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Dato Ponderale — Anno 2023

147 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dato Ponderale

Provvedimenti

Possesso di stupefacenti: uso personale o spaccio?
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per spaccio dopo il ritrovamento di oltre sette grammi di hashish (pari a 97 dosi medie), nascosti in un cassetto insieme a bustine di cellophane, un taglierino e un bilancino di precisione. Il Ricorrente ha proposto ricorso sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale e contestando la mancanza di prove certe. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il possesso di stupefacenti in misura superiore ai limiti di legge non basta da solo a dimostrare lo spaccio, ma la presenza di strumenti per il confezionamento e la suddivisione in dosi confermano la destinazione alla vendita. Il Ricorrente perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di spaccio: il peso non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio a carico di un uomo trovato con 47 grammi di hashish, strumenti di confezionamento e 705 euro in contanti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto come Lieve entità nel reato di spaccio, evidenziando che il peso della sostanza era inferiore ai 100 grammi. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il solo dato del peso non basta a ottenere lo sconto di pena se il contesto dimostra un'attività organizzata. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fuga e resistenza a pubblico ufficiale: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo era stato trovato in possesso di 43 dosi di cocaina nascoste negli slip e, per sfuggire al controllo, aveva spintonato gli agenti di polizia prima di darsi alla fuga. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che la destinazione allo spaccio della droga era provata dalla quantità, dalle modalità di occultamento e dalla mancanza di reddito dell'imputato. Inoltre, la condotta violenta integra pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità complessiva dell'azione finalizzata a garantire l'impunità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: negato lo sconto per spaccio stabile
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, contestando la valutazione del quantitativo di droga e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'attività di spaccio non era occasionale, ma stabile e continuativa, inserita in un contesto organizzato. Di conseguenza, è stata esclusa la lieve entità dello spaccio e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione ai fini di spaccio: quando i contanti condannano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato per detenzione ai fini di spaccio. L'imputato sosteneva che la sostanza stupefacente fosse destinata esclusivamente all'uso personale. Tuttavia, le forze dell'ordine lo avevano sorpreso in strada mentre tentava di cedere la droga. La successiva perquisizione ha rivelato il possesso di 120 dosi di cocaina e 13 di marijuana, oltre a una somma di oltre 10.000 euro in contanti non giustificata. I giudici hanno confermato che l'elevato numero di dosi e l'ingente somma di denaro dimostrano un'attività di spaccio continuo e organizzato, escludendo sia l'uso personale sia la qualificazione del fatto come di lieve entità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: la contabilità esclude la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. L'uomo chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi attenuata di lieve entità, l'esclusione della recidiva e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno rilevato l'assoluta genericità dei motivi di ricorso. La Cassazione ha confermato la gravità del fatto a causa del rilevante dato ponderale, della detenzione di droghe di tipo diverso e del ritrovamento di un registro contabile dei crediti dei clienti, elementi che dimostrano un'attività illecita professionale e non occasionale. L'imputato, che ha commesso il reato mentre era in detenzione domiciliare, è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio e non uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato in detenzione per uso personale. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che gli elementi di prova raccolti escludevano l'uso personale. In particolare, le forze dell'ordine avevano rinvenuto sette grammi di marijuana (pari a ventidue dosi) nascosti in un'intercapedine sotto il forno, insieme a bilancini di precisione, bustine di plastica per il confezionamento e banconote di piccolo taglio per un totale di 120 euro. Il ricorso è stato ritenuto generico e privo di censure specifiche, determinando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di stupefacenti a fini di spaccio: basta il bilancino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella sua abitazione circa 184 grammi di hashish suddivisi in ovuli e panetti, oltre a 5 grammi di marijuana e un bilancino di precisione. L'imputato contestava la destinazione allo spaccio e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la condanna, stabilendo che la pluralità di sostanze, la suddivisione in dosi e il possesso del bilancino dimostrano inequivocabilmente l'attività di spaccio. Inoltre, i precedenti penali del soggetto precludono sia le attenuanti sia la sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: no se c’è un’organizzazione
Il caso riguarda un uomo condannato per spaccio di stupefacenti che ha richiesto la concessione della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio. L'imputato era stato trovato in possesso di 17 dosi di hashish e 5 di marijuana. Tuttavia, l'attività di spaccio avveniva attraverso una stabile organizzazione dotata di vedette e ricetrasmittenti per eludere i controlli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la presenza di un'organizzazione strutturata, unita al quantitativo non trascurabile di dosi, esclude la configurabilità del fatto di lieve entità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di droga: no allo sconto con i bilancini
Il Tribunale del Riesame ha applicato gli arresti domiciliari a un indagato trovato in possesso di oltre 360 grammi di marijuana e strumenti per il confezionamento. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del fatto nella più mite fattispecie della lieve entità nel reato di droga e contestando la sussistenza delle esigenze cautelari, data la sua collaborazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la lieve entità nel reato di droga richiede una valutazione globale e non può essere concessa in presenza di un quantitativo significativo e di un'organizzazione professionale (bilancini, buste). Inoltre, il pericolo di recidiva è concreto, poiché l'indagato ha commesso il fatto mentre era già sottoposto all'obbligo di firma per reati analoghi.
