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Dato Ponderale — Anno 2023

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147 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Attenuanti generiche: guida al diniego legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti che contestava il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito non è obbligato a esaminare ogni singolo elemento difensivo, essendo sufficiente indicare i fattori decisivi per il rigetto, come la reiterazione dei reati e l'ingente quantitativo di droga sequestrato (circa 20.000 dosi di hashish). Il ricorso è stato ritenuto generico e volto a una rilettura dei fatti non ammessa in sede di legittimità.
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Fatto di lieve entità: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione del **fatto di lieve entità** in una vicenda riguardante lo spaccio di stupefacenti. Il ricorrente contestava la mancata applicazione dell'attenuante, ma i giudici hanno ribadito che la valutazione deve considerare globalmente qualità, quantità e modalità dell'azione. Nel caso specifico, l'inserimento del soggetto in una rete di spaccio collaudata e il dato ponderale della droga sono stati ritenuti elementi negativamente assorbenti, rendendo il ricorso inammissibile e comportando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Finalità di spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, rigettando il ricorso dell'imputato. La decisione si fonda sulla provata finalità di spaccio, desunta non solo dal possesso di circa 50 grammi di cocaina pura al 70%, ma anche da elementi sintomatici quali l'uso di messaggistica criptata e l'impiego di un'auto con adesivi di un'associazione di soccorso per eludere i controlli. La Corte ha escluso l'ipotesi della lieve entità a causa dell'elevato numero di dosi ricavabili, stimato in oltre duecento, e della sproporzione tra il costo della droga e il reddito dell'imputato.
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Motivazione rafforzata e spaccio di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di cocaina ai fini di spaccio, rigettando il ricorso dell'imputato che lamentava la mancanza di una motivazione rafforzata nel ribaltamento della sentenza di assoluzione di primo grado. La Corte d'Appello ha legittimamente riformato la decisione basandosi sulla suddivisione della droga in 26 involucri, sul superamento dei limiti tabellari (23 dosi medie) e sul comportamento elusivo del soggetto, fornendo una spiegazione logica e superiore a quella del primo giudice.
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Stupefacenti: quando la quantità esclude la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. I giudici hanno confermato l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità a causa dell'elevato numero di dosi rinvenute, pari a oltre 1.100 di marijuana e altre sostanze, unitamente al possesso di una somma di denaro significativa. La genericità dei motivi di ricorso ha comportato la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione stupefacenti. I giudici hanno confermato l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità basandosi su indici fattuali univoci: il possesso di oltre 250 dosi tra cocaina e crack, il rinvenimento di strumentazione per il confezionamento e la presenza di un sistema di videosorveglianza. È stata inoltre rigettata l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il calcolo deve riferirsi all'intero quantitativo di droga disponibile, che superava i limiti della modica quantità.
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Spaccio di stupefacenti: quando non è lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un imputato, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La difesa mirava a ottenere la riqualificazione del fatto nell'ipotesi di lieve entità, ma i giudici hanno ritenuto determinanti il dato ponderale (365 dosi di eroina), il contenuto della galleria fotografica dello smartphone e il possesso di denaro contante. Tali elementi, già valutati nei precedenti gradi di giudizio, escludono la natura minima dell'attività delittuosa.
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Detenzione stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un uomo trovato in possesso di circa 0,7 grammi di cocaina e 380 euro in contanti. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale e la provenienza lecita del denaro da lavoro irregolare, i giudici hanno ritenuto decisivi il comportamento nervoso al controllo, la suddivisione del denaro in banconote di piccolo taglio e l'assenza di un'occupazione stabile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su motivi generici e ripetitivi, impedendo così anche la declaratoria di prescrizione maturata dopo la sentenza di appello.
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Lieve entità: i limiti per lo spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, negando la riqualificazione del fatto nella **lieve entità**. Nonostante la difesa sostenesse l'occasionalità della condotta e l'assenza di organizzazione, il possesso di circa 100 grammi di hashish, idonei a produrre oltre 500 dosi, è stato ritenuto un dato quantitativo insuperabile. La sentenza chiarisce che la valutazione degli indici deve essere globale, ma un singolo elemento negativo di forte rilievo può escludere l'applicazione della fattispecie attenuata.
