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Dato Ponderale — Anno 2024

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78 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: la quantità esclude il reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, il quale richiedeva la qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la notevole quantità di stupefacente (100 grammi di cocaina, per 516 dosi) è un elemento di per sé sufficiente a escludere l'ipotesi meno grave, in quanto indicativo di un'attività di spaccio florida e non modesta.
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Finalità di spaccio: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per detenzione con finalità di spaccio. I giudici ribadiscono che la valutazione dei fatti, se logica e ben motivata, non è sindacabile in sede di legittimità. La decisione si basa su plurimi indizi come quantità e confezionamento.
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Fatto di minore gravità: non basta la poca droga
Un detenuto, durante un permesso di lavoro esterno, ha tentato di introdurre in carcere hashish e cocaina. Ha impugnato la condanna sostenendo che si trattasse di un fatto di minore gravità, data la modesta quantità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la valutazione del fatto di minore gravità non può basarsi solo sul dato quantitativo. È necessario un apprezzamento complessivo che includa le modalità dell'azione e il contesto, in questo caso l'abuso di un beneficio e la pericolosità dell'introduzione di droghe in un istituto penitenziario.
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Piccolo spaccio: no se le dosi sono migliaia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 295 grammi di hashish. La richiesta di derubricare il reato a 'piccolo spaccio' è stata respinta perché l'elevato numero di dosi ricavabili (oltre 2.700) è stato ritenuto incompatibile con l'ipotesi di un'attività di modesta entità, indicando invece l'inserimento in circuiti di traffico più ampi.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per detenzione di stupefacenti, poiché i motivi presentati erano generici e non contenevano una critica specifica alla sentenza impugnata. La decisione sottolinea come la modalità di approvvigionamento della droga, tramite spedizione di un pacco, indichi un'organizzazione del traffico. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile: marijuana e motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per la detenzione di oltre un chilo di marijuana. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che non hanno offerto un'analisi critica della sentenza impugnata, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Quantitativo di droga: quando esclude l’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione e detenzione di oltre 1,8 kg di cannabis. La Corte ha stabilito che un simile quantitativo di droga, da cui si potevano ricavare quasi 3.900 dosi, è un elemento oggettivo incompatibile con la tesi dell'uso personale e configura il reato di spaccio, escludendo anche l'ipotesi del fatto di lieve entità. Il ricorso è stato inoltre respinto per la genericità dei motivi, che non criticavano analiticamente la sentenza impugnata.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, confermando la decisione di merito che escludeva l'ipotesi di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte ha ribadito che un elevato dato ponderale della sostanza è un indicatore sufficiente a dimostrare l'inserimento del soggetto in circuiti criminali organizzati, giustificando così una valutazione di maggiore gravità del fatto e l'esclusione del beneficio.
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Piccolo spaccio: quando non si applica la lieve entità
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di oltre 680 grammi di cocaina e hashish. La Corte ha respinto la richiesta di riqualificare il reato come 'piccolo spaccio' (fatto di lieve entità), citando l'ingente quantità e la varietà delle droghe, il possesso di attrezzatura per il confezionamento e la recidiva specifica dell'imputato come elementi incompatibili con un'ipotesi delittuosa minore.
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Ricorso inammissibile: termini per l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché presentato oltre i termini di legge. Il caso riguardava una condanna per detenzione di stupefacenti. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto delle scadenze procedurali e le conseguenti sanzioni pecuniarie, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina, confermando l'esclusione della fattispecie di lieve entità spaccio. La decisione si fonda su elementi oggettivi quali l'ingente quantitativo (52 grammi), l'elevato principio attivo (48%) e il considerevole numero di dosi ricavabili (169), ritenuti indicatori di una offensività non minima e incompatibili con la qualificazione del reato come di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti, specificando i criteri per riconoscere l'ipotesi di reato di fatto di lieve entità. La Corte ha stabilito che i giudici non possono basarsi unicamente sul dato quantitativo della droga (in questo caso circa 80 grammi di hashish), ma devono effettuare una valutazione complessiva che tenga conto di tutti gli elementi indicativi di una minima offensività della condotta, come la mancanza di strumenti per il confezionamento, l'esiguità del denaro rinvenuto e la ridotta capacità economica dell'imputato. La decisione sottolinea come una visione d'insieme sia necessaria per distinguere il piccolo spaccio da attività criminali più strutturate.
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Finalità di cessione: quando la detenzione è spaccio
La Cassazione conferma la condanna per spaccio, superando la tesi dell'uso personale. La Corte ha ritenuto provata la finalità di cessione basandosi sul frazionamento della sostanza in dosi, la presenza di un bilancino di precisione e la quantità detenuta, giudicando illogica la versione difensiva dell'imputato.
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Uso personale stupefacenti: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di hashish ai fini di spaccio, il quale sosteneva che la sostanza fosse per uso personale. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità, ma deve considerare tutte le circostanze. In questo caso, una precedente cessione di cocaina, il ritrovamento di materiale per il confezionamento e la divisibilità della sostanza in 21 dosi sono stati ritenuti prove sufficienti a escludere l'ipotesi di uso personale stupefacenti e a confermare l'intento di spaccio.
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Finalità di spaccio: quando la detenzione è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, ribadendo che la finalità di spaccio non si desume solo dalla quantità, ma da un insieme di indizi. Nel caso specifico, la presenza di un bilancino di precisione, il confezionamento delle dosi e la mancata dichiarazione di essere consumatore sono stati elementi decisivi per confermare la condanna.
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Criteri spaccio stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione conferma che per stabilire i criteri per lo spaccio di stupefacenti non è sufficiente il solo dato quantitativo, ma è necessaria una valutazione globale di tutti gli indizi, come le modalità di confezionamento, l'occultamento ingegnoso e il sospetto viavai di persone.
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Spaccio di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di hashish, marijuana e cocaina. La richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta, poiché la Corte ha ritenuto che la varietà delle sostanze, la quantità (170 grammi di hashish), le modalità professionali di trasporto e il complessivo giro d'affari indicassero un'attività criminale non modesta, incompatibile con l'ipotesi di minima offensività richiesta dalla norma.
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Valutazione recidiva: il potere del giudice di merito
Un individuo condannato per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza della decisione del giudice di merito. È stato ribadito che la valutazione della recidiva non è automatica, ma richiede un'analisi concreta della maggiore pericolosità del reo, basata su elementi come la sistematicità del comportamento illecito e i precedenti specifici.
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Particolare tenuità del fatto e droga: quando è escluso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 100g di hashish. La Corte conferma la decisione dei giudici di merito di non applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, basandosi sulla notevole quantità di stupefacente, indicativa di spaccio, e su un precedente di polizia che suggerisce la non occasionalità della condotta.
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Impugnazione pena: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 18748/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la misura della pena inflitta per cessione e detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto l'impugnazione pena generica e infondata, confermando che la motivazione della Corte d'Appello era adeguata, dato il quantitativo di droga (circa 250 dosi) e le modalità della condotta, anche se la pena era inferiore alla media edittale.
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