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Detenzione Di Sostanze Stupefacenti

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192 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: condannato il committente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. All'interno della sua vettura erano stati rinvenuti 291 grammi di cocaina, 49 grammi di marijuana e 14.000 euro in contanti nascosti nella portiera. Il ricorrente sosteneva di non aver partecipato al reato o di aver avuto un ruolo marginale. Tuttavia, le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno dimostrato il suo ruolo attivo come committente del trasporto della droga in concorso con altre persone. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha inflitto una sanzione pecuniaria di 3.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condannata la scorta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'uomo era stato trovato in possesso di circa novanta grammi di hashish e quattro involucri di cocaina. La difesa sosteneva l'uso personale, giustificando il possesso come scorta per le festività e facendo leva sulla propria capacità economica. Tuttavia, i giudici di merito hanno evidenziato che dalla sostanza sequestrata si potevano ricavare ben 444 dosi medie, escludendo l'uso esclusivamente personale. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: console e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione e duemila euro di multa per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto la droga nascosta all'interno di una console di gioco, insieme a materiale per il taglio e il confezionamento. L'imputato contestava la motivazione della sentenza d'appello e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno motivato adeguatamente la decisione, evidenziando la gravità della condotta e la personalità del soggetto, già gravato da precedenti specifici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: complice ma condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. La ricorrente chiedeva l'applicazione dell'attenuante della minima importanza, negata poiché custodiva in casa gli strumenti per il confezionamento della droga. Il coimputato contestava il diniego delle attenuanti generiche e la recidiva. I giudici hanno confermato la decisione precedente, evidenziando che l'uomo si era sottratto all'interrogatorio e aveva spacciato mentre si trovava agli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha confermato le condanne e ha sanzionato i ricorrenti con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: prove certe e ricorso nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Durante una perquisizione, le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella sua camera circa 490 dosi di droga, un bilancino di precisione e oltre duemila euro in contanti. Il ricorrente lamentava la mancanza di prove e l'eccessività della pena, oltre al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di Cassazione se la motivazione della sentenza di appello è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti in auto e B&B: doppia condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, avendo occultato cocaina nella propria auto e hashish in una camera di un bed & breakfast, insieme a materiale per il confezionamento e denaro. La difesa ha sostenuto che la detenzione di sostanze diverse dovesse configurare un unico reato e non un reato continuato, contestando l'aumento di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'unicità del reato si applica solo se la detenzione avviene nello stesso contesto spaziale. Avendo l'Imputato diviso la droga tra l'auto e la camera d'albergo, si configura la continuazione dei reati. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la fuga non evita la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. La donna era stata sorpresa dalle forze dell'ordine mentre tentava di raccogliere una busta contenente circa 170 grammi di eroina, dandosi poi alla fuga. I giudici hanno confermato la condanna a quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa, escludendo l'ipotesi della lieve entità del fatto a causa del consistente quantitativo di droga e del numero di dosi ricavabili. La Cassazione ha ribadito che il giudizio di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione dei fatti e ha respinto anche le richieste relative all'indulto e alla prescrizione, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: sconti negati e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni e quattro mesi di reclusione per un uomo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) destinate allo spaccio. L'imputato aveva proposto ricorso contestando la misura della riduzione di pena concessa per le circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile poiché la difesa si è limitata a contestazioni generiche senza confrontarsi con la motivazione della sentenza d'appello. La Corte ha ritenuto logica e corretta la decisione dei giudici di secondo grado, i quali avevano giustificato la pena finale basandosi sulla notevole quantità e sulla varietà delle droghe sequestrate. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: da terapia a condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti (eroina e hashish). Inizialmente assolto in primo grado per un presunto uso terapeutico e personale, l'imputato è stato successivamente condannato dalla Corte d'Appello a un anno e sei mesi di reclusione. I giudici di legittimità hanno confermato la condanna, evidenziando che la quantità di droga, il confezionamento, il possesso di due diverse tipologie di sostanze e la presenza in una nota piazza di spaccio smentiscono categoricamente l'ipotesi del consumo personale. Di conseguenza, oltre alla conferma della pena, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: gli attrezzi escludono l’uso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva che il fatto venisse riqualificato come semplice uso personale, contestando anche la gravità della pena. