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Dato Ponderale — Anno 2023

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147 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di 109 grammi di cocaina. La droga era occultata in un'intercapedine sotto la pedaliera dell'auto, mentre nell'abitazione sono stati rinvenuti 31.000 euro in contanti. La difesa ha sostenuto invano la tesi dell'uso personale, lamentando l'assenza di strumenti per il confezionamento come bilancini o sostanze da taglio. I giudici hanno però ritenuto che l'elevato numero di dosi (421) e l'ingente somma di denaro fossero prove inequivocabili di un'attività di spaccio. È stata inoltre esclusa la qualificazione del fatto come di lieve entità, data la professionalità dell'occultamento e la quantità della sostanza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta lo spaccio.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di tre panetti di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale come scorta natalizia, l'elevato numero di dosi ricavabili (quasi duemila) e l'incompatibilità tra il consumo massiccio dichiarato e l'attività lavorativa di autista hanno portato all'inammissibilità del ricorso. La Corte ha escluso sia la lieve entità che la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali del ricorrente.
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Lieve entità e cocaina: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti, negando l'attenuante della lieve entità a un soggetto trovato in possesso di oltre 95 grammi di cocaina. Il quantitativo, idoneo al confezionamento di 310 dosi, unito al tentativo del ricorrente di disfarsi di altra droga durante una fuga, ha portato i giudici a escludere la natura modesta del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Destinazione allo spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto sorpreso a detenere hashish e cocaina in strada. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. La destinazione allo spaccio è stata correttamente accertata dai giudici di merito basandosi sul dato ponderale, sulla tipologia di sostanze e sull'osservazione diretta di una cessione da parte delle forze dell'ordine.
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Gestione illecita di rifiuti: trasporto e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per gestione illecita di rifiuti nei confronti di un soggetto sorpreso a trasportare 150 quintali di scarti di pomodoro senza autorizzazione. La difesa ha tentato di qualificare la condotta come occasionale e i materiali come sottoprodotti, ma i giudici hanno rigettato tali tesi. L'ingente quantità trasportata e l'utilizzo di un autocarro idoneo dimostrano un'attività organizzata incompatibile con l'occasionalità. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità oggettiva del carico trasportato.
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Spaccio di stupefacenti: quando il reato non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso in una nota piazza di spaccio. La difesa aveva richiesto la riqualificazione del fatto nell'ipotesi di lieve entità, contestando la destinazione a terzi della sostanza. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come il dato ponderale significativo, l'assenza di redditi leciti e il contesto ambientale (presenza di persone fuggite all'arrivo della polizia) siano elementi inequivocabili della condotta illecita.
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Narcotraffico: quando non spetta la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di narcotraffico, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della lieve entità e delle attenuanti per collaborazione. La Suprema Corte ha stabilito che l'elevato peso e la purezza della droga impediscono la riqualificazione del reato, mentre la collaborazione è stata giudicata insufficiente poiché non ha sottratto risorse reali alla criminalità organizzata.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri di condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un uomo trovato in possesso di marijuana, cocaina e hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, i giudici hanno ritenuto determinanti il numero di dosi ricavabili (44 di marijuana e 8,5 di cocaina), la suddivisione della sostanza in più contenitori e il rinvenimento di un bilancino di precisione nascosto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché volto a sollecitare una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
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Inammissibilità del ricorso per spaccio lieve
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La decisione si fonda sulla mancata specificità dei motivi, i quali si limitavano a riproporre doglianze già respinte in appello. La responsabilità penale è stata accertata tramite il dato ponderale della droga, l'assenza di reddito lecito e messaggi compromettenti, portando alla conferma della condanna e al pagamento delle spese processuali.
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Lieve entità e spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due imputati condannati per reati inerenti agli stupefacenti. Il fulcro della controversia riguardava il mancato riconoscimento della lieve entità (Art. 73 comma 5). La Suprema Corte ha confermato che la valutazione del giudice di merito è stata corretta, poiché non si è limitata al solo dato ponderale delle singole cessioni, ma ha analizzato la capacità complessiva di approvvigionamento e smercio degli imputati, ritenendola incompatibile con l'ipotesi attenuata. I motivi del ricorso sono stati giudicati meramente riproduttivi di censure già esaminate in appello.
