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Dato Ponderale — Anno 2022

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83 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Destinazione allo spaccio: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione di stupefacenti di lieve entità. I giudici hanno accertato la destinazione allo spaccio della sostanza valorizzando due elementi oggettivi: la quantità significativa di droga e le specifiche modalità di occultamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo, ritenendo che i motivi proposti riproducessero argomenti già motivatamente respinti nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la richiesta di riconoscimento delle attenuanti generiche è risultata del tutto generica, priva di elementi favorevoli concreti. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e a un'ulteriore somma alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: esclusa per 2670 dosi
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione richiedendo il riconoscimento della fattispecie di lieve entità spaccio stupefacenti ai sensi dell'articolo 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti. I giudici di merito avevano accertato il possesso di un quantitativo pari a ben 2.670 dosi, indice di un'attività di vendita diffusa e dell'inserimento dell'autore in dinamiche di criminalità organizzata. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile perché basata su motivi meramente reiterativi e privi di argomenti nuovi rispetto all'appello. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la gravità del reato, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga di lieve entità: la quantità esclude la minore gravità
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di droga. La Corte d'Appello ha escluso l'ipotesi di spaccio di droga di lieve entità, confermando la condanna. Il Lavoratore era stato trovato con quasi 50 grammi di cocaina, sufficienti per 281 dosi, destinate alla vendita. La droga era nel suo giubbotto, nella sua auto, di sera. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, ribadendo che la valutazione della "lieve entità" deve considerare tutti gli elementi del fatto. La quantità e le modalità di detenzione della droga escludevano la minore gravità del reato. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: contanti e quantità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. L'indagato contestava la destinazione della droga alla vendita e chiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità. I giudici hanno invece confermato la piena responsabilità penale. A carico dell'uomo pesavano elementi inequivocabili: l'ingente peso della droga, il mancato reddito personale a supporto dell'acquisto, il possesso di denaro contante in banconote di piccolo taglio e la totale assenza di prove sull'uso personale. La Suprema Corte ha escluso la lieve entità poiché la considerevole quantità di stupefacente neutralizza ogni altro elemento difensivo, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile per Genericità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico hashish, suddiviso in 266 dosi per un peso di oltre 490 grammi, destinato alla cessione a terzi. L'imputato aveva impugnato la sentenza di appello che aveva confermato la condanna, chiedendo la riqualificazione del fatto come "lieve entità" e la concessione delle attenuanti generiche. La Cassazione ha respinto il ricorso perché formulato in modo generico e mirato a una rivalutazione dei fatti, non consentita in questa sede, confermando la gravità della detenzione di sostanze stupefacenti.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
Tre giovani vengono fermati in auto con oltre 250 grammi di marijuana suddivisi in tre involucri nascosti nel bagagliaio, nel cruscotto e nella portiera. L'imputato sostiene che si trattasse di uso personale e contesta l'assenza di una perizia chimica sul principio attivo. La Corte di Cassazione conferma la condanna per la detenzione di sostanze stupefacenti, stabilendo che il narcotest, unitamente al forte odore avvertito dagli agenti e alle modalità di occultamento, costituisce prova sufficiente. Il quantitativo elevato e la rapida deteriorabilità della sostanza escludono sia l'uso personale sia la particolare tenuità del fatto. Il ricorso viene dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per 110 grammi di eroina
Un corriere trasportava 110 grammi di eroina, pari a circa 494 dosi singole, tra due diverse città per conto di terzi. L'imputato chiedeva di derubricare il fatto nella fattispecie di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante della droga e il ruolo attivo di collegamento tra piazze di spaccio dimostrano legami non occasionali con ambienti criminali. Queste circostanze escludono categoricamente la minore gravità del fatto.
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Spaccio di lieve entità negato: peso e trasporto confermano reato
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La difesa contestava la mancata riqualificazione del reato di cessione di stupefacenti nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici di merito avevano accertato un ingente quantitativo di droga e il trasporto della sostanza fuori città. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante e il trasporto extraurbano dimostrano l'inserimento dell'autore nei circuiti criminali, escludendo la fattispecie attenuata. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di Stupefacenti: Appello Inammissibile per Nuova Valutazione Fatti
Un uomo è stato condannato per detenzione di stupefacenti con finalità di spaccio, reato previsto dall'Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. Ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la droga fosse per uso personale e che i giudici avessero valutato male i fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudice di legittimità non può riesaminare i fatti e che la quantità e le modalità di confezionamento della droga, trovata in diversi luoghi di sua disponibilità, indicavano chiaramente la destinazione allo spaccio, non all'uso personale.
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Lieve entità nello spaccio: esclusa per 400g e rete attiva
Un imputato ha proposto ricorso per ottenere il riconoscimento della lieve entità nello spaccio dopo la condanna per la detenzione di 400 grammi di marijuana. I giudici di merito avevano escluso l'ipotesi attenuata a causa del quantitativo consistente, delle modalità organizzate e dell'inserimento del soggetto in una collaudata rete di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, dichiarando il ricorso inammissibile. Quando anche uno solo dei parametri di legge assume una portata negativa prevalente, la fattispecie minore non può trovare applicazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Correlazione tra accusa e sentenza e peso della droga
L'Imputata subisce una condanna per spaccio di stupefacenti per un quantitativo complessivo di 1.200 grammi di droga. La Difesa presenta ricorso lamentando la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza: il capo di imputazione riportava una somma parziale errata dei singoli quantitativi pari a circa 123 grammi, omettendo la specifica di due panetti di eroina. I giudici di merito hanno invece calcolato il peso totale effettivo. La Corte di Cassazione respinge il ricorso confermando la condanna. I giudici supremi chiariscono che l'Imputata conosceva perfettamente il contenuto del verbale di sequestro sottoscritto durante le indagini. Di conseguenza, la divergenza quantitativa non ha trasformato il fatto storico né ha leso le prerogative difensive, rendendo valida la decisione.
