LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Detenzione Di Sostanze Stupefacenti

Pagina 9 di 10

192 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: l’accordo chiude il processo
L'Imputato stato condannato dalla Corte d'Appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado emessa con rito abbreviato, alla pena di tre anni e quattro mesi di reclusione e quattordicimila euro di multa. Il reato contestato riguarda la detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, nello specifico 187,4 grammi lordi di cocaina, equivalenti a circa 617 dosi singole. La rideterminazione della pena avvenuta a seguito dell'applicazione dell'istituto del concordato in appello. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato dall'imputato contro tale decisione.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: ovuli ingeriti e condanna
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico per aver trasportato 123 grammi di cocaina suddivisi in ovuli termosaldati precedentemente ingeriti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di dolo, il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sul merito e sulla gravità del fatto non possono essere riproposte in sede di legittimità se già correttamente valutate nei gradi precedenti. Inoltre, la contestazione sulla misura della pena è generica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio o uso personale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato sosteneva che la cocaina rinvenuta fosse destinata al consumo personale. Tuttavia, i giudici hanno confermato la colpevolezza basandosi su elementi concreti: la droga era già suddivisa in dosi e nascosta in casa, l'uomo non era un assuntore abituale, e possedeva biglietti con nomi e cifre oltre a un'ingiustificata somma di denaro contante. La Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e rapina impropria. L'imputato era stato trovato con circa 19,5 grammi di marijuana suddivisi in dosi in strada e ulteriori 104,6 grammi a casa, oltre a 290 euro in contanti. La difesa sosteneva l'uso esclusivamente personale della droga, supportata dalle dichiarazioni dei familiari. La Suprema Corte ha però confermato la condanna, stabilendo che il superamento dei limiti tabellari, unito alla suddivisione in dosi e al possesso di denaro, costituisce prova logica dell'attività di spaccio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: 4 kg non sono uso personale
Il caso riguarda un uomo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico quattro chilogrammi di hashish, equivalenti a oltre trentaseimila dosi singole. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale e divisa con altre due persone, richiedendo la riqualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la tesi dell'uso personale è incompatibile con l'enorme quantitativo sequestrato e che i motivi del ricorso si limitavano a contestare valutazioni di fatto già logicamente argomentate nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o condanna?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che la droga fosse destinata all'uso personale e chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi più lieve. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, rilevando che le contestazioni difensive erano semplici ripetizioni di argomenti già ampiamente analizzati e respinti con motivazioni logiche e coerenti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: il confine tra uso e spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti condannati per reati legati alla detenzione di sostanze stupefacenti e di materiale esplosivo. Due imputati erano stati sorpresi a gestire una coltivazione di marijuana con annesso laboratorio di confezionamento in un casolare, dove custodivano anche ordigni esplosivi appartenenti a un terzo complice. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale della droga e la natura non micidiale degli ordigni, i giudici hanno confermato la condanna. La Suprema Corte ha ribadito che la destinazione allo spaccio si desume da elementi oggettivi, come la strumentazione e il quantitativo di dosi ricavabili, e che la micidialità degli esplosivi si valuta in base alla loro potenziale forza distruttiva e alle modalità di conservazione. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio?
Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura cautelare nei confronti de L'Indagato, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che l'acquisto di un piccolo involucro contenente hashish fosse destinato all'uso personale. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto sussistente il fine di spaccio basandosi sulla pianificazione dell'incontro, sulle modalità di occultamento della droga sotto la carrozzeria dell'auto, sulla professionalità del fornitore e sui precedenti penali del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione dei gravi indizi effettuata dal giudice di merito è logica e coerente. Di conseguenza, L'Indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: tra notifiche e confische
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti (nello specifico, cocaina equivalente a 584 dosi). Il ricorrente lamentava l'irregolarità della notifica dell'atto di citazione in appello, eseguita tramite deposito nella casa comunale e successiva compiuta giacenza della raccomandata informativa, e contestava la confisca di un telefono cellulare e del denaro contante. I giudici di legittimità hanno confermato la piena validità della notifica, effettuata nel rispetto di tutte le formalità di legge, e la legittimità della confisca dei beni, considerati strumenti e profitto dell'attività illecita. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio e non uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nell'appartamento dell'uomo 205 grammi di eroina purissima suddivisa in ovuli, oltre a dosi pronte per lo smercio nascoste nei suoi indumenti. La difesa sosteneva l'uso personale e richiedeva l'applicazione della pena attenuata per i casi di lieve entità. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, confermando la condanna d'appello. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile poiché riproponeva genericamente le stesse obiezioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: la droga in auto incastra
