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Dato Ponderale — Anno 2023

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147 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Detenzione stupefacenti: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di oltre 500 dosi di hashish e marijuana. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché l'elevato dato ponderale e la presenza di materiale per il confezionamento escludono la qualificazione del fatto come lieve entità. Inoltre, la Corte ha negato le attenuanti generiche in assenza di una confessione documentata e a fronte di un sequestro avvenuto tramite perquisizione.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il ricorrente contestava il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha stabilito che la decisione dei giudici di merito era correttamente motivata sulla base della gravità del fatto, desunta dal dato ponderale e dalla condotta di fuga dell'imputato, elementi che precludono il riconoscimento delle attenuanti generiche.
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Finalità di spaccio: i criteri per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa contestava la responsabilità penale con motivazioni ritenute generiche e prive di fondamento. La Suprema Corte ha confermato che la **finalità di spaccio** è stata correttamente accertata dai giudici di merito basandosi su tre pilastri: il peso significativo della droga, la suddivisione della stessa in dosi e il ritrovamento di strumenti idonei al confezionamento. Oltre all'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità: quando è esclusa nel traffico di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che richiedeva la riqualificazione del reato di detenzione di stupefacenti nella fattispecie di **lieve entità**. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, basandosi sulla purezza della cocaina sequestrata e sulle modalità del trasporto, avvenuto in auto con altre tre persone. La sentenza ribadisce che, in presenza di una motivazione logica e completa basata su dati ponderali e qualitativi, la valutazione del giudice di merito non può essere messa in discussione in sede di legittimità.
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Coltivazione di stupefacenti: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di coltivazione di stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di tre piante di marijuana e 290 grammi di sostanza essiccata. Nonostante la tesi difensiva sostenesse l'uso personale, i giudici hanno ritenuto determinanti la presenza di un bilancino di precisione, un sistema di aerazione e il considerevole dato ponderale della droga. La sentenza ribadisce che la coltivazione domestica non è punibile solo se minima e priva di indici di inserimento nel mercato illegale.
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Lieve entità: quando lo spaccio diventa reato grave
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della **lieve entità** per un imputato trovato in possesso di circa 80 grammi di cocaina e oltre 500 grammi di hashish. Nonostante il ricorso della difesa, i giudici hanno stabilito che l'elevato numero di dosi ricavabili (273 per la cocaina), il possesso di più telefoni cellulari e la mancata prova di tossicodipendenza configurano un'attività di spaccio organizzata e sistematica. La decisione ribadisce che la qualificazione del fatto deve derivare da una valutazione globale di tutti gli indici normativi, impedendo l'applicazione dell'attenuante in presenza di un carico offensivo rilevante.
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Lieve entità stupefacenti: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di circa 473 grammi di hashish. La difesa lamentava la mancata riqualificazione del fatto come **lieve entità stupefacenti** e il diniego delle attenuanti generiche. Gli Ermellini hanno chiarito che la disponibilità di quasi 4.000 dosi, unitamente alle modalità di occultamento e all'inserimento in circuiti criminali, impedisce di considerare la condotta come di minima offensività. La decisione ribadisce che la valutazione sulla gravità del fatto deve essere complessiva e non limitata al solo dato quantitativo.
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Coltivazione di stupefacenti: quando non è lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per coltivazione di stupefacenti a carico di un imprenditore agricolo che gestiva una piantagione professionale di marijuana. La difesa aveva richiesto la riqualificazione del fatto come di lieve entità, ma i giudici hanno rigettato l'istanza evidenziando l'organizzazione complessa, l'uso di macchinari specifici e l'elevato numero di dosi ricavabili (oltre 18.000). La sentenza ribadisce che la presenza di una struttura organizzata e la quantità rilevante di piante escludono l'ipotesi del piccolo spaccio, confermando inoltre il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del soggetto.
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Furto di energia elettrica: condanna per l’occupante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per furto di energia elettrica, detenzione di stupefacenti e contraffazione di documenti. La difesa sosteneva l'estraneità dell'imputato al furto di energia poiché non intestatario del contratto di locazione. Tuttavia, la Corte ha confermato che l'occupazione dell'immobile con un contatore palesemente manomesso configura la responsabilità penale. Per quanto riguarda la droga, la quantità e le modalità di occultamento hanno escluso l'uso personale, confermando la finalità di spaccio.
