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Dato Ponderale — Anno 2022

83 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Destinazione allo spaccio della droga: uso personale smentito
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna penale e sostenendo l'assenza di prove sulla destinazione allo spaccio della droga sequestrata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il superamento dei limiti di quantità previsti dalla legge non basta da solo a dimostrare la vendita a terzi. Tuttavia, la presenza di ulteriori elementi concreti conferma il reato. Nel caso specifico, L'Imputato custodiva la sostanza suddivisa in dosi singole, sia sulla persona sia presso la propria abitazione, e deteneva un bilancino di precisione accanto allo stupefacente. Tali elementi provano la finalità di cessione oltre ogni ragionevole dubbio. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha imposto a L'Imputato il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo trovato in possesso di cocaina e hashish suddivisi in centinaia di dosi singole, materiale da confezionamento e denaro contante. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nell'ipotesi di spaccio di lieve entità e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, facendo leva sulla collaborazione dell'imputato e sull'assenza di legami con una piazza di spaccio organizzata. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso. Il numero elevato di dosi, la numerazione delle bustine, la diversità delle sostanze e l'ammissione di trarre sostentamento quotidiano da tale attività dimostrano una condotta professionale non occasionale. La Suprema Corte ha confermato la condanna originaria e ha ordinato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende.
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Uso personale o finalità di spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato trovato in possesso di oltre duecento grammi di hashish e marijuana insieme a ventisette bustine per il confezionamento. La difesa sosteneva l'uso personale, evidenziando l'assenza di bilancini o contanti e la condizione di tossicodipendenza dell'uomo. I giudici hanno respinto il ricorso. La finalità di spaccio emerge in modo logico dalla quantità di droga, dalla disponibilità di confezioni, dalla disoccupazione dell'imputato e dalla convivenza con una persona già sottoposta a misure cautelari per reati simili.
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Circostanze attenuanti generiche: no con tanta droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di secondo grado. Gli ermellini hanno ribadito che la concessione di tale beneficio rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La decisione del tribunale poggiava su solide basi, evidenziando l'ingente quantità di droga detenuta, pari a quasi sei chilogrammi di hashish corrispondenti a oltre sessantamila dosi. I giudici hanno ritenuto questo elemento preponderante e sufficiente a negare ogni riduzione di pena, escludendo qualsiasi vizio logico nella sentenza impugnata.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no a lieve entità per 2 kg
I giudici hanno confermato la condanna penale per un imputato trovato in possesso di quasi due chili e mezzo di hashish suddivisi in ventiquattro panetti pronti per la cessione. La difesa ha chiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità, contestando anche la severità della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della genericità delle censure e dell'assenza di un reale confronto con le motivazioni dei gradi precedenti. L'ingente quantitativo e le modalità di confezionamento rendono il fatto incompatibile con l'uso personale o con l'ipotesi attenuata. La contestata detenzione di sostanze stupefacenti ha comportato la definitiva conferma della pena e la condanna al pagamento delle spese di giudizio.
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Spaccio di stupefacenti: la Cassazione conferma condanna per quantità
Un Lavoratore è stato condannato per illecita detenzione a fini di spaccio di stupefacenti, avendo in possesso 650 grammi di marijuana. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse rientrare nell'ipotesi lieve o fosse destinato a uso personale come 'scorta', e chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i giudici di merito hanno correttamente valutato la notevole quantità di droga e la presenza di un bilancino, escludendo la minima offensività e la destinazione a uso personale. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta, considerando i precedenti penali del Lavoratore.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: rigetto per quantità e purezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione illecita di droga. L'indagato chiedeva il riconoscimento della fattispecie di lieve entità spaccio stupefacenti e le attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la richiesta a causa del rilevante peso della droga, dell'elevato grado di purezza e dell'ampia capacità di diffusione sul mercato criminale. L'uomo ha inoltre commesso il reato mentre era sottoposto all'obbligo di firma presso la polizia giudiziaria, dimostrando un'elevata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Detenzione ai fini di spaccio: no all’uso personale senza prove
Un uomo è stato trovato in possesso di circa quaranta grammi di cocaina. L'imputato ha sostenuto che la sostanza fosse destinata all'uso personale e condivisa con tre amici. Tuttavia, l'uomo non ha fornito i nomi degli altri acquirenti e non ha indicato il luogo dell'acquisto. La Corte di Cassazione ha confermato che la detenzione ai fini di spaccio risulta dimostrata dalla quantità rilevante e dalle giustificazioni generiche. Il solo peso della droga non basta a provare il reato, ma le modalità e la mancanza di prove a supporto dell'uso personale confermano l'attività illecita. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità stupefacenti: il peso della droga blocca gli sconti
L'Imputato propone ricorso per ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità stupefacenti, contestando il diniego delle attenuanti generiche. Le forze dell'ordine hanno sequestrato oltre 19.000 dosi medie singole di hashish e 1.300 dosi di marijuana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ingente quantitativo di droga possiede un valore assorbente ed esclude categoricamente l'attenuante della minima offensività, rendendo legittima la pena inflitta e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Spaccio di lieve entità escluso per chi viola i domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per traffico di stupefacenti. La difesa richiedeva il riconoscimento della fattispecie di spaccio di lieve entità, contestando inoltre l'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno ribadito che la minore gravità del fatto richiede una valutazione complessiva di tutti gli indici normativi, tra cui quantità e qualità della droga, mezzi adoperati e modalità dell'azione. Nel caso esaminato, il possesso congiunto di cocaina e marijuana, l'inserimento in una rete organizzata e la commissione dell'illecito durante la misura cautelare degli arresti domiciliari escludono categoricamente l'attenuante richiesta. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Destinazione allo spaccio tra uso personale e indizi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'indagato sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno accertato la destinazione allo spaccio attraverso precisi elementi materiali. I militari avevano trovato l'uomo con dieci involucri separati, una somma di denaro priva di giustificazione e in una zona nota per lo scambio di sostanze. Il ricorso dell'imputato mirava a una nuova valutazione delle prove, operazione vietata davanti ai giudici di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: il peso della droga nega la riduzione
All'interno di un'abitazione condivisa, le Forze dell'Ordine hanno sequestrato oltre sette chilogrammi di hashish, modiche quantità di marijuana e circa trentaquattro grammi di cocaina, insieme a bilancini e sostanze da taglio. I giudici di merito hanno condannato entrambi i conviventi, escludendo la configurabilità dello spaccio di lieve entità. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che la Corte di appello avesse valutato soltanto il peso della droga senza analizzare l'intero contesto dell'azione. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi e confermato le condanne. I giudici hanno stabilito che l'elevata quantità e la capacità organizzativa possono assumere un valore assorbente, escludendo categoricamente la fattispecie attenuata anche in presenza di altri elementi.