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Lieve entità: i limiti nel traffico di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti, confermando l'esclusione della lieve entità. Il ricorrente chiedeva la derubricazione del reato, ma i giudici hanno rilevato che il possesso di oltre 2 kg di anfetamina, corrispondenti a 2430 dosi, è incompatibile con il concetto di piccolo spaccio. La decisione sottolinea come il dato ponderale e il grado di purezza siano elementi ostativi alla concessione dell'attenuante.
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Traffico di stupefacenti: quando il fatto non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di 16 grammi di cocaina. La difesa aveva richiesto la derubricazione del reato in fatto di lieve entità, ma i giudici hanno rigettato l'istanza. L'elevata purezza della sostanza (75%) e la possibilità di ricavare 78 dosi singole sono state considerate prove di un inserimento strutturato nel mercato dello spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Sostanze stupefacenti: limiti alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di 51 kg di bulbi di papavero contenenti oltre 400 grammi di morfina. La difesa aveva richiesto la derubricazione del reato in fatto di lieve entità, ma i giudici hanno ritenuto il dato ponderale incompatibile con tale beneficio. Sono state inoltre negate le circostanze attenuanti generiche a causa della presenza di precedenti penali specifici e dell'assenza di elementi positivi di valutazione.
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Sostanze stupefacenti: quando il fatto non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso a disfarsi di circa 104 grammi di hashish. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le censure sulla responsabilità erano meramente riproduttive di quanto già esaminato nei gradi di merito. La Corte ha escluso la qualificazione del fatto come di lieve entità, citando l'elevato numero di dosi ricavabili (254) e la mancanza di elementi positivi per la concessione delle attenuanti generiche, confermando la pena fissata nel minimo edittale.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio nei confronti di un soggetto che trasportava 35 dosi di cocaina e 542 di hashish. La difesa aveva tentato di derubricare il fatto a uso personale, ma i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sull'elevato numero di dosi, sul frazionamento in bustine e sul comportamento elusivo dell'imputato al momento del controllo. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità stupefacenti: i criteri di esclusione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie di lieve entità stupefacenti per un caso riguardante il possesso di sostanze dalle quali erano ricavabili 640 dosi medie. La decisione si fonda sulla preminenza del dato ponderale e sull'elevata purezza della droga, elementi che denotano una capacità offensiva incompatibile con l'ipotesi attenuata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto riproponeva censure già adeguatamente risolte nei precedenti gradi di giudizio.
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Destinazione allo spaccio: prova e indizi univoci.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di cocaina, confermando che la destinazione allo spaccio può essere provata attraverso indizi gravi e precisi. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, il numero di dosi ricavabili (52), il confezionamento in 13 involucri termosaldati e il tentativo di fuga hanno integrato la prova della finalità di cessione. La Corte ha inoltre ribadito che il diniego dei benefici di legge può essere implicito se giustificato dalla gravità del fatto e dai precedenti penali dell'imputato.
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Sostanze stupefacenti: i criteri per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di **sostanze stupefacenti** a fini di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso del prevenuto. Il sequestro di 851 dosi di marijuana, unitamente a bilancini di precisione e denaro contante, ha permesso ai giudici di escludere l'uso personale e la lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del merito, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Fattispecie lieve: quando lo spaccio è grave
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio, negando l'applicazione della fattispecie lieve. La decisione si basa sulla corretta valutazione operata dai giudici di merito riguardo al peso della sostanza, alla sua suddivisione in dosi e alla varietà dei prodotti rinvenuti. Tali fattori sono stati ritenuti incompatibili con il riconoscimento di una condotta di minima offensività, portando alla conferma della condanna e all'irrogazione di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento della lieve entità, ma i giudici hanno confermato che l'elevato dato ponderale e la capacità diffusiva della droga escludono tale attenuante. È stata inoltre confermata la misura di sicurezza dell'espulsione per la comprovata pericolosità sociale del soggetto, rigettando le doglianze sulla recidiva poiché formulate in modo generico.
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Lieve entità e spaccio: quando viene esclusa?
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della lieve entità per un soggetto trovato in possesso di 123 grammi di cocaina suddivisi in 209 dosi. La decisione sottolinea come il quantitativo rilevante, unitamente al rinvenimento di somme di denaro ingiustificate per un disoccupato, impedisca l'applicazione dell'attenuante. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo l'aumento di pena per recidiva specifica, evidenziando l'accresciuta capacità criminale dell'imputato nel settore degli stupefacenti.
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