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Spaccio di lieve entità: il peso reale vince sulle dosi pronte
L'Imputato è stato condannato per detenzione di eroina e cocaina. La Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità. La Corte d'Appello aveva negato l'attenuante basandosi solo sulla suddivisione in dosi e sulla diversità delle droghe. La Suprema Corte ha ritenuto illogica tale decisione, evidenziando che il peso effettivo della cocaina non bastava nemmeno per una singola dose. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Lieve entità dello spaccio: il peso della droga non basta
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di 3 grammi di marijuana e 121 grammi di hashish. I giudici di merito hanno escluso la qualificazione del fatto come lieve entità dello spaccio basandosi unicamente sul peso della droga e sul ritrovamento di 195 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che il solo dato quantitativo non è sufficiente per escludere la minore gravità del reato. I giudici devono valutare globalmente tutte le circostanze del caso, come l'assenza di un'organizzazione strutturata e la limitata circolazione di denaro. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte di appello per una nuova valutazione.
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Lieve entità nel reato di spaccio: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di 500 grammi di hashish e 35 grammi di marijuana. L'imputato richiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'ipotesi attenuata. La decisione si fonda sul considerevole dato ponderale della droga, idonea a produrre oltre 700 dosi singole, sul possesso di un bilancino di precisione e sulla mancata prova dell'uso personale. Tali elementi dimostrano un'attività di spaccio organizzata e sistematica, incompatibile con il concetto di piccolo spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: condannato chi ha troppe dosi
L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, avendo in casa 88 dosi di cocaina e 218 di eroina, oltre a strumenti di confezionamento e denaro contante. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella Lieve entità nel reato di spaccio e l'applicazione dell'attenuante del lucro di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di droga, la presenza di strumenti per il confezionamento e il continuo andirivieni di persone dimostrano un'attività di spaccio organizzata e sistematica, incompatibile con la lieve entità. Inoltre, il valore commerciale della droga esclude l'attenuante del lucro minimo. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se la droga è troppa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'attenuante a causa del considerevole dato ponderale della droga sequestrata, dell'elevato grado di purezza e del numero di dosi ricavabili (336 di cocaina e 212 di hashish). Tali elementi dimostrano un'attività di spaccio sistematica e organizzata, non occasionale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: scatta l’arresto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame, confermando la misura degli arresti domiciliari. L'indagato era stato accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, avendo in casa e in cantina 107 grammi di marijuana (circa 460 dosi), oltre a un bilancino con tracce di cocaina e 3.450 euro in contanti. La difesa sosteneva l'uso personale, esibendo un vecchio certificato medico e contestando la riconducibilità della cantina. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può richiedere una nuova valutazione delle prove se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. Nel caso specifico, il collegamento tra l'indagato e la droga in cantina era provato da una foto sul suo cellulare.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
Un uomo, fuggito alla vista della polizia, è stato trovato in possesso di venti dosi di eroina pronte per lo spaccio. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, riqualificando il fatto come di lieve entità grazie al quantitativo ridotto. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica, ma presentando motivi generici e ripetitivi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna a un anno e due mesi di reclusione e quattromila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, poiché la condotta di fuga e il confezionamento in dosi escludevano l'uso personale.
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Lieve entità dello spaccio: no se vendi droga ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione e spaccio di cocaina. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio e delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato l'esclusione della minore gravità del fatto, evidenziando non solo la quantità della droga, ma anche le modalità dell'azione, avvenuta mentre il soggetto si trovava già agli arresti domiciliari. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali e il comportamento non collaborativo hanno giustificato il diniego delle attenuanti generiche e la conferma della recidiva. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Coltivazione di cannabis: condanna per l’attrezzatura in casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la coltivazione di cannabis e detenzione abusiva di munizioni. L'uomo custodiva in casa tredici piante di marijuana e oltre settecento grammi di sostanza, equivalente a più di milleottocento dosi, insieme a bilancini e bustine per il confezionamento. La difesa sosteneva l'uso personale e richiedeva l'attenuante del fatto di lieve entità. I giudici hanno respinto la tesi difensiva: l'attrezzatura rinvenuta e l'elevato numero di dosi escludono il consumo personale e l'occasionalità dell'attività. Di conseguenza, l'imputato perde la causa, vede confermata la condanna penale e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: convivere non basta
Durante una perquisizione in un'abitazione coabitata da una coppia, le forze dell'ordine hanno rinvenuto oltre 250 grammi di sostanze stupefacenti e un bilancino di precisione. Il Tribunale ha condannato entrambi i conviventi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del convivente, confermando che la quantità e il bilancino escludono l'uso personale. Al contrario, la Corte ha accolto il ricorso della convivente. I giudici hanno stabilito che la semplice convivenza e la consapevolezza della presenza della droga non bastano a configurare il concorso in detenzione di stupefacenti. La sentenza contro la donna è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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