Durante un controllo per il coprifuoco, le forze dell'ordine fermano un'auto guidata da un uomo. Il passeggero nasconde della cocaina prelevata dal cruscotto. La successiva perquisizione a casa del conducente rivela marijuana, un coltello sporco di polvere bianca e denaro contante. La Corte d'Appello condanna il conducente per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti in concorso. L'imputato ricorre in Cassazione sostenendo di non sapere della droga del passeggero. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: la presenza della droga nel cruscotto dell'auto del conducente e il materiale da confezionamento trovato a casa sua smentiscono la sua difesa. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio batte uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. I giudici di merito avevano escluso l'uso personale della droga a causa del possesso di ventidue dosi, di un bilancino di precisione e di forbici, oltre alle particolari modalità di conservazione. L'imputato ha contestato la decisione proponendo motivi generici e ripetitivi, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha confermato la condanna, evidenziando la correttezza della ricostruzione dei fatti, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: ricorso nullo se copia l’appello
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Roma che confermava la sua condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Inoltre, la difesa richiedeva una nuova valutazione delle prove di fatto, operazione vietata nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: popper libero, altro no
Un uomo è stato condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, avendo in possesso diverse droghe, tra cui il nitrito di pentile. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il nitrito di pentile non rientra tra le sostanze vietate per legge (non tabellata) e che le altre droghe erano destinate all'uso personale. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. I giudici hanno stabilito che la detenzione di una sostanza non inclusa nelle tabelle ministeriali non costituisce reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna limitatamente a questa specifica sostanza, rinviando il caso alla Corte di Appello per un nuovo giudizio, confermando invece la responsabilità per le altre sostanze.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: inutile gettare la droga
I Carabinieri hanno sorpreso L'Imputato sul terrazzo di casa mentre lanciava un barattolo contenente eroina, sufficiente per confezionare 688 dosi. La Corte d'appello lo ha condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, chiedendo di qualificare il fatto come di lieve entità, di ottenere le attenuanti generiche e di escludere la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la quantità e la qualità della droga escludono la lieve gravità. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio?
L'Imputato è stato sorpreso dalle forze dell'ordine con alcune dosi di cocaina nascoste negli slip, una somma di denaro e un telefono con messaggi di potenziali acquirenti. Nel suo garage e a casa sono stati trovati sostanze da taglio, un bilancino e altro denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, respingendo la tesi della difesa che invocava l'uso personale. I giudici hanno ritenuto provata l'attività illecita grazie agli elementi di prova raccolti, come il materiale da confezionamento e i contatti telefonici. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: la bilancia batte la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nell'abitazione dei ricorrenti sei grammi di cocaina (pari a ventuno dosi), una bilancia elettronica e nastro adesivo per il confezionamento. La difesa contestava la destinazione commerciale della droga, ritenendo insufficiente il solo dato quantitativo. I giudici di legittimità hanno invece confermato la condanna, evidenziando che la responsabilità penale poggia su molteplici indici precisi, come il possesso di strumenti di pesatura e confezionamento e il comportamento elusivo tenuto durante il controllo. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio o uso personale?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un uomo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato era stato trovato in possesso di alcune dosi di cocaina pronte per la vendita, oltre a materiale per il confezionamento e un bilancino di precisione. La difesa ha contestato la regolarità della perquisizione domiciliare e ha sostenuto l'uso personale della droga. I giudici hanno chiarito che l'eventuale irregolarità della perquisizione non rende nullo il sequestro della droga. Inoltre, gli strumenti di confezionamento e il trasporto del bilancino all'esterno dimostrano la chiara finalità di spaccio e non il semplice uso personale. Il ricorso è stato quindi rigettato.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna per il passeggero
Un passeggero di un'auto, fermata a fari spenti, è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. La polizia ha rinvenuto tre grammi di marijuana addosso all'uomo e un involucro da 101 grammi nascosto sotto la sua gamba. La difesa sosteneva che la droga nell'abitacolo non fosse a lui riconducibile, poiché l'auto apparteneva a terzi e mancavano impronte digitali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la detenzione di sostanze stupefacenti non richiede un contatto fisico continuo, ma la semplice disponibilità materiale della droga. La quantità complessiva, pari a oltre 740 dosi, e il comportamento sospetto escludono l'ipotesi del fatto di lieve entità.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'uomo era stato trovato in possesso di oltre 63 grammi di hashish, equivalenti a circa 825 dosi, mentre si trovava già agli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha ritenuto corretto il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la gravità della condotta e i numerosi precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »