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Dato Ponderale — Anno 2024

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78 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Coltivazione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la coltivazione di stupefacenti. La decisione si basa su due punti chiave: i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomenti già respinti in appello e l'ingente quantità di sostanza (pari a 1.274 dosi) escludeva la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità. La Corte ha confermato la validità della valutazione dei giudici di merito, che avevano tenuto conto dell'ammissione dell'imputato di coltivare con l'intenzione di vendere.
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Detenzione di stupefacenti: Cassazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, volti a una nuova valutazione delle prove (come le dichiarazioni di un coimputato), non sono ammissibili in sede di legittimità se la motivazione della corte d'appello è logica. Inoltre, è stato confermato che un'ingente quantità di droga (500 grammi di hashish) è incompatibile con la qualificazione di reato di lieve entità, a causa dell'elevato pericolo di diffusione.
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Collaborazione tardiva: pena non ridotta (Cassazione)
Un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un'insufficiente riduzione della pena a fronte della sua collaborazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che una collaborazione tardiva e non decisiva (poiché non ha portato all'identificazione del fornitore né al recupero di tutta la droga) non giustifica un maggior sconto di pena, specialmente in presenza di ingenti quantitativi di sostanze e di un comportamento astuto da parte dell'imputato.
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Fatto di lieve entità: non basta la quantità di droga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4048/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di hashish. La difesa sosteneva si trattasse di un fatto di lieve entità, ma la Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sul dato ponderale (quantità). Elementi come il numero di dosi ricavabili (oltre 3.000), le modalità di occultamento e i precedenti specifici dell'imputato sono decisivi per escludere l'ipotesi del fatto di lieve entità e giustificare una pena superiore al minimo.
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Fatto di lieve entità e droga: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di marijuana. La difesa sosteneva l'uso personale o, in subordine, la qualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sul dato ponderale, ma deve considerare un insieme di indici, come le modalità di conservazione e l'enorme numero di dosi ricavabili (oltre 1.300), elementi che in questo caso escludevano la lieve entità del fatto, configurando un'attività di spaccio.
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Ricorso inammissibile stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 1650/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile stupefacenti presentato contro una condanna per detenzione di hashish. L'appello è stato respinto poiché i motivi erano generici e basati su una rivalutazione dei fatti, contestando la gravità del reato e il diniego delle attenuanti. La Corte ha confermato la correttezza della decisione impugnata, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Inammissibilità ricorso: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso per cassazione contro una condanna per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e non contenevano una critica specifica alla motivazione della sentenza d'appello, la quale era stata ritenuta congrua in base alla notevole quantità di droga (oltre 7 kg) e alle modalità di occultamento.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
Un soggetto condannato per detenzione di cocaina e marijuana si è rivolto alla Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la notevole quantità di droga, la sua suddivisione in dosi e la presenza di attrezzatura per lo spaccio (bilancini e materiale per il confezionamento) configurano un'attività organizzata e non occasionale, incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità.
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Lieve entità: quando la quantità di droga la esclude
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato trovato in possesso di 221 grammi di cocaina purissima. La Corte ha stabilito che l'elevata quantità e l'alto grado di purezza della sostanza sono incompatibili sia con l'uso personale sia con l'ipotesi di reato di lieve entità, confermando la condanna.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di stupefacenti (189 grammi, per circa 1990 dosi). Il ricorso è stato ritenuto una mera ripetizione di argomenti già adeguatamente respinti dalla Corte d'Appello, la quale aveva valutato non solo la quantità della sostanza, ma anche le modalità della condotta, confermando la responsabilità penale. A causa della manifesta infondatezza del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto lieve: non solo la quantità, ma la qualità conta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43764/2024, ha respinto sia il ricorso del Procuratore Generale che quello dell'imputato, confermando la qualificazione di un caso di detenzione di stupefacenti come 'fatto lieve'. Nonostante l'ingente quantitativo di marijuana e hashish (oltre 1,5 kg in totale), la Corte ha ritenuto decisiva la scarsissima qualità delle sostanze, con una bassissima concentrazione di principio attivo. Questo elemento, unito ad altri indici, ha permesso di mantenere la condotta nell'ambito della fattispecie meno grave, sottolineando che i parametri quantitativi non sono assoluti e la valutazione deve essere complessiva.
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Fatto lieve e droga: quantità esclude lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del fatto lieve per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la notevole quantità di droga (oltre 2500 dosi di hashish) è un elemento decisivo e assorbente che, da solo, può escludere l'applicazione della norma di favore prevista dall'art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/90, rendendo irrilevanti altre considerazioni. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità: coltivazione e quantità di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di stupefacenti, confermando l'esclusione dell'ipotesi di 'fatto di lieve entità'. La decisione si basa sul principio che una quantità significativa di sostanza (pari a 1.436 dosi) costituisce un elemento negativo talmente rilevante da prevalere su ogni altra considerazione, giustificando così una qualificazione più grave del reato.
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Fatto di lieve entità: quando la quantità lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che il reato di spaccio non può essere considerato un **fatto di lieve entità** a causa dell'ingente quantitativo di stupefacenti (oltre 600 dosi di cocaina e 1200 di marijuana). La Corte ha ribadito che il dato ponderale, se particolarmente rilevante, può essere un elemento assorbente e sufficiente per escludere la qualificazione di minore gravità, rendendo irrilevanti altre considerazioni.
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Destinazione allo spaccio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la valutazione dei fatti e delle prove, come la quantità di droga, il confezionamento e il possesso di denaro, rientra nella competenza esclusiva dei giudici di merito. Poiché la motivazione della Corte d'Appello è stata ritenuta logica e adeguata, il ricorso è stato respinto, confermando che la destinazione allo spaccio era stata correttamente accertata.
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Fatto lieve: quando la quantità di droga lo esclude
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una condanna per spaccio, negando la qualificazione di fatto lieve. La decisione si basa sulla notevole quantità di hashish (213 dosi), ritenuta un elemento negativo assorbente che prevale su ogni altra valutazione, confermando l'impossibilità di applicare la fattispecie attenuata.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di argomentazioni già valutate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha confermato la correttezza della qualificazione del reato, l'esclusione delle attenuanti e la congruità della pena, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio lieve entità: la quantità non è tutto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47305/2024, ha respinto il ricorso di una donna condannata per spaccio di 30 grammi di marijuana. I giudici hanno chiarito che per qualificare lo spaccio di lieve entità non basta considerare la modesta quantità di droga. È necessaria una valutazione complessiva che tenga conto anche dell'organizzazione, come la disponibilità di più immobili e di materiale per il confezionamento (bilancini, taglierino), elementi che in questo caso indicavano una certa professionalità e premeditazione, incompatibili con la fattispecie della lieve entità.
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