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Dato Ponderale — Anno 2024

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78 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: droga in carcere, no sconto
Una donna, condannata per aver introdotto un'ingente quantità di hashish (pari a 766 dosi) in un istituto penitenziario per il fratello detenuto, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La motivazione si basa sul fatto che la notevole quantità di stupefacente e le specifiche modalità della condotta (occultamento e introduzione in carcere) sono elementi sufficienti per escludere l'ipotesi del reato lieve.
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Piccolo spaccio: non basta la quantità, conta tutto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Si contestava l'esclusione dell'ipotesi di piccolo spaccio, ma la Corte conferma che la valutazione deve essere complessiva, considerando non solo la quantità della droga ma anche l'organizzazione dell'attività (videosorveglianza, utenze dedicate, mezzi per la consegna), che in questo caso denotava una sistematica attività criminale e non un fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito non avessero adeguatamente motivato il rigetto della qualificazione del reato come fatto di lieve entità e della concessione delle attenuanti generiche, nonostante la modesta quantità di droga leggera e l'assenza di precedenti penali dell'imputato.
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Spaccio di lieve entità: quantità e Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 502 grammi di hashish. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso tale ipotesi valorizzando come preponderante il dato quantitativo della sostanza, da cui era possibile ricavare oltre 5.000 dosi.
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Fatto di lieve entità: Cassazione e criteri di valutazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Si ribadisce che per qualificare un reato come fatto di lieve entità non basta il solo dato quantitativo della sostanza, ma occorre una valutazione complessiva di tutti gli elementi del caso, come già stabilito dalle Sezioni Unite.
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Fatto di lieve entità: quando il quantitativo lo esclude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13679/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti e resistenza. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' a causa del notevole quantitativo di marijuana (pari a 772 dosi) e dei precedenti penali specifici del soggetto, ritenuti indici di un inserimento in contesti criminali.
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Detenzione stupefacenti: Cassazione e uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la detenzione di 12,5 grammi di cocaina. La Corte ha stabilito che la detenzione stupefacenti non può essere considerata per uso personale quando la quantità non è trascurabile e si combina con altri indizi, come lo stato di disoccupazione dell'imputato (incompatibile con l'acquisto) e le anomale modalità di occultamento. Questi elementi, valutati insieme, costituiscono prova sufficiente della finalità di spaccio.
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Lieve entità stupefacenti: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità stupefacenti. La decisione si basa sulla considerevole quantità di cocaina detenuta (107 grammi) e sulla somma di denaro (540 euro) trovata in suo possesso, elementi ritenuti incompatibili con la fattispecie meno grave.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. La decisione si basa sulla correttezza della valutazione della Corte d'Appello, che aveva escluso la lieve entità in considerazione della notevole quantità di cocaina (mezzo chilogrammo), dei precedenti specifici dell'imputato e dell'esistenza di uno stabile canale di approvvigionamento. L'ordinanza ribadisce che la valutazione sulla gravità del fatto è un'analisi complessiva che spetta ai giudici di merito.
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Circostanze attenuanti generiche: ricorso vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui che richiedevano il riconoscimento del reato di lieve entità e delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorso è stato respinto per genericità e manifesta infondatezza, poiché si limitava a riproporre le stesse censure già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del giudice di merito, se logica e ben motivata, non è sindacabile, e che la concessione delle attenuanti dipende dall'assenza di elementi negativi e dalla presenza di fattori positivi, qui mancanti.
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Giudizio abbreviato: prove utilizzabili dopo la richiesta
La Corte di Cassazione conferma la condanna per detenzione di stupefacenti, chiarendo un punto cruciale sul giudizio abbreviato. Una consulenza tossicologica, depositata dopo la richiesta di rito abbreviato, è pienamente utilizzabile se acquisita legittimamente durante le indagini e nota all'imputato. La Corte rigetta il ricorso, ritenendo infondate le censure sulla valutazione della prova, la determinazione della pena e il diniego delle attenuanti generiche, basati proprio su tale consulenza.