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Spaccio di lieve entità escluso a Capri nonostante poche dosi
L'Imputato è stato sorpreso a cedere tre dosi di cocaina all'interno di un locale notturno a Capri. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, facendo leva sull'esigua quantità di droga e sulla cessione senza compenso immediato. I giudici di merito hanno negato l'attenuante a causa delle modalità organizzate della condotta, dell'approccio seriale agli avventori della movida e del possesso di una cospicua somma di denaro contante. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa, rigettando il ricorso e ribadendo la piena sussistenza della recidiva.
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Dalla condanna per droga alla prescrizione del reato
I giudici di merito condannano l'imputato per detenzione di marijuana di lieve entità, commessa nel novembre 2010. La difesa eccepisce invano il decorso del tempo in appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e dichiara estinto l'illecito per intervenuta prescrizione del reato, cancellando la precedente condanna.
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Spaccio di lieve entità: la condanna resta severa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Sebbene il fatto fosse qualificato come spaccio di lieve entità, i giudici hanno applicato una pena più severa rispetto al minimo edittale a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo e della pluralità di sostanze detenute, pari a 87 dosi di hashish e 17 di cocaina. L'imputato ha contestato la severità della sanzione, ma i giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla gravità del fatto e sulla personalità del reo spetta unicamente al giudice di merito quando la motivazione risulta logica e coerente.
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Detenzione ai fini di spaccio: la prova tra contanti e reddito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di detenzione ai fini di spaccio. L'indagato contestava la valutazione dei giudici di merito, sostenendo l'assenza di prove dirette sulla vendita della sostanza stupefacente. La Suprema Corte ha confermato la validità degli indizi raccolti: il peso della droga, il possesso di contanti suddivisi in banconote di piccolo taglio, il reddito insufficiente a giustificare la spesa e la mancata dimostrazione dell'uso personale. Questi elementi costituiscono una prova logica inequivocabile della destinazione commerciale. L'imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga lieve: Cassazione conferma carcere per 210g cocaina
Un Lavoratore è stato arrestato per detenzione di 210 grammi di cocaina e resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale ha confermato la custodia in carcere. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo che il reato di spaccio fosse derubricato a **fattispecie lieve stupefacenti**, sostenendo che il solo peso della droga non bastasse e che l'attività fosse rudimentale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per la **fattispecie lieve stupefacenti** è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi, non solo del dato ponderale. Il Lavoratore è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: le dosi in casa confermano la condanna
Un imputato condannato per spaccio di lieve entità ha proposto ricorso per cassazione contestando la destinazione alla vendita della sostanza e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il ritrovamento di dosi già confezionate e di strumenti idonei alla pesatura e al frazionamento dimostra chiaramente la vendita a terzi, superando la sola valutazione del dato quantitativo. Inoltre, la sola assenza di precedenti penali non garantisce alcuno sconto di pena automatico.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre mesi di reclusione per un uomo trovato in possesso di oltre cinquantasette grammi di hashish. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti, evidenziando l'assenza di precedenti penali e di contatti con la criminalità organizzata. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. La Corte ha valorizzato elementi oggettivi contrari: il quantitativo rilevante, la suddivisione delle dosi già pronte allo smercio, il trasporto ingiustificato della droga fuori casa, i messaggi sospetti e la reazione nervosa dell'uomo al controllo delle forze dell'ordine. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale o detenzione a fine di spaccio: la Cassazione decide
Le forze dell'ordine hanno trovato L'Indagato in possesso di quaranta grammi di hashish suddivisi in panetti, due bilancini di precisione, materiale per il confezionamento, telefoni e schede SIM. Il Giudice di primo grado ha respinto la richiesta di custodia cautelare, ritenendo la sostanza destinata a uso personale perché i precedenti episodi di spaccio riguardavano droghe diverse. Il Tribunale dell'appello ha invece disposto gli arresti domiciliari, riconoscendo la sussistenza della detenzione a fine di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato la misura restrittiva: la detenzione di bilancini, telefoni e il passato criminale dimostrano l'attività di spaccio abituale, a prescindere dal tipo di droga detenuta.
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Spaccio di lieve entità escluso se la droga garantisce 780 dosi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per plurimi episodi di cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la qualificazione dei fatti come spaccio di lieve entità e il riconoscimento del reato continuato. I giudici hanno respinto le richieste. L'ingente quantitativo di droga sequestrata, pari a ben 780 dosi singole, esclude categoricamente la particolare tenuità del fatto. Inoltre, la Suprema Corte ha negato la continuazione tra le varie condotte illecite commesse nell'arco di cinque anni. La reiterazione prolungata delle vendite a clienti differenti dimostra una scelta di vita stabile per procurarsi un reddito e non un unico disegno delinquenziale iniziale. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione alla cassa delle ammende.
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