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Destinazione allo spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per reati legati agli stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso. La decisione si fonda sulla corretta ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, i quali hanno desunto la **destinazione allo spaccio** da elementi inequivocabili: il possesso di 14 involucri pronti, due bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito, purché la motivazione sia logica e coerente.
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Lieve entità: i limiti per lo spaccio di cocaina
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie di **lieve entità** per un soggetto trovato in possesso di 43 grammi di cocaina. Nonostante le contestazioni della difesa sulla qualità media della sostanza, l'elevato principio attivo (pari a oltre 250 dosi medie) e le modalità di occultamento sono stati ritenuti indici di un'attività di spaccio non occasionale. La Corte ha ribadito che il dato quantitativo può essere da solo sufficiente a negare il beneficio se non neutralizzato da altri elementi positivi.
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Spaccio di stupefacenti: reddito e tenore di vita.
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sul rinvenimento di oltre 500 grammi di marijuana suddivisa in sacchetti e sulla palese sproporzione tra il reddito dichiarato e il tenore di vita dell'indagato, che includeva il possesso di un'auto di lusso con rate mensili elevate. Nonostante l'assenza di precedenti penali, la Corte ha ritenuto che l'organizzazione e la quantità della sostanza configurassero gravi indizi di colpevolezza e una pericolosità sociale non contenibile con misure meno afflittive.
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Lieve entità stupefacenti: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione illecita di cocaina, rigettando la richiesta di applicazione della **Lieve entità stupefacenti**. Il caso riguardava il possesso di circa 17 grammi lordi di sostanza, con un principio attivo corrispondente a oltre 10 grammi netti di cocaina pura. Tale quantità permetteva il confezionamento di circa 77 dosi medie giornaliere. La Suprema Corte ha stabilito che l'elevato numero di dosi e la purezza della sostanza sono elementi oggettivi che precludono la qualificazione del fatto come di particolare tenuità, confermando la correttezza della decisione dei giudici di merito.
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Lieve entità e droga: quando la Cassazione la nega
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti, negando la qualificazione del fatto come lieve entità. La decisione si fonda sulla presenza di elementi oggettivi quali il possesso di diverse tipologie di droga, quattro bilancini di precisione, denaro contante e materiale per il confezionamento. Tali fattori, unitamente alla genericità dei motivi di ricorso, hanno portato alla conferma della sentenza di appello e alla condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Sostanze stupefacenti: i criteri per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio a carico di due soggetti trovati in possesso di 14 grammi di cocaina. Nonostante la difesa invocasse l'uso personale, i giudici hanno ritenuto decisivi il numero di dosi ricavabili (73), le modalità di occultamento della droga negli indumenti intimi e l'incompatibilità tra l'acquisto e le precarie condizioni economiche degli imputati. La sentenza ribadisce che il superamento dei limiti tabellari, sebbene non sia prova automatica di spaccio, costituisce un indizio grave che, unito ad altri elementi logici, giustifica la sanzione penale.
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Finalità di spaccio: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso che contestava la finalità di spaccio. La Corte ha chiarito che l'intento di cessione non si desume solo dal peso della droga, ma anche dal confezionamento e dal comportamento elusivo dell'imputato. Poiché il ricorso si limitava a ripetere i motivi già respinti in appello, è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di marijuana, negando la riqualificazione del fatto come lieve entità spaccio. Nonostante le doglianze della difesa, i giudici hanno confermato che l'elevato numero di dosi ricavabili (misurabili in centinaia) e l'esistenza di una rudimentale ma efficace organizzazione escludono la minima offensività. La decisione sottolinea che la lieve entità spaccio può essere riconosciuta solo in assenza di indici negativi assorbenti, quali la capacità di rifornimento superiore e i precedenti penali specifici del reo.
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Attenuanti generiche e spaccio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. Il ricorrente lamentava la mancanza di prova certa dell'attività illecita e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la validità della sentenza di merito, sottolineando che la suddivisione in dosi, il peso della droga e il possesso di denaro contante costituiscono prove solide. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo a causa dei precedenti penali dell'imputato e dell'assenza di elementi positivi di valutazione.
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Lieve entità e spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di circa 200 dosi di cocaina, negando la riqualificazione del fatto come lieve entità. La difesa sosteneva che il giudice d'appello non avesse effettuato una rivalutazione critica del caso. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che l'elevato numero di dosi, la suddivisione in 72 involucri e la modalità organizzata di consegna a domicilio escludono categoricamente la minima offensività richiesta dalla legge. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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