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Uso personale stupefacenti: i limiti di legge
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di droga, respingendo la tesi dell'uso personale stupefacenti. La decisione si fonda sull'elevato quantitativo di marijuana rinvenuto (circa 263 grammi) e sulle modalità di occultamento della sostanza. Inoltre, la Corte ha valorizzato le dichiarazioni dell'imputato, il quale aveva ammesso un consumo solo saltuario, rendendo logicamente incompatibile il possesso di una scorta così ingente per fini esclusivamente privati.
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Sostanza stupefacente: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di un soggetto trovato in possesso di circa 30 grammi di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, il numero di dosi ricavabili (140), il possesso di un bilancino di precisione e le modalità di occultamento della sostanza stupefacente hanno portato i giudici a escludere tale ipotesi. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo l'offensività della condotta non scarsa in ragione dei parametri quantitativi e qualitativi del materiale sequestrato.
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Recidiva e stupefacenti: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti, focalizzandosi sulla corretta applicazione della **Recidiva**. Il ricorrente lamentava un eccessivo rigore sanzionatorio e il superamento dei limiti legali nel calcolo della pena. La Suprema Corte ha tuttavia confermato che la sanzione era stata determinata correttamente in base alla purezza e al peso della droga, denotando una professionalità nel crimine. Inoltre, le contestazioni sui limiti della **Recidiva** sono state respinte poiché non sollevate nei precedenti gradi di giudizio e perché la pena finale risultava comunque entro i limiti edittali previsti dalla legge.
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Lieve entità nello spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di due imputati condannati per traffico di stupefacenti, confermando l'esclusione della **lieve entità**. I giudici hanno stabilito che un'attività di spaccio organizzata, professionale e continuativa, caratterizzata da numerose cessioni giornaliere, impedisce la riqualificazione del fatto come meno grave, a prescindere dal solo peso della droga. Inoltre, è stato chiarito che il concordato in appello preclude la possibilità di contestare in Cassazione questioni di merito già rinunciate.
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Lieve entità spaccio: quando viene esclusa?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, rigettando la richiesta di riqualificazione in Lieve entità spaccio. I giudici hanno evidenziato come l'ingente quantitativo di hashish e marijuana, la suddivisione in panetti e i precedenti penali del soggetto escludano l'uso personale e la natura occasionale della condotta. La sentenza ribadisce che la valutazione della gravità deve essere globale, includendo non solo il peso della droga ma anche le modalità di conservazione e la capacità a delinquere del reo.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è lieve
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina, negando la riqualificazione del fatto come lieve entità. Nonostante la difesa invocasse l'uso personale e l'acquisto tramite fondi ereditari, i giudici hanno confermato la gravità della condotta. La decisione si fonda sul dato ponderale della sostanza, idonea a confezionare centinaia di dosi, e sul possesso di strumenti per la pesatura e il confezionamento, indici di un'attività di spaccio organizzata e non occasionale.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi e analisi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di tre imputati condannati per reati di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. I motivi del ricorso, tra cui la richiesta di riconoscimento della minore offensività del fatto e la critica alla valutazione delle prove, sono stati ritenuti manifestamente infondati o volti a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea i rigidi limiti del giudizio di Cassazione, confermando che l'inammissibilità ricorso Cassazione scatta quando le censure non riguardano vizi di legge.
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Detenzione per spaccio: gli indizi che contano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla valutazione di plurimi indizi quali la quantità della sostanza, le modalità di occultamento e i precedenti penali specifici del soggetto, elementi ritenuti sufficienti a escludere l'ipotesi dell'uso personale.
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Fatto lieve stupefacenti: quando la quantità esclude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 46276/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa puntava al riconoscimento del fatto lieve stupefacenti, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito: l'ingente quantità di droga (1500 dosi) è un elemento talmente negativo da escludere l'ipotesi di minore gravità, rendendo irrilevanti altre valutazioni.
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Ricorso inammissibile spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Il ricorso è stato ritenuto generico, in quanto si limitava a ripetere censure già respinte in appello. La Corte ha confermato che la suddivisione della droga in dosi e il possesso di un bilancino di precisione costituiscono un quadro probatorio solido, che va oltre il mero dato quantitativo della sostanza.
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Destinazione stupefacenti: come si prova lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio, rigettando la tesi dell'uso personale. La Corte ha stabilito che la destinazione stupefacenti a fini di vendita può essere provata tramite indizi gravi, precisi e concordanti, come la notevole quantità (in questo caso, 916 dosi), la presenza di bilancini di precisione e denaro.
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