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la tesi dell'uso personale è smentita da prove schiaccianti: l'ingente quantità di droga, la presenza di diverse tipologie di sostanze e il ritrovamento di strumenti per il confezionamento in dosi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: droghe diverse, più reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti di diversa tipologia, custodite nello stesso luogo e periodo. La difesa sosteneva che il reato meno grave dovesse essere assorbito in quello più grave. I giudici hanno invece chiarito che la detenzione di droghe appartenenti a tabelle diverse configura reati distinti. Tali reati possono concorrere materialmente, formalmente o tramite l'istituto della continuazione, escludendo l'assorbimento automatico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ospitare amici costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti in concorso, nello specifico 74,49 grammi di cocaina. L'imputato sosteneva di non essere a conoscenza della droga portata in casa da due ospiti temporanei. Tuttavia, i giudici di merito hanno ritenuto provata la sua consapevolezza e partecipazione. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, è stata confermata la condanna penale e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico circa 60 grammi di cocaina purissima al 79%. L'imputato sosteneva che la droga fosse destinata all'uso personale e chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entit. I giudici hanno confermato la condanna basandosi su prove evidenti dello spaccio: il possesso di materiale per il confezionamento, un'ingente somma di denaro e un biglietto con nomi e cifre riconducibile a una contabilit dell'attività illecita. Di conseguenza, il ricorso stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'imputato sosteneva che la droga fosse destinata all'uso personale. Tuttavia, i giudici hanno confermato la condanna valorizzando la quantità non modesta della sostanza, il possesso in luogo pubblico e il tentativo di disfarsene alla vista delle forze dell'ordine. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto corretta l'applicazione della recidiva, data la presenza di numerosi precedenti penali specifici e la vicinanza temporale con una precedente condanna definitiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti in spazi comuni: condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto hashish in una pertinenza della sua abitazione. L'imputato sosteneva che il locale fosse in comproprietà con altri eredi, ma la Corte ha ritenuto decisivi alcuni indizi: il ritardo nell'aprire il cancello, il rumore dello sciacquone nel tentativo di disfarsi della droga, il possesso di contanti e altra sostanza. La richiesta di riqualificare il fatto come di lieve entità è stata respinta a causa del peso della droga e del fatto che l'uomo fosse già agli arresti domiciliari. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti in auto: scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per la detenzione di sostanze stupefacenti in concorso. I due erano stati fermati a bordo di un'auto con un quantitativo di droga sufficiente a confezionare circa 776 dosi. La difesa sosteneva l'uso personale, la lieve entità del fatto e la responsabilità esclusiva di uno solo dei passeggeri. I giudici hanno respinto queste tesi, evidenziando che l'elevato numero di dosi esclude la lieve entità e che la condivisione del trasporto dimostra la cooperazione nel reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la casa non protegge il reo
L'Imputato è stato condannato a sei anni di reclusione per la detenzione di sostanze stupefacenti, avendo nascosto nella propria abitazione 172 grammi di hashish e 408 pastiglie di ecstasy. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto come di lieve entità e il riconoscimento della partecipazione di minima importanza nel reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'ingente quantitativo di droga, la contabilità dello spaccio per quindicimila euro e il tentativo di occultare le sostanze all'arrivo delle forze dell'ordine impediscono qualsiasi riduzione di pena. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che la liquidazione del patrocinio a spese dello Stato spetta al giudice di merito.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no al ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per detenzione di sostanze stupefacenti. I giudici hanno stabilito che le censure generiche sul trattamento sanzionatorio e la richiesta di rivalutare le prove di fatto non sono ammissibili nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano trovato l'uomo in possesso di diverse droghe già confezionate in dosi, strumenti per il confezionamento e denaro in piccolo taglio. La difesa sosteneva l'uso personale e l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che la varietà delle sostanze dimostra la capacità di soddisfare una clientela diversificata, escludendo così la particolare tenuità. Inoltre, i numerosi precedenti penali dell'uomo impediscono la concessione delle attenuanti generiche. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la Cassazione nega l’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico circa un chilo di marijuana. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso erano generici e riproducevano semplicemente le contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. La sentenza impugnata aveva infatti già evidenziato in modo logico e coerente gli elementi materiali che dimostravano la finalità di spaccio della sostanza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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