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Dato Ponderale — Anno 2022

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83 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: 4 kg non sono uso personale
Il caso riguarda un uomo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico quattro chilogrammi di hashish, equivalenti a oltre trentaseimila dosi singole. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale e divisa con altre due persone, richiedendo la riqualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la tesi dell'uso personale è incompatibile con l'enorme quantitativo sequestrato e che i motivi del ricorso si limitavano a contestare valutazioni di fatto già logicamente argomentate nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: perché non basta il peso della droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto in spaccio di lieve entità, basandosi unicamente sul dato ponderale della sostanza. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'esclusione della lieve entità era giustificata da elementi concreti: la presenza di appunti indicanti una cerchia non modesta di clienti e la quantità di droga sequestrata, idonea a confezionare oltre 68 dosi. È stata inoltre confermata la recidiva a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Droga in auto: concorso e connivenza non punibile a confronto
Due uomini a bordo di un'auto vengono fermati dai Carabinieri dopo un inseguimento ad alta velocità. Durante il controllo, i militari rinvengono eroina e marijuana nascoste sotto il sedile e nel cambio. Entrambi i soggetti vengono condannati per detenzione di stupefacenti in concorso. Gli imputati ricorrono in Cassazione sostenendo che la loro condotta integrasse una semplice connivenza non punibile, poiché la droga era sotto il sedile del passeggero. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici chiariscono che non vi è connivenza non punibile se i soggetti agiscono attivamente per eludere i controlli e nascondere la droga. Entrambi i ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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