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Dato Ponderale — Anno 2024

78 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Reato di minore gravità: No se la droga è tanta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La richiesta di qualificare il fatto come reato di minore gravità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di droga detenuto (6 kg di hashish, per oltre 33.000 dosi) e delle modalità operative, elementi ritenuti incompatibili con una minore offensività del fatto. Di conseguenza, è stata confermata la condanna e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di stupefacenti: Cassazione e spaccio
Un soggetto condannato per possesso di cocaina e hashish ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per spaccio. La decisione si basa su elementi oggettivi come l'ingente quantitativo di sostanze (sufficiente per 83 dosi di cocaina e 555 di hashish), la presenza di un bilancino di precisione e la situazione economica precaria dell'imputato, ritenuti incompatibili con la tesi della scorta personale. La sentenza ribadisce che la **detenzione di stupefacenti** di diverso tipo integra un concorso di reati.
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Detenzione per spaccio: gli indizi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. La condanna si basava su una serie di indizi convergenti: la quantità (oltre 20 grammi di marijuana), l'occultamento negli indumenti intimi, l'assenza di un lavoro e di strumenti per il consumo personale. La Corte ha ribadito che il suo giudizio non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione, ritenuta in questo caso ineccepibile.
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Spaccio di lieve entità: la quantità non basta
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per spaccio, stabilendo che per escludere l'ipotesi di spaccio di lieve entità non è sufficiente basarsi solo sulla quantità e diversità delle droghe (nella specie, 5,5 gr di cocaina e 41 gr di hashish). È necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi della condotta, come le modalità dell'azione e la capacità organizzativa del soggetto, che nel caso di specie mancava.
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Piccolo spaccio: no alla lieve entità se continuativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di cocaina. La Corte ha escluso l'ipotesi di piccolo spaccio, valorizzando non solo la quantità di droga, ma anche la continuità dell'attività criminale, testimoniata da un cliente abituale, e il possesso di una cospicua somma di denaro non giustificata. È stata inoltre confermata la confisca dei beni per sproporzione, poiché l'imputato non ha fornito prove della loro lecita provenienza.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che non presentavano una critica specifica alla sentenza impugnata, e su una rinuncia al ricorso non formalizzata correttamente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. La decisione si fonda sulla grande quantità di stupefacente rinvenuto (oltre mille dosi), sulla presenza di appunti e somme di denaro sproporzionate rispetto al reddito, elementi che configurano un'attività strutturata e non un fatto di lieve entità. Sono stati rigettati anche i motivi relativi alla mancata concessione delle attenuanti generiche, a causa dei precedenti penali, e alla confisca del denaro.
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Fatto di lieve entità: non basta la quantità di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, che chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità'. La Corte ha stabilito che per escludere tale ipotesi non rileva solo la notevole quantità di droga (183 dosi di hashish e 35,5 di cocaina), ma anche la capacità organizzativa dimostrata, come l'uso di telecamere di sorveglianza e la capacità di reperire sostanze nonostante fosse agli arresti domiciliari.
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Detenzione stupefacenti: Cassazione e uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno ritenuto decisivi l'ingente quantitativo (oltre 850 grammi) e un test antidroga negativo effettuato due mesi prima del fatto, elementi considerati indicativi della finalizzazione allo spaccio e non al consumo personale.
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Riqualificazione del reato: non solo la quantità conta
Un soggetto ha impugnato la riqualificazione del reato di spaccio da lieve a grave, sostenendo che la quantità di droga non fosse sufficiente a giustificare tale modifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la riqualificazione del reato non si basa solo sul dato ponderale, ma anche e soprattutto sull'organizzazione dei mezzi, che nel caso di specie indicava un'attività di spaccio sistematica e strutturata.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte ribadisce che per tale qualificazione è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi (quantità e qualità della sostanza, mezzi, modalità dell'azione). In questo caso, la quantità significativa (17,93g per 345 dosi) e gli strumenti per il confezionamento sono stati ritenuti sufficienti a escludere la minima offensività del fatto, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Fatto di lieve entità: la valutazione globale del giudice
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, T.U. Stupefacenti), sostenendo che i giudici avessero considerato solo la quantità di droga. La Corte ha ribadito che la valutazione per il fatto di lieve entità deve essere globale, considerando mezzi, modalità, circostanze dell'azione, quantità e qualità della sostanza. Nel caso specifico, la quantità notevole (oltre 150g per 376 dosi), le modalità organizzate (due luoghi di stoccaggio, strumenti per confezionare, ordini via cellulare) escludevano la minima offensività, giustificando il diniego del beneficio.
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Destinazione allo spaccio: ricorso generico inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 100 grammi di hashish. Il ricorso è stato giudicato generico in quanto non contestava specificamente le prove sulla destinazione allo spaccio, come la quantità e il confezionamento.
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Fatto di lieve entità: la decisione della Cassazione
Un soggetto condannato per detenzione di quasi 50 grammi di marijuana e oltre 70 di hashish ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la qualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La valutazione complessiva, basata sull'ingente numero di dosi ricavabili (1.183) e sul rinvenimento di una cospicua somma di denaro, è stata ritenuta incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: non solo la quantità conta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità basandosi solo sulla quantità dello stupefacente. La Corte ha ribadito che per questa attenuante contano anche la condotta dell'imputato e il contesto generale, non solo il dato ponderale della sostanza, che nel caso specifico avrebbe permesso di ricavare 227 dosi.
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Detenzione stupefacenti: la prova dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha ribadito che, per provare l'intento di spaccio, non è sufficiente il solo dato quantitativo della sostanza, ma occorre valutare un complesso di elementi indiziari come il frazionamento in dosi, il luogo del ritrovamento, il tentativo di fuga e il possesso di strumenti per il confezionamento. È stata inoltre negata l'attenuante del lucro di speciale tenuità, poiché la quantità di droga era tale da generare un profitto non minimo.
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Detenzione stupefacenti: quando si esclude l’uso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha stabilito che, per distinguere tra uso personale e spaccio, non è sufficiente il solo dato ponderale, ma è necessaria una valutazione complessiva che includa le condizioni economiche e il comportamento dell'imputato. È stata inoltre confermata la legittimità del diniego delle pene sostitutive basato sulla personalità negativa del soggetto, desunta anche da precedenti penali.
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Spaccio di droga: i criteri di prova per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha confermato che, per provare la destinazione allo spaccio, non basta la quantità della droga, ma occorre una valutazione globale di tutti gli indizi, come la presenza di bilancini di precisione e la sproporzione tra il valore della sostanza e le capacità economiche dell'imputato.
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Spaccio lieve entità: la quantità elevata lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio lieve entità, ma la Corte ha ritenuto che l'elevata quantità di droga (100 dosi di cocaina e 1900 di marijuana), l'alta percentuale di principio attivo e il sequestro di 4.000 euro fossero elementi incompatibili con la fattispecie di minore gravità.
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Possesso di droga: quando è spaccio e non uso personale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per possesso di droga ai fini di spaccio. La difesa sosteneva l'uso personale, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, valorizzando una serie di indizi: l'ingente quantitativo di hashish (oltre 100 grammi, pari a 1243 dosi), la situazione economica precaria dell'imputato (incompatibile con l'acquisto di una simile scorta), il possesso di una dose già confezionata e le circostanze del controllo, avvenuto di notte in un'area appartata. Questo caso ribadisce che per distinguere tra uso personale e spaccio, il giudice deve valutare globalmente tutti gli elementi, non solo il dato ponderale.
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