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Spaccio in carcere: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre individui coinvolti in un episodio di spaccio in carcere. Due soggetti avevano ceduto un panetto di hashish a un detenuto, lanciandolo da un palazzo adiacente al penitenziario. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, escludendo la destinazione a uso personale della droga, data l'ingente quantità (oltre 440 dosi), e la fattispecie di lieve entità, a causa della gravità e dell'organizzazione del fatto. La sentenza sottolinea come il contesto carcerario aggravi il disvalore penale dell'azione.
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Aggravante ingente quantità: la prova indiretta
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per traffico di droga, limitatamente alla sussistenza dell'aggravante ingente quantità. La Corte ha stabilito che, in assenza di sequestro e analisi della sostanza, la prova di tale aggravante non può basarsi apoditticamente solo su dichiarazioni o intercettazioni, ma richiede un'indagine più rigorosa e ulteriori elementi di prova per determinare il dato ponderale effettivo.
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Fatto di lieve entità: i criteri di valutazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9706/2024, interviene su un caso di detenzione di stupefacenti. Viene confermato che la qualificazione di un 'fatto di lieve entità' non dipende solo dalla quantità della droga, ma da una valutazione complessiva di tutti gli elementi. La Corte ha però annullato la sentenza per difetto di motivazione riguardo alla pena inflitta, sottolineando l'obbligo del giudice di giustificare le proprie scelte sanzionatorie.
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Ingente quantità stupefacenti: la colpa è sufficiente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per la detenzione di quasi 10 kg di cocaina. La sentenza chiarisce che per l'applicazione dell'aggravante per l'ingente quantità di stupefacenti non è necessaria la piena consapevolezza del quantitativo, ma è sufficiente che l'ignoranza sia dovuta a colpa. La Corte ha ritenuto che le circostanze del caso, come le dimensioni del carico e le modalità di custodia, rendessero la presunta inconsapevolezza dell'imputata colpevole.
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Uso personale stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio. Sebbene la detenzione di 600 dosi di cannabis non basti da sola, la presenza di un bilancino di precisione e una situazione economica precaria sono stati ritenuti indizi sufficienti a escludere l'ipotesi dell'uso personale stupefacenti, confermando che la prova deve essere valutata globalmente.
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Lieve entità nello spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina, che chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di 'lieve entità'. La Corte ha ribadito che tale qualifica non può derivare solo dalla quantità di droga, ma richiede una valutazione complessiva di tutti gli elementi, come la durata, la professionalità e la sistematicità dell'attività. Nel caso specifico, l'incessante commercio e l'organizzazione, seppur rudimentale, sono stati considerati ostativi al riconoscimento della lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, che chiedeva la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte sottolinea che per tale qualificazione non basta valutare la quantità di droga (nel caso, 580 grammi di marijuana), ma è necessaria una valutazione complessiva che includa le modalità dell'azione, i mezzi utilizzati (bilancini, macchina per sottovuoto) e le circostanze, come la programmazione dell'illecito, che nel caso di specie escludevano la lieve entità.
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Piccolo spaccio: non basta il solo peso della droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che chiedeva la riqualificazione di un reato di spaccio in 'piccolo spaccio'. La Corte ha ribadito che per escludere la lieve entità del fatto non si può guardare solo al dato quantitativo (in questo caso circa 382 grammi di hashish), ma è necessaria una valutazione globale che comprende anche il principio attivo e altre circostanze, confermando un orientamento consolidato contro soglie predefinite.
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Attenuanti generiche: no se la droga è tanta
Una persona condannata per traffico di stupefacenti vedeva la sua pena ridotta in Appello. Tuttavia, il suo ricorso in Cassazione per ottenere le attenuanti generiche è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la notevole quantità di sostanza trasportata e l'assenza di elementi positivi giustificavano pienamente il diniego del beneficio, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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