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Detenzione di stupefacenti per uso personale: niente scusanti
L'Imputato è stato trovato in possesso di oltre 40 grammi di hashish suddivisi in più pezzi, unitamente a un bilancino di precisione e un coltello. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata a una detenzione di stupefacenti per uso personale. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva. I giudici hanno considerato incompatibile l'uso personale con il peso della droga, la suddivisione in dosi, il possesso di strumenti di confezionamento e il ridotto reddito familiare. La presenza di precedenti penali ha confermato la gravità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo definitiva la condanna a 8 mesi di reclusione e 1.550 euro di multa, oltre al pagamento delle spese di giudizio e di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Coltivazione di stupefacenti: lieve entità ma pena sopra i minimi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per il reato di coltivazione di stupefacenti, dopo il sequestro di oltre sei chilogrammi di marijuana tra prodotto confezionato e foglie in fase di essiccazione. Nonostante la riqualificazione della condotta nell'ipotesi di lieve entità, i giudici di merito hanno quantificato una pena base superiore al minimo edittale a causa del rilevante peso della sostanza e hanno revocato la sospensione condizionale della pena. L'imputato ha impugnato la decisione proponendo motivi generici e ripetitivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, confermando la piena validità della sanzione inflitta e condannando il ricorrente al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no a nuova valutazione prove
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno rinvenuto quindici grammi di marijuana suddivisi in dosi e quarantacinque euro in contanti. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo del peso della droga, la provenienza del denaro e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le censure richiedevano una nuova valutazione dei fatti, preclusa nel giudizio di legittimità. Inoltre, la differenza tra peso lordo e netto non costituisce errore logico. L'Imputato perde definitivamente il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione a fini di spaccio: il confine sottile tra uso e reato
Un uomo è stato condannato per **detenzione a fini di spaccio** dopo essere stato trovato con eroina e suboxone in una nota piazza di spaccio. L'uomo aveva tentato di fuggire e aveva lasciato cadere una bustina contenente la droga, confezionata in diversi involucri. Non ha provato che il suboxone provenisse da un servizio di assistenza. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che non è solo il peso della sostanza a determinare l'intento di spaccio, ma l'insieme delle circostanze: luogo, confezionamento e assenza di reddito. Il ricorso è stato rigettato.
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Detenzione ai fini di spaccio: casa propria ma condanna pesante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un condannato per la detenzione ai fini di spaccio di oltre 56 grammi di hashish, da cui erano ricavabili circa 420 dosi. Lo stupefacente e un bilancino erano stati trovati all'interno di un muretto nel cortile di pertinenza esclusiva dell'abitazione dell'imputato, insieme a materiale per il confezionamento. I giudici hanno escluso la lieve entità del fatto a causa dell'elevato dato ponderale e delle modalità della condotta. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato la pena superiore al minimo edittale in ragione dei numerosi precedenti penali dell'imputato. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna per la detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata al solo uso personale. Inoltre, la difesa ha lamentato l'assenza del capo di imputazione nell'intestazione della sentenza di secondo grado e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata trascrizione dell'imputazione nell'epigrafe non crea alcuna nullità se i fatti sono descritti chiaramente nella motivazione. La quantità della droga e il possesso di un bilancino di precisione dimostrano l'attività di spaccio, smentendo l'uso personale. I precedenti penali dell'Imputato hanno inoltre precluso le attenuanti generiche. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità stupefacenti esclusa: decisive le 238 dosi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione illecita di droga. La difesa contestava il mancato riconoscimento della lieve entità stupefacenti, sostenendo che i giudici di merito avessero errato nella qualificazione del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la presenza di ben 238 dosi singole di hashish costituisce un dato quantitativo insuperabile, idoneo da solo a escludere la fattispecie attenuata in assenza di altri elementi favorevoli. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese del giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di droga: ricorso inammissibile, Cassazione conferma spaccio
Un individuo è stato condannato per detenzione di droga ai fini di spaccio. La Corte d'Appello aveva confermato la sentenza, basandosi sulla quantità (338 dosi), la varietà delle sostanze (marijuana, hashish, cocaina) e il ritrovamento in un appartamento non di sua proprietà. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'uso personale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché riproponeva argomentazioni già valutate, senza evidenziare vizi logici o giuridici. La Cassazione ha ribadito che la valutazione della finalità di spaccio deve considerare tutti gli elementi. L'individuo dovrà pagare le spese e una somma alla Cassa delle Ammende.
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