: due droghe, due reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di due diversi tipi di droga. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la detenzione di sostanze stupefacenti di diversa natura non costituisce un unico reato, ma due reati distinti, unificati solo ai fini della pena dal 'vincolo della continuazione'. I giudici hanno ribadito che per valutare la destinazione allo spaccio non basta il solo peso della droga (dato ponderale), ma contano tutte le circostanze del caso. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Droga in casa del partner: convivere non significa essere complici
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di una donna accusata di detenzione di sostanze stupefacenti insieme all'ex marito. La polizia aveva trovato circa 166 grammi di cocaina nascosti sotto il letto dei figli nella casa familiare. I giudici di merito avevano condannato la donna presumendo che lei sapesse della droga e avesse aiutato a nasconderla. La Suprema Corte ha invece stabilito che la semplice convivenza e la consapevolezza della presenza di droga non bastano per una condanna. Per configurare il reato di detenzione di sostanze stupefacenti in concorso, l'accusa deve provare un contributo attivo della persona o una gestione comune dello spaccio. Il caso dovrà essere riesaminato da una nuova sezione della Corte d'appello.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: quando non è lieve entità
L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, specificamente cocaina. Egli ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo che il reato fosse considerato di lieve entità, sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la quantità rilevante di droga, l'elevato principio attivo e le modalità di vendita organizzate, definite come uno smercio da supermarket, escludono la lieve entità. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta di nuove attenuanti poiché non erano state presentate nei precedenti gradi di giudizio. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: quando scatta lo spaccio
L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio in concorso con altri soggetti. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo che il reato venisse considerato di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il possesso di 274 dosi di cocaina è un dato oggettivo che impedisce la riqualificazione del reato in una forma meno grave. I giudici hanno stabilito che la motivazione della condanna precedente era logica e fondata su indizi solidi. Di conseguenza, l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di 109 grammi di cocaina. La droga era occultata in un'intercapedine sotto la pedaliera dell'auto, mentre nell'abitazione sono stati rinvenuti 31.000 euro in contanti. La difesa ha sostenuto invano la tesi dell'uso personale, lamentando l'assenza di strumenti per il confezionamento come bilancini o sostanze da taglio. I giudici hanno però ritenuto che l'elevato numero di dosi (421) e l'ingente somma di denaro fossero prove inequivocabili di un'attività di spaccio. È stata inoltre esclusa la qualificazione del fatto come di lieve entità, data la professionalità dell'occultamento e la quantità della sostanza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: il rischio dei ricorsi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai sensi dell'art. 73 d.P.R. 309/1990. L'imputato contestava la responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di quanto già esposto in appello e non si confrontavano criticamente con la sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca denaro detenzione: quando è illegittima?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava la confisca di denaro a un soggetto condannato per sola detenzione di stupefacenti. La sentenza sottolinea che, senza una condanna per spaccio, la confisca del denaro non è automatica e richiede una motivazione specifica che dimostri il nesso tra il denaro e l'attività illecita, presupposto mancante nel caso di specie. La decisione sulla confisca denaro